UN FILOSOFO ATTUALE: AUGUSTO DEL NOCE – di Lino Di Stefano

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di Lino Di Stefano

 

La presenza del filosofo cattolico Augusto Del Noce(1910-1989) nella società e nel pensiero contemporaneo diventa sempre più pressante per il semplice motivo che ci troviamo al cospetto di un pensatore, serio, robusto, rigoroso e, totalmente, convinto delle proprie idee. La statura intellettuale dello studioso toscano – formatosi nell’Università Torino e maturato alla ‘Sapienza’ di Roma sulla cattedra di Filosofia politica – è riconosciuta un po’ da tutti i filosofi, italiani e stranieri, che si rispettino .Sicché ,opportunamente, la Facoltà di Scienze politiche della Capitale, presso la quale egli ha svolto il suo magistero teoretico, ha voluto, di recente, alla vigilia, cioè, del centenario della morte, ricordarne la vita, le opere e il pensiero mediante l’intervento di importanti cattedratici quali G. Rossi, A. Bixio, T. Serra, R. Buttiglione, D. Castellano. F. Lanchester, Riconda ed altri.del noce

Dopo gli interventi della mattinata di Rossi, Bixio e Buttiglione – coordinati dalla Prof.ssa Teresa Serra – e aventi come tema ‘Modernità, Secolarizzazione del Risorgimento’ – durante la seduta pomeridiana il Simposio ha raggiunto toni di alta partecipazione dottrinale ed umana non senza le relazioni della menzionata Teresa Serra, che ha riassunto  i discorsi antimeridiani, e di Fulco Lanchester il quale, da una parte, ha presieduto i lavori del pomeriggio e, dall’altra, ha ricordato la figura di Del Noce, studioso, filosofo e senatore della Repubblica. E’ spettato, a questo punto, al Prof. Francesco Mercadante, emerito di Filosofia del Diritto della Facoltà di Scienze politiche della ‘Sapienza’, tratteggiare la figura e l’opera dell’autore de ‘Il problema dell’ateismo’(1964) e de ‘Il suicidio della rivoluzione’(1978, I^, 1991, II^), solo per citare qualche volume, vista l’ampia produzione del filosofo cattolico.

Dopo aver elogiato l’articolo di Rocco Buttiglione su Del Noce – articolo definito “eccellente” – il Prof. Mercadante si è autodefinito non discepolo del pensatore di Pistoia, ma assiduo lettore ed appassionato studioso dello stesso dal 1949. Chiarito che anche Galvano della Volpe fu un estimatore del nostro filosofo, il relatore ha voluto rammentare i rapporti fra La Via e Del Noce nonché la cosiddetta via franco-italiana della storia della filosofia mercé il rapporto Gilson-Del Noce. Chiarito che quest’ultimo intendeva scrivere un libro su Vico e, invece, scrisse un libro su Gentile, l’oratore ha proseguito affermando che Del Noce “pensava attraverso la storia” e che il pensatore toscano detestava lo spiritualismo italiano. Dopo aver rilevato l’importanza del saggio delnociano su Gentile – libro nel quale manca il capitolo su Croce – il Prof. Mercadante ha posto l’accento sul fatto che Del Noce aveva sempre paura di concludere un libro escludendo, altresì, che l’autore de ‘Riforma cattolica e filosofia moderna, Cartesio’(1965) fosse un rosminiano per il semplice motivo che non intendeva esserlo.

Assodato che Del Noce considerava Rosmini un filosofo non ontologista giacché “l’Idea di Dio non è Dio”, l’emerito di filosofia del diritto della ‘Sapienza’ ha asserito testualmente che il volume delnociano su Gentile “resta il più importante saggio di filosofia del Novecento” e che, inoltre, in esso, ad onta dello scacco, c’è l’aggancio alla metafisica dell’essere (reale)”. Avviandosi alla conclusione, il relatore ha confidato, da un lato, che il filosofo cattolico restò sgomento di fronte alla caduta del muro di Berlino ed ha sottolineato, dall’altro, che non esiste una filosofia di Marx. Evidenziato che Del Noce considerò la Rivista ‘Lacerba’ “una cattedrale della filosofia” e che lo stesso ripensò il fascismo, il relatore ha chiuso il proprio discorso mettendo in luce, che Gentile fu mal ripagato dal fascismo e che Croce fu un filosofo non democratico.

Il Prof. Buttiglione che era già intervenuto nella seduta del mattino sul tema ‘Il Risorgimento in Augusto Del Noce’, ha, dapprima, sostenuto che Mercadante non viene dalla scuola di Del Noce e, in un secondo momento, ha rilevato che il pensatore cattolico è e rimane l’opposto di Popper non senza precisare, ancora, che Croce ha tentato di resistere alla forza. Specificato che l’ultimo Croce ha cercato di rivedere le categorie, il relatore ha aggiunto che Del Noce si è chiesto se si possono difendere le conseguenze relativamente alla questione ‘immanenza-trascendenza’ per recuperare gli errori degli altri. Definito il Maestro “pensatore asistematico”, Buttiglione ha proseguito ponendo l’accento sulla considerazione che la genuina ‘filosoficità’ di Del Noce è quella politica e che per quest’ultimo mentre “la mia esistenza deriva da Dio, per il socialismo mi faccio da solo”. Delucidato che l’attività pubblicistica di Del Noce non è stata mai in contrasto con l’attività speculativa, l’oratore ha concluso la propria relazione facendo presente, da una parte, che il pensiero delnociano ha aiutato ed aiuta a comprendere il fenomeno della modernità e ponendo in rilievo, dall’altra, che “i cattolici non hanno capito la contemporaneità visto che la verità si afferma anche con l’azione politica”.

A questo punto, il Prof. Calabrò ha esordito con tale dichiarazione:”Aveva ragione Angela Del Noce quando asseriva che non esistevano discepoli del marito in quanto ognuno interpretava il filosofo a modo suo”. Il cattedratico ha, poi, aggiunto, che Del Noce è stato studiato anche dagli avversari per aver criticato Marx e che il pensatore cattolico ha avuto fortuna pure all’estero, segnatamente l’Argentina. Calabrò ha anche sottolineato che per qualche avversario la filosofia delnociana non esiste laddove la verità poggia sul fatto che in lui esiste un pensiero presupposto. Precisato che Del Noce non ha fatto filosofia con la storia della filosofia, l’oratore ha soggiunto che Del Noce ha perseguito la liberazione dell’uomo mediante un discorso propositivo in senso mediato. Il Prof. Castellano, dal canto suo, ha riconosciuto che il filosofo toscano ha operato una metafisica dell’uomo anche perché questi “sapeva cogliere la tesi dell’avversario” intorno al problema della verità senza la pretesa di esaurirla; l’oratore ha anche chiarito che il filosofo è riuscito a capire la contestazione concepita quale “apertura al dibattito”.

Secondo Castellano, lo ‘scacco’ nasceva per Del Noce dal fatto che alcune filosofie erano aporetiche; ad onta di ciò, il filosofo di Pistoia discuteva sullo scacco e lo argomentava anche perché, in fondo, contrariamente a quanto si pensava, egli era un po’ rosminiano. L’oratore ha pure rivelato che Del Noce inviò un amico a Londra per conoscere il sistema di Popper il quale era un antiplatonico liberale, mentre l’autore de ‘L’epoca della secolarizzazione’(1970) era vicino alla metafisica platonica. Per Castellano, infine, Del Noce “resta un vero maestro e un grande filosofo nonostante le esclusioni subite durante la sua mortale esistenza”. A questo punto, un interessante dibattito ha vivacizzato il Convegno, già di per sé di alto livello: Mercadante ribadendo che “non è vero che non esiste una filosofia delnociana come sistema”, Buttiglione confermando che “non ci siamo fatti da noi” e, via via, tutti gli altri come i cattedratici Azzaro, Armellini, Salzano, Cotta etc.

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