Passato più futuro, cioè Altrove. Arriva nelle sale “Solo – A Star Wars Story” – di Paolo Gulisano

Esce oggi nelle sale cinematografiche “Solo – A Star War Story”, uno spin-off del filone principale della saga di “Star Wars” creata nel 1977 da Geoerge Lucas e ora portata avanti tra mille polemiche dalla Disney. Proprio negli scorsi giorni, uno degli sceneggiatori, Jonhatan Kasdan, si è lamentato del fatto che il ciclo di “Star Wars” sia troppo puritano, che non ci sia mai stato sesso esplicito e che manchino personaggi Lgbt. Vedremo se la dittatura del politicamente corretto si impadronirà anche di quella che è una delle più belle saghe fantastiche mai raccontate e piena di valori positivi.

La Saga di “Star Wars” merita una approfondita riflessione. Innanzitutto diciamo che non si tratta di “semplice” fantascienza. È una sorta di ultima utopia. In “Star Wars” non ci siamo noi, esseri umani del pianeta Terra; non ci sono i nostri tempi né i nostri luoghi. C’è una versione parallela, indistinta, fantasiosa e sfrenata di “altri noi” in un tempo-luogo “altro”, a contatto con “altre” cose e “altri” esseri: l’uomo-non-umano; i mostri e le creature inumane; i luoghi così caratterizzati da divenire simboli astratti; la Forza santa e dannata, due facce dello stesso universo mistico; la dominante scienza/tecnologia umanizzata o demonizzata; la reazione vincente della natura; i traumatici rapporti padre/figlio; le potenti figure femminili; il fascino sinistro del sadico tiranno in essere… tutte tematiche profonde dell’umanità da sempre usate – basti pensare ad esempio a Shakespeare – e che qui svelano il gioco starwarsiano delle astronavi iperveloci, immagine dei destrieri, e delle immani basi planetarie, immagine dei castelli cavallereschi. Una fusione di passato e futuro terrestri che produce l’Altrove.

“Star Wars” non è astronomia, storia o scienza, né “pure” né “speculative”. Fin dal 1977 la saga non ha nessuna logica né rispetta leggi fisiche: è una fiaba che usa termini Sci-fi come “iperspazio” o “iperguida” come si usano le carrozze fatte di zucche e i sentieri di briciole in una fiaba.

La lightsaber (in originale “sciabola di luce”, in italiano “spada laser”) è una di quelle trovate che rappresenterebbero in apparenza la parte Fanta-tecnologica realistica di Star Wars, ma che tecnologia o realismo non sono.

Una futuristica arma laser, un improbabile fascio di energia amplificata da dei cristalli che ritorna all’origine del proiettore creando una lama senza filo né peso, che “taglia tutto”, ma che è però a tutti gli effetti un’antica spada, tra fioretto e katana. Si tratta di puro simbolo, un po’ come l’Unico Anello di Tolkien o la mela di Biancaneve. La spada laser di Lucas è “solamente” l’immagine concreta della nobiltà di un mondo passato e perduto che cerca di farsi strada di nuovo in una civiltà ormai corrotta.

Come non è tecnologia fantascientifica l’astronave scassata di Han Solo, chiamata romanticamente Millennium Falcon, che in realtà ha la stessa funzione delle Aquile salvifiche di Tolkien; o la terribile stazione da battaglia imperiale Morte Nera, in effetti né più né meno che il castello/antro del drago cattivo delle fiabe. Di più: l’iperguida delle astronavi, concetto assolutamente Science-fiction, e di una Sci-fi seria, qui al contrario ricopre il comodo ruolo, a volte addirittura scherzoso, del deus ex machina per gli spostamenti nella geografia fanta-cosmica. Un po’ come dei buoni (estremamente buoni) cavalli bianchi in un qualsiasi fantasy medievale.

Come in un fantasy che si rispetti, in Star Wars incontriamo, oltre agli “pseudo-umani”, anche numerosissime razze non umane: in chiave fantascientifica diventano i cosiddetti “alieni”, ma sono come gli Elfi, gli Orchi, i Troll, i Goblin del caro, vecchio Tolkien. Questi alieni abitano in regioni planetarie – dette Sistemi- non realistiche: ciascun pianeta ha il proprio caratteristico clima ed ecosistema; così unico, particolare e predefinito da trasformarsi programmaticamente nella zona o parte geografica di un grande “continente” onnicomprensivo (quindi, la Galassia dei Skywalker come la Terra di Mezzo degli Hobbit). Ovviamente, si tratta di concetti tipici delle opere di genere fantasy, fino al Sword and Sorcery, che portano alla classica e irrinunciabile “mappa del continente fantastico” da percorrere, esplorare e salvare.

La Galassia è un insieme di Sistemi stellari bene ordinati che si possono visitare; e nemmeno con la realistica difficoltà di spostamento che troviamo in una bibbia fantasy come “Il Signore degli Anelli”, ma con la leggera facilità del “passò un po’ di tempo a cavallo” di una favola dei Grimm.

Non ci si pone mai il problema del realismo astronomico o tecnologico: basta inforcare un caccia stellare monoposto, sperare che non cada a pezzi per la mancanza di “biada atomica”, dargli un calcio se non ingrana e gettarsi nel non meglio definito ma sempre utilissimo Iperspazio, magari con le giuste coordinate nel navicomputer che permettano di non passare attraverso una supernova… Ecco che compaiono il desertico e ostile Tatooine o l’equatoriale e cinguettante quarta luna di Yavin, il vaporoso e gassoso Bespin o la forestale e orsacchiottesca luna di Endor, il metropolitano e inquinato Coruscant e l’oceanico e piovoso Kamino, l’arido e insettoide Geonosis o il vulcanico e asfissiante Mustafar – e un’infinità di differenti e assurdi pianeti mono-climatici e/o mono-strutturati che sono senza dubbio puri e precisi luoghi della fantasia.

È una direzione espressiva astratta, anacronistica e disorientante, con un’insistita patina che dal classico favolistico riesce qualche volta a divenire retro-futuristica (un futuro pensato dal passato) o più spesso, e soprattutto, futuro-retrò (il passato pensato dal futuro). In ogni caso la regola numero uno è la straniante rinuncia al realismo contemporaneo; e quando l’eccezione conferma la regola – ad esempio in dettagli di look, acconciature, vestiti – addirittura essa potenzia il senso di straniamento. Si fa così decisiva nel DNA di “Star Wars” la personalizzazione della tecnologia, soprattutto l’umanizzazione dei robot (qui chiamati Droidi), ma anche l’animalizzazione dei caccia/falconi o cargo spaziali/cavalli, degli Star Destroyer imperiali/draghi.

Eppure in questo modo l’elemento della scienza fantasiosa diventa, incredibilmente, basilare per “Star Wars”: gli elementi fantascientifici, che non sono nemmeno pochi, sono costantemente allusi, dati per scontati, non espressi ma presenti – quindi non sono superficiali e contribuiscono in maniera decisiva sia al contenuto che alla forma del racconto.

Il modello di riferimento sembra essere uno dei padri fondatori della fantascienza, l’inglese Herbert George Wells: pur definendo i principali temi portanti del genere come l’invasione aliena, i viaggi nel tempo e nello spazio, la sociologia futura, la tecnologia sperimentale, le aberrazioni genetiche, egli non inseriva alcun elemento tecnico-scientifico veramente credibile nei suoi scritti fondanti; a differenza del “rivale” francese Jules Verne, altro nume tutelare di questo tipo di narrativa, che invece infarciva i suoi romanzi di dati e dettagli tecnologici.

Nelle avventure della Forza vi è effettivamente la scienza, pur essendo una scienza “alla Wells”: immaginaria, divertita, irreale, più comunque sociale che tecnica; la Forza è anche fanta-filosofia, non solo semplice magia. Inoltre, l’apparato fantascientifico (astronavi, pianeti, robot, alieni) è comunque assolutamente basilare. Quindi si tratta di un nuovo tipo di fantascienza, più che di fantasy? Definirlo poi come science fantasy, o ancora meglio il più poetico space fantasy, può essere divertente. In ogni caso è l’assenza di futuro, presente o passato dal punto di vista degli umani terrestri che spinge la saga lontano da qualsiasi etichetta e la proietta oltre. Ciò che non è umano si umanizza; mentre chi sarebbe uomo o donna si disumanizza, nel bene e nel male.

 

3 commenti su “Passato più futuro, cioè Altrove. Arriva nelle sale “Solo – A Star Wars Story” – di Paolo Gulisano”

  1. alla luce di quest’articolo, nonché dell’impressione di fondo che il sottoscritto ha dell’intera saga non si capisce veramente il senso delle polemiche sull’assenza di sesso esplicito fra i protagonisti o, peggio, di figure LGBT….che c’azzeccherebbero? La furia totalizzante di questi tempi nel suo dimenarsi dissolutorio e banalizzante ci “regala” momenti tristemente ridicoli.

    1. Beh, se è per questo volevano anche fare il seguito di Frozen con la principessa sposata… con una donna! Volendo, la perversione la si mette dappertutto. E Disney non è nuova a questo genere di messaggi, vista la gran quantità di messaggi subliminali contenuti in cartoni animati e film anche di epoche remote (faccia una ricerca in internet: non sono fole di complottisti).

  2. Pietro Montevecchio

    Rispettosamente dissento: mi è sempre sembrata un western troppo diluito, glassato con qualche richiamo ad imprecisati concetti di origine hindu. In questa pacottiglia, per quanto lo ritenga in sé deplorevole, può starci anche qualche trita scena di sesso alternativo ..

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