VITA E LETTERATURA ITALIANA A NIZZA – di Piero Vassallo

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Un importante saggio di Giulio Vignoli

 

di Piero Vassallo

 

 

L’asfissiante prevalenza del tanghero nella disastrata destra nazionale ha ostacolato la diffusione delle opere del genovese Giulio Vignoli, uno fra i più appassionanti interpreti delle storie italiane sgradite al potere culturale esercitato dai fantasmi sovietici.

libro vignoliL’oblio indotto dall’indifferenza è una colpa grave, poiché le opere di Vignoli sono un alimento al sano patriottismo oltre che l’occasione per esplorare eventi storici e filoni di cultura severamente proibiti dai guardiani del defunto internazionalismo socialista.

Instancabile ricercatore e prosatore elegante, Vignoli, infatti, ha pubblicato numerose e prestigiose opere, fra le quali si segnalano i saggi sui territori italofoni non appartenenti alla Repubblica italiana, sulle minoranze italiane in Europa, sulla vicenda montenegrina, su Timoslavo II sconosciuto Re di Croazia, sullo sterminio degli italiani di Crimea compiuto dagli stalinisti, sulla tragica vicenda di Mafalda di Savoia ecc..

Le opere di Vignoli rievocano gli atti della dimenticata nobiltà della nostra gente e perciò giustificano e incrementano l’orgoglio dell’appartenenza all’Italia e la diffidenza nei confronti degli stranieri sedicenti educatori e liberatori.

Nella mente di Vignoli, l’amor di patria è apertamente dissociato dalle manfrine politicanti in atto sul palcoscenico condiviso dalla destra polifrenica e dalla sinistra obituaria.

Nel saggio Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo, uscito in questi giorni dai torchi delle edizioni Settecolori in Lamezia Terme, Vignoli ricostruisce le disgraziate storie della cessione di Nizza a Napoleone III e dell’oppressione francese sulla popolazione italiana.

Vignoli rammenta che Vittorio Emanuele II cedette Nizza ai francesi tradendo l’antico patto, sottoscritto nel 1561 da Emanuele Filiberto (avo incolpevole dell’omonimo ballerino della Rai) di non cedere mai la città a nessuno.

Conosciuta la riluttanza dei nizzardi all’infranciosamento, il re sabaudo organizzò, insieme con Napoleone III, un ridicolo e disonesto plebiscito.

Scrive Vignoli: “Il plebiscito che sanzionò la cessione assume gli aspetti di una farsa grottesca, nella quale infiltrati dalle autorità francesi e piemontesi giocano lo stesso ruolo: conculcare la volontà degli aventi diritto al voto. I nizzardi recalcitranti alla cessione vanno convinti con le buone o con le cattive. Se ciò non accade si ricorre a brogli madornali. … Una sporca faccenda: fu fatta violenza ad un popolo camuffando  il tutto con pretesi metodi democratici, che la Francia ufficiale odierna (vedi le celebrazioni del 2010 per il 150° dell’annessione) continua a voler far credere”.

L’umiliante sconfitta subita da Napoleone III nella battaglia contro i prussiani a Sedan (1 Settembre 1870) e il conseguente crollo del regime imperiale infiammarono i nizzardi, che si riunirono davanti alla prefettura per manifestare a favore del ritorno della città all’Italia.

A conferma della proverbiale, consolidata meschinità della destra politicante nelle circostanze nella quali soffia l’aura iniziatica, il governo italiano “non approfittò di questa occasione storica, benché la Prussia  lo avesse direttamente sollecitato in tal senso”.

La volontà dei nizzardi di ricongiungersi alla madre patria, ad ogni modo, fu confermato pochi mesi dopo dalla strepitosa vittoria conseguita dal partito italiano nelle elezioni per rinviare i deputati all’Assemblea nazionale francese di Bordeaux.

Alla notizia della vittoria del partito filo-italiano la gente scende in piazza esultante, il risultato elettorale è la più chiara risposta al falso plebiscito del 1860″.

La repressione dei democratici francesi, naturalmente non si fece attendere: impedita la qualunque manifestazione di piazza, i giornali italiani furono soppressi dalla polizia e i redattori arrestati.

In Italia intanto i rappresentanti dell’emigrazione nizzarda esortavano la diplomazia ad interessarsi dell’irredentismo. Fu pubblicato un Memorandum, “che non ottenne l’effetto sperato non solo perché il governo italiano non prese nessuna iniziativa per la Liberazione della Città … ma anche perché lo stesso Garibaldi tenne un atteggiamento incerto in tutta la vicenda“.

Immediatamente la Francia liberale avviò un processo di mortificazione e alienazione della cultura nizzarda: “Farà strame dell’identità, dell’essenza stessa di Nizza, verrà fatta violenza alla Città e alla contea. Un vero, autentico genocidio culturale“.

La seconda parte del saggio di Vignoli è dedicata alla scoperta dell’ingente patrimonio letterario, giuridico, teologico e scientifico accumulato nel corso dei secoli dagli italiani di Nizza.

Grazie al paziente lavoro dell’autore è tratta dall’oblio la memoria degli italiani che illustrarono la città di Nizza: “Già nel Trecento, e quindi ben prima della decisione di Emanuele Filiberto di introdurre nel Nizzardo l’italiano negli atti pubblici [decisione che è maturata nel 1561] Ludovico o Luigi Lascaris, discendente dei Conti di Ventimiglia, uomo d’armi e valido poeta provenzale, morto attorno al 1376, ci ha lasciato anche un poema in italiano dal titolo Della miseria di questo mondo“. Di seguito Vignoli propone un nutrito elenco di scrittori e scienziati nizzardi di lingua e cultura italiana.

La terza e ultima parte del saggio è dedicata alla persecuzione dell’italianità. Al proposito annota Vignoli: “La repressione francese successiva ai moti del 1871 dà luogo ad una vera e propria modifica della vita politica, culturale ed economica del Nizzardo. Dopo questa data, dopo la repressione dei Vespri, Nizza non sarà più quella di prima, anche se la cospicua attività di Giuseppe Bres costituisce un segno della cocciuta persistenza della componente culturale italiana. Le autorità francesi operarono una successiva, crudele repressione di ogni forma di italianità, la città crebbe a dismisura con l’arrivo dei Francesi da ogni parte della Francia e di stranieri attratti dal clima mite … Nizza divenne cosmopolita e dell’antica città intorno al porto e allo storico Castello, della nizzardità di Nizza rimase ben poco

Dopo il 1860, la storia di Nizza rappresenta un genocidio culturale attuato in conformità al disegno concepito nelle stanze del potere intitolato alla nazione madre della democrazia moderna.

Una lezione che gli italiani, assordati dai rumori delle cattedre straniere, hanno purtroppo dimenticato. Il merito di Vignoli consiste nella sfida lanciata contro il patriottismo fanatico nutrito dalle culture – quella francese in prima linea – che invidiano e disprezzano la Patria italiana

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