Un camion che ammazza bambini  –  di Giovanni Lazzaretti

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di Giovanni Lazzaretti

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znizza-attent«Ancora in Francia?» «Sì, torniamo in Provenza. A me piace più la Francia del nord, ma c’è da prendere l’aereo, noleggiare l’auto…» «Faremo anche la Costa Azzurra, non ci siamo mai stati.»

Sonnecchiavo nel finale di “Don Matteo 9”, giovedì sera. Apro gli occhi e non vedo più i tranquilli angoli di Spoleto: siamo nel caos di Nizza.

E i nostri amici? Non saranno a Nizza, spero. O forse sì? Amano i viaggi con poco rumore attorno, non avranno scelto la ressa del 14 luglio. Oppure sì? Telefonare? Brutto orario. Mandiamo un messaggio? O facciamo la figura della mammina apprensiva?

Resisto alla sera, ma al mattino no. «Manda un messaggio!» (L’ordine è rivolto a mia moglie, telefonicamente moderna. Io sono rimasto all’etimologia: “telefono = strumento che serve a parlare a distanza”).

«Come va? Siete vicini a Nizza?» «Ieri sera eravamo a vedere i fuochi alla Promenade des Anglais, ma non siamo stati coinvolti e non ce n’eravamo accorti, finché non ci ha contattato X. Deo gratias. Poi vi racconteremo.»

Sembra la replica di Taglio Laser del 4 aprile: “Bruxelles, di testa e di cuore”.

20 marzo 2016, la tragedia delle ragazze Erasmus sul pullman. 22 marzo 2016, l’attentato alla metropolitana di Bruxelles, dove l’amica di mia figlia resta in trappola col suo bimbo.

12 luglio 2016, la tragedia dei treni in Puglia. 14 luglio 2016, l’attentato a Nizza, e i nostri amici sono là.

Non chiedetemi di soffrire per i morti di Puglia e di Nizza, non ci riesco. Lo scampato pericolo degli amici pesa più delle centinaia di morti e feriti che non conosco. Partecipo razionalmente, pregando per i morti, i feriti, e le loro famiglie.

Se davvero soffrissi per i morti di Nizza, mi troverei in peccato di omissione. «E’ salito a 250 morti il bilancio degli attentati avvenuti domenica a Baghdad e rivendicati dall’Isis. Nelle tre esplosioni che hanno colpito il quartiere commerciale di Karrada sono anche rimaste ferite centinaia di persone.» Era il 10 luglio. Nemmeno mi ero accorto di questi morti.

***

«Il nemico continuerà a colpire i popoli e i paesi che hanno la libertà tra i valori fondamentali. La Francia è inorridita da questa mostruosità, ma la Francia è forte e sarà sempre più forte dei fanatici che vogliono colpirla.» Banali le parole di Hollande. Il nostro Renzi gli fa eco: «Sorridere oggi non è facile. Perché quelle immagini continuano a rimbombare nella testa e fanno male. Ma i terroristi non l’avranno vinta, mai.»

Hanno capito i nostri leader con che terrorismo abbiamo a che fare?

«I terroristi non l’avranno vinta, mai.» Ma il terrorista che ha agito a Nizza ha già vinto. Voleva uccidere, sapendo di morire. C’è riuscito, e quindi ha vinto. Con questo nuovo metodo non c’è nemmeno più bisogno di armi o esplosivo: sono un tranquillo camionista che trasporta un po’ di carabattole; poi vado, e ammazzo uomini, donne, vecchi e bambini. Nel commettere reati il difficile sta nel farla franca. Ma chi vuole morire non ha la preoccupazione di farla franca, ha già risolto il problema in partenza.

«La Francia è inorridita da questa mostruosità». Eh, di mostruosità la Francia se ne intende. Ha distrutto la Libia, rendendosi corresponsabile di 80.000 morti, più o meno, e 500.000 sfollati.

«La Francia è forte e sarà sempre più forte dei fanatici che vogliono colpirla». La Francia non sembra forte, vista la sequenza di attentati piccoli e grandi che la toccano. E non sarà mai più forte dei fanatici, visto che i fanatici agiscono per morire.

Forse un giorno faremo sparire l’ISIS. Ma sarà come rimuovere un tumore quando le metastasi sono già ovunque. Per realizzare un’azione come le Torri Gemelle c’è bisogno di organizzazione e di appoggi. Ma di che organizzazione ha bisogno un tizio che lancia un camion tra la folla?

«Il nemico continuerà a colpire i popoli e i paesi che hanno la libertà tra i valori fondamentali.» La solita confusione, Hollande chiama “libertà” quella che è solo “autodeterminazione”. La Francia è un paese dove

ognuno fa quel che gli pare, ma non chiamiamola libertà. La libertà è la libertà del bene; oppure si può scegliere la schiavitù del male.

Mi piacerebbe regalare a Hollande un libro di Carmelo Vigna: «La modernità ha perduto, lungo la sua parabola, la percezione profonda del legame originario tra la libertà e il bene. Eppure, solo questo legame è in grado di allontanare dalla storia dei singoli e dei popoli i mostri partoriti dall’arbitrio brutale della forza. Sappiamo che la forza è brutale quando è cieca, ossia quando è priva di uno scopo e di uno scopo giusto, quando non ha nulla in vista che non sia il ripiegamento su se medesima, in una sorta di delirio di onnipotenza, onnipotenza che sembra risiedere nella facoltà di oscillare infinitamente tra il bene e il male, come se in questo consistesse un reale dominio e del bene e del male. Ma ciò produce piuttosto il deserto della rescissione dei legami con le cose buone della vita. Per nostra fortuna, oltre alla libertà di compiere il bene o il male, v’è la libertà di compiere il bene anziché il male, cioè la libertà del bene.»

Credo che di fronte al terrorismo si diventi forti solo ritrovando la libertà del bene. Ritrovando le radici cristiane, se non suonasse come bestemmia nel paese della laïcité.

«La laïcité ne consiste pas à combattre les religions, mais à empêcher leur influence dans l’exercice du pouvoir politique et administratif, et à renvoyer parallèlement les idées spirituelles et philosophiques au domaine exclusif de la conscience individuelle.»

Se la laïcité è questa, ossia un “qualcosa” che relega le idee spirituali e filosofiche nella coscienza individuale, impedendo che influenzino il potere politico, lo Stato per forza di cose diventa un piatto insipido. Se hai modo di divertirti, ti va anche bene. Se invece sei un po’ sbalestrato, e scombussolato dal divorzio, ti può venire in mente che tra vivere da balordo solitario nella laïcité, oppure morire dopo aver massacrato un po’ di gente, non ci sia in fondo una gran differenza.

Fecero il sorrisino di compatimento a Madre Teresa di Calcutta quando ricevette il Nobel per la Pace: «Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. Oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto.»

La Francia ha una copertura contraccettiva totale e ha più di 200.000 aborti l’anno. C’è relazione tra chi uccide bambini con l’aborto e chi uccide bambini con un camion a Nizza? Nessuna relazione diretta, ovviamente. Ma in entrambi i casi si è scelta la via dell’autodeterminazione: io sono il dio di me stesso, decido io cosa è bene e cosa è male. La morte prospera nel brodo nichilistico della laïcité.

***

Esiste anche l’altra ipotesi, quella che ricordavo nella scorsa puntata.

«Ma lei non può essere così ingenuo, mon ami. Come hanno fatto a convincere Oswald a sparare a Kennedy? E Ali Agca a tirare al Papa? E’ la vecchia storia degli assassini solitari. Un pazzoide arriva dal nulla e bang-bang. Uno squilibrato è facile da ossessionare, ma è una cosa lunga, complicata. Per questo in ogni momento i servizi hanno in preparazione psicologica una mezza dozzina di squilibrati da trasformare in assassini solitari al bisogno.»

Uno squilibrato camionista solitario? O un pazzoide gettato nella mischia da qualcuno? Chissà. Comunque ha vinto lui, perché noi non abbiamo armi. La laïcité non è un’arma: è un atto di resa.

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fonte: Prima Pagina Reggio – rubrica Taglio Laser

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6 commenti su “Un camion che ammazza bambini  –  di Giovanni Lazzaretti”

  1. La laïcité non è “un’arma”, bensì è l’arma.
    L’arma di chi vuole continuare a telecomandare una società spappolata nella marmellata liberale imposta soprattutto nell’ultimo mezzo secolo.
    La laïcité non è altro che ateismo di Stato legalizzato e, si sa, senza Dio tutto è lecito.
    Grazie e, come sempre, complimenti all’ing. Lazzaretti e alla redazione di Riscossa Cristiana.

  2. Antonella Russo

    articolo molto acuto, e sopratutto coraggioso per la necessità di far riferimento ai valori cristiani, al concetto di libertà inscindibile dal bene, ed è chiaro, i terroristi ormai hanno vinto nel momento in cui per loro essere uccisi è solo un punto in più per il loro paradiso…

  3. “Il nemico continuerà a colpire i popoli e i paesi che hanno la libertà tra i valori fondamentali”.. curioso sentire pronunciare queste parole dal presidente francese.. mi torna in mente quel padre arrestato a Parigi perchè aveva la felpa con il logo della famiglia tradizionale della “Manif Pour Tous”.. ah, la libertè…

  4. C’è una cosa che faccio davvero fatica a capire, per quanto mi sforzi di decodificare l’orrida banalità dei commenti ufficiali: quali e quanti di questi personaggi al potere sono coscienti delle menzogne che dicono e che punteggiano con la parola “laicità”, e quanti abbiano la vista della coscienza così ottenebrata da crederci veramente…

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