UNA NOBILE TESTIMONIANZA SU LUIGI GEDDA. Recensione del saggio di Giulio Alfano – di Piero Vassallo

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Il saggio di Giulio Alfano, richiamando alla memoria l’opera del grande Luigi Gedda (censurato dalla cattiva coscienza di democristiani e cattolici “adulti”), è quanto mai attuale. La conoscenza del grande studioso, intrepido fondatore e animatore dei Comitati Civici e della Società Operaia, e soprattutto cattolico senza compromessi, è infatti essenziale per chi non ha rinunciato a impegnarsi per la grande ripresa culturale cattolica, che sola potrà riportare la politica italiana ad operare per il vero progresso e benessere del Paese. Riscossa Cristiana ha aperto il dibattito su questo tema cruciale, con l‘articolo di Piero Vassallo, e i successivi.

Siamo quindi grati a Giulio Alfano, che con la sua opera di storico a difesa della verità fornisce a tutti noi uno strumento prezioso di conoscenza e di approfondimento.

Il saggio “Luigi Gedda. Protagonista di un secolo”, di Giulio Alfano, edito da Solfanelli, può essere acquistato anche on line, CLICCANDO QUI.

PD

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Giulio Alfano sfida la censura e la tartuferia

 

di Piero Vassallo

 

Non possiamo dimenticare che la grande collaborazione tra Gedda e papa Pio XII fa parte di una storia calpestata, oscurata e dimenticata, a volte anche nellambito cattolico stesso. Sul libro della storia le pagine oscurate sono troppe e Luigi Gedda e papa Pacelli sono illustri vittime di tale oblio“.

alfanoIl saggio, “Luigi Gedda Protagonista di un secolo“, che Giulio Alfano ha pubblicato nella collana La Ferula, diretta dall’ardimentoso Marco Solfanelli editore in Chieti, è uno splendido, amorevole esempio di revisione storiografica attuata nel segno della misericordia cristiana.

La magnifica figura di Gedda (1902-2000), illustre clinico e scienziato d’avanguardia [a lui si deve, fra l’altro la fondazione della scienza dei gemelli] oltre che animatore dei movimenti cattolici che affrontarono eroicamente e vittoriosamente le tempeste sollevate dall’empietà totalitaria nel xx secolo, è stata oscurata dal rancore degli sconfitti socialcomunisti.

La meschina invidia dei cattolici adulti, quelli che dilapidarono stoltamente la ingente eredità della Chiesa da loro detta costantiniana, ha imposto la censura sul nome di Gedda mentre – in vista di una immaginaria purificazione l’albagia devota riduceva l’Azione cattolica a un decimo dei suoi effettivi ai tempi dell’innominabile.

Con il polso del vero storico, Alfano ricostruisce la la vera (e a molti sconosciuta) vicenda delle liste civiche, invise ai democristiani, che in esse vedevano lo strumento atto a sconfessare la loro pretesa di autonomia dalla Santa Sede.

Il vescovo di Pompei, Roberto Ronca, autorevole esponente del partito romano, per dimostrare l’intenzione prevalentemente religiosa degli elettori di maggioranza aveva patrocinato una lista civica denominata Bartolo Longo, “che aveva ottenuto una marea di voti a scapito della Dc, che non era arrivata nemmeno seconda ma terza dopo lUomo Qualunque“.

Dal suo canto, Luigi Gedda progettava, in sintonia con Pio XII, l’unione di tutti gli elettori cattolici e in ultima analisi la limitazione dell’influsso esercitato sulla Dc dai partiti di democrazia laica.

Purtroppo nel 1952, alla vigilia delle elezioni comunali di Roma il tentativo, per la circostanza condotto da don Luigi Sturzo, fu ostacolato e fatto fallire dagli esponenti della destra e dalla Dc, allarmati dal possibile ridimensionamento del loro orticello.

Il commento di Alfano apre nuove prospettive agli storici dei partiti italiani: “Dal fallimento delloperazione Sturzo credo che sia derivato nei decenni successivi lirreversibilità della linea politica democristiana, che si è di fatto tradotta in una reale mancanza di alternativa, che potesse consentire alla stessa Dc di comportarsi come un partito che comunque avrebbe, negli anni, avvertito la mancanza di una parte destra consistentemente democratica“.

Molto stimolante è anche l’accenno di Alfano all’attenzione di Aldo Moro “alla non ancora sufficientemente studiata scissione del Msi di Democrazia Nazionale nel dicembre 1977″.

Di là del suo disinteressato e decisivo contributo alla costruzione della diga anticomunista, che nel 1948 impedì l’affermazione del Fronte popolare nelle elezioni politiche, Gedda merita di essere ricordato e ammirato quale protagonista della spiritualità dei laici e fondatore della Società operaia.

Nell’irrequieto arcipelago dai sodalizi cristiani, la Società operaia per levangelizzazione, concepita come fabbrica di opere spirituali, fondata nel settembre del 1942 da Luigi Gedda ed ora condotta e animata dal continuatore, il professore della Lateranense Giulio Alfano, offre il raro esempio di una spiritualità senza secondi fini.

Opportunamente Alfano rammenta che “Cercate prima il Regno di Dio e il resto vi sarà dato in sovrappiù era una frequente frase che Luigi amava ripetere e il suggello che la Società operaia vive e diffonde con lespressione Spiritualità Getsemanica, riguardano anche due personaggi che Luigi segnalò come modelli: il primo Sir Thomas Moore, Lord Cancelliere di Enrico VIII, che rifiutò di firmare la dichiarazione del re di separazione dalla Chiesa di Roma per questo venne processato e decapitato il 6 luglio 1535; la seconda Santa Maria Margherita Alacocque alla quale Gesù manifestò il Suo dolore per il disinteresse dei cristiani al Suo amore.

La parte più avvincente del saggio di Alfano dunque è l’ampia riflessione sulla spiritualità vissuta e insegnata da Luigi Gedda.

L’autore dimostra infatti che Gedda ha allargato l’orizzonte della spiritualità dimostrando (fra l’altro) la radice patologica della superbia, la radice di tutti i vizi e di tutte le sciagure.

Al proposito scrive Alfano: “La dimostrazione che luomo non è fatto per se stesso è leffetto disastroso che produce la sovrastima di . Anche se una persona è intelligente e proba, ma mostra orgogliosamente queste sue qualità, chi lo avvicina ipso facto perde la stima di lui: il vanitoso, anche se realmente vale per i suoi indubbi meriti, è odioso e ridicolo perché la superbia ci fa perdere le nostre capacità“.

In un’età segnata dal rovesciamento della speranza nella vita eterna nell’ossessione del nulla, la limpida riflessione di Alfano può agire come un calmante dei roventi paralogismi, che trascinano le anime in quello sragionante narcisismo, che fantastica intorno ai godimenti procurati dalla fama alle persone discese nel profondo nulla.

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