Vicende poco note della grande guerra – di Piero Vassallo

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Un saggio di Alberto Rosselli

di Piero Vassallo

lbrrssggNel 2014 ricorrerà il centesimo anniversario dell’inizio della grande guerra, l’inutile strage, secondo l’esatta definizione di Benedetto XV.

 Tempestivamente la casa editrice Mattioli 1885 (www mattioli 1885. com) pubblica in Fidenza un saggio sugli scenari della prima guerra mondiale, scritto dall’affermato/collaudato storico e direttore della raffinata rivista “Storia Verità”, il  genovese Alberto Roselli.

 La finalità perseguita dal noto studioso è rammentare che la grande guerra fu detta mondiale perché combattuta, oltre che in Europa, su vasti fronti asiatici e africani, oggetto di contese sovente dimenticate dagli storici e quasi sempre ignorate dai lettori.

 Il saggio di Rosselli, infatti, è intitolato “Storie segrete della grande guerra“, dove “segrete” significa vicende non prese in considerazione e quasi censurate dagli storici, “dimentichi, scrive l’autore della puntuale prefazione, Marco Cimmino, “di trovarsi di fronte ad una guerra che si chiama mondiale, poiché combattuta su tutti i continenti” e non soltanto a nei campi di battaglia europei, Verdun, Tannenberg, Caporetto e la Somme.

 La voluminosa bibliografia, pubblicata in appendice al saggio in questione, testimonia la vastità e l’attendibilità delle fonti, alle quali attinge Rosselli al fine di ricostruire, con rigore scientifico, vicende belliche, oggi quasi del tutto ignorate o rimosse dai docenti , dagli studenti e dagli appassionati di storia.

 Avvincente è la prima parte dell’opera, che consiste nella ricostruzione delle sfide anglo-tedesche e franco-tedesche in Africa e in Asia, ossia la guerra sui laghi Tanganika e Vittoria, la campagna del Camerun, gli scontri nell’Africa del sud ovest, l’assedio di Tsingtao. Una speciale attenzione è dedicata alle battaglie combattute dagli eserciti dell’Intesa contro le armate turche.

 Intriganti sono le notizie quasi inedite sulle rivolte antitaliane in Libia, sull’armata italiana in Macedonia, sul corpo di spedizione italiano nel Sinai, sulla legione russa operante nel fronte francese, sull’intervento in guerra del Portogallo e sull’olocausto degli armeni

 La guerriglia fu scatenata in Libia dai senussi prima dell’intervento italiano (24 maggio 1915) nella guerra e con il sostegno della Turchia e della Germania, che organizzò crociere di sommergibili addetti al trasporto di armi per i ribelli e di consiglieri militari specializzati nella conduzione della guerriglia.

 Intenzione del comando ottomano, al quale i guerriglieri libici obbedivano, “era far ammainare il tricolore in Libia e, simultaneamente, scatenare una duplice offensiva (dalla Cirenaica e dalla Palestina) contro il canale di Suez, presidiato da forze britanniche”.

 Condotta da un esercito inadeguato per numero e per armamento, la reazione italiana ai ribelli libici ebbe un alto costo e suggerì al generale Ameglio, redattore di un resoconto inviato a Cadorna, la frase “Il disastro di Adua è stato superato”.

 Le sorti italiane furono sollevate dalle divisioni che indebolivano i rivoltosi e ultimamente dal rovescio degli Imperi centrali e della Turchia, che nel 1918 erano diventate incapaci di sostenere i ribelli libici. La riconquista dei territori libici occupati dai ribelli e l’affermazione dell’autorità italiana su tutto il territorio della colonia avverrà negli anni Venti. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, grazie all’azione illuminata del viceré Italo Balbo, la Libia era diventata un magnifico esempio di colonialismo inteso alla civilizzazione..

 Opportunamente Rosselli rammenta che i militari italiani operanti in aree lontane dalla madre patria e dalle colonie furono oltre settantamila e che il loro contributo alla vittoria dell’Intesa fu importante.

 Quasi inedita è l’avvincente storia della legione russa, che operò sul fronte francese nel triennio 1916-1918 schierando oltre quarantamila combattenti, una singolare vicenda ricostruita con perizia da Rosselli.

 Il coinvolgimento nella grande guerra del Portogallo, che inviò in Francia un contingente (Corpo Expedicionàrio Portugués) costituito da 3.346 ufficiali e 52.421 soldati, è oggetto di un capitolo che evidenzia alcuni fra i più atroci episodi della grande guerra: “per i militari portoghesi il primo impatto con la dura realtà della guerra risultò estremamente traumatico. Dal mese di aprile del 1917, cioè con l’inizio del dispiegamento dei reparti nelle trincee di prima linea, centinaia di inesperti soldati iniziarono ad essere falciati dal micidiale fuoco dell’artiglieria e delle armi automatiche tedesche, mentre altre migliaia si ammalarono di tifo e di polmonite”.

 Nell’ultimo capitolo, Rosselli sfida l’assurda permalosità dei negazionisti turchi e rievoca il genocidio degli armeni.

 Rosselli risale alle cause dello sterminio, cioè l’influenza del pangermanesimo nel pensiero dei Giovani Turchi, che nel 1910 affermarono la necessità di attuare al più presto lo sterminio della minoranza armena.

 I cristiani armeni furono schiacciati dalla mostruosa massa generata dalla confluenza della doppia barbarie razzista, quella incubante nella Germania di Lutero e quella galoppante nella Turchia maomettana. Le vittime armene del primo olocausto del secolo sterminato furono un milione e cinquecentomila.

 L’opera è presentata in elegante veste tipografica e arricchito da numerose fotografie tratte dallo sterminato archivio di Alberto Rosselli.

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12 commenti su “Vicende poco note della grande guerra – di Piero Vassallo”

  1. sull”influenza del pangermanesimo’ l’autore non cita le menzogne poi smentite dagli stessi vincitori della prima guerra mondiale quali ‘i tedeschi che tagliavano le mani ai bambini belgi’….si vuole attribuire al ‘pangermanesimo’ l’eccidio degli armeni commesso dai turchi?

  2. piero vassallo

    all’amico Sergio faccio cortesemente notare:
    a. parlo di razzismo incubante in Germania (notizia non falsa, credo)
    b. di razzismo turco (notizia non falsa e confermata dal fatto del genocidio armeno)
    c non parlo di bambini belgi
    d non affermo che i tedeschi parteciparono allo sterminio degli armeni
    e affermo che la cultura tedesca esercitò una certa influenza sui turchi (alleati dei tedeschi, dopo tutto)

  3. Lo sterminio degli Armeni fu essenzialmente massonico – non solo nel senso di eccidio anticristiano, ma anche nel senso statalistico/funzionalistico: UNO Stato, UN popolo, UNA religione (=superstizione, per i nuovi capi).
    Se doveva nascere uno Stato Turco (cancellando l’Impero), esso doveva nascere “semplice”, monolitico.

    Le stesse operazioni deliranti furono attuate in Europa Centrale, allo smembramento dell’Impero Austro-Ungarico (vero obiettivoo dell’ “inutile strage”): far nascere lo Stato dei Cechi, quello degli Slovacchi, quello dei Romeni… quello degli “Slavi del Sud” (calderone inestricabile delle piccole popolazioni intersecate fra loro).

    Resta il fatto che fra il totalitarismo dell’Impero Germanico (non di quello Austro-Ungarico) e quello dell’Impero Turco vi fosse una certa consonanza, così come vi era stata consonanza fra l’assolutismo francese e l’aggressione turca all’Europa

  4. Annarosa Berselli

    Dopo un secolo si può parlare freddamente della guerra 1914-1918, senza più la retorica
    di tanti anni fa…..Il Signore accolga nel suo Regno tutti i caduti, di ogniu fronte ed ogni fede!

  5. piero vassallo

    Andrea (R) cita opportunamente la politica dell’assolutismo francese quale esempio di tradimento della Cristianità – yb argomento che fu magistralmente sviluppato dall’indimenticabile Francisco Elias de Tejada – l’assolutismo politico è un’icona della falsa destra – l’assolutismo democratico è la sua metastasi (condannata da Pio XII nel discorso per il Natale del 1944)

  6. nel mio commento intendevo dire che il Rosselli mentre attribuisce l’eccidio degli armeni all’influenza del pangermanesimo, tace sulle menzogne propalate dalla propaganda anglo-francese, poi smentita dopo la guerra, secondo la quale i ‘tedeschi tagliavano le mani ai bambini belgi’. Sulla questione del razzismo, fu un francese a scriverne il ‘saggio della ineguaglianza delle razze umane, De Gobineau: I tedeschi quindi per una volta non c’entrano.

  7. Luigi Maria Ventola

    L’uomo ha dimostrato di essere un grande imbecille poichè continua a massacrarsi in guerre ispirate da criminali per i loro interessi di casta. Se avessimo il coraggio civile di eliminare questi cialtroni, potremmo vivere in pace ed armonia con tutto il Creato e invece è una mattanza senza fine. Quando capiremo che tutto questo non ha nessun senso?

  8. piero vassallo

    caro Ventola, il generale De Gaulle diceva che lo sterminio dei cretini è un programma troppo vasto. idem lo sterminio dei malfattori politicanti – la crescita della zizzania nei campi di grano è inevitabile – solo il Signore ha il potere di mietere il grano e dare fuoco alla zizzania o loglio (non l’olio, come si usa dire in ambienti della destra, dove il buon grano si distingue grottescamente dall’olio “cattivo”)

  9. il pangermanesimo, come del resto il risorgimento italiano, sorse per unire la Germania divisa in tanti staterelli. Allora fu ‘razzista’ anche il risorgimento perchè voleva unire le etnie dell’Italia?

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