Un passo avanti nella grande battaglia della medicina contro il cancro al pancreas – di Luciano Garibaldi

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Sperimentata a Como una tecnica di avanguardia nella lotta contro il tumore killer per eccellenza. Ce ne parla il dottor Alberto Vannelli, chirurgo oncologico, fondatore di “Erone Onlus”

di Luciano Garibaldi

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Chi non ha mai sentito dire che il cancro al pancreas è il più micidiale di tutti i tumori alzi una mano. Sappiamo tutti che la diagnosi di tumore è spesso un evento funesto, soprattutto quando si parla di pancreas. Capita però che durante normali esami di controllo si possa evidenziare la presenza di un tumore al pancreas allo stadio iniziale. L’esito, in questo caso, è decisamente più felice. Parliamo del primo intervento per tumore al pancreas con tecnica chirurgica mini invasiva “single port”. Lo ha eseguito a Como il dottor Michel Zanardo responsabile della chirurgia laparoscopica presso l’ospedale Valduce. Ce ne parla Il dottor Alberto Vannelli, direttore della chirurgia oncologica dell’ospedale Valduce, e fondatore di “Eroneonlus”, l’associazione scientifica e benefica per la lotta contro il cancro che ha ottenuto in questi anni notevoli risultati positivi dal punto di vista medico.

«Il paziente che ha usufruito del primo intervento mini invasivo», spiega il dottor Vannelli, «era affetto da una rara forma di tumore pancreatico e presentava alcuni rischi per posizione della malattia ed età. Com’è noto, la chirurgia mini-invasiva rappresenta una tecnica consolidata nella cura di molte patologie. Presso il Valduce il connubio tra chirurgia oncologica e laparoscopia è una realtà consolidata che negli anni si è ben diffusa nel nostro territorio. Solo recentemente abbiamo applicato questa procedura anche ad alcuni casi selezionati di pazienti con tumori al pancreas».

– Come avviene l’intervento?

«Si tratta di una evoluzione della laparoscopia classica che consente di eseguire l’intervento praticando solo un taglio di pochi centimetri, il “single port”, appunto. Attraverso questa “porta”, vengono introdotti in addome gli strumenti con cui effettuare l’operazione. L’intervento, che non ha richiesto ricovero in terapia intensiva, ha consentito al paziente un rapido recupero funzionale e, data la natura del tumore, anche la guarigione».

– Questo successo, che va a beneficio dell’intera comunità, è il frutto di un lungo percorso.

«Tutto ha avuto inizio con il mio trasferimento dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Como è una provincia in cui l’incidenza della patologia tumorale è decisamente alta: oltre tre mila nuovi casi all’anno. Grazie all’istituzione di un’unità di chirurgia oncologica dedicata, è stato possibile migliorare la collaborazione con le altre realtà locali e i medici di base, in modo da garantire un servizio di assistenza per il territorio. Ma non bastava: sentivo la necessità di creare una “coscienza oncologica” anche per quelle forme di tumore per battere le quali le risorse sono ancora poche. Così nel 2016, in occasione del convegno annuale della nostra associazione “Erone onlus”, abbiamo parlato proprio dei tumori del pancreas che rappresentano negli uomini la quarta causa di morte per neoplasia e nelle donne la quinta.

– A che livello è la diffusione di questo infausto tumore? E’ stato possibile ridurre la sua presenza?

«Purtroppo, quelli del pancreas non sono tumori in riduzione. Nella provincia di Como, ogni anno si registrano almeno 90 nuove diagnosi. La loro cura resta ancora difficile, sia per il ritardo diagnostico sia per l’elevato indice di complicanze postoperatorie, e per questo la chirurgia è riservata a pochi centri specializzati. Insieme agli altri attori del territorio abbiamo fatto propria la richiesta della riforma sanitaria lombarda di migliorare gli indicatori, secondo i criteri di appropriatezza clinica, i percorsi diagnostico-terapeutici, la prevenzione e l’assistenza. Grazie al coordinamento con le unità operative di oncologia medica e con il servizio di radioterapia del “Sant’Anna”, insieme ad altre realtà territoriali come ad esempio “Villa Aprica”, possiamo oggi garantire risultati in termini di efficienza ed efficacia terapeutica, che pongono la nostra città tra le eccellenze oncologiche».

– Come si svolge la lotta al tumore del pancreas dal punto di vista organizzativo?

«In linea con i princìpi della riforma sanitaria lombarda, che vede il ruolo del volontariato quale attore fondamentale per concorrere al completamento dell’offerta sociosanitaria, è stato possibile far dialogare le diverse professionalità del territorio attive nel campo oncologico. Il trattamento del tumore del pancreas passa attraverso la collegialità che, se non presente, non può garantire un’efficienza di trattamento».

– I risultati di quello che possiamo definire il “modello Erone”, sono stati oggetto di una pubblicazione su una delle più importanti riviste del settore, la European Journal of Surgical Oncology”.

«E’ stato un riconoscimento che ha dato soddisfazione a quanti operano nel settore, e nel contempo una esortazione a proseguire nella strada intrapresa. I risultati – come ha rilevato la rivista – hanno dimostrato che una gestione collegiale di questi pazienti, grazie alla collaborazione di più ospedali, ha portato nel territorio lariano un incremento di ben il 38% di trattamenti oncologici. La riduzione della migrazione sanitaria ha come conseguenza il risparmio di risorse e il migliore utilizzo delle competenze territoriali».

 

Anche se molto resta ancora da fare, la strada è decisamente segnata.

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1 commento su “Un passo avanti nella grande battaglia della medicina contro il cancro al pancreas – di Luciano Garibaldi”

  1. Graziano Salvadè

    Questi ricercatori medici non sono solo dotati di molta intelligenza ma di spirito di dedizione per la ricerca e di amore per l’essere umano veramente straordinari ! E qui lo stato dovrebbe investire soldi!!! Altro che pagare centinaia di milioni calciatori, politicastri , starlettes, presentatori. ..Che vergogna!!!

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