Usa & Ucraina: quello che l’occidente non vuole sapere

Vladimir Putin aveva ragioni per denunciare un problema di sicurezza nazionale, nella prospettiva di un’Ucraina in orbita Nato? Il recente passato disegna il primo quadro di una risposta. All’indomani della caduta dell’Unione Sovietica, nel 1991, Kiev deteneva il terzo arsenale nucleare, dopo Mosca e Washington: 1240 testate che nel 1994 furono restituite alla Russia.

Un ruolo strategico così forte era legato alla posizione geografica dell’Ucraina, che incombe a Ovest sul centro dell’Europa e, a Sud, è separata dalla Turchia da una distanza che era percorribile da missili balistici di media gittata.

Ora, se l’Ucraina sovietica rappresentava ieri il focus del pericolo nucleare per la Nato, è lecito chiedersi se, oggi, un’Ucraina “atlantica” possa rappresentare un problema per la Federazione Russa, visto che i due paesi condividono 1.500 chilometri di confine, e che il territorio ucraino si incunea in Russia a un tiro di media gittata su Mosca.

Questione mal posta, si dirà, visto che gli scenari della Guerra Fredda, al presente, non valgono più. Questione aperta, invece, perché la fine della Guerra Fredda non ha segnato l’inizio di una pace multilaterale, per il solo fatto che l’America in realtà la paventava, in quanto la pace avrebbe determinato, forse già in medio periodo, il tramonto del suo potere nelle tradizionali aree d’influenza.

Occorreva piuttosto, per gli USA, una pax americana che riaffermasse l’egemonia degli Stati Uniti sull’Occidente e per sovrapprezzo, caduta l’Unione Sovietica, sul mondo intero. Anche a costo di guerre.

Precisamente questa è stata la scelta delle amministrazioni americane (con la sola eccezione dell’amministrazione Trump), lungo conflitti ad alta intensità che si sono susseguiti nell’era post-sovietica, direttamente condotti dall’America, in Iraq nel 1991 e in Afghanistan nel 2001, o indirettamente, attraverso la Nato, nei Balcani nel 1992 e in Libia nel 2011. Guerre condotte in nome della democrazia, che rispondevano in realtà ad un’ansia di potere globale. L’America lo ha anche detto.

Il 17 gennaio 1991, prima Guerra del Golfo, il presidente USA Bush senior salutava, all’atto del primo raid aereo su Bagdad, l’alba di un nuovo ordine. Le sue parole : ”È un’idea grandiosa, un Nuovo Ordine Mondiale ( …) Solo gli Stati Uniti dispongono della posizione morale e dei mezzi economici per appoggiarlo” (Los Angeles Time”, 18 febbraio 1991)

Nel 1992 il “New York Times” pubblicava il documento “Defence Planning Guidance” redatto dal Sottosegretario alla Difesa  Paul Wolfowitz. Vi si legge: “Gli Usa devono dimostrare la leadership necessaria ad istituire e preservare un nuovo ordine” (…) Dobbiamo mantenere attivi i meccanismi di deterrenza che impediscano a potenziali concorrenti anche soltanto di aspirare ad un ampio ruolo regionale o globale” (1).

Nel 2002, a dieci anni dalla caduta del comunismo, un politologo francese annotava: “ Gli Stati Uniti stanno diventando un problema per il mondo. Eravamo piuttosto abituati a considerarli una soluzione. Garanti della libertà politica e dell’ordine economico per mezzo secolo, appaiono sempre più come un elemento di disturbo sulla scena internazionale, alimentando dove possono l’incertezza e i conflitti” (2).

La grande posta in gioco: l’Ucraina

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale sotto la presidenza Carter, Zbignew Brzezinski, scriveva nel 1998: “Gli USA sono oggi l’unica superpotenza globale e l’Eurasia è il terreno sul quale si giocherà il futuro del mondo” (3). Con tali presupposti, la conclusione: “…impedire che la Russia divenga l’unica potenza egemone in questo spazio geopolitico” (4).

All’inizio del terzo millenio, sembrava che tale condizione fosse soddisfatta. Boris Eltsin aveva consegnato al successore Vladimir Putin una Russia inoffensiva, impantanata in una crisi economica e ipotecata dalla rivolta cecena. Da parte sua Putin mostrava la massima apertura verso l’Occidente, che portò alla stretta di mano con il presidente USA Bush Jr. a Pratica di Mare nel maggio 2002.

Poi, tra il “primo” e il “secondo” Putin che oggi il mondo conosce, qualcosa cambiò. Gli osservatori occidentali credono e fanno credere che il cambiamento sia legato ad una patologica ansia di potere.

Noi crediamo che l’ansia di potere sia altrove: in realtà Putin aveva preso atto delle regole del nuovo ordine del mondo a guida americana, e non le aveva accettate. Al globalismo made in USA, Vladimir Putin ha opposto l’idea di una rinascita nazionale della Russia. Al potere delle multinazionali e dei Fondi di investimento stranieri, ha opposto il sovranismo economico. All’ateismo istituzionale e al culto della trasgressione, pilastri del “pensiero unico”, Putin ha risposto con un Cristianesimo di Stato, vietando la propaganda abortista e il gay pride. Vere bestemmie contro la democrazia.

L’America rispose da par suo e, come per incanto, nella Federazione Russa si moltiplicarono movimenti secessionisti, ricchi di denaro e di consulenti. La modalità di azione, sempre la stesse: accuse di corruzione, denunce di brogli elettorali, filo-atlantismo, largo uso di ONG.

Questo accadde in Georgia nel 2003, in Ucraina (rivoluzione arancione)

nel 2004 e in Kirghizstan nel 2005 (rivoluzione dei “tulipani”). Obiettivo: sovvertire la Federazione Russa, ove L’Ucraina era il bottino più ambito. Brzezinski aveva dichiarato: “Senza l’Ucraina la Russia cessa di essere un impero”. Nel 2006 il Cremlino denunciò formalmente un piano di destabilizzazione del paese ad opera di organizzazioni straniere.

Una constazione di fatto: il finanziere George Soros, emissario dell’amministrazione USA, ha apertamente ammesso responsabilità in tal senso. Soros è un oligarca ebreo di origine ungherese, finanziatore di Barack Obama e uomo di punta del NED (National Endowment for Democracy), Fondazione che il Congresso americano ha creato nel 1983 sotto l’amministrazione Reagan, per finanziare nel mondo opposizioni e dissensi, utili a sovvertire governi nemici e incardinare governi amici (5).

Come in Ucraina dove, alla fine del 2013 scoppiarono moti di piazza per protestare contro il diniego opposto dal presidente filo-russo Viktor Janukovyč, all’entrata del paese nell’Unione Europea.

Nell’anno successivo i disordini si trasformarono in una rivoluzione sanguinosa, infine il parlamento votò l’impeachment per Janukovyč, che fu costretto a ritirarsi. Che gli eventi fossero eterodiretti è storia.

George Soros è stato intervistato dalla CNN americana il 25 maggio 2014 (la rivoluzione in Ucraina è del febbraio). Il giornalista Farfed Zakaria ha posto la domanda: “Lei ha finanziato molte attività dissidenti e gruppi della società civile in Europa orientale. Sta facendo cose simili in Ucraina?” La risposta di Soros:“Ho creato una Fondazione in Ucraina prima ancora che diventasse indipendente dalla Russia, e da allora funziona. Ha giocato un ruolo importante negli eventi, ora” (6).

Soros e quelli come lui hanno lavorato sodo, con il risultato sperato. Il nuovo governo “amico” ricevette subito dagli Stati Uniti sistemi d’arma di ultima generazione, e istruttori britannici. Era nata una nuova Ucraina, nemica della Russia e pronta per l’uso.

Note

1) Dal “Espansionismo islamico ieri e oggi”, conferenza tenuta dal Prof. Paolo Taufer, Rimini il 28 ottobre 2000. 8° Convegno di studi cattolici organizzato dal periodico “La Tradizione”.

2) Cfr. Emmanuel Todd “ Dopo l’impero – la dissoluzione dell’impero americano” Marco Tropea Editore, Farigliano (CN) 2003,p.9

3) Cfr. Zbigniew Brzezinski, “La Grande scacchiera”, ed.Longanesi 1998, p.257.

4) Ibid., p.187.

5)Il Cremlino precisò che tutte le organizzazioni straniere rispondevano alla NED. Tre anni prima, nel 2003, in occasione del ventesimo anno della sua fondazione, la Ned certificò il finanziamento di più di 6.000 organizzazioni politiche e sociali nel mondo.

Fonte: articolo del politologo francese Thierry Meyssan “NED, the legal window of the CIA”, 16 agosto 2016. Voltaire org/article 192992.html

6) https://agenparl.eu/ucraina-soros-spiega

2 commenti su “Usa & Ucraina: quello che l’occidente non vuole sapere”

  1. Purtroppo la famosa battuta attribuita al fisico Teller circa l’uso della bomba atomica che diceva, in pratica, “usiamola per primi” ha condizionato la politica estera americana in un senso di grande aggressività in dispregio di alleanze ed opportunità di pace. Stiamo assistendo all’apoteosi di questa aggressività.

  2. Articolo stupendo. Le Nazioni europee sono tutte sotto il tallone degli Usa. Purtroppo tutto ciò accade con l’assenso degli uomini di chiesa. Anche loro succubi. Ogni impero finisce. Solo Lui decide quando. Cominciamo a pregare per questo.

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