Un’opera di Alberto Fedeli: “Epopea italica” – di Piero Vassallo

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 La Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe (Roma, via Capitan Bavastro 136) ha pubblicato in questi giorni un magnifico testo di Alberto Fedeli, il secondo volume di “Epopea italica“, che (secondo il giudizio dell’autorevole don Ennio Innocenti) “contribuirà certamente a liberare il lettore da quel sottile senso d’inferiorità propinato dai testi scolastici a fronte dell’Europa“.

di Piero Vassallo

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zlogo-fratL’indebolimento della teologia cattolica a seguito del Vaticano II, l’irruzione da Francoforte e dalla California delle mitologie anarco-porno-nichiliste, il trionfo del cattivo gusto americano, il successo della mitologia globalista e della tecnica strozzina,  infatti, hanno indebolito la coscienza degli italiani sviluppando quella furente, umiliazionista esterofilia, che è nutrita dal colpevole oblio e dalla calunnia del primato italiano.

Fedeli pertanto rievoca le vicende italiane dal XIII secolo all’Unità nazionale, al fine di rivendicare il decisivo e insostituibile contributo del genio italiano alla crescita della civiltà.

Contributo occultato e disprezzato da quei protagonisti della cultura di matrice luterana o volterriana, che hanno insegnato ai conformisti italiani l’illuminato vilipendio della sapienza cattolica, il disprezzo  della storia nazionale e l’oblio del primato spirituale e culturale della loro Patria.

Al seguito dei magistrali studi condotti da Amintore Fanfani negli anni Trenta e da Oscar Nuccio fra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, l’autore rammenta “che il pensiero economico moderno non nasce con Adam Smith, né con la Riforma: esso nasce nel Medioevo e in particolar modo in Italia, l’Italia delle città commerciali, della prima borghesia rampante, delle virtù civiche coniugate alle virtù religiose”.

A ragion veduta, Fedeli segnala ai lettori il contributo alla formazione della cultura d’impresa offerto da Albertano da Brescia, un autore del XIII secolo, un autore sottovalutato dagli storici europei, forse perché la lettura della sua opera sottrae la storia dell’economia “alla non più accettabile ipoteca weberiana del calvinismo riportandola entro i confini dell’Italia”.

La resistenza degli italiani alla mitologia politica personificata dagli imperatori tedeschi e dai loro ideologi è un capitolo della storia da cui può e deve ricominciare la riflessione sulla liberazione dagli inganni delle oligarchie sedicenti democratiche.

Nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo ducale a Veneziaun grandioso dipinto rappresenta la sottomissione dell’imperatore Federico I Barbarossa a papa Alessandro III, un evento che, rammenta Fedeli, “sancisce il declino di un mondo che aveva cercato di riportare in auge un impero pagano già vinto e superato secoli prima. … si comincia a trovare traccia di italiani capaci di opporsi al principe tedesco in nome dello stesso principio romano, ma ormai diventato cristiano“.

Correttamente Fedeli sottolinea la opposizione di San Francesco, il più italiano dei santi, al disprezzo della creazione predicato dagli eretici catari. Nel Cantico delle creatura, espressione della profonda spiritualità italiana e segno di un primato che si rinnova, si legge, infatti, una splendida lode della creazione ossia un perfetto rovesciamento del nichilismo ateologico degli eretici albigesi.

Un papa italiano, Bonifacio VIII, fu autore della Bolla Unam Sanctam un documento che insorge tempestivamente contro i miti intorno al primato della politica sulla religione. Nell’aggressione di Filippo IV di Francia ad Anagni si intravede la ragione del conflitto tra la Chiesa di Roma e il paganesimo, incubante nell’assolutismo monarchico prima di rovesciarsi nella disgraziata rivolta luterana e nelle rivoluzioni variamente illuminate.

Al genio italiano si deve altresì l’ascesa, compiuta da San Tommaso d’Aquino, al vertice speculativo del pensiero umano, la rinascita della grande pittura attuata da Cimabue e da Giotto, la produzione di un poema perfetto quale è la Divina Commedia, l’appassionata difesa della tradizione cristiana che anima le opere di Francesco Petrarca e di Coluccio Salutati.

Hanno l’impronta del genio italiano le scoperte geografiche, avviate alla fine del XIII secolo “dall’impresa ardimentosa dei genovesi Vadino e Ugolino Vivaldi, che vollero svelare i misteri oltre il Capo Baiador e pagarono con la vita la loro audacia, ma lasciarono un esempio che spronò altri ardimentosi, quali Malocello, Nicoloso da Recco e il fiorentino Tegghiaio dei Corbizzi … navigatori che precedettero di molto i Portoghesi“.

Italiana è anche la fondazione della filosofia della storia, magistralmente esposta da Giambattista Vico nella “Scienza Nuova“, un’opera che, nel XX secolo, ha ispirato i protagonisti cattolici (Del Vecchio, Petruzzellis, De Tejada) dell’opposizione agli errori seminati dal positivismo giuridico.

Prezioso è il contributo italiano allo sviluppo della musica. Fedeli traccia un profilo dei grandi autori che hanno anticipato i musici del Nord: Antonio Vivaldi, Domenico Albinoni, Domenico Scarlatti, Giovanni Batista Pergolesi, Giovanni Paisiello.

Inutile aggiungere  che l’Italia è stata il cuore della Cristianità e il baluardo elevato contro le eresie di stampo neognostico adottate da popoli spiritualmente e culturalmente arretrati.

Implicitamente l’opera di Fedeli pone la domanda sui paradossali compensi offerti dagli europei al dono delle ricchezze spirituali e culturali elargite dall’Italia: le scorribande degli imperatori tedeschi, i semi della discordia civile diffusi dalla corte di Francia, il sacco di Roma, l’infezione luterana, le rapinose invasioni missionarie dei francesi, la suggestione liberale, l’imposizione di leggi economiche irriducibili al pensiero cattolico, la diffusione di costumi degradanti.

In ultima analisi il saggio di Fedeli è una testimonianza utile a motivare le ragioni dell’ammirazione e della fedeltà alla storia della Patria italiana: a destare nei politicanti la consapevolezza del nostro primato spirituale e civile quale argine all’arroganza della tronfia cancelliera di Germania e dei suoi tirapiedi.

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4 commenti su “Un’opera di Alberto Fedeli: “Epopea italica” – di Piero Vassallo”

  1. Normanno Malaguti

    Come sempre il caro e nobile amico Pier Angelo Vassallo, sguaina con vigore impareggiabile la penna a due tagli dei suoi vigorosi e inappuntabili commenti, in difesa dell’onore della nostra Patria.
    Grazie Piero e grazie a Don Ennio Innocenti che tiene così bene le briglie dei corsieri della Sacra Confraternita Aurigarum in Urbe.

  2. Finalmente una voce nuova ed energica a scuotere le coscienze indebolite e annichilite da tanta informazione banale e arrogante.
    Quelli della mia generazione (1960) hanno avuto modo di crearsi una cultura e una coscienza ancora libere e svincolate dalle mode attuali.

    Il problema e’ … come trasmettere questa identita’ e ricchezza alle nuove generazioni intrappolate in meccanismi perversi dei media e dei vari americanismi …. che ormai hanno invaso le nostre case ?.
    O come difenderci da questi nuove invasioni teutoniche della finanza e della economia ?
    Io ho lavorato 30 anni all’estero e quando dico che sono Italliano, in tutti i paesi emergenti, gli si apre il cuore ….questa e’ l’eredita’ che abbiamo creato … diamo al nome Europa il giusto valore, ma non lasciamoci soffocare dai nuovi invasori.

  3. piero vassallo

    caro Leopoldo il priomo passo da compiere è prendere coscienza del primato della cultura italiana – come persuadere le nuove generazioni? non credo che sia un’impresa disperata, dobbiamo comunque tentare l’impresa.

  4. Caro e gentile Sig. Vassallo anch’io come lei amo la mia patria, la mia patria fatta di gente, come il mio vicino Bepi e la moglie Lina; il macellaio Nando che brontola sempre per le tasse , gli studentelli che passano alla mattina facendo il chiasso della loro età. Amo la mia terra, come se fosse parte delle mie viscere , quando guardo le strade, le piazze , la pianura , i monti , sento come un dolore commovente che mi stringe il cuore, Si amo la mia terra , e per questo sono una venetista convinta. Amo anche la terra di Sicilia , che non conosco , e la terra di Calabria , e quella di………. amo tutte le terre del mio paese, e la gente e i costumi e le tradizioni ( le buone tradizioni ) che la caratterizzano . Al contempo mi danno un forte fastidio e anche di più di fastidio, le persone che ( dico italiani ) continuano a denigrare il nostro bellissimo paese, sono sempre pronte a citare meraviglie americane o svizzere, addirittura cinesi , citano questo o quell’artista , dimenticandosi che noi italiani abbiamo fatto la storia con i nostri condottieri, abbiamo dato impulso all’arte sia nella pittura che nella musica e nella letterattura, e che dire dei nostri grandi scienziati,abbiamo esportato la cultura in tutto il mondo, ed ora ci troviamo sommersi di controcultura e immondizzie esterofile . Abbiamo ,anzi , tanti hanno abbandonato perfino Gesù, dandosi a predatori di anime , come dice lei, anarco- porno-nichiliste . Spero che gli Italiani di ogni regione si sveglino, che riscoprano le loro tradizioni e che siano sempre orgogliosi di appartenere ad un popolo che non ha da imparare niente da nessuno, ma solo da Dio.

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