VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE. MILANO 2012. COSA CI HA SPINTO AD ESSERCI? – di Carlo Cigolini

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di Carlo Cigolini


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C’eravamo anche noi, sei famiglie del gruppo famiglie junior della parrocchia di S. Nicola da Tolentino di Genova. Per tutti noi era la prima volta, ed abbiamo partecipato alle giornate di sabato 2 e domenica 3 giugno di incontro col Papa,  approfittando del servizio pullman organizzato dalla diocesi di Genova.

Dopo questa esperienza la domanda che non può essere elusa è questa: che cosa spinge centinaia di migliaia di famiglie provenienti dai 5 continenti

–          a lasciare le loro case,

–          ad affrontare spese, disagi e difficoltà, di trasferimento e di alloggio, nonostante la perfetta organizzazione curata dalla diocesi di Milano,

–          ad alzarsi prestissimo al mattino e fare tardi la sera, passando ore e ore in attesa sotto il sole (o eventualmente sotto la pioggia, che fortunatamente ci ha risparmiato) , in piedi o seduti sulla nuda terra del posto faticosamente conquistato,

–          ad accettare di fare code e code sia per andare che per tornare, e chilometri a piedi con borse e zaini con ombrelli, acqua  e pranzo al sacco, passeggini e bambini piccoli,

–          accontentandosi, come una formica tra un milione di formiche, di vedere solo ogni tanto qualche cosa  di ciò che si svolge in lontananza  grazie ad un provvidenziale maxi schermo,

e poi a salutarsi dandosi l’appuntamento per l’edizione successiva (che sarà a Filadelfia -USA nel 2015)?

La risposta non può essere che una: lo Spirito Santo muove i cuori, ed i cuori anche inavvertitamente mossi dallo Spirito Santo danno al corpo la forza, fanno camminare le gambe, rendono lievi i disagi, fanno aprire i portafogli, fanno germogliare  la gioia dalla fatica.

Quando persone così si trovano insieme sperimentano l’unità, che è fatta anche  di sacrificio, e la fraternità che deriva dalla condivisione in questo caso di una comune consapevolezza: che noi con i nostri figli siamo custodi di un dono grande, di un mistero sacro, tramandato di generazione in generazione, quello della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, che affonda le sue radici nella creazione  e che la nostra millenaria  civiltà cristiana ci ha lasciato in eredità; una eredità benedetta  che oggi il mondo banalizza e misconosce accarezzando dei surrogati  effimeri.

Innanzi tutto quindi si è trattato di testimoniare il perdurante valore che la famiglia ha per noi, ma non solo: la fede ci fa riconoscere  che solo Gesù ha per noi parole di vita eterna, che è Lui l’unico maestro che ha a cuore la nostra vita, e il Suo vicario in terra, il Santo Padre, è colui che, parlandoci dell’amore di Dio creatore,   vola alto e può ancora riempire i nostri cuori di luce e di speranza.

E così è avvenuto: sabato pomeriggio gli sono state presentate molte delle problematiche che affliggono la famiglia di oggi, incentrate sul tema dell’incontro, che era “La famiglia: il lavoro e la festa”, e per tutte ha avuto una parola di comprensione, di luce,  di amore e di speranza.

Nella grande Messa di domenica, solennità della Santissima Trinità, il cui video  è disponibile per intero su  http://www.family2012.com/it/ ,abbiamo gustato, insieme alla sua parola,  una liturgia multilingue che ci ha fatto toccare con mano la cattolicità della Chiesa insieme alla sacralità del sacrificio eucaristico, rimarcata sia dai canti in latino del Kyrie, del Gloria, del Credo, del Sanctus, del Pater Noster e dell’Agnus Dei, quelli che i nostri nonni sapevano a memoria, sia dalla comunione offerta e ricevuta esclusivamente  in bocca, come sempre usa fare Papa Benedetto XVI, che sapientemente  “estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt. 13,52) per farci partecipi del meglio  della ricchezza spirituale della Chiesa, senza dimenticare l’approccio concreto alla vita di tutti i giorni, aprendo al nostro modo di pensare nuovi orizzonti.

Ad esempio, nell’incontro di sabato sera, di cui pure è disponibile il video on line su http://www.family2012.com/it/,  ha invitato i datori di lavoro a favorire gli spazi dei dipendenti per curare la  dimensione della loro famiglia, evidenziando che il ritorno economico c’è, ed è un consolidamento del rapporto di lavoro che diventa più “umano” e quindi stabile e fedele; oppure  ha  insistito sulla necessità di santificare il giorno del Signore, perché è stato pensato dall’inizio dei tempi per l’uomo e non contro l’uomo; è grazie ad esso infatti che l’uomo gode di uno spazio di vera libertà, e nel suo orientamento a Dio ritrova se stesso.

Particolarmente toccante è stato, in risposta alla domanda di una bimba, il ricordo della sua fanciullezza, della sua vita in famiglia, ricordo che conserva, ha detto, “in attesa di re-incontare i miei cari quando Dio mi chiamerà”.    Speriamo però  che il buon Dio ci  conservi ancora a lungo questo Papa, mite e puro, che ha fatto di fede e ragione, di semplicità e profondità,  due binomi indissolubili.

In questi momenti difficili, mentre le istituzioni laiche festeggiano la repubblica davanti ad un popolo quanto meno perplesso e  la politica si affanna a parlare di crescita senza proporre vere soluzioni  e senza sapere quali ammortizzatori sociali trovare, dalle parole del Papa emerge la considerazione più ovvia: sono  proprio le famiglie, che il governo ancora non annovera tra i suoi interlocutori prioritari e la pseudo cultura dominante prende a picconate giorno per giorno,  le vere e concrete  risorse attraverso le quali, nel nome di Gesù,  si può realizzare e si realizza la vera solidarietà tra giovani e vecchi, tra poveri e ricchi,  tra sani e malati, tra chi vive in una tendopoli ed ha perso tutto per  il terremoto e chi deve ringraziare Dio perché è stato risparmiato e può ancora godere della salute, del lavoro, dei suoi cari e di tutte le  comodità in casa propria.

Ciascuno quindi è chiamato a fare la sua parte, anche con creatività, con modalità che spetta a noi laici individuare; e proprio da Benedetto XVI  è arrivato un suggerimento concreto al riguardo, vale a dire l’istituzione di  nuovi tipi di gemellaggi, non solo tra comuni ma anche tra famiglie, cioè con l’adozione a distanza di una famiglia bisognosa; e da parte sua ha dato un segnale forte, destinando immediatamente 500.000 euro dell’obolo di S. Pietro raccolto nell’occasione presso la diocesi di Milano alle diocesi della Romagna e della Lombardia interessate dal sisma per il soccorso alle famiglie in maggiore stato di necessità (che ovviamente si aggiungono ai 100.000 euro già stanziati il giorno dopo il terremoto ed ai 3 milioni di euro già destinati dalla CEI).

Grazie Santo Padre; noi volevamo esserLe vicini e mostrarLe tutto il nostro affetto in questo momento in cui il tradimento scuote le mura della Santa Sede; ma ancora una volta quello che abbiamo preso è stato molto di più di quello che avremmo voluto dare.

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