UNA LETTRICE CI SCRIVE SUL TEMA DEI “MODERNI MATRIMONI SACRAMENTALI” e Carla D’Agostino Ungaretti le risponde

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Il 19 luglio 2011 Riscossa Cristiana ha pubblicato un articolo di Carla D’Agostino Ungaretti, dal titolo:

DIALOGO DI UNA CATTOLICA “BAMBINA” COL SUO PARROCO IN MERITO A UNO SCONCERTANTE ASPETTO DEI MODERNI MATRIMONI SACRAMENTALI E QUALCHE ULTERIORE RIFLESSIONE

matrimonio


Una lettrice ha voluto gentilmente inviare alcune considerazioni che qui riportiamo, seguite dalla risposta di Carla D’Agostino Ungaretti:

 

In risposta all’articolo di Carla D’Agostino Ungaretti.

Tutto molto condivisibile, ma Oggi in Italia sposarsi in chiesa è un vero atto di coraggio, contro-corrente. Il 7 luglio mio figlio Daniele, 28 anni, ha trovato questo coraggio in una profonda conversione maturata negli anni, dopo nove anni di fidanzamento di cui sei da convivente.

La prospettiva del legame indissolubile, della fedeltà e dell’accoglienza incondizionata dei figli saranno una vera e propria sfida al mondo, che richiederà ( così siamo messi, purtroppo) virtù eroiche.

Forse solo vivendo da madre l’arduo cammino di maturazione di un figlio si può capire che dalla devastazione del cattolicesimo attuata dalla cultura del potere, con conseguente imbarbarimento dei costumi, si può emergere vittoriosi solo per azione dello Spirito Santo.

Proprio come dice quel Parroco.

E, di fronte a questa evidenza, lascerei ai pastori tutta l’autorità di legare o di sciogliere, nel segreto del confessionale.

Diverso è il discorso sulla Comunione, della cui sacralità i più hanno perduto il senso, sempre che gli fosse stato insegnato a catechismo.

Questo è il frutto più avvelenato della riforma liturgica protestantizzante.

Era impossibile che, all’interno di un rito totalmente desacralizzato, l’Eucaristia potesse conservare ancora l’evidenza del Mistero.

Lei vede santo timore di Dio e ginocchia piegate? Occhi bassi, raccoglimento, in chi va a ricevere il Signore?

Per i pochi che vanno a Messa, la distribuzione dell’Ostia è, nel migliore dei casi, un pio simbolo di “condivisione”.

Ci vorranno decenni per ristabilire la sana dottrina cattolica e la fede  nel Santo Sacrificio dell’Altare.

Allora i fedeli ritroveranno il senso della vita offerta e la grandezza della chiamata al matrimonio cristiano.

Grazie per l’attenzione.

F. P.

 

 

RISPOSTA DI CARLA, CATTOLICA “BAMBINA”, A UN’INTERLOCUTRICE CHE INVECE E’ D’ACCORDO COL SUO PARROCO.

 

di Carla D’Agostino Ungaretti

 

E’ vero che aspirare al matrimonio sacramentale e all’impegno soprannaturale che esso comporta rappresenta oggigiorno – e sempre più rappresenterà in futuro – una vera sfida alla “c.d. c.d.”, perché è innegabile che l’atmosfera che respiriamo in questo particolare momento storico sembra fare di tutto per contraddire o, quanto meno, per affievolire il magistero petrino in materia di legami indissolubili, di fedeltà incondizionata e di incondizionata disponibilità ad accogliere tutti i figli che il Signore vorrà mandare agli sposi, oltre che in materia di comportamenti sessuali, di cui la castità prematrimoniale, è solo un aspetto. Ma dobbiamo pensare che questo magistero – e quest’ultimo aspetto in particolare – non è nato l’altro ieri: esso è frutto di una riflessione teologica e di un’esperienza pastorale che durano da 2000 anni e che non hanno mai trovato validi argomenti teologici o pastorali contrari.

Allora, perché il popolo di Dio e i suoi pastori devono rassegnarsi a veder svalutata e irrisa la dottrina che chiede ai fidanzati di mantenersi casti fino al matrimonio senza opporvisi con tutte le loro forze umane e spirituali? Contraddirla e “non badare più a queste cose” non rappresenta forse un peccato di superbia? E la superbia non è il peccato di Lucifero? E’ vero, come dice il Parroco di Carla (e la sua interlocutrice è d’accordo) che l’attuale degrado dei costumi può essere vinto solo con l’aiuto dello Spirito Santo (e il Padre non mancherà di mandare lo Spirito a quei suoi figli che glielo chiedono con cuore sincero) ma anche noi, popolo di Dio forte di una Promessa ricevuta, non possiamo rimanere inerti ma dobbiamo darci da fare con tutti i mezzi a nostra disposizione, con la parola, con l’esempio, con l’educazione per promuovere la castità prematrimoniale. Nel voler lasciare la soluzione di questo problema alla coscienza individuale – o, tutto al più, ai sacerdoti nel segreto del confessionale – a Carla sembra di intravedere un fumus di protestantesimo, perché il potere di sciogliere e di legare è stato attribuito da Cristo a Pietro, insieme al mandato di mantenere salda la fede dei suoi fratelli.

Fino a qualche decennio fa ha dominato la pseudo – morale borghese, che in qualche modo fiancheggiava l’educazione cattolica in questa materia, ma essa non deve essere troppo rimpianta perché era una morale a doppio binario. Carla ricorda che alla sua generazione è stato insegnato che le ragazze dovevano arrivare illibate al matrimonio, pena la perdita della stima da parte dei giovani potenziali futuri mariti e la riprovazione sociale, mentre i suoi coetanei maschi dovevano acquistare “esperienza” e non fare certo i “monaci”. Poi la rivoluzione sessantottina ha capovolto, come tutti sappiamo, la “c. d. c. d.”. Ma, si domanda Carla, forte di una fede corroboratasi negli anni, ma rimasta “bambina” per il suo sempre più forte attaccamento a Pietro in cui veramente ella vede Cristo, i cristiani devono adeguarsi a questa nuova moda o devono essere, come dice la Lettera a Diogneto, cittadini del mondo senza peraltro appartenere ad esso?

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