Vergogna e colpa: le emozioni del denaro-debito bancario

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Il denaro-debito bancario non è una teoria ma un fatto, una constatazione. Rappresenta la modalità attraverso cui oggi il denaro viene creato: esclusivamente come debito, con tanto di interesse, a danno di cittadini e imprese verso il sistema bancario. Nessun attore sociale può pertanto sottrarsi ad esso: il debito è obbligatorio ed inevitabile per tutti, direttamente o indirettamente. Basti dire che ciascun neonato nasce già con un debito di circa 30.000 euro sulle spalle, quale ripartizione individuale del fardello del debito pubblico.

Tale tematica viene affrontata per lo più attraverso la lente fredda e geometrica dell’economia, attraverso le teorizzazioni del diritto o riflessioni di carattere politico. 

Quasi nulla invece viene detto su quale sia l’impatto psicologico che un tale meccanismo ha a livello collettivo, quali siano le conseguenze che provoca nel sentire comunitario.

Si tratta cioè di allargare gli orizzonti al di là della dimensione arida dei numeri e delle cifre e vedere come il denaro-debito impatta sulla nostra psiche, quali emozioni induce e quali conseguenze hanno tali emozioni sul nostro benessere.

La ricerca neuro-psicologica infatti recentemente, grazie anche ai passi in avanti degli strumenti di indagine delle attività e delle funzioni del cervello, ci consente di confermare quello che era sempre stata la posizione della saggezza popolare: le forti emozioni possono condizionare la nostra mente.

A livello sociale il debito viene associato a due principali emozioni: la colpa e la vergogna.

I recenti studi di regolazione emotiva, che si avvalgono anche di osservazioni scientifiche del rapporto madre-bambino nei primi anni di vita, mostrano in maniera ineluttabile come tali emozioni siano tra le più potenti ed intense che l’essere umano possa provare ed inducono nell’individuo stesso uno stato di “attivazione” che, fisiologicamente, attraverso un ribilanciamento dell’azione dell’apparato neurovegetativo – sistema simpatico e parasimpatico -, mette la persona in una condizione di all’erta al fine di risolvere il problema percepito. Esiste cioè un sistema di regolazione fisico, che ha che fare con il battito cardiaco, la dilatazione dei vasi sanguigni, la frequenza e la profondità della respirazione, la stimolazione di ormoni “attivanti” come il cortisolo, la contrazione dei muscoli facciali e dell’orecchio, che, indipendentemente dalla nostra volontà, reagisce a stimoli di pericolo.

Tali segnali di pericolo attivano anche emozioni che, a livello cerebrale, influiscono a loro volta poi sul tessuto cerebrale, favorendo o inibendo la regolazione dalla catena di reazioni corporee sopra descritte. 

Per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco il libro dello psichiatra e psicoanalista americano David Hill, “Teoria della Regolazione Affettiva” (Ed. Cortina 2017), prendendo comunque atto che si tratta in fondo di un’ulteriore rivisitazione della secolare tematica del rapporto mente-corpo, che ha affascinato i filosofi di ogni tempo e che continua ad essere oggetto di ricerca multidisciplinare oggi.

Quello però che i ricercatori sembrano aver chiarito è che le emozioni della colpa ed in particolare della vergogna, se percepite con intensità e in maniera prolungata, come purtroppo avviene a livello collettivo nel caso del denaro-debito bancario, possono indurre delle perturbazioni permanenti della psiche umana. In particolare sembrerebbe che colpa e vergogna siano in grado di produrre un diffuso senso di insicurezza, di fragilità interiore, che a sua volta diminuisce il senso di generale di coesione della persona, il senso di padronanza delle proprie azioni e del proprio agire, il senso di continuità temporale del proprio vissuto, il senso di rilassatezza e tranquillità nel rapporto con gli altri, il senso di armonia interna tra pensieri e sentimenti, fino a produrre veri e propri stati dissociativi di varia entità. Chi prova intensa colpa e vergogna tende a chiudersi in sé stesso, a non parlare con gli altri, ad assumere atteggiamenti difensivi verso il prossimo. 

Il risultato finale di tale spiacevoli sensazioni sarà anche un ottundimento di origine emotiva delle capacità intellettive superiori di cogliere in maniera obiettiva il reale. Tutto ciò sembra infatti rispondere alla necessità finalistica di mettere l’organismo in una situazione di allarme per fronteggiare un problema. In tali frangenti abbiamo bisogno di restringere e focalizzare la nostra sfera di attenzione ad un settore ristretto del nostro contesto, per rispondere in maniera rapida e veloce, piuttosto che di approfondire con uno sguardo più ampio e sereno come stanno davvero le cose.

Questa è la condizione in cui comprensibilmente si trovano tutti coloro che sono afflitti dai debiti, cioè l’intera popolazione: se ne vuole uscire al più presto ma subito e totalmente, senza perdere tempo nell’approfondirne la natura e le cause ultime e radicali.

Generalmente sono infatti due gli esiti psico-fisici che vengono raggiunti ai fini della sopravvivenza di fronte ad uno stress: la paralisi o l’iper-attivazione. Ovviamente  si tratta di strategie temporanee, insostenibili nel lungo periodo. Sembra quindi che l’essere umano sia programmato per far fronte egregiamente a stress brevi e di intensità gestibile, mentre quando gli stress sono continui o di entità eccessiva l’organismo ovviamente entra in crisi e non riesce più mantenere un giusto equilibrio delle sue funzioni.

Diventa quindi quanto mai prioritario andare al fondo della questione.

Colpa e vergogna sono emozioni fisiologiche che, quando sperimentate a piccole dosi, per periodi limitati di tempo ed all’interno di una relazione in grado di contenerle, esprimerle e superarle, possono avere anche una funzione positiva nel processo di regolazione affettiva degli individui.

Cosa succede invece se esse diventano pervasive e costanti, onnipresenti in tutte le fasce di età ed in tutti i contesti di vita?
Ancora: siamo sicuri che colpa e vergogna in questo caso siano giustificate?

Siamo sicuri cioè che colpa e vergogna abbiano un fondamento nell’effettiva realizzazione di azioni meritevoli di tali stati d’animo o stiamo parlando di un enorme inganno collettivo a cui siamo tutti soggetti?

In altre parole: se il debito nasce prevalentemente e in maniera tassativa da un meccanismo di creazione del denaro e non da azioni specifiche dei cittadini o degli Stati, che colpa hanno questi del debito in cui incorrono? Di che dovrebbero vergognarsi?

La perversità del denaro-debito bancario consiste anche e soprattutto nel fatto che chi lo ha programmato gioca, per mantenerlo e perpetuarlo, su meccanismi inconsci ed inconsapevoli del funzionamento mentale – il riflesso debito/colpa, la vergogna – che inibiscono la capacità della gente di rendersi conto della situazione effettiva e favoriscono sentimenti di dipendenza e sottomissione. A ciò si aggiunge che, nella costellazione psicologica collettiva attuale, le persone sono state private del riferimento al Dio buono e giusto della rivelazione cristiana, in grado di perdonare e rimettere i peccati, ed al suo posto, si è sostituito il dio-denaro, i cui sacerdoti sono quegli stessi banchieri che gestiscono il denaro-debito. Costoro, a differenza dei sacerdoti cristiani, non impartiscono l’assoluzione a patto che si seguano le leggi dell’amore divino, ma a patto che vengano eseguiti alla lettera i dettami socio-economici da loro elaborati. 

Si tratta di una nuova versione dell’antica magia gnostico-cabalistica, in grado di “incantare” la gente con trucchi basati sull’utilizzo deviato dei normali processi psichici.

É necessario quindi a questo punto operare una vera e propria opera di igiene mentale, liberando le masse da queste artificiali emozioni negative di colpa e vergogna, rovesciando colpa e vergogna su coloro che sono i principali responsabili di un sistema monetario incongruo e deviato, che produce non solo gravissimi danni economici e sociali, sostanziale sperequazione ed ingiustizia, mutilazione della libertà politica effettiva ma, nello stesso tempo, anche diffuso condizionamento e malessere psicologico.

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1 commento su “Vergogna e colpa: le emozioni del denaro-debito bancario”

  1. Andrea Griseri

    Molto interessante. Sarebbe utile pubblicare anche qualche analisi tecnica sul meccanismo del debito e sulla creazione di moneta dal nulla. So che il materiale non manca vi sono economisti eterodossi che vi si applicano. Cito gli studi pionieristici del prof. Auriti e del prof. Gallino ( peraltro figure politicamente distanti l’una dall’altra ma accomunate da una grande onestà intellettuale).

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