UN MINISTRO TECNICO INCREDIBILE – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

 

megPrima ancora che Berlusconi rientrasse nell’agone politico e che prendesse a sfogarsi la campagna elettorale, annotavo certe previsioni, che dico?: assicurazioni, per bocca di Vittorio Grilli, ministro dell’Economia; e, venuto il momento della verità manifesta, contavo di riprenderle come bugiardi arnesi d’una propaganda invereconda.

Nello scorso autunno Grilli asseriva e ripeteva a giuste cadenze, quasi a colpi d’ariete, che la primavera prossima, al più tardi al principio del secondo semestre del 2013, ci sarebbe stata la ripresa economica. Non era il solo a fornire questo conforto, inteso a sedare i malumori dovuti alla paurosa recessione seguita all’ormai lungo governo del Loden; dalle centrali del dominio europeo proveniva un compagno ottimismo. Siffatta promessa d’un sole del prossimo avvenire, andava di rincalzo al cavallo di battaglia della rivendicazione montiana: il fantomatico salvamento del Bel Paese, che altrimenti sarebbe sprofondato nel fantomatico baratro aperto dal governo precedente. pnCome si vede, l’azione di Grilli era importante per dissipare lo scetticismo; e, se egli scrutava l’avvenire in una palla di cristallo da quattro soldi, dava ad intendere di avere elementi certi per impegnare in televisione la sua parola, per mettere in gioco il sua credibilità.

Adesso, il Governatore della Banca d’Italia ci risparmia il dover aspettare la verifica del fausto evento preannunciato. Esso non potrà esserci. Il Governatore ha previsto, con ben più realistiche stime, che nell’anno in corso il prodotto interno lordo resterà negativo dell’1%, confermandosi il perdurare della mancata ripresa economica per lo meno fino al prossimo dicembre.

Se non bastasse, il F.M.I., in un documento rilasciato l’11 gennaio e passato quasi sotto silenzio (cfr. Libero del 19 gen.), fa mea culpa circa la politica economica d’austerità raccomandata ai paesi europei in crisi, e bensì resa oggetto delle disposizioni impartite dalla BCE agli stessi stati. Ciò significa che, al contrario di quanto sostenne la minacciosa prosopopea montiana, continuando a governare in conformità coi sacrifici imposti e sopportati dagli italiani – affinché essi non si siano sacrificati invano e affinché l’opera già svolta prosegua dando frutti – i frutti si coglierebbero cattivi; né basterebbe che l’Esecutivo prodotto dalle elezioni corresse ai ripari: entro l’anno non se ne vedrebbero i risultati soddisfacenti.

Viene da chiedersi perché la speculazione internazionale abbia desistito dal colpire i nostri titoli di Stato, perché un potere forte come la Banca d’Italia e uno fortissimo come il F.M.I facciano dispiacere a un loro buon amico. Da un lato, potrebbe esserci stata l’intenzione di avvalorare il presunto merito d’aver fatto diminuire lo spread; d’altro canto, forse, prendendosi la colpa, i massimi Istituti finanziari mondiali ed europei hanno cercato di sollevare il Professore della sua responsabilità.

Ma basta un pizzico di memoria per ricordare la sua orgogliosa difesa del modo con cui ha salvato la patria. Il suo rivedere e correggere i cardini del proprio operato, cioè l’IMU, le altre tasse, le pensioni, il contratto di lavoro, il redditometro, non elimina i sospetti degli elettori, che, d’altronde, hanno scarsa inclinazione per un una tutela esercitata su di noi oltre un certo segno dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale, e mal sopportano gli egoismi, le ingerenze straniere (Germania, Francia) negli affari nostri, per via dell’UE.

Allora viene il dubbio che i padroni della baracca mondiale abbiano fiutato odore di combustione, l’odore del popolo italiano sul punto di accendersi d’un fuoco per niente volatile; e si può credere che abbiano deciso di tirarsi fuori bruciando il loro diligente alleato, riservandosi di procedere diversamente e con altre pedine, a bocce ferme sul campo elettorale.

Potremmo fregarci le mani, contenti che il Professore si sia legato due palle al piede come Casini e Fini, contenti ché il Professore sarebbe forzato a trattare un accordo con Bersani vincitore, con un Bersani strapazzato da Vendola, Renzi, Rosi Bindi e Susanna Camusso. Potremmo… se da tali eventi non derivasse un marasma che emette larve e spettri, nel fumo e nelle nebbie, e non dà certezza di esaurirsi presto, senza strascichi di schifose rovine.

Preghiamo che da un’altra parte qualcosa di buono si levi in alto e prevalga, e serva non solo a fermare la decadenza, ma a trarci alla luce invertendo la marcia già avanzata in varie folli direzioni.

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