Viktor Orban: la migrazione può essere frenata  –  di Andras Kovacs

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Il primo ministro ungherese ha tenuto un approfondito discorso sullo sviluppo della politica nazionale, sulle misure che l’Ungheria adotta verso l’immigrazione e sul problema dei rapporti con la UE.

di Andras Kovacs

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zzzzrbnmgrznSecondo il primo ministro Viktor Orbán lo sviluppo dell’Europa è sufficiente per frenare la migrazione verso il continente, ma manca la volontà di protezione a Bruxelles. Il primo ministro nel suo discorso di valutazione annuale, di oltre un’ora, sostenendo il referendum sulle quote ha dichiarato che l’Ungheria non lascia che gli altri la costringano a prendere i frutti amari della loro sbagliata politica di immigrazione. “Non vogliamo e non importeremo delinquenza, terrorismo, omofobia e antisemitismo in Ungheria” ha detto, sottolineando che “in Ungheria non ci saranno quartieri fuori legge, rivolte, e non ci saranno bande a cacciare le nostre mogli e figlie”.

Secondo il primo ministro a causa della migrazione moderna si sono messi a rischio non solo i risultati ottenuti ma anche la possibilità di un futuro promettente. É a rischio la stabilita finanziaria, la convergenza economica, la politica estera nazionale, l’ordine pubblico ristabilito e la cultura nazionale, aggiungendo che si sono compromesse anche le emergenti possibilità europee nella vita dei nostri figli.

Secondo il suo parere l’anno 2015 ha messo fine ai tempi in cui la protezione e la sicurezza dell’Europa erano garantite.  Il futuro dell’Europa non è compromesso in primis da quelli che vogliono venirci, ma da quei leader politici, economici ed intellettuali che cercano di trasformare il continente contro la volontà dei cittadini europei. “A Bruxelles e in alcune capitali europee la cosmopolita elite intellettuale è contro la maggioranza delle persone nazionaliste.” – ha detto. “Così si creò la coalizione più bizzarra nella storia mondiale tra trafficanti, attivisti civili difensori dei diritti e politici al vertice per trasportarci milioni di migranti”. Poi ha sottolineato che non è troppo tardi perché quelli di Bruxelles capiscano che bisogna affrontare la realtà. Cioè “che in tanti paesi europei viene costruito il mondo delle società parallele che sopprime il nostro mondo”, perché i migranti non hanno nessuna intenzione di adattarsi al nostro stile di vita, perché ritengono più giusto il loro.

Secondo il primo ministro è assurdo ciò che fa l’Unione Europea e l’ha paragonata ad un capitano che prima dello scontro anziché evitare il disastro inizia a segnalare le scialuppe per i non fumatori. L’Unione Europea dovrebbe proteggere d’istinto la convivenza delle nazioni indipendenti, libere e cristiane, l’uguaglianza tra maschi e femmine, la libertà, la responsabilità, la concorrenza leale, la solidarietà, l’orgoglio, l’umiltà, la verità e la misericordia. “Perché questi siamo noi, questi sono l’Europa. L’Europa è Hellas e non è Persia, è Roma e non è Cartagine, è cristianesimo e non è califfato.” – ha detto, aggiungendo che non c’è nessuna gerarchia, ma solo differenza.

Nel suo discorso Viktor Orbán ha sollecitato il rafforzamento delle linee di confine ungheresi e ha informato che la protezione finora è costata 85 miliardi di fiorini e che possiamo contare solo sulla nostra economia. Nuove unità militari sono state mandate al confine e sono state date delle indicazioni per iniziare a costruire le linee di protezione lungo il confine ungherese-rumeno. “Se serve ci proteggiamo dalla Slovenia fino all’Ucraina” – ha sottolineato.

 “Insegneremo a Bruxelles, ai trafficanti e ai migranti che l’Ungheria è un paese sovrano, e che ci si entra solo se si rispettano le leggi e se si obbedisce alle persone in uniforme”.

L’iniziativa di un referendum contro la quota obbligatoria del sistema di migrazione europeo venuto all’ordine del giorno a marzo, chiama in battaglia i cittadini ungheresi. Bisogna fermare Bruxelles perché con la sua politica di immigrazione lunatica va contro la sovranità nazionale e contro la volontà dei cittadini.

Orban ha definito la quota obbligatoria come il simbolo dell’epoca moderna, che addensa in se tutto ciò che crea una rottura nell’alleanza dei popoli europei. Perché la quota è appoggiata solo dagli unionisti, quindi quelli che immaginano la EU come “Stati Uniti d’Europa” mentre quelli che vogliono l’Europa delle nazioni libere non ne vogliono sentire proprio.

L’Ungheria deve avere tutto il suo coraggio, perché Bruxelles minaccia anche con rappresaglie finanziarie per il fatto che ha scelto la fonte antica della democrazia europea, il referendum per decidere con chi vuole convivere e con chi no. “Siamo pari, non possiamo disapprovarci niente a vicenda” – questo è il messaggio che il presidente del consiglio manda all’Unione, aggiungendo che l’Ungheria non ha nessun debito, dato che dopo 45 anni di comunismo che l’ha resa debole, ha aperto le porte alle aziende dell’Ovest che in totale hanno portato via tanti soldi quanti la Unione ci aveva dato.

Bruxelles non può mettersi contro il popolo europeo.  L’Unione Europea non può essere una specie di Unione Sovietica in nuova veste. Non si può pretendete che l’Europa rinunci ai suoi valori millenari e che si inginocchi davanti al flusso di migranti che stanno arrivando.

Viktor Orbán ha parlato anche degli elementi di politica estera del suo governo da sostenere, tra cui al primo posto la pace, la collaborazione, il commercio e gli investimenti reciproci, l’equilibrio regionale favorevole ed i valori nazionali. Secondo lui i tre punti di orientamento della politica estera ungherese sono Berlino, Mosca ed Ankara. Per questo non possiamo permetterci di entrare in azioni internazionali contro la Germania, la Russia e la Turchia. La “politica basata sulla superiorità morale” tanto amata all’Ovest non è di interesse ungherese.

Questa politica estera è più difficile che “nascondersi invisibilmente sulla schiena morbida, calda e pelosa di un animale ospite, ma certamente è più degno alla nostra storia di 1100 anni nel Bacino dei Carpazi”. Il primo ministro nel suo discorso ha analizzato a lungo anche la posizione dove era arrivata l’Ungheria. Molto tempo passò dal cambiamento del regime e lui lavora nella politica ormai da 30 anni. Secondo lui ora si può agire, creare, adesso ha senso avere coraggio e procedere con veemenza, andare avanti con autostima. Perché adesso si sta costruendo e può essere costruita quell’Ungheria civile, quell’era nazionale – cristiana che riteniamo il “paese degli ungheresi”.

Guardando indietro nella storia dal periodo dell’Ausgleich ci sono state non poche difficoltà, tra cui la corte viennese, il comunismo che hanno portato il paese per decenni nel buio, quindi ci vuole del tempo per uscirne. Comunque  il governo nel 2014 dopo aver consolidato il bilancio, ha mandato a casa il FMI, ha chiuso il periodo della stabilizzazione ed ha iniziato una nuova era, quella del decollo per la convergenza economica. Il Consiglio dei Ministri quest’anno ripaga anche l’ultimo centesimo del prestito all’UE. Quindi sommando tutto siamo al punto di avere la possibilità per una nuova convergenza storica. Il governo in 5 anni ha diminuito l’imposta sul reddito delle persone fisiche  da 35% a 15%, ha lasciato 1.300 miliardi di fiorini nelle tasche delle famiglie, ha ridotto le spese generali del 25% ed il salario minimo è aumentato di una volta e mezzo. Sia nel settore pubblico che privato possono essere sostenuti solo quegli aumenti dei salari che hanno la copertura economica, che derivano dal crescente potere economico. Come compito più importante degli anni a venire c’è il miglioramento della competitività economica, perché il ritmo di questo non è sufficiente e la sua durata non è ancora assicurata. Come compiti necessari da fare ha menzionato la diminuzione delle tasse e della burocrazia, una formazione professionale più realistica e lo sviluppo tecnologico.

Viktor Orbán ha riconosciuto e ringraziato il lavoro degli insegnanti e degli operatori sanitari, aggiungendo che nonostante ci siano continui e significativi aumenti di salari, non sono ancora sufficienti. “Consolazione magra, che oggi in Ungheria è ancora così con quasi tutti i mestieri” – ha detto, aggiungendo anche che l’Ungheria oggi può accettare di far passare di un passo avanti tutti quanti, ma la lunghezza del passo, quindi la misura ed il ritmo degli aumenti dei salari deve essere entro i limiti della performance economica.

Ha dichiarato anche che rispetto al 2010 è aumentata del 40% la disponibilità finanziaria per l’assistenza sanitaria di base; inoltre 500 miliardi di fiorini sono stati spesi per lo sviluppo degli ospedali, grazie a cui nella maggior parte delle istituzioni regionali ci sono condizioni da 21° secolo. Ha confermato tuttavia che nella capitale serve un nuovo ospedale da grandi dimensioni.

Il Primo Ministro ha chiuso il suo discorso con “Viva l’Europa, viva gli ungheresi!”

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8 commenti su “Viktor Orban: la migrazione può essere frenata  –  di Andras Kovacs”

  1. Viktor Orban grande Patriota che ama la Vita, la Famiglia ,la Nazione. Un avamposto di Civiltà contro l’attuale nullità europa al soldo di mercanti e mercenari che vogliono distruggere i Popoli.

    Caro Andras Kovacs,
    personalmente sono invidioso di Te che hai un Capo di Governo nel quale ti riconosci e che soprattutto non è un burattino.
    Fai sapere a Viktor Orban che gode della disinteressata Stima di questo piccolo nucleo di credenti chiamato Riscossa Cristiana.
    (Ai lettori di Riscossa Cristiana: scusatemi per quanto scritto, ma penso di aver interpretato il Vostro pensiero).

  2. cattolico triste

    La differenza tra gli Ungheresi e gli Italiani è che i primi hanno avuto il cardinale Mindszenty, che con il coraggio del martire tenne testa ai carri armati e alla ideologia comunista guidando i suoi cattolici a tener fede alla Verità di Cristo, in Italia invece si cercò il “dialogo” e “il male minore” e ben due Papi suggellarono il patto col “Modernismo” attraverso il Concilio Vaticano II. Antonio Gramsci, ottimo politico, suggerì a Palmiro Togliatti che non si doveva affrontare con le armi i Papi, poiché sarebbero diventati dei martiri e il loro sangue sarebbe stato il seme di nuovi cristiani, occorreva farli scendere dal piano spirituale al piano sociale e dimostrare che gli atei e i cristiani hanno in comune la giustizia proletaria, la solidarietà, il dialogo, la pace ecc.. Con queste motivazioni i cristiani sarebbero diventati degli “UTILI IDIOTI” e il potere sarebbe rimasto in mano al PCI, che pure nel 1948 aveva perso le elezioni ma aveva vinto nelle “piazze” la battaglia ideologica. E’ la prima tentazione del demonio a Cristo dopo il digiuno nel deserto:” Se sei figlio di Dio comanda a queste pietre di diventare pane”. Gesù rispose: ”Non di solo pane vive l’uomo ma anche di ogni parola che viene da Dio.” A questo proposito Bergoglio, che ne sa una più del diavolo, disse in chiusura della prima parte del Sinodo straordinario:” I tradizionalisti trasformano il pane in pietra e la scagliano contro i peccatori, i deboli e i malati. (sic)

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