Come vestirsi quando si va in chiesa. Grazie al Cielo, qualcuno ancora ne parla  –  di Giovanni Lugaresi

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C’è stato un parroco in diocesi di Treviso, che (rara avis!) ha richiamato all’ordine, per così dire, il suo “gregge femminile” per quel che riguarda l’abbigliamento quando si va in chiesa. E speriamo che lo imitino altri preti… Naturalmente, ci riferiamo a quei preti che indossano a loro volta abiti… da prete, e non a quelli sbracati, in borghese.

di Giovanni Lugaresi

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zzdnnvlC’è stato un parroco in diocesi di Treviso, che (rara avis!) ha richiamato all’ordine, per così dire, il suo “gregge femminile” per quel che riguarda l’abbigliamento quando si va in chiesa.

Era ora che qualcuno dell’ambiente ecclesiastico diocesano di Treviso (ma pensiamo, non soltanto di Treviso), dove se ne vedono e se ne sentono di tutti i colori, come si suole dire, alzasse la voce, perché il fenomeno di ragazze, giovani, donne adulte che vanno a messa indossando abiti da discoteca, da stadio, da gita, da spiaggia è molto (troppo!) diffuso.

 Non si capisce perché ci sia stato tanto silenzio su questa “materia”. Superficialità? Vigliaccheria? Paura di non essere “moderni”, aggiornati e al passo con i tempi?

Cari preti, cari genitori, cari educatori (ma ci sono ancora educatori?), perché non insegnate l’abc del comportamento (buona educazione, si diceva una volta) ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, e magari anche a voi stessi? Da certe parti, il discorso dell’abbigliamento col quale si va in chiesa riguarda anche i signori uomini: in braghe corte, infradito, eccetera. E questo sarebbe il rispetto per la “casa del Signore”?

Ecco: sempre meno si sente parlare di “casa del Signore”, di rispetto per quella “casa” e per chi la abita. Infatti, nei tabernacoli delle chiese, dovunque relegati, ma presenti (non siamo ancora ai casi limite degli ambienti cattolici dell’Europa centrale e settentrionale!), c’è il Santissimo Sacramento, al quale si deve non soltanto rispetto, ma adorazione!

Esiste ancora? – viene peraltro da chiedersi, il concetto di adorazione nei confronti di Nostro Signore?

A volte sembra di no. Ci si inginocchia davanti a tanti idoli del nostro tempo, della nostra società, ma quanto a piegare le ginocchia davanti al Santissimo Sacramento,… lasciamo stare.

Tornando all’abbigliamento, se le famiglie non hanno educato i loro viziatissimi pargoli, insegnando che in chiesa (ancorchè in periodo estivo) non si può, non si deve, andare semisvestiti, ci pensino i preti, visto che dall’altare fanno prediche, fervorini, dando annunci di qualsiasi genere, ad imitare quel parroco della diocesi di Treviso che ha alzato la voce in proposito.

Naturalmente, ci riferiamo a quei preti che indossano a loro volta abiti… da prete, e non a quelli sbracati, in borghese, o, altrettanto in borghese, vestiti come fighetti. Avrebbero bisogno, a loro volta, di qualcuno che insegnasse l’abc della buona educazione, del rispetto, elementi che si manifestano (almeno un tempo, quando eravamo più ignoranti, meno evoluti, succedeva) anche nell’abbigliamento…

A proposito di preti e di vesti clericali, ecco un ricordo non troppo lontano nel tempo.

Primi anni Novanta del secolo scorso: siamo a Bozzolo per un incontro su Giovannino Guareschi insieme ai figli dello scrittore Alberto e Carlotta, accolti cordialmente dal presidente della Fondazione Mazzolari, don Piero Piazza, che indossa la veste talare.

Lezione ai ragazzi delle scuole, poi pranzo prima della conferenza pomeridiana agli adulti, e don Piero, sempre in veste talare.

Mi viene spontanea una battuta: ma Lei non porta il clergyman?!

Pronta risposta: “Questa veste me l’ha abbottonata sull’altare don Primo quando venni ordinato sacerdote, e non l’ho più tolta…”.

Sistemato, se volevo fare lo spiritoso!…

Quell’incontro, quella frase mi sono venuti alla memoria pochi giorni fa vedendo al supermercato un sacerdote, religioso della Consolata, che faceva la spesa indossando jeans e una maglietta multicolore, senza alcun segno che rivelasse il suo “status”.

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18 commenti su “Come vestirsi quando si va in chiesa. Grazie al Cielo, qualcuno ancora ne parla  –  di Giovanni Lugaresi”

  1. Che vogliamo pretendere se l’esempio viene dall’alto?
    Il mio arcivescovo (di Trento) si presenta – fuori dall’ufficialità –
    In maniche di camicia e
    con IL CROCIFISSO NEL TASCHINO!!!

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Ha ragione, caro Sig. Mario! Poche domeniche fa, dopo la Messa, ero seduta con alcuni amici in un caffè di fronte alla chiesa, quando abbiamo visto arrivare un giovanotto vestito in shorts, camiciola a quadrettoni e sandali infradito. “Chissà chi è quel giovane? Mi sembra di conoscerlo” ho detto. “E’ il sacerdote che ha celebrato la Messa che abbiamo appena ascoltato”, ha risposto uno dei miei amici, più fisionomista di me. NO COMMENT.

  2. Aveva profetizzato la piccola veggente di Fatima, la beata Giacinta Marto, nel 1917: ‘Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Iddio non debbono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso. I peccati che portano più anime all’Inferno sono i peccati impuri. Se gli uomini sapessero che cos’è l’eternità, come farebbero di tutto per cambiare vita!…’
    “Desidero che voi tutti, miei carissimi figli spirituali, attacchiate con l’esempio e senza alcun rispetto umano una santa battaglia contro la moda indecente. Dio sarà con voi e vi salverà!… Le donne che cercano la vanità nelle vesti non possono sentirsi mai appartenere a Cristo, e codeste perdono ogni ornamento dell’anima non appena questo idolo entra nei loro cuori. Si guardino da ogni vanità nei loro vestimenti, perché il Signore permette la caduta di queste anime per tali vanità”.
    (San Pio da Pietrelcina)
    GRAZIA SU GRAZIA E’ UNA DONNA PUDICA, NON SI PUO’ VALUTARE IL PESO DI UN’ANIMA MODESTA (Sir. 26,15)
    “Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti -; cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Così una volta si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abramo, chiamandolo signore. Di essa siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da alcuna minaccia. E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere” (1^Pt.3,1-7).

  3. “La Casa del Signore”, bisognerebbe che in quella casa ci fosse il Padrone di casa, ma cosa si vuole, abbiamo il progressismo, il modernismo, il liberismo, il politicamente corretto, ed in ultimo il “Volemose bene”.

    Il Santissimo Sacramento spostato in qualche angolo remoto della Chiesa, quelle moderne sono stile catto-protestanti, per trovare Gesù il quale è “Realmente” presente bisogna munirsi del navigatore, al Cristo centrale si è messo stile Arcivescovo Cranmer, la sedia di Polifemo, mastodontica, all’altare un pezzo di pietra nudo e crudo classico protestante, la comunione rigorosamente in piedi, sempre protestante, le balaustre sono in revisione, la particola, rigorosamente in mano, sporche, zozze, non dico di genuflettersi (visto che gli inginocchiatoi sono spariti), perché non si capisce bene ma tutti hanno la rotula dei ginocchi ingrippati, almeno un inchino con il capo, ciò non è possibile la cervicale multipla non permette di chinare il capo, alla Consacrazione non si inginocchia, ciò è comprensibile, con quello che costano i pantaloni.

    Che dire della Cresima (visto di persona) davanti al Vescovo ragazzi con i jeans, scarpe da ginnastica, le ragazze in mini ma molto mini gonna, ci si è preoccupati di chiudere le porte, sapete com’è, un colpo di vento potrebbe sollevare quel centimetro che ne è rimasto di gonna.

    Ovviamente tutti sorridenti, cresimandi, Vescovo, Preti et similia, ogni tanto mi rincuora una vecchietta che ancora si mette il velo in testa e assume l’ostia sulla lingua.
    E’ evidente checché se ne dica, la rottura con la liturgia bimillenaria, tutti strombazzano che l’errore è negli adattamenti, ma nessuno vi pone riparo ciò vuol dire che in questi “adattamenti” ci sguazzano alla grande, forse non passa per la testa che tutte le difficoltà (e neanche poche) della Chiesa siano dovute allo sfratto del Signore dalla sua casa?

  4. una sola fede

    Riportatando le ultime parole dell’articolo, cioè “vedendo al supermercato un sacerdote, religioso della Consolata, che faceva la spesa indossando jeans e una maglietta multicolore, senza alcun segno che rivelasse il suo “status”, penso sia appropriato ricordare quelle dall’articolo: LE NORME RIGUARDANTI L’ABITO ECCLESIASTICO, di don Marcello Stanzione, pubblicato circa tre anni fa da “Riscossa cristiana”

    http://www.riscossacristiana.it/le-norme-riguardanti-labito-ecclesiastico-di-don-marcello-stanzione/

    […]
    “A molti dà fastidio vedere i preti vestiti da preti ma il Codice di Diritto Canonico vigente (1983), quasi ricalcando quanto stabilito nel Codice del 1917, al canone 284 così recita:

    “I chierici portino un abito ecclesiastico decoroso secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali. In questo senso, la Conferenza Episcopale Italiana con delibera n° 12 del 23 dicembre 1983 ha stabilito che: “Salve le prescrizioni per le celebrazioni liturgiche, il clero in pubblico deve indossare l’abito talare o il cleryman.

    Per quanto riguarda i religiosi, lo stesso obbligo è stabilito dal canone 669.
    1) I religiosi portino l’abito dell’istituto fatto a norma del diritto proprio, quale segno della loro consacrazione e testimonianza di povertà
    2) I religiosi chierici di un istituto clericale a norma del canone 284”.
    […]
    Il 22 ottobre del 1994, il Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi, ha emanata una precisazione […]:“In ossequio al prescritto del can. 32, queste disposizioni dell’art. 66 del “Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri” obbligano tutti quelli che sono tenuti alla norma universale del can. 284, vale a dire i Vescovi e i presbiteri, non invece i diaconi permanenti (cfr. can. 288). I Vescovi diocesani costituiscono , inoltre, l’autorità competente per sollecitare l’obbedienza alla predetta disciplina e per rimuovere le eventuali prassi contrarie all’uso dell’abito ecclesiastico (cfr. can. 392, 2). Alle Conferenze episcopali corrisponde di facilitare ai singoli Vescovi diocesani l’adempimento di questo loro dovere (Vedi: Communicationes, 27 [1995] 192-194)”.

    Concludeva infine don Stanzione così:

    “E’ molto triste vedere oggi tanti sacerdoti, religiosi e suore che non sono riconoscibili in pubblico ed è ancora più triste vedere come i vescovi se ne stiano zitti di fronte a tale comportamento secolarizzato”.

  5. Oh, quanto c’è bisogno che i preti richiamino il comportamento da tenere in chiesa!
    Nella mia chiesa parrocchiale c’è una tale sciatteria! Siamo arrivati al punto che la domenica è impossibile fermarsi a pregare in chiesa prima o dopo la Messa. Poi in chiesa non solo squilla il telefonino, ma si risponde pure; ho assistito alla telefonata in più di un’occasione e si trattava di persone avanti con gli anni, non di giovani (anche nell’abbigliamento lasciano più a desiderare certi adulti che i giovani).
    Qualcuno potrebbe chiedere: perché non ne parla con il parroco? Sarebbe difficile da spiegare, dico solo che non verrei considerata nel migliore dei casi. Ne ho parlato con una religiosa e con un altro sacerdote: sì, è vero, ci vorrebbe più polso, sono state le risposte; qualcuno mi ha anche detto di aver pazienza con gli anziani (non capisco, dobbiamo trattarli tutti da poveri deficienti?).
    In compenso quando mi trovo accanto qualcuno che parla e gli faccio segno di fare silenzio, in genere ricevo delle occhiate sprezzanti dall’alto in basso: va bene così, così imparo.

  6. Che conforto leggere questa protesta, nonostante l’amarezza di dover constatare che non si usa più in Chiesa il minimo bon ton! Se volessimo parlare poi dei matrimoni, ci sarebbe materia per un trattato di sociologia, perché le spose e le damigelle pretendono di vestirsi come le attrici, cioè con abiti che scoprono oltre il lecito, il ragionevole e il prudente, visto che poi attrici non sono?!

  7. Quando sarà che i nostri pastori si risveglieranno da questo intontimento che gli ha presi ? In chiesa credo di aver visto quasi di tutto . Uomini mezzi vestiti con brachette poco di sotto le coscie e in canottiera , donne con i seni al vento, minigonne , pantaloncini corti , schiene nude . Gente che va a fare la SS. Comunione con la gomma in bocca , che mastica la Particola come fosse una bistecca , bambini che saltellando e ridacchiando prendono la S. Particola con le mani sporche e sempre ridacchiando , sotto lo sguardo compiaciuto dei parenti di turno , se la ficcano in bocca come stessero ingurgitando solo un pezzo di pane . Chiacchere a non finire , prima della messa , durante la messa , dopo la messa . Se un poveraccio , come me , vuole pregare e magari fare un po’ di ringraziamento è impossibile . Sveglia ministri di Cristo , riprendetevi il posto che vi compete, che non è certamente essere più buoni di Dio , ne’ essere al posto di Dio . Siete coloro che amministrano i beni di Dio e che devono indicarci la strada per il Regno Divino . Un po’ di coraggio , noi poveri laici vi vogliamo bene e preghiamo per voi, quindi abbiate in voi la fermezza di Cristo nella Verità di Cristo. Siateci Via Verità e Vita e insegnateci le Verità divine , non le cose di questo mondo , ma le cose di Lassù.

  8. proprio questa mattina in chiesa erano presenti, accompagnate dai nonni, due ragazzine il cui abbigliamento non lasciava niente alla fantasia ( pantaloncini microscopici e magliette scollatissime)!

  9. primi anni ’90: a Firenze, liceo ginnasio Galileo, Don Serafino porta i giornali in classe. fa discutere sull’attualità. si fa chiamare “Don se”, con riferimento alla centralità dei dubbi.il suo assistente diventerà famoso più tardi : si chiama Don Alessandro Santoro.
    ps: prtava il maglione nero. don Santoro nemmeno quello

  10. Ne conosco uno che quanto a essere fighetto credo non abbia rivali: dalla testa ai piedi tutte alte firme, fisico da manichino, anelli luccicanti, massima attenzione ai particolari, colori sempre ben abbinati, modelli costantemente all’ultimo grido. Così si presenta in chiesa e quasi sempre in ritardo per le funzioni. Dicono sia un “cocco di mamma”, tanto che neanche è residente nella parrocchia di cui è titolare, ma vi arriva solo come funzionario del culto…

  11. Grazie a Dio c’è ancora qualcuno che si indigna davanti alla mancanza di rispetto nei luoghi sacri.Noi abbiamo insegnato ai nostri figli con molta naturalezza le semplici regole della buona educazione che,prima di tutto si mettono in pratica nella propria casa.Ricordo con commozione mio nonno materno,umile agricoltore,come si vestiva con cura per la S.Messa domenicale e per le solennità e la festa di S.Giuseppe(santo di cui portava il nome),indossava persino la cravatta.Ho sempre spiegato ai bambini,anche al catechismo,che il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo e di conseguenza anche il nostro aspetto esteriore deve riflettere questa verità.Il fatto che la maggior parte dei sacerdoti non portino l’abito e,cosa orribile a dirsi,lo disprezzino,è per me motivo di sofferenza.Cerco di pregare per loro perché sono sicura che quando si troveranno davanti al Signore,verrà chiesto loro conto di tutte quelle anime che avendoli avvicinati in vita e bisognose,non li riconobbero proprio perché si presentavano o “sbracati”o”fighetti”.

  12. Io da giovane sacerdote e viceparroco mi trovo a lottare quotidianamente su certi ambiti. In primis col parroco, vestito perennemente da perfetto laico e dopo con la gente che mi prende continuamente in giro perchè oso portare ancora l’abito talare. Ho richiamato anchio, solo io purtroppo, perchè il parroco non ha coraggio, al valore sacro della chiesa, della presenza del Santissimo e ad un decoroso abbigliamento. Purtroppo quando si è in una parrocchia gestita da due sacerdoti dalle opinioni opposte è difficile far passare un messaggio. Quando ero piccolo i miei genitori mi hanno sempre insegnato che in chiesa ci si va con pantaloni lunghi, scarpe e vestiti bene. Dove andiamo a finire. Non c’è più fede e limite per niente e per nessuno!!!

  13. Grazie don Martino.
    Continui per la retta via
    Pregherò che la SS. Trinità le dia sempre sostegno e coraggio oltre ad ogni benedizione.

  14. grazie ai frati francescani dell’Immacolata(prima del Commissariamento) ho conosciuto,via web, un sacerdote, con la S maiuscola, Don Leonardo Maria Pompei, parroco a Latina. Scrive articoli anche sul settimanale dei Frati Francescani dell’Immacolata e tiene interventi settimanali su Radio Buon consiglio(la radio gestita dalle suore). E’ molto legato ai padri fondatori(Padre Stefano Maria Manelli e Padre Gabriele Maria Pellettieri). Può darsi che voi della redazione di Riscossa Cristiana già lo conosciate. La scaltrezza di questo sacerdote è di aver deciso alcuni anni fa di sfruttare i mezzi informatici attualmente a disposizione per far conoscere la Parola di Dio. Ecco perchè ha aperto un sito della sua parrocchia in cui è stato scaricato tantissimo materiale, di grandissima utilità per tutti quei fedeli che hanno intenzione di scoprire cosa significa dottrina della fede, così come ci è stata tramandata dalla Parola di Dio, dalla Tradizione e dal Magistero bimillenario della Chiesa, dai Concili, dai Padri della Chiesa, dai dottori della Chiesa,dai santi, dai Mistici. Da questo sito ci sono anche dirette streaming in cui ascoltare le Messe(con la M maiuscola), comprese anche le Messe in rito tridentino. Per non parlare della pienezza che si avverte dopo aver ascoltato le sue Omelia. Inoltra ha una sua pagina su youtube in cui sono stati inseriti centinaia di suoi video(CATECHESI, OMELIE,ECC). Ha un suo blog in cui inserisce tanto materiale in formato pdf sul Catechismo della Chiesa Cattolica. Ha anche una sua pagina facebook. Invito, per grazia di Dio, ciascuno di voi che leggerà questo mio commento, a visitare uno dei suoi siti. Purtroppo di sacerdoti così oggi se ne vedono pochi, ma questi pochi dobbiamo tenerceli stretti, perchè è attraverso la loro guida che un giorno potremo dire di aver fatto ogni sforzo per cercare di adempiere la volontà del Padre. AVE MARIA.VIVA CRISTO RE.

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