UN RECENTE CONVEGNO A FIRENZE SULLA TRADIZIONE ECCLESIALE

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chiesa ognissanti

Chiesa di Ognissanti in Firenze


Il 20 maggio, dopo una solenne Messa in rito antico, con la partecipazione di non pochi sacerdoti e fedeli, si celebrò in Borgognissanti a Firenze un Convegno sulla realtà ecclesiale della Tradizione. Fu un Convegno di studio, non solo un incontro tra amici. Il fatto stesso che si svolse nella stupenda Chiesa di Borgognissanti e non nella non meno stupenda aula del Ghirlandaio, forse l’ambiente più suggestivo di quell’antico convento francescano, concorse a rilevarne il carattere di riflessione e di “ruminazione” critica di concetti e ragionamenti non sempre facilmente accessibili.

  • Si trattò dei concetti e dei ragionamenti contenuti in due recenti pubblicazioni di B. Gherardini, che hanno subito suscitato un non ristretto interesse: Quod et tradidi vobis – La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Casa Mariana Editrice, Frigento (Av) 2009 e Quæcumque dixero vobis – Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia e la teologia, ed. Lindau, Torino 2011. Due libri su un unico argomento, ma due libri diversi: più scolastico, quasi un trattato o manuale il primo, più storico ed anche più contemplativo il secondo. Due sfaccettature d’un medesimo tema e, pertanto, due pubblicazioni reciprocamente complementari.

  • Il Rev.do P. Serafino Lanzetta, dei Frati dell’Immacolata Concezione, al quale va il merito d’aver organizzato il detto Convegno, non solo fece come si è soliti dire gli onori di casa, ma si assunse anche quello di relatore e questa Rubrica, venerdì 27 maggio 2011, ne offrì ai suoi affezionati e, grazie a Dio, numerosi lettori la interessante relazione. Fu una specie di lezione su ciò che, nel merito, dichiararono tanto la dottrina tridentina quanto, successivamente, quella del Vaticano II, sul loro confronto, nonché sull’opera intrapresa da B. Gherardini a salvaguardia della vera nozione teologico/dogmatica di Tradizione.

  • Fu quindi la volta del prof. Renzo Lavatori, ordinario della Pont. Università Urbaniana, il quale, con competenza e con grazia, espose il contenuto di Quod et tradidi vobis e la sua valutazione critica dell’opera. Fu particolarmente acuta la sua osservazione iniziale sul “Quod” del titolo, ch’egli riconobbe nell’insistita iterazione di esso all’interno della dedica, esemplarmente elaborata secondo lo stile di quell’epigrafia classica, che l’Autore ha da sempre amorevolmente coltivato. Il prof. Lavatori seguì lo snodarsi dei singoli capitoli, si soffermò sulla classica distinzione “in libris scriptis et sine scripto traditionibus” che espose alla luce del messaggio biblico, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, rintracciandola poi nella patristica e nella Scolastica e confrontandola con gli sviluppi del dibattito teologico contemporaneo, il quale, al concetto classico di Tradizione ecclesiastica ha sostituito l’idea della Tradizione vivente, per innestare sul ceppo antico, come espressioni di vita e di sviluppo, elementi nuovi e perfino diversi rispetto a quelli originari. Terminò la sua non breve ma interessantissima relazione ripetendo la visione difesa da Gherardini d’una Tradizione come concetto articolato nel quale rientrano “nova et vetera”, purché il nuovo non sia contraddittorio nei confronti del vecchio. “Riscossa Cristiana” conta di poter pubblicare quanto prima l’intera relazione, di cui un coro d’applausi prolungati e ripetuti accolse la fine.

  • Parlò subito dopo la dott.ssa Cristina Siccardi, ben nota scrittrice cattolica, al cui attivo figurano non poche opere di varia natura, ma specialmente biografiche. Il suo esame si volse al secondo dei due suddetti volumi, ossia al Qæcumque dixero vobis, concentrandosi non tanto su un’analisi dei singoli capitoli, quanto sul concetto di fondo che essi mettono in luce: non quello d’una “Tradizione che raccatta strada facendo, specie dall’Illuminismo ad oggi, ogni novità, anche la più eversiva, per potersi dire à la page e Tradizione vivente, ma la Tradizione che vive in quanto veicolata da Cristo e dagli Apostoli alla Chiesa perché essa l’accolga, custodisca, interpreti e trasmetta nei secoli fedelmente e integralmente, quale viene attinta alla sua duplice fonte orale e scrittta, testimoniata dai Padri della Chiesa, insegnata dai grandi Concili, in special modo dal Tridentino e dal Vaticano I e determinata dalla scienza teologica in armonia con gli sviluppi della Parola viva, eodem sensu eademque sententia”. La conclusione della bravissima oratrice concordò con quella del volume circa una Chiesa che, dopo cinquant’anni di spostamento verso le posizioni più avanzate della “modernità” sulla scia d’uno sfrenato postconcilio, oggi sembra interessata al ricupero della propria identità secondo la linea di quella Tradizione, nella quale sta tutto il segreto della propria perenne giovinezza. Anche di questa relazione il testo sarà presto da noi reso di pubblico dominio.

  • A conclusione parlò quindi lo stesso Gherardini. Espresse anzitutto ammirazione e gratitudine tanto agli organizzatori quanto ai relatori e agli stessi intervenuti, la cui presenza era stata un coefficiente della buona riuscita; non poteva infatti aspettarsi qualcosa di più bello e più significativo. Non parlò dei suoi libri, ma del loro contenuto: la Tradizione. Non dal punto di vista storico e teologico, ma da quello astratto, solo per definire e meglio comprendere che cosa s’intenda quando la Chiesa parla della sua Tradizione. Di essa rilevò il concetto di fondo, il trasmettere: l’oggetto, ovvero la divina Rivelazione trasmessa; la continuità mediante il ministero ecclesiastico; l’unità di quanti, recependola, fan corpo comune e per questo sono Chiesa. Delimitò la Rivelazione, sulla base della dottrina ecclesiastica di sempre, a quella conclusa dalla morte dell’ultimo apostolo, scartando perciò perentoriamente, come dottrina della Chiesa, ogni rivelazione in fieri, alla Gioacchino da Fiore, che specialmente in questi ultimi tempi ritorna a galla ad opera di chi in essa riconosce la Tradizione vivente: in tanto vivente in quanto s’arricchisce ininterrottamente con l’apporto della rivelazione in fieri. Se non che, la Chiesa è legata, dalla volontà stessa del suo divin Fondatore, alle sole verità da lui rivelate: “quæcumque dixero vobis (Gv 14,26) e che “lo Spirito della verità”, inviato dal Figlio e dal Padre, “suggerirà” ininterrottamente per riscoprirne l’originario significato, per approfondirlo e svilupparlo, non per aggiungere qualche nuova rivelazione. Lo Spirito infatti, dichiara Gesù, nel “guidarvi in tutta la verità, non parlerà a nome proprio (a semetipso), ma vi dirà quanto avrà ascoltato… prenderà del mio e ve l’annuncerà” (Gv 16,12-15). Ne consegue che il Magistero è il primo ad esser condizionato dalla Rivelazione e dalla sua integrale e fedele trasmissione. Un suo insegnamento estraneo alla Rivelazione e alla trasmissione di essa fin dalle origini non sarebbe né insegnamento di verità cristiane, né insegnamento infallibile; sarebbe una delle tante idee, e potrebb’essere anche uno dei tanti non-sensi.

  • L’unità della Chiesa si basa, dunque, sulla continuità inalterata, dal punto di vista sostanziale, della Rivelazione chiusasi con l’ultimo apostolo. Una tale continuità non può essere che oggettiva, riguardante cioè tutta e soltanto la divina Rivelazione. Oggi s’introduce nel relativo discorso una continuità soggettiva, la Chiesa che Cristo ci ha donato, e su tale continuità si afferma il valore della Tradizione vivente: ciò che la Chiesa insegna, anche se si tratta d’una novità in assoluto, fa sempre e comunque parte della sua Tradizione, è la sua Tradizione vivente. Se così fosse non avrebbe senso il “quæcumque” di Cristo. Che si tratti, peraltro, d’una continuità oggettiva o soggettiva, la condizione della sua autenticità è sempre questa: che il nuovo sia sempre omogeneo rispetto all’originario, ossia un virgulto che esplode dal vecchio ceppo, una sua efflorescenza, una spiegazione di quanto rivelato e già trasmesso, qualcosa d’implicito che viene esplicitato, o d’oscuro che viene illuminato, in modo che l’originario sia alla base del nuovo e ne garantisca l’omogeneità rispetto ad esso.

  • Una nutrita conversazione fatta di domande da parte d’alcuni uditori e di puntuali risposte da parte di Gherardini concluse l’interessantissimo Convegno.
  • RC
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