Una serata con Mons. Livi  –  di Rita Bettaglio

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Noi, in quanto semplici fedeli, abbiamo un unico obbligo, quello di conoscere i “documenti della fede”, gli insegnamenti ufficiali della Chiesa, che sono vincolanti per tutti coloro che alla Chiesa vogliono appartenere e dalla Chiesa ottenere la salvezza dell’anima. Non sono i gesti, le interviste, i discorsi di un singolo vescovo o anche del Papa a orientare la fede, ma ciò in cui la Chiesa impegna la sua infallibilità, cioè il dogma, i pronunciamenti de fide et moribus

di Rita Bettaglio

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zzlvAll’indomani del convegno “Il Cardinale Siri, maestro per la Chiesa dei nostri tempi”, tenutosi a Genova il 29 settembre u.s. per ricordare il grande Pastore genovese nel XXV anniversario della morte, ho avuto occasione di trascorrere una serata con mons. Antonio Livi. Nel capoluogo erano intervenuti il Cardinale Walter Brandmüller, Presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, il card. Angelo Bagnasco, padrone di casa, il liturgista don Nicola Bux, il filosofo mons. Antonio Livi e il giurista dott. Daniele Nigro. Il pubblico che affollava l’abbazia di Santo Stefano era numerosissimo. Il giorno seguente, invece, per lodevole iniziativa di un gruppo di giovani di Sestri Levante, eravamo solo una manciata di laici ma abbiamo avuto occasione di incontrare mons. Livi in maniera informale e di dialogare con lui.

Livi si è intrattenuto con noi su moltissimi temi: la Chiesa, la teologia, la metafisica, ma soprattutto la salvezza delle nostre anime (che è la ragione stessa dell’opera della Redenzione), rilevando che cosa, concretamente, sia necessario a noi, semplici fedeli, per salvare la nostra anima in un mondo che vuole escludere Dio dalle coscienze e in una Chiesa turbata da apostati e da scismatici.

Il libro da lui curato (Giuseppe Siri, Dogma e liturgia, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2014, pagine 244, euro 20) è stato il punto di partenza di una serie di riflessioni e di indicazioni pratiche che ritengo assai utili per chi, come me e come molti altri, si trovi nella presente situazione alquanto smarrito di fronte a mille opinioni e venti di dottrina che percorrono la Chiesa e… fanno venire i brividi!

Di seguito riporto alcuni pensieri che hanno lasciato il segno nel mio animo e che possono aiutare anche altri.

Nel presentare gli interventi del card. Siri sul rapporto necessario tra  dogma e liturgia, mons. Livi ha chiarito che la pubblicazione si propone due fini: il primo, esplicito, è di divulgare l’insegnamento del santo vescovo genovese; l’altro, implicito, è di domandarsi che cosa debba fare il singolo cristiano in un momento di apostasia generale e scisma come questo che stiamo vivendo. Livi ha ribadito un consiglio pastorale assai chiaro: noi – ha detto – in quanto semplici fedeli, abbiamo un unico obbligo, quello di conoscere i “documenti della fede”, gli insegnamenti ufficiali della Chiesa, che sono vincolanti per tutti coloro che alla Chiesa vogliono appartenere e dalla Chiesa ottenere la salvezza dell’anima. Non sono i gesti, le interviste, i discorsi di un singolo vescovo o anche del Papa a orientare la fede, ma ciò in cui la Chiesa impegna la sua infallibilità, cioè il dogma, i pronunciamenti de fide et moribus. Di conseguenza – ha detto Livi –  non bisogna perder tempo (nel tempo che Dio ci concede abbiamo le uniche  occasioni di salvezza e di santificazione) andando dietro alle molteplici opinioni teologiche che percorrono il cielo come nuvole. Non contano i papi e i vescovi, che oggi ci sono e domani non ci sono più, non contano i veri o presunti teologi, i veri o presunti maestri di spiritualità. Conta solo la Parola di Dio garantita dall’infallibilità del magistero, sia solenne che ordinario, della Chiesa. Livi ha molto insistito sulla distinzione tra ciò che obbliga in coscienza ogni fedele e ciò che invece è una possibile opzione interpretativa, che non obbliga nessuno ma è liberamente adottata da chi la ritiene giusta (sempre come ipotesi, non  come verità di fede).

Quello che è al di fuori del dogma non solo non si è tenuti a crederlo, ma neppure a conoscerlo. Se ne interessa chi ne può trarre beneficio spirituale, ma senza imporlo ad altri. Ciascuno è libero di andare e vedere “che cosa si dice” qua e là, ma è anche libero di dedicarsi totalmente al compimento del proprio dovere vocazionale (la propria famiglia, la propria professione), senza perdere troppo tempo ad aggiornarsi o a prendere posizione nel mondo sempre più confuso delle opinioni teologiche e delle dispute ideologiche che ne derivano. La libertà del cristiano è grande, e le cose da credere sono solo quelle inerenti la salvezza: il resto non conta perché non è Parola di Dio (rivelazione pubblica) che salva.

Si sentono dire in giro un’infinità di “scemenze” (proprio così ha detto il monsignore): dubbi sull’infallibilità del Papa, teorie assurde sulla collegialità, dottrine abusive sui doveri dei fedeli laici. E c’è in Italia, e solo qui, una razza nefasta di giornalisti, i “vaticanisti”, che trattano le cose della Chiesa alla luce delle ideologie politiche e degli interessi temporali, e così confondono le coscienze con una mescolanza indistinta di atti del magistero e di pettegolezzi.

Insomma, ha ribadito Livi: non ci si salva per le opinioni, fossero pure della più alta gerarchia, ma per le verità della fede, i dogmi: perché solo aderendo a quella che è per tutti esplicitamente ed ufficialmente la dottrina della Chiesa noi crediamo alla rivelazione di Gesù Cristo e professiamo la vera fede.

Perché perdere tempo in ciò che non salva? Dobbiamo ridimensionare le nostre preoccupazioni per le cose che attorno a noi non sembrano rispondere a un buon criterio di fede e di morale. Non spetta a noi salvaguardare la fede di tutto il popolo di Dio e la santità del clero: Dio non ci chiede di intervenire dove non conosciamo la realtà effettiva e dove non possiamo intervenire se non con la preghiera. Non dobbiamo avere una sindrome di iper-responsabilità, anche per i problemi della Chiesa: la Chiesa è di Cristo e Lui la conduce in modo che non manchino  mai alle anime i mezzi delle salvezza. Cristo vuole e può salvare gli altri fedeli, così come vuole e può salvare ognuno di noi. Di questo dobbiamo essere certi. La Chiesa viva e vera è un mistero soprannaturale: essa è formata dalle persone che sono in grazia di Dio e questo non lo possiamo rilevare con indagini sociologiche. Lasciamo a Cristo la conoscenza vera della situazione di ogni anima. Una sola cosa Cristo chiede a noi, e questa ci deve premere: essere in grazia di Dio attraverso la continua conversione del cuore.

Anche per quanto riguarda il Concilio vaticano II è bene ricordare che si tratta di un concilio non dogmatico (tanto è vero che molti documenti sono semplici decreti pastorali) e che è valido nella misura in cui trasmette e applica alla pastorale nel mondo contemporaneo la dottrina immutabile della Chiesa. Per i laici, la dottrina della Chiesa, con gli aggiornamenti del Vaticano II, è facilmente conoscibile:  sta tutta perfettamente esposta nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

Quello che manca oggi a molti che interpretano in modo distorto il dogma –  e Giovanni Paolo II lo ha affermato con forza nella Fides et ratio – è la conoscenza del criterio ermeneutico fondamentale, ossia la metafisica. Trattare le verità della fede, che sono formulate in termini metafisici, con strumenti che metafisici non sono, significa andare dritti verso gli errori che caratterizzano molta cattiva teologia che, a sua volta, porta a cattiva pastorale e all’impossibilità di vivere una vita autenticamente cristiana.

Il dogma è verità certissima perché è formulato chiaramente dalla Chiesa, e io so che la Chiesa è stata dotata da Cristo della prerogativa dell’infallibilità. Invece, le teorie che vengono elucubrate per spiegarlo in qualche modo, non hanno alcuna garanzia divina e non possono presentarsi come verità rivelata, da credere assolutamente per essere salvi. Insomma, noi non ci salviamo per le teorie, ma per la verità. Il dogma è mistero (i suoi termini sono chiari ed  espliciti ma non possono essere compresi nel loro contenuto), ma ciò non significa che sia qualcosa di assurdo. Il dogma trinitario, come bene disse san Tommaso nel Liber de veritate catholicae fidei, va trattato sul piano della metafisica e non ammette analogie fisiche. Questo fu l’errore di Sant’Agostino quando paragonò la Trinità alle tre facoltà dell’uomo. Ugualmente sbaglia un fisico cattolico come Zichichi quando afferma di vedere la Trinità nei rapporti che la fisica rileva nell’infinitamente piccolo delle particelle subatomiche. Siamo infatti su due livelli diversi, il fisico e il metafisico.

La filosofia buona, oggi negletta, è solo la metafisica. Ma, oltre alla metafisica come scienza filosofica, c’è una metafisica spontanea in ognuno di noi, anche se, magari, non abbiamo mai neppure sentito questo parola apparentemente difficile. E’ la metafisica quella che conta, quella che permette di affermare che un’affermazione è vera e l’altra falsa.

Il discorrere di mons. Livi, pacato e appassionato ad un tempo, è fluito attraverso la mente e ha lasciato un’impronta, ha suscitato un’urgenza: quella dell’essenziale, che non può essere altro che metafisico. Sennò avrebbero ragione quelli che cercavano il paradiso in terra, in queste tre dimensioni “fisiche”, così anguste per l’anima chiamata alla santità.

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7 commenti su “Una serata con Mons. Livi  –  di Rita Bettaglio”

  1. Ringrazio sentitamente chi ha riportato le chiarissime e preziosissime indicazioni di mons. Livi, che per altro, con coerenza, nulla hanno di personale, rimandando direttamente alla verità trasmessa dal magistero della Chiesa. Leggere tutto ciò è stato di grande aiuto e conforto.

  2. Grazie per questo suo racconto dell’incontro con mons. Livi. È stato un po’ come incontrarlo di persona. Anche io ho percepito come lei l’urgenza di un ritorno alla metafisica cristiana come base fondante del pensare e perciò dell’agire umano. Grazie ancora, di cuore.

  3. Bene, una famosa dichiarazione di Bergoglio nell’intervista a Scalfari è ‘non esiste un Dio Cattolico’: quando il suddetto recita il Credo ci crede? (scusate il gioco di parole)

  4. Segnalo per chi non lo conoscesse il sito dell’UNIONE APOSTOLICA FIDES ET RATIO fondata a diretta dal grandissimo Monsignor LIVI.
    http://www.fidesetratio.it
    Livi oggi rappresenta una delle poche ROCCE sul piano teologico culturale e spirituale SICURE sulla quale fondare le nostre piccole “case di fede” . In mezzo ad una tempesta sempre più immane e nello smarrimento totale di apostati e scismatici, buffoni, nani e ballerine (con e senza tonaca e di diverso colore non solo nera purtroppo…)
    Preghiamo per Livi e per la sua meritoria opera.

  5. Una grande confusione spirituale si paventa all’orizzonte. Che le nostre preghiere possano farci meritare pastori che ci sappiano guidare nei tempi bui a venire

  6. Normanno Malaguti

    Mirabile Monsignor Antonio Livi!

    quanta pace dalle sue parole, quanta sapienza e quanto buon senso in tutto il discorso accessibile a tutti !

    Grazie Monsignore, un vento d’aria pura, fra le infide atmosfere inquinate che percorrono oggi le strade dell’umanità.

  7. Ottimo il resoconto. Mons. Livi ha parlato in maniera chiara, tuttavia se è vero che ci dobbiamo affidare solo a ciò che conta per la salvezza della nostra anima, è altrettanto vero che la preoccupazione per lo stato di grave crisi che interessa la Chiesa, dal vertice alla base, è del tutto legittima e doverosa, in quanto da esso scaturisce un grave pericolo per tutti: fedeli in atto e fedeli potenziali. Senza trascurare gli effetti devastanti, che si producono anche sul mero piano temporale.

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