Ve lo do gratis, un consiglio – di Marco Manfredini

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Un paio di occhiali per le femministe, grazie.                   

di Marco Manfredini        

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Come ormai sanno tutti a Reggio Emilia non ci si annoia quasi mai. Qualche giorno fa un vispo commerciante, probabilmente coadiuvato da uno spiritoso consulente pubblicitario, ha pensato bene di diffondere un goliardico volantino con su recante l’immagine ammiccante di una fanciulla di pregevoli fattezze (comunque vestita) che dice: “Fidati…. te la do GRATIS” e appena sotto: “la montatura”. Si tratta ovviamente di un negozio di ottica.

E allora, direte voi? Di pubblicità di dubbio gusto siamo circondati, questa non è certo la peggiore e non è il caso di parlarne per non amplificare la sciatteria dei pubblicitari che sono ridotti a reclamizzare prodotti utilizzando doppi sensi da bettola (intesa come osteria di quart’ordine, non come paese natale di Pierluigi Bersani).

Giusto, ma credo meriti due parole la reazione scomposta che c’è stata da parte di qualcuno, a partire dalla sezione locale del movimento femminista “Non una di meno”:

Chiediamo al titolare di [nome negozio] di ritirare immediatamente il materiale cartaceo e la campagna web con pubbliche scuse; in caso contrario, saremo costrette a intraprendere iniziative volte a tutelare la nostra dignità.

La vostra dignità? Ma care amiche femministe, siete state voi per prime a disfarvi della vostra dignità, quando vi siete volute identificare con il vostro utero o in modi ancora più espliciti negli slogan rivoluzionari del sessantotto. Siete voi che disprezzate la vostra dignità quando protestate con la mercanzia di fuori nelle vesti di Femen. Siete sempre voi, quando pretendete che le leggi consentano di affittare i vostri uteri per le cosiddette “maternità surrogate”. Siete voi, quando pretendete di non appartenere a nessun uomo, appartenendo in questo modo a tanti uomini, che al momento opportuno vi tratteranno, non senza qualche ragione, come foste… “quel tipo di donna”.

Ma vediamo un po’ chi sono queste:

Il percorso NON UNA DI MENO nasce a Roma dal confronto tra diverse realtà femminili e femministe che da diversi mesi stanno ragionando in merito ad alcune macro aree – il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG.

Tale “percorso”, come lo chiamano loro, è stato promosso da tre associazioni: Io Decido, UDI, D.i.Re.

Io Decido – Rete Romana – è una rete cittadina aperta, allargata [molto allargata], che negli ultimi tre anni si è mobilitata nelle strade, nei territori, negli ospedali, nelle università e in molti altri luoghi, cercando di strappare piccole conquiste e spazi potenziali di lotta e rivendicazione comuni sul tema della salute, diritto universale per tutt* [notare l’asterisco a scopi inclusivi],  contro la violenza di genere e molto altro. Dal 2014 ha coinvolto cav, associazioni sindacali, sportelli antiviolenza, spazi di donne, spazi sociali, collettivi, laboratori d’inchiesta, singole. Tra le altre: Cagne Sciolte, […] Degender Communia, Freedom For Birth, Infosex-Esc , Lab. Puzzle, Sportello Una stanza tutta per se. […]

Cagne Sciolte: chissà di quali alte attività cultural-filantropiche si occuperà mai questa nobile associazione. Probabilmente attività di tale livello speculativo da risultare per noi incomprensibili. Tipo queste:

Noi queer Trans-femministe baresi non ci fermeremo e continueremo a percorrere le vie di questa città frocizzandola. Non permetteremo a nessuna intimidazione di scalfire la nostra favolosa lotta e la nostra voglia di fare festa. Celebrare ogni giorno il Pride per noi significa creare safe space, reti di legami affettivi dal basso, solidarietà sociali e politiche e resistenza ad una società intrisa di violente ingiustizie. Perché il Pride rimane per noi uno strumento sovversione dell’esistente. Performare questa città è ancora possibile. E lo faremo più convinte che mai.

Non si comprende cosa significhi “Performare questa città”, però ho il forte sospetto che sia più salutare non saperlo.

Ma cos’hanno deciso quelli/e/* di Io Decido:

Abbiamo deciso di partire di nuovo da noi, dai nostri corpi, dai nostri desideri e dalla nostra autonomia, sull’onda delle manifestazioni in Spagna che, con la parola d’ordine #yodecido, si oppongono alla riforma restrittiva della legge sull’aborto.

Beh, questo è Io Decido, le altre saranno meglio. Le donne dell’UDI, per esempio:

Di fronte al riposizionamento del dominio maschile all’origine di un nuovo ordine mondiale, confermiamo il nostro impegno di lotta al patriarcato in tutte le sue forme.
Per questo riteniamo ancora necessario il femminismo e le sue pratiche politiche.
Consideriamo come condizione della civiltà umana il rispetto e l’inviolabilità del corpo nella sua dimensione sessuata ed autodeterminata, contro ogni sfruttamento e mercificazione.
E’ nostro preciso intento proseguire l’impegno per l’affermazione dei diritti delle donne, fondamentale misura per l’affermazione dei diritti umani.

Ma che brave, lottano per i diritti umani! Allora lotteranno anche per quelli del concepito.

Mentre siamo costrette tutti i giorni a protestare nonostante tutte le nostre conquiste. A partire da leggi che stanno dimostrando da tempo di essere sempre più svuotate. Lo vediamo con la legge 194 sempre più inapplicata da coloro che la dovrebbero rispettare, legge che abbiamo voluto come uscita dalla clandestinità, quella che faceva morire d’aborto le donne. […]

Una legge che riconosce la nostra autodeterminazione sulla gravidanza e su maternità non volute come vediamo attraverso le tante donne che continuamente si affannano per l’applicazione della 194. E per questa inadempienza, per la seconda volta, l’Italia è stata sanzionata dall’Europa.

D.i.Re. invece sta per “Donne in Rete contro la violenza”. Benemerita associazione, sul cui sito possiamo leggere passaggi del genere:

In Italia non solo l’obiezione di coscienza della 194 ma anche l’abuso di obiezione di coscienza mette a rischio la salute delle donne e lede i loro diritti sessuali. […]
L’autodeterminazione delle donne deve essere di nuovo centrale nelle politiche sulla salute riproduttiva anche per contrastare le recenti iniziative del ministero della Salute che con la campagna sul Fertility day  mette al centro delle politiche sulla salute, il ruolo riproduttivo e materno delle donne.

Oppure accorati appelli al premier del tipo:

Presidente Matteo Renzi,
vorremmo ancora una volta richiamare la Sua attenzione sulle politiche di genere che in Italia sono innegabilmente paralizzate, mentre la cultura della discriminazione e del sessismo cresce e si restringono ulteriormente gli spazi di autodeterminazione e di libertà delle donne. […]
Le ricordiamo inoltre che abortire legalmente e in sicurezza nel nostro paese sta diventando impossibile, visto che il 70 per cento dei medici sono obiettori di coscienza.

Che cattivi questi medici! Non se la sentono di uccidere un feto; com’è possibile che nel 2017 un medico provi ancora ripugnanza nel commettere omicidio del nascituro?

Noi non siamo particolarmente democratici, ma voi di sinistra e femministe solitamente sì, almeno sulla carta. L’essenza della democrazia è che la maggioranza ha sempre ragione; allora come mai siete democraticissimi quando la maggioranza pensa o decide quello che piace a voi (anche se oggettivamente male), mentre diventate piuttosto autoritari quando una maggioranza assoluta e qualificata del settanta per cento non se la sente di commettere un omicidio? Probabilmente in questo caso vale più quella minoranza del trenta per cento perché è più intelligenti, essendo di sinistra o comunque in favore dell’autodeterminazione a uccidere i propri figli.

Ma a questo punto non è democrazia nemmeno la vostra, bensì dittatura delle idee sbagliate, stato etico fondato sul diritto innaturale.

“Non una di meno” conta poi tante altre autorevoli e prestigiose adesioni tra cui spiccano, per eloquenza del nome: Arcigay Basilicata, Arcigay Roma e altre città, Arcilesbica Bologna, Bergamo, Bari e altre, Assemblea antisessista Torino, Associazione Lista Lesbica Italiana, varie Associazioni “Se non ora quando” locali, Collettivi donne milanesi, Associazione Exit Strategy, Circolo Anddos-Gaynet (Roma), Circolo Tondelli Lgbti,  Circolo Uaar (Roma), Collettivo Degenerate, Collettivo transfemminista queer-Trento, Associazione Lgbtqi* Universitaria, Gaypost.It, Lesboeventi Genova, Intersexioni, Coordinamento Difesa 194, Coordinmento Lesbiche Romane, Queers Catania,  Rainbow Pangender Pansessuale Genova Liguria Gaynet ed infine Associazione Toponomastica Femminile (!) Chiesa Pastafariana Italiana (!!), Femministe per una Costituzione Fica (sic) e Associazione donne della Banca d’Italia (sì, esiste anche questa).

Noi dovremmo sopportare queste eleganti associazioni quando invadono le città con i loro arcobaleni invertiti e le loro villose natiche al vento, mentre loro si mostrano intolleranti se un commerciante distribuisce un volantino leggermente ammiccante. Il ridicolo non conosce veramente limite.

La violenza maschile sulle donne, formalmente condannata, è continuamente perpetuata. La cultura patriarcale continua ad affermarsi con forza, ribadendo un livello di disparità fra donne e uomini che è la radice profonda del femminicidio.

Dove vedono una cultura patriarcale in questo Occidente devirilizzato e decadente, è un mistero.

Loro dicono “Non una di meno” quando si tratta di donne, ma quando si tratta di bambini nel grembo materno “uno di meno” va più che bene, anzi diventa un diritto inalienabile. Tra il vario materiale divulgativo che rendono disponibile su web c’è una simpatica serie di “matrioske” con significative pillole del loro pensiero:

Ostacolare la donna nella sua scelta di abortire o di ricorrere alla contraccezione é violenza ostetrica.

Consentire che in una struttura sanitaria ci siano solo medici obiettori è violenza ostetrica.

Negare la pillola del giorno dopo è violenza ostetrica.

Oppure questi altri:

Per dire “Non una di meno” smetti di pensare che il femminismo sia qualcosa di negativo.

Per dire “Non una di meno” bisogna insegnare educazione sessuale integrativa e inclusiva.
[Con immagine di tre donne di diverso colore per mano]

Per dire “Non una di meno” devi smettere di proibire cose a tuo figlio perché “sono da femmina”.

Per dire “Non una di meno” bisogna legalizzare l’aborto.

Cioè, per dire “Non una di meno” bisogna dire “uno, dieci, mille, un milione di meno” riferito ai figli indesiderati. Siamo sempre lì, nell’insanabile e imperdonabile contraddizione del femminismo progressivo.

Due parole risuonano: abortismo e autodeterminazione. Autodeterminazione e abortismo. Con contorno di femminicidio, sessismo, parità di genere, salute riproduttiva, ormai entrate nel linguaggio comune e prese per buone, pur essendo i piedi di porco con cui gli scassinatori tentano di divellere le ultime porte rimaste a protezione della civiltà occidentale.

Questa è l’associazione che si lamenta per il “Te la do gratis”. Non si capisce francamente dove sia il problema. “Darla gratis” è una delle tante scelte liberamente opzionabili da chi è autodeterminato/a/*. Una che si autodetermina può scegliere tranquillamente di farlo gratis, o volendo dietro compenso, o anche accontentandosi di un regalo. Oppure per beneficenza, per mission, a noleggio, in leasing, rateizzando l’importo, con ritenuta d’acconto, anche in streaming o meglio on demand. L’uomo del futuro probabilmente la prenderà dal cloud.

*  *  *

Si lamenta su Facebook anche Nicola Fratoianni, il segretario nazionale di Sinistra Italiana.

Fa discutere la pubblicità sessista di un ottico di Reggio. […] Siamo alle solite: l’immagine della donna usata come merce per vendere altra merce, una pubblicità stupida in un’Italia dove ogni giorno il triste bollettino dei femminicidi, delle violenze alle donne, degli stupri si allunga sempre più.
È arrivata l’ora di dire basta!

Ma anche lui cos’ha da lamentarsi? Non crede forse anche Fratoianni all’autodeterminazione più assoluta dell’uomo e soprattutto della donna?  Fratoianni era quello che qualche mese fa, quando c’era il caso “Dj Fabo” si vergognava di un Paese e di un Parlamento incapaci di dare dignità e libertà a chi chiedeva autodeterminazione.

Autodeterminazione, in filosofia “è l’atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge, indipendentemente da cause che non sono in suo potere”. In sostanza l’uomo si sente libero di fare ciò che ritiene giusto in base alla sua personalissima e provvisoria concezione di giusto, che in un attimo diventa ciò che gli fa comodo ritenere giusto, indipendentemente da ciò che è giusto realmente e oggettivamente.

Prendendo per valido il concetto di autodeterminazione, che in buona sostanza è lo sradicamento da qualsiasi nozione di legge naturale universale valida per tutti e sempre, chi o cosa può impedire ad una donna di autodeterminarsi tanto da offrire gratis la montatura degli occhiali come eventuali altri servizi accessori, e ad un uomo di trarre beneficio di questa gentile offerta? Cosa può impedire ad un ottico a caccia di clienti di utilizzare questa ambiguità a scopo pubblicitario?

E’ l’autodeterminazione amici di sinistra, femministe e liberali di destra, il mondo felice dove ognuno può fare liberamente quel cavolo che vuole e gli altri non dovrebbero immischiarsi. Ebbene, questa, per quanto sia andata a male, è farina del vostro sacco.

Perché le “Non una di meno” e i Fratoianni sono autodeterministi il giorno prima e bacchettoni il successivo? Come quei rivoluzionari da salotto che da giovani predicavano l’amore libero, la fine della famiglia, le donne in comune, eccetera, e negli anni ottanta/novanta inveivano contro Berlusconi per le esibizioni di lati A e B di procaci ragazze al Drive In. Berlusconi avrà le sue colpe, ma a rendere possibile tutto ciò siete stati voi. O al peggio le vostre emancipatissime zie.

La donna che si è autodeterminata emancipandosi è finita dove doveva finire: sui cartelloni pubblicitari ad elargire montature di occhiali (quando va bene), per di più gratuitamente. E’ finita in televisione a sbattere ciglia finte mostrando sporgenti glutei. E’ finita alla corte di attori, registi, cantanti e calciatori a “darla gratis” sperando in un favore, o direttamente a pagamento. E’ finita su Playboy o Youporn o chissà quali altri canali.

La violenza è deprecabile su qualsiasi essere umano, e chi la compie deve essere punito, con aggravanti per l’incapacità di difendersi della vittima. Ma  le leggi a tal fine esistono già. Di leggi ne esistono fin troppe: voi femministe e liberal-progressisti con la 194 avete approvato una legge per legalizzare una delle violenze più brutali, perché fatta ai danni della persona più indifesa: il nascituro.

Non sarebbe stato forse più “di sinistra” utilizzare quei soldi per sostenere le famiglie e le donne aiutandole a tenersi la vita nascente, anziché eliminarla?

Care donne, se vi autodeterminate poi non potete pretendere che gli uomini non vi prendano sul serio e non usufruiscano di questa autodeterminazione, che per certi versi somiglia molto al mestiere più antico del mondo.

Ve lo do io un consiglio: visto che sembrate affette da presbiopia, fatevi un bel paio di occhiali con montatura nuova e lenti adeguate per vedere meglio e con maggior lucidità gli errori dalle vostre parti. Autodeterminatevi un po’ meno ed affidatevi a uomini che rispettano la legge naturale, o ancor più precisamente la legge di Dio. E’ la maggior garanzia che rispetteranno anche voi.

Non ce ne sono? Pretendeteli, arriveranno.

Visto, ve l’ho dato, gratis. Il consiglio.

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13 commenti su “Ve lo do gratis, un consiglio – di Marco Manfredini”

  1. Annarosa Berselli

    Che miseria culturalee morale spira da quella pubblicità! Neanche nelle caserme di 30 anni fa si parlava così delle donne!
    Vogliamo ricordare che tutti qiesti insulti alla corporeità femminile sono nati con el commedie erotiche degli anni 70?
    I vari Dove vai tutta nuda, La dottoressa del distretto militare, L’infermiera del turni di notte, e porcherie simili?

  2. Il femminismo… figlio prediletto del marxismo, genitore (unico?) di omosessualismo, transgender e movimento contro la vita, e perenne minaccia alla stupenda ed altissima dignità della Donna quale Tabernacolo della vita. Ah, il verbo “frocizzare” mi è nuovo, devo aggiornare il mio vocabolario. Ed inoltre…ehm… sono uno di quegli Uomini di cui parla il fine articolo e, guarda un po’, sono scapolo….Evviva le Donne! Quelle vere, e ce ne sono tante.

  3. Hai espresso il mio stesso pensiero.Con l’aborto la donna commette un femminicidio se uccide una bambina un omicidio se uccide un maschio.Così quando appena nati vengono gettati in un cassonetto.Ci sono donne brave ed oneste e così uomini.Meglio dire persone oneste e persone disoneste.Basta la divisione uomini più bravi delle donne e viceversa.La natura ha dato i ruoli che devono essere fatti con impegno al massimo grado, con massimo rispetto e massima considerazione.

  4. In compenso , sempre in ambito pubblicitario , ho visto l’altro giorno in tv la pubblicità arcobaleno della Oro Saiwa , dove giocando con i biscotti e ricopendoli di marmellata, venivano ” composte” immagini stilizzate di famiglie. La voce poi narrante le ” illustrava”. Si passa dalla famiglia tradizionale a quella arcobaleno….a quella allargata….ed ovviamente poi alla fine la voce narrante le metteva tutte sullo stesso piano. In giro sui media i cattolici non sono pervenuti quanto a proteste…..Una pubblicità LGBT così sfacciata non l’avevo mai vista.

    1. Per fortuna che, tranne casualmente,
      quando in casa viene accesa da qualcun altro, non guardo
      più la tv. Mi dispiace che Saiwa, un marchio antico di buoni prodott i sia caduta così in basso da ricorrere, per farsi apprezzare, a una simile pubblicità.

  5. Wl e donne,dice bene Paolo, ma NO quelle che si atteggiano a maschi camuffati, NO a quelle che decidono sulla vita di un uomo, NO a quelle dell’utero è mio e me logestisco io.
    Che bella l’immagine della mia pia nonna, tutta casa, Chiesa e Amore per la propria famiglia….questa è la vera femminilità.
    Altro che quelle poveracce sinistrose, quante ne conosco!!!!!!!!!!

    1. Hai ragione, Vittoria. Ma persino mia nonna materna, atea ed indifferente alla religione, il cui unico culto è stato la famiglia, inorridiva di fronte alle degenerazioni moderne. La Fede è un dono (per me il più prezioso) ma il buon senso dovrebbe far parte della dotazione di serie. Ed invece…

  6. Articolo pieno di spunti. Vorrei portare la riflessione su tre cose. 1) il femminismo anni ’70 non è morto, ma si è saldato all’omosessualismo in un comune anelito di morte, dato che aiuteranno l’estinzione della nostra società; 2) non si citano più “preti, Papa e Vaticano” per insultarli come allora, anzi, se ne guardano bene, perché ora vi trovano se non un alleato almeno una sponda silenziosa; e 3) continuano a non capire che l’obiezione alla pratica abortiva è connaturata alla vera missione del medico (primum, non nocere) e l’aumento degli obiettori non è dovuto ad altro che ad una progressiva salutare presa di coscienza (mentre leggo ancora sulla stampa locale e nazionale di medici femministe che criticano i colleghi obiettori in quanto lo farebbero solo per scarsa voglia di lavorare!).

  7. Caro Manfredini, complimenti per l’articolo che chi ha ancora un po’ di sale in zucca non può non condividere pienamente. Ma se questa marmaglia la si lasciasse annaspare nella sua putredine, quanta rabbia ci risparmieremmo? Più ne parliamo e più costoro sono contenti. Piuttosto rallegriamoci dell’alta percentuale dei medici obiettori e preghiamo, facendo anche novene (ne sto facendo una a P.Pio avvicinandosi la sua festa) perché sorga qualcuno che risvegli le coscienze e riporti il mondo sulla via del bene.
    Impossibile? Al Padreterno, sollecitato dai potenti intercessori presso di Lui, nulla è impossibile.

  8. Io ce l’ ho profumato…. l’alito….

    era una pubblicita veramente machista e patriarcale….

    hahaha… ste femministe fanno veramente ridere….

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