Una civiltà che sa solo distruggere ha le ore contate

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Stiamo vivendo lo sfacelo della civiltà moderna, ne siamo sia i testimoni che le vittime. E lo sfacelo non è stato, come per tutte le altre civiltà, il prodotto di processi degenerativi che hanno sopraffatto i dinamismi virtuosi da cui esse erano nate e si erano sviluppate; al contrario, è stato sin dall’inizio, inscritto nel suo DNA; è stato la cifra e l’essenza dei suoi contenuti, anche se ciò è stato messo in ombra dagli straordinari sviluppi della tecnica.

La tecnica, e solo la tecnica, ha dato l’impressione che la civiltà moderna fosse, come le altre civiltà, sorretta da uno slancio vitale, che fosse nata da un sovrappiù di energie biologiche, intellettuali, spirituali, e quindi orientata verso la vita; al contrario, essa è stata, fin dall’inizio, una civiltà di morte, una civiltà necrofila, perché nata dall’odio verso la civiltà che l’aveva preceduta, quella cristiana medievale, e orientata quasi esclusivamente verso la distruzione delle proprie radici e della propria tradizione.

In teoria il furore distruttivo era accompagnato da una esaltazione del progresso, da una celebrazione della scienza, e ciò ha fatto credere ai sui figli di essere una civiltà vera, dotata di un sano ottimismo e normalmente orientata verso la vita; ma la tecnica, l’adorazione per la macchina, sono state il paravento di un feroce odio contro la vita, culminato, ai nostri dì, nel folle sogno di “perfezionare“ la natura, sostituendo la macchina all’uomo o, peggio, inserendo la macchina nell’organismo umano, in modo da disporre di un nuovo soggetto, generato dall’empia unione fra l’elemento biologico, che è vita, e l’elemento artificiale meccanico, che è morte.

Naturalmente, i propagandisti del Pensiero Unico affermano e ripetono, fino alla noia, che la tecnica è a favore della vita e che serve a difendere e potenziare la vita, in particolare nell’ambito sanitario e farmaceutico e in quello genetico e chirurgico: dicono, per esempio, che grazie ai progressi della tecnica si possono trapiantare organi salvando vite umane, e inoltre si può fare in modo che delle coppie sterili abbiano comunque dei figli. Ma questi vantaggi, veri o anche supposti, vengono sbandierati senza tener conto dei costi e del lato oscuro di tali pratiche: il trapianto di organi presuppone l’espianto, che è, tecnicamente parlando, l’asportazione di organi da un organismo ancora vivo e vitale, mentre le pratiche della fecondazione artificiale si risolvono sovente in manipolazioni genetiche di più che dubbia liceità morale.

Inoltre non si tiene conto, nella valutazione del rapporto costi/benefici, dei danni che la tecnica indirettamente provoca agli uomini: sempre restando nell’ambito sanitario, ad esempio, si tace abitualmente sul fatto che circa il 30% delle patologie, nella nostra società, sono di origine iatrogena, vale a dire provocate dagli stessi farmaci o dalle stesse terapie messe in atto per curare altri disturbi o patologie.

In generale lo sviluppo della tecnica, lasciata libera di moltiplicare se stessa e di ampliare il suo raggio d’azione in misura esponenziale, senza un progetto complessivo, senza una filosofia che la indirizzi in una direzione indiscutibilmente utile, ma anzi lasciata in mano a soggetti economici in gran parte privati, banche e compagnie multinazionali, miranti esclusivamente ad accrescere i loro profitti, ha prodotto una proliferazione di sostanze e processi dannosi per l’uomo: montagne di plastica, fino a produrre addirittura grandi isole galleggianti negli oceani; inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, con gravissime conseguenze per la salute; alterazione drammatica degli equilibri ambientali e progressiva scomparsa della biodiversità.

A ciò si aggiunga la crescita esponenziale della tecnologia militare, giunta a livelli tali da poter distruggere decine di volte la vita sul nostri pianeta, qualora venissero realmente impiegate le armi atomiche di cui esistono ricchi arsenali, e si avrà un quadro più completo e realistico della situazione, che smentisce i facili ottimismi e mostra il vero volto della modernità: un volto nichilista e distruttivo e una totale assenza di finalità e di scopi, rispetto al potenziale tecnologico di cui essa dispone, che vadano al di là dell’utile immediato.

Di questa povertà intellettuale è testimonianza la società americana, ossia la società quantitativamente e qualitativamente più avanzata in senso tecnologico, la quale, nel campo del pensiero, non ha saputo produrre nulla di profondo e di originale, poiché tutto il suo contributo alla storia della filosofia mondiale si riduce al pragmatismo, la più banale e la più inutile di tutte le filosofie; mentre in campo religioso ha saputo coltivare solo un protestantesimo gretto, letteralista, aggrappato allo spirito dell’Antico Testamento più che a quello del Nuovo e perciò sostanzialmente chiuso in una visione legalistica, formalista e contrattualistica della relazione dell’uomo con Dio; per poi cedere il passo a una quantità di culti e credenze di ogni tipo e per fare spazio al satanismo e alla magia nera, quale esito finale della propria hybris (si ricordi sempre che la magia è sorella ideale della scienza e non della religione, perché esprime anch’essa una brama di dominio sulle cose e non un bisogno di adorazione).

Lo spirito intrinsecamente nichilista e distruttivo della modernità è particolarmente palese nelle arti figurative, nel cinema e nella letteratura. Osservava amaramente il personaggio di un romanzo dello scrittore romagnolo Mario Mariani (Roma, 1883-San Paolo del Brasile, 1951), oggi quasi dimenticato, ma assai popolare nella prima metà del XX secolo, e specialmente nel ventennio fra le due guerre mondiali (Da: M. Mariani, Gli ultimi uomini, Milano, Sonzogno, 1948, pp. 163-165):

Abbiamo disintegrato la letteratura. Anche la letteratura è letteratura… letteratura, purissima; vuoto concentrato. Si tratta soprattutto di rinnovare le immagini. È vietato dire: profumata come una rosa. L’immagine è così vecchia, così vieta che uno scrittore moderno dice piuttosto: profumata come… una parola di Cambronne. Se le immagini son nuove tutto il resto non conta. Non esiste più letteratura narrativa perché è meglio non raccontare niente a nessuno, non esiste più letteratura di pensiero perché non vogliamo pensare a niente, non esiste letteratura didattica perché nessuno ha voglia d’imparare.

Abbiamo trasformato, sempre per trovare del nuovo, la donna in uomo e l’uomo in donna. Abbiamo disintegrato totalmente la morale.

Era chiaro che, da ultimo, dovevamo disintegrare anche l’atomo e il nucleo dell’atomo e trovare in questo quella forma di Pansuicidio che Edoardo von Hartmann credeva potesse essere il risultato cosciente della nostra sterile vecchiezza e della nostra inutilità.

Il convincimento, anzi la sicurezza della nostra prossima fine, non è soltanto mio; esiste in tutti; “anche in voi che lo negate”. È un convincimento più profondo di quello che s’esterna in lunghe diatribe e geremiadi, in chiacchiere o piagnistei. È un convincimento del subcosciente; fisiologico, appartiene già alla carne, al sangue. E, senza un ragionamento, domina tutta la nostra condotta, tutta la nostra vita strenua, il nostro carpe diem senza scrupoli. Che altrimenti non si spiegherebbe. Lo sfacelo senza precedenti dei nostri criteri etici, lo scatenarsi dei nostri bassi istinti, liberati da ogni freno inibitorio, da ogni controllo, dipendono dal fatto che tutti sappiamo d’esser condannati, di dover morire non di vecchiaia, ma forse tra un giorno, tra un’ora. Per questo non c’’importa più nulla l’onore o il disonore, il rossetto di noi stessi o quello degli altri, il decoro o l’umiliazione, la dignità o la bassezza. La nostra unica preoccupazione è il godimento; strappare ancora a questo mondo di miseria e di nefandezze un attimo di gioia; degli occhi, della gola, del sesso. Dall’imbroglio alla truffa, alla rapina, alla grassazione, all’assassinio tutto serve se ci procura una notte di ubriacatura, di ballo, d’orgia, di voluttà. E sappiamo che tutte queste cose, che vogliamo subito, che non possiamo più aspettare dal tempo, dalla operosità, dalla pazienza ce le può dare solo il danaro, comunque guadagnato. E allora ricorriamo al falso, al grimaldello, alla mitragliatrice. Gli eroi della strada maestra si moltiplicano e si moltiplicano anche le bande, ma non dovete credere che lo specchio fedele della nostra società in disfacimento sia la cronaca poliziesca dei giornali; quella, per quanto paurosa, non ne dà che una vaga, pallida idea”.

Ora, è possibile, anzi è perfino probabile, che quanti perseguono la distruzione della letteratura, delle arti figurative, della cultura e della morale siano semplicemente dei nichilisti convinti di recare la preziosa testimonianza del loro travaglio interiore e del malessere psicologico ed esistenziale di tutte le anime nobilmente pensose di questo mondo; ma è certo che al di sopra di loro c’è una regia occulta che dirige il gioco. Una regia che possiede materialmente, cioè finanziariamente, tutti i grandi canali d’informazione, i centri dell’editoria e della cultura, le case cinematografiche, i laboratori di ricerca scientifica e tecnologica, e che persegue il fine non soltanto di distruggere, ma, nello stesso tempo, di sovvertire e pervertire ogni cosa. Pervertire viene dal latino pervertěre, formato da per e il verbo vertěre, volgere, e significa sconvolgere, mettere sottosopra (Treccani).

In altre parole, essa vuole realizzare il sogno di Nietzsche: la trasvalutazione di tutti i valori. Il bene diventa male, e il male diventa bene; il giusto diventa ingiusto e l’ingiusto, giusto; il vero diventa falso e il falso, vero; il bello diventa brutto e il brutto, bello; e così via. C’è solo un piccolo dettaglio da osservare in proposito: che nessuna società, partendo da quella più elementare, cioè la famiglia, e arrivando alla più grande, potrebbe mai sopportare una simile prova e uscirne viva. Il risultato inevitabile del capovolgimento di tutti i valori non può essere che la fine di quella società; con o senza le macchine. Anzi, l’alto livello di sviluppo tecnologico si rivolterà contro la società e ne affretterà la rovina; perché in presenza di un rovesciamento dei valori, il potere della tecnica, che è grandissimo e tende di per se stesso a sfuggire al controllo, verrà necessariamente indirizzato verso gli obiettivi più egoistici, e pertanto più distruttivi.

Immersi come siamo in un clima esistenziale nichilista, non ci accorgiamo neppure più di quanto sia negativo il nostro stile di vita. Non solo siamo costretti a vivere nella bruttezza, grazie ad architetti e urbanisti che coltivano, scientemente o no, una visione necrofila del paesaggio urbano, e ci mettono anche la ciliegina sulla torta con qualche edificio colossale d’ispirazione satanica, come fanno alcune celebri archistar (si pensi all’aeroporto internazionale di Denver, in Colorado; ma l’elenco sarebbe lunghissimo e comprende pure una quantità di chiese e santuari), ma scelgono senza alcuna necessità di coltivare cose brutte, negative, distruttive, nel loro tempo libero: film, programmi televisivi, fumetti, libri, tatuaggi e cento altre cose che si ispirano, anche se forse i poveri sciocchi non ne hanno la minima idea, oppure credono che sia solo una specie di gioco, a precise simbologie demoniache.

Prendiamo il caso dei tatuaggi d’ispirazione occultistica e satanica: quanti se li fanno, al di là delle loro intenzioni soggettive, aprono altrettante porte sul mondo del male, che è una realtà viva e reale, e attraverso quelle porte influssi diabolici suggestionano le loro menti e tendono a soggiogarli senza che se ne rendano conto. I luoghi in cui viviamo e nei quali ci muoviamo possono anche venir dedicati alle forze del male: si pensi, per fare un esempio, alla raccapricciante cerimonia d’inaugurazione del traforo del San Gottardo, nel 2016, alla presenza di tre capi di Stato o di governo. Il regista di quella lugubre operazione è stato il tedesco Volker Hesse. Inutile domandarsi se costui sia un satanista o se si limiti a farsi pagare dall’élite satanista finanziaria: il risultato è lo stesso, la consacrazione al diavolo di un luogo di traffico internazionale.

E lo stesso discorso di può fare per la piramide del Louvre, o il già citato aeroporto di Denver, o il santuario di San Giovanni Rotondo, infarciti di simboli massonici e/o satanisti. La nostra è una società malata, sprofondata nel male e che evoca continuamente il male, lo celebra, lo adora. L’inversione sessuale, che oggi va di gran moda ed è esaltata da tutto l’establishment mediatico e sedicente intellettuale, non è che l’ultimo anello di questa strategia nichilista.

Come già aveva visto Mario Mariani, spingere l’uomo a farsi donna, e la donna a farsi uomo, significa assestare il colpo decisivo all’ultimo bastione ancora integro in tutto questo caos: la famiglia. L’adozione di bambini da parte delle coppie omofile, e la procreazione mediante la fecondazione eterologa, sono il coronamento di questo disegno di autodistruzione sociale e morale, cui si unisce una politica scientemente pianificata di sostituzione della popolazione europea con una popolazione afroislamica.

Dobbiamo renderci conto di quali siano le radici del male se vogliamo sperare di invertire la tendenza, anche se, probabilmente, è già troppo tardi. Nondimeno vale la pena di provarci, se non altro per la nostra dignità e per il rispetto dovuto alle future generazioni. Abbiamo il dovere di non consegnar loro un mondo irrimediabilmente condannato alla rovina, ma di trasmettere loro almeno gli strumenti intellettuali e morali per individuare e seguire una strada diversa. Le radici del male sono nell’idea centrale della modernità, che è anticristiana, antispirituale e, in definitiva, antiumana; la sola possibile via d’uscita è nel ritorno alla nostra tradizione. Ormai solo un dio ci può salvare, diceva Heidegger. Noi diciamo invece: non un dio qualsiasi, ma il solo che è Vero: il Dio dei nostri padri. Perciò attenzione: se il papa vuol farci adorare Pachamama dobbiamo capire qual è il fine cui tende.

Fonte: http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/filosofia/8084-nostra-civilta-ha-le-ore-contate

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3 commenti su “Una civiltà che sa solo distruggere ha le ore contate”

  1. Purissima Verità un sincero elogio all’analista , ma siamo pochi ,isolati e criminalizzati si solo il Dio dei nostri Padri ci potrà salvare ma è scritto ci sarà il dilagare dell’iniquità con tutte le sue sofferenze ,le coscienze di certi pastori fedelissimi si deve svegliare e ricordarsi di chi sono e cosa celebrano tutti i giorni noi possiamo solo tenere duro serrare le file e mantenere le posizioni con tutti i nostri limiti e che Dio ci aiuti, già voi siete un lume nella notte che stiamo vivendo

  2. puntualissima e amara riflessione sul nostro stato comatoso.
    Leggete il Salmo 11, che pare esattamente descrivere questa tragedia moderna, nello stesso tempo che, fin dal suo aprirsi, ci spinge a invocare l’aiuto di Dio, che ci salvi dalla disperazione.
      “Aiuto, mio Dio, che gli uomini giusti sono scomparsi,
    la verità se ne è andata di tra i figli degli uomini.
    Falsità a non finire si dicono l’ un l’altro,
    con le loro labbra ingannevoli, i loro cuori falsi.
    Il Signore estirpi le loro labbra bugiarde,
    quelle loro lingue che dicono parole altisonanti nel vuoto,
    quelli che dicono: La nostra forza è la nostra lingua,
    le nostre labbra ci appartengono:
    chi può essere padrone su di noi? ”

    .

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