Viaggio nel cattocomunismo toscano / quarta e ultima parte  –  di Vinicio Catturelli

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A Firenze: rinnegati Elia Dalla Costa ed Ermenegildo Florit e sposata la causa dei cattocomunisti eretici

di Vinicio Catturelli

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per leggere la prima parte, pubblicata il 23 luglio 2016clicca qui.

per leggere la seconda parte, pubblicata il 26 luglio 2016clicca qui

per leggere la terza parte, pubblicata il 27 luglio 2016, clicca qui

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z.2cardnlTerminiamo così, con la quarta puntata, la nostra inchiesta sul “Cattocomunismo toscano”, e non solo toscano.

Dunque, sia il lager del “Forteto” che la scuola di Barbiana (il modello “milaniano” a cui Fiesoli e Goffredi si ispiravano) sono due volti – e neanche tanto differenti – due sfaccettature di uno stesso fenomeno : parlammo di “Thelema mugellana” ovvero di una setta, che ha, come fine ultimo, anche se nascosto, l’abolizione della “famiglia naturale”, secondo uno schema ben tracciato dal laicismo attuale che si riassume nelle parole dell’attuale Ministro della Pubblica istruzione del Governo francese di Hollande, Vincent Peillon:

“L’obbiettivo è di permettere ad ogni allievo di emanciparsi, perché il punto di partenza della laicità è il rispetto assoluto della libertà di coscienza. Per dare libertà di scelta, bisogna essere capaci di strappare l’allievo da tutti i determinismi, familiari, etnici, sociali, intellettuali, perché possa poi fare una scelta “

Teorie testate da “cervelloni” che furono le “colonne portanti” del Fortetopensiero come il Docente di Storia dell’Università di Bergamo, Giuseppe Fornari che, in coppia con Nicola Casanova, è autore dell’opera : “La contraddizione virtuosa – il problema educativo, don Milani e il Forteto” (il Mulino  2008) . Ed è lo stesso Fornari ad enunziarle quando scrive:

“L’idea più geniale degli amici de “Il Forteto” credo consista nel ripensare i vecchi ruoli della famiglia, non finendo di smantellarli, né ribadendoli in forme moralistiche (errore quest’ultimo a cui tende a ricorrere la pastorale della Chiesa), bensì riproponendoli in modo creativo e per così dire generativo…il risultato è che la famiglia, al Forteto, rinasce, con regole libere e insieme rigorose,che superano la fragilità e limitazioni della famiglia “nucleare” …la famiglia del Forteto da’ un’immagine aperta e una risonanza affettiva, che restituisce ai rapporti umani tutta la loro centralità…Gli amici del Forteto sanno che l’eredità di don Milani la si raccoglie lavorando sodo con e per gli altri, non elaborando proiezioni fittizie . ..E’ una lezione, quella del prete di Barbiana, non da copiare passivamente, ma da far rivivere nel suo spirito di accettazione e di amore, uno spirito profondamente evangelico (Cfr. G. Fornari : “La contraddizione virtuosa”,  pp. 17 – 22) 

E il medievalista Franco Cardini – un “laudator” di papa Bergoglio, il “vescovo di Roma che si spoglia delle ultime vestigia della porpora e dell’oro imperiali senza paura”, il “vescovo di Roma” del quale , tra l’altro, sommamente, il Professore fiorentino apprezza quella sublime enciclica sull’inquinamento e sulla raccolta dei rifiuti differenziati – nel legittimare il cattocomunismo e la setta del Forteto va oltre quando, nella prefazione a “La Strada stretta. Storia del Forteto” di Nicola Casanova afferma:

“In questo mondo sempre più violento e disumanizzato, che sembra dominato dai fondamentalismi ma nel quale appare cancellato ogni sistema morale, nel quale i poveri e i deboli – gli “ultimi” – sono sempre più umiliati e conculcati , emerge come una piccola luce nella tempesta la buona volontà di un gruppo di uomini e di donne che rifiutano la logica del potere e del denaro (Fiesoli, Goffredi e la banda de “Il Forteto” – n.v.c.); che scelgono la realtà profonda della crisi del nostro tempo, che sta nella distruzione di ogni forma di solidarietà comunitaria.

(Cfr. Franco Cardini in “La Strada stretta”, pp.9 – 10) – Per saperne di più dei rapporti tra Franco Cardini e “Il Forteto” e il legame del Docente universitario fiorentino con il “Cattocomunismo” clicca QUI e Qui.

Queste dottrine “fortetiane” (che, come vedremo, erano alla base anche del pensiero di don Milani)  tendono a dare un sostegno alla banda del “Forteto” nella distruzione della famiglia tradizionale e sono state ben individuate dalla Commissione della Regione Toscana che, nel suo ottimo lavoro,è addivenuta a queste conclusioni:

“Si può affermare che il concetto di famiglia funzionale si basa sul presupposto per cui la coppia e la famiglia comunemente intese rappresentano luogo di egoismo e ipocrisia inadeguato all’educazione dei giovani ai valori di uguaglianza, altruismo e solidarietà. Solo disaggregando l’unità familiare, secondo quanto asserito da Fiesoli e recepito dai componenti della comunità, ci può essere il perseguimento di tali valori”.

Detto questo, per avere una visione esatta della conformazione dalla “setta”, riguardante Barbiana e il “Forteto” (vi preghiamo di leggere : “Forteto, il gulag omosessuale cattocomunista” di Ester Maria Ledda sul sito “Papale Papale”, cliccando QUI), è “saltata fuori” recentemente, per merito di Riscossa Cristiana, una lettera di Don Milani al suo amico Giorgio Pecorini (giornalista filocomunista grande amico di don Milani e sostenitore della “scuola” di Barbina) apparsa nel 1996 e che nessuno ha mai citato e , anzi, molti, pur non sapendo dove sia apparsa e quando, negano aprioristicamente l’esistenza della medesima, o affermano che, sotto il linguaggio volutamente volgare del prete fiorentino, si nasconda non si sa bene quale altro messaggio…secondo un certo “esoterismo” casalingo “fai da te”. E invece la lettera esiste, eccome, eccola:

Caro Giorgio …Quando si vuole davvero bene ai ragazzi, bene come gliene può volere solo la mamma che li ha fatti o il maestro che li ha partoriti alla vita dello spirito o il prete  che non ha donna o figli fatti per mezzo del pipi, ma solo figli fatti per mezzo dei Sacramenti e della parola allora il problema della scuola confessionale o non confessionale diventa assurdo, ozioso. Quei due preti mi domandavano se il mio scopo finale nel fare scuola fosse nel portarli alla Chiesa o no e cosa altro mi potesse interessare al mondo nel far scuola se non questo. E io come potevo spiegare a loro così pii e così puliti  che io i miei figli li amo, che ho perso la testa per loro, che non vivo che per farli crescere , per farli aprire, per farli sbocciare, per farli fruttare? Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo ( cioè di portarmeli anche a letto!) . E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola ed è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale ed è inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti, perché la gente non crede a chi non ama ed è inutile che tenti di allontanare da scuola i professori atei…E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’inferno e desideri il paradiso?” 

(Cfr. Lettera di don Milani a Giorgio Pecorini, in Giorgio Pecorini: “Don Milani! Chi era costui? ” Baldini e Castoldi, pp.386 – 391)

Come noteremo, ad esempio, sempre secondo Giuseppe Fornari, che è ascrivibile all’area “cattocomunista del Forteto”: “e’ verosimile che don Milani avesse sviluppato una propensione di tipo omosessuale , favorita dall’ammirazione verso il modello fraterno e dalla sfiducia di poterlo uguagliare nel campo particolarmente minato delle conquiste sentimentali”…

Infatti negli scritti pubblici del “maestro” di Barbiana non appaiono mai riferimenti al padre o comunque alla figura paterna ma, sempre, un richiamo, quasi ossessionante, alla mamma, come conferma il suo ex alunno e Presidente della Fondazione don Milani, Michele Gesualdi: “La figura della mamma, per don Lorenzo è molto importante. Anche quando è uomo conosciuto e padre dei suoi ragazzi, lui è sempre un figlio che si sente generato(…) Per noi quando veniva la mamma lassù era una festa perché don Lorenzo si trasformava, era meno esigente, più tollerante. Quando non condivideva qualche nostro atteggiamento non faceva nessun urlaccio ma ci diceva sottovoce : “Ne approfitti perché c’è la mamma, ma quando va via faremo i conti “. Scriveva lo psicanalista Paolo Ferlinga nel 2009 : “Anche tra Socrate e i suoi allievi circolava Eros, del tutto privo però di rapporti sessuali (come io credo sia stato di don Milani a differenza degli “orchi” del Forteto – n.v.c.). Come spiega Platone nel “Simposio”, Socrate aiuta i suoi discepoli a trasformare la pulsione sessuale, legata all’affetto che provano per lui, in ricerca della verità e del bene. Eros liberato dalla sua relazione con il corpo, diviene così il principale alleato del filosofo”.

E forse in questa spiegazione, pur rimanendo Barbiana tra le sette, vi può essere una spiegazione “sempre sul filo del rasoio” alla lettera milaniana.

Ma che a Barbiana, come al Forteto, poi, ci fosse “puzzo di setta” era nell’aria e già lo aveva fiutato e denunziato un intellettuale “laico” e “di sinistra” ma intellettualmente onesto (alla Giampaolo Pansa) non uso a leccare le terga dei potenti. E Sebastiano Vassalli ne parla diffusamente in una serie di articoli che furono un vero terremoto devastante per il conformismo clericomunista, apparsi, non sul “Secolo d’Italia” o su “Candido”, ma addirittura su “Repubblica” nel 1992 dove, dopo aver affermato, di essersi riletto, con attenzione, le 166 pagine di “La Lettera a una professoressa” scrive poi:

“Mi chiedo come possa suscitare ancora (il libro :”Lettera a una professoressa” di don Milani – n.v.c.) umori e amori dopo venticinque anni. Spero che Mondadori – che fu uno degli editori di don Milani – lo ristampi negli “Oscar”, e che i suoi sostenitori, leggendolo per la prima volta o rileggendolo, si accorgano che non è più difendibile di quanto non lo siano le economie pianificate dei Paesi dell’Est, la Trabant e i “cento fiori” della rivoluzione cinese…il mio articolo del 30 giugno (…)prendeva spunto dall’uscita di un saggio di Francesco Berardi (“Lettera a una professoressa. Un mito degli anni Sessanta) ed era centrato esclusivamente sul mito di don Milani educatore e teorico dell’educazione(…) Ora, non è colpa mia né di Berardi  se quel mito (il mito di don Milani – n.v.c.) , sottoposto, non dico a verifica, perché un articolo di giornale non è sufficiente per ciò, ma a quella semplice lettura della Lettera, che molti suoi seguaci non hanno mai fatto, pare destinato a disgregarsi da solo. La notizia che nella “scuola di Barbiana” si usavano, oltre alle mani, anche la frusta per punire i ribelli,  e che volavano botte non sono stato io il primo a darla, è lo stesso don Milani; il quale, del resto, non aveva mai fatto mistero di avere una concezione autoritaria e autocratica  del ruolo dell’insegnante; una concezione del tutto coerente  con i modelli allora in auge nei paesi del socialismo reale, e con la sua visione classista della società. (…)Don Milani …cominciò a buttare via i libri di matematica e di pedagogia della scuola magistrale, e i suoi seguaci sessantottini buttarono poi via tutto il resto. Nacque il “donmilanismo”, che, forse, era lontano dalle intenzioni di don Milani, ma che fa parte integrante del suo mito e non può essere trattato separatamente, come se appartenesse a un’altra persona…Povera Italia e povera sinistra! Don Milani…volle ugualmente dividere il mondo, come allora s’usava,  con tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra , e si scelse come bersaglio di comodo gli insegnanti (…)il suo libro fu una mascalzonata: perché attribuiva tutti i mali della scuola ai professori ( la “vostra scuola” i “vostri programmi”) e istigava al linciaggio morale di un nemico che non era poi nemmeno il vero nemico(…) lui se la prese con gl’insegnanti , che del resto sembravano messi lì apposta per fare da bersaglio ai rivoluzionari dell’epoca, come i poliziotti di Valle Giulia infagottati nelle loro divise.(…) Povera Italia! e povera sinistra, che dal 68, o forse dal 45, non ha saputo che fare altra politica culturale che quella di applaudire tutte le primedonne e tutti i tenori che hanno calcato le platee del bel paese…”(Cfr. “Ma allora i miti non muoiono mai : Vassalli risponde alle critiche sollevate da suo articolo sul parroco di Barbiana” su “Repubblica” di sabato 4 luglio 1992;   il primo articolo di Sebastiano Vassalli : “Don Milani, che mascalzone!” : a venticinque anni dalla morte, si torna a parlare di “Lettera a una professoressa”. Ecco il ritratto di un maestro improvvisato, manesco e autoritario” era apparso poco prima, il 30 giugno del 1992, sempre su “Repubblica”).

Ci sembra di aver chiarito molte cose circa i rapporti che, fino a poco tempo fa, si cercava di nascondere, tra don Milani e la scuola di Barbiana e il Fiesoli e Goffredi e Il Forteto. Ora il velo di omertà, di menzogna e, posso dirlo?, di leccac….o è caduto. E mentre ci aspettavamo una “beatificazione” laica e laicista (che in effetti c’era stata, salvo il non parlarne più) di questi personaggi, come Meucci e Milani, abbiamo assistito, ne abbiamo avuta una, di beatificazioni, “canonica” ovvero religiosa…quel pomeriggio del 12 luglio nella cattedrale fiorentina – dove domenica ha officiato, insieme al celebrante, l’imam di Firenze – allorché il cardinal Betori ha ricordato tra gli esempi fulgidi (“le stelle del firmamento”) che hanno seguito il venerato Cardinal Dalla Costa anche i due figuri : Meucci e Milani…i due testimoni cattolici del XX secolo insieme al massone Balducci e all’eretico frate David Turoldo.

Mi piacerebbe chiedere un’udienza al Cardinal Betori perché voglia spiegare  – sono un vecchio Docente Universitario cattolico che ha vissuto quarant’anni in Argentina,  un vecchio dirigente dell’AC,  un militante cristiano toscano, anche se della diocesi di Pistoia in quanto montecatinese – il perché di questa sua “sparata” nella Diocesi che fu di Sant’Antonino e del venerato Cardinale Ermenegildo Florit, successore e continuatore dell’opera pastorale del grande Elia Dalla Costa, vittima sacrificale di quei figuri oggi incensati da lui!

 So bene che molti, che hanno chiesto un incontro con lui per denunziare qualcosa che non andava e non va tuttavia, attendono ancora, invano, da mesi…Alla mia verde età (novantasei anni  e il cinque settembre entrerò nei novantasette) so anche che ormai il tempo rimasto a mia disposizione si accorcia, ogni giorno di più, e che le speranze di vita sono ridotte più che a qualche anno a qualche mese…ma so anche che, finché Nostro Signore mi lascerà ancora un po’ di forza, questa mia battaglia continuerà. E non si creda di poter – come sempre – mettersi al riparo con il silenzio…mettendo la terra sotto la sabbia, come gli struzzi…C’è, nella vita, un tempo per tutte le cose…C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare. E il tempo per tacere è finito.

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(4 – fine)

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3 commenti su “Viaggio nel cattocomunismo toscano / quarta e ultima parte  –  di Vinicio Catturelli”

  1. Roberto Donati

    Catturelli ha concentrato sessant’anni di storia fiorentina nel pugno di nomi rammentati dal Cardinale Betori. E’ un passato che, se per alcune figure citate può illuminare e guidare il presente verso la Verità di Cristo, allunga sopra di noi, e non solo a Firenze, la sua ombra sinistra. Questa città è stata spesso indicata come un laboratorio nazionale ma non abbiamo imitato i migliori. Dopo le grandi figue di Dalla Costa e Florit il tempo del Cardinal Benelli è stato troppo breve per governare tensioni che i suoi successori hanno lasciato proliferare cercando di non farsene travolgere. L’attuale Arcivescovo eredita un passato che non gli consente facilmente di condurre la Chiesa fiorentina nella Verità di Cristo. Chi non è massone, modernista, cattocomunista e “renzista”, deve unirsi in un impegno concorde per la gloria di Dio, per il bene della Chiesa cattolica e per il bene comune della società.

  2. Grazie, grazie e ancora grazie, Professore carissimo!
    Questa vicenda andrebbe studiata profondamente, poiché questo è proprio quel che ci riserva il futuro. Si può ben dire che questa allucinante storia del Forteto trovi oggi il dispiegamento di tutte le “intuizioni” dei suoi maggiori protagonisti. Milani e Fiesoli profeti di satana e Betori l'”utile idiota”.
    Stupisce e fa male vedere così’ pochi commenti di fronte a tale disvelamento.

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