Una mamma e un papà venuti di lontano  –  di Clemente Sparaco

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Adozioni internazionali fra crisi di fondi, elefantiasi della burocrazia e scarsa sensibilità della politica

di Clemente Sparaco

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zzadznIl numero delle domande di adozione internazionale in Italia ha subito un costante calo negli ultimi anni. Si è passati da 6263 minori, per i quali è stata rilasciata l’autorizzazione all’ingresso in Italia nel 2006, a 2825 nel 2013 (fonte: “Dati e prospettive nelle adozioni internazionali. Rapporto sui fascicoli dal 1 gennaio al 31-12-2013” – Presidenza del Consiglio dei ministri – Commissione adozioni internazionali). Per quest’anno è previsto un ulteriore calo del 30 per cento. Né il dato è meramente numerico, perché – come ha dichiarato Gianfranco Arnoletti, presidente del Cifa (Centro Internazionale per l’infanzia e la famiglia) – “dietro ogni numero c’è un bambino in reale stato di abbandono che grazie all’adozione internazionale vede rispettato il suo diritto fondamentale, quello di avere una famiglia”.

Siamo ad una vera e propria crisi della scelta adottiva che, a sua volta, fa da corrispettivo ad una più generale e diffusa mancanza di attenzione verso l’adozione come istituto.

La crisi della vocazione adottiva

In effetti, per soddisfare il desiderio di genitorialità le coppie battono sempre più altre strade: la fecondazione artificiale, la maternità in affitto etc.. Altre sono le storie che attirano l’attenzione dell’opinione pubblica e altre le problematiche che interessano i politici. Di fatto, l’adozione internazionale è “cancellata dalle agende di politica e magistratura” e le famiglie adottive sono “clamorosamente snobbate e isolate in una solitudine che è eufemistico definire scoraggiante” (fonte Ai.Bi., l’Associazione Amici dei bambini – 2-9-2014).

E’ come se un cerchio si fosse chiuso, e questo cerchio include al suo interno il via libera alla fecondazione eterologa e lo sdoganamento della dittatura del gender nelle scuole, istanze legate alla lobby gay, ed esclude la scelta adottiva, che è poi una scelta che mette i bambini al centro dell’attenzione.

Adottare non è affatto facile. Le coppie che richiedono l’idoneità all’adozione devono rispondere a requisiti di età, di salute, economici, giuridici etc.. Devono sottoporsi (com’è giusto, a garanzia dei bambini) ad accertamenti clinici ed a colloqui di ore con psicologo ed assistente sociale. Li attende, quindi, una lunga trafila burocratica con tempi di attesa di anni.

Il procedimento comporta, pertanto, grande motivazione e grande affiatamento di coppia. Le coppie vanno incontro ad una peregrinazione, che non è solo quella che le condurrà spesso dall’altro capo del mondo, ma che è ancor prima una peregrinazione interiore. Quest’ultima matura nella sofferta speranza di veder realizzato un desiderio di genitorialità e nella certezza di “riparare ad una situazione di abbandono di un minore. I genitori adottanti diventano, lungo questo percorso, “protagonisti attivi nel servizio della carità verso coloro che hanno più bisogno di noi. E’ la gioia del dare che è più grande di quella dell’avere…” (Osvaldo Rinaldi su Zenit del 4-11).

Problemi economici e complicazioni burocratiche

La crisi delle adozioni internazionali è da attribuirsi anche a fattori di tipo economico.

I costi sono importanti (si spende fino a 20/30mila euro). Essi si suddividono tra quelli sostenuti in Italia per le fasi preliminari affidate a uno dei circa 70 enti autorizzati dalla Commissione adozioni internazionali (informazione e formazione della coppia, individuazione del Paese estero, assistenza nella preparazione e nell’inoltro dei documenti al Paese prescelto, assistenza prima e dopo l’adozione) e quelli sostenuti all’estero (abbinamento del bambino ed espletamento dell’iter legale, viaggio, vitto e alloggio nel periodo di permanenza).

Nel 2005, per sostenere le famiglie adottanti fu istituito un Fondo di sostegno (DPCM 28 giugno 2005). Esso era finalizzato al rimborso di una quota di spese sostenute (fino al 50 per cento del totale, a seconda del reddito) e nel 2006 le funzioni di questa misura furono inserite nel Fondo per le politiche della famiglia (art. 19, comma 1 – Decreto legge 223/2006). Oggi la crisi e i tagli lineari di spesa hanno infierito anche in questo settore, per cui fondi sono stati erogati per coprire il sostegno alle adozioni conclusesi nel 2010, ma solo parzialmente per quelle chiuse nel 2011. Nessun rimborso è stato, al momento, riconosciuto per le adozioni espletate nel 2012 e nel 2013. Anzi, non è stato emesso neppure il decreto in base al quale le coppie potrebbero fare richiesta di rimborso.

Ma i problemi delle famiglie adottive non sono solo di ordine economico.

Le adozioni vedono interagire soggetti diversi. C’è la burocrazia che impone complessi iter di selezione, sottoponendo le coppie a procedure spesso elefantiache, dispersive e scoraggianti. Ci sono complicazioni internazionali che possono intervenire improvvisamente e verso cui le coppie sono del tutto impotenti. Ad esempio, da 14 mesi 130 famiglie italiane attendono invano l’arrivo dei loro figli dal Congo. L’adozione è stata convalidata dalle autorità del Paese africano, ma i bambini sono bloccati e non possono partire per via di irregolarità nelle adozioni commesse da parte di altri Paesi (un genitore canadese non aveva dichiarato di avere un compagno, presentandosi come single, mentre il Congo vieta le adozioni alle coppie gay).

Queste situazioni inducono sofferenza nelle coppie e nei bambini che si trovano a patire un secondo abbandono. Esse interrogano la politica che ha il dovere morale di dare risposte che non siano passerelle fatte sull’onda di situazioni emotive. E non sono mancate mozioni e interrogazioni parlamentari. Il 14 luglio se ne è discusso nell’aula di Montecitorio arrivando ad impegnare il governo a trovare finanziamenti e strumenti per dare assistenza ai genitori adottivi (mozione Lia Quartapelle Pocopio 28-1-2014). Contestualmente, è stato proposto di semplificare le procedure e di aumentare la percentuale degli oneri deducibili dal reddito relativa alle spese sostenute per l’espletamento dell’adozione (mozione Paola Binetti 13-1-2014 e mozioni Santerini e Palmieri).

Tuttavia, i tempi della politica sono lenti e l’attenzione dei politici è distratta da questioni che hanno un ritorno più immediato di immagine.

Anche per questo occorre, come ha scritto mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia (Osservatore Romano del 31 agosto), che la Chiesa e la società riscoprano “la benedizione delle adozioni”.

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1 commento su “Una mamma e un papà venuti di lontano  –  di Clemente Sparaco”

  1. Buongiorno. Certamente giusto e doveroso sottoporre quanti si propongono di adottate un figlio, a tutta una serie infinita, ed estenuante , di accertamenti, ma come mai non viene fatto altrettanto per quanti si sottopongono alle varie forme di fecondazione? Considerando poi che lo stress psicologico subito da coloro che fanno questa scelta e’ a volte devastante.. Scelta peraltro che personalmente non condivido per molti motivi primo fra tutti, quello che non ci si può sostituire a Dio nella creazione. Sembra, cmq, che ci sia quasi un progetto per scoraggiare quel grande atto di amore, che è la scelta di adottare un bambino. Pace a tutti e serenità.

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