Monti, ancora tu? Cosa non si scrive per i padroni – di Marco Manfredini

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In questo paese accadono robe dell’altro mondo.

Ricorderete l’annus horribilis 2011. Zio Silvio al governo, già in fase di bollitura avanzata ma ancora con qualche barlume di inconscia lucidità, continuava a non rispondere come dovuto ai dettami dei “mercati”, della finanza e dell’eurocrazia. L’eurofinanza mercatista non era soddisfatta di lui: a volte sembrava quasi che, non si sa se consapovolmente o meno, tendesse a fare gli interessi del nostro paese. Imperdonabile per un governo italiano che si rispetti.

Presero perciò l’economista più allineato, resettato, automatizzato, privatizzato, radiocomandato che c’era e per ignoti meriti lo cooptarono per sostituirlo a chi, orrore orrore, era stato democraticamente scelto dai cittadini.

Un colpetto allo spread, qualche telefonata, una nomina, i media uniti come un sol uomo, un altro colpetto ai mercati, e il gioco riuscì perfettamente.

Lo si era intuito da subito, dalle modalità con cui venne piazzato, dall'(in)espressione del volto, dall’insofferenza, dalla spocchia, dalla squadra di governo che somigliava più ad un plotone d’esecuzione testamentaria che ad un gabinetto di ministri. Lo si era intuito da subito, ma successivamente ne ebbimo ampia dimostrazione: sia sulla nostra pelle, sia dai crudi numeri. Qualcuno si premurò di certificare, dati consuntivi alla mano, che quel governo, durato un anno e mezzo scarso, fu il peggior esecutivo della cosiddetta seconda repubblica, ovvero dei quindici anni precedenti.[1] In termini relativi rispetto agli altri paesi europei fu un disastro sotto tutti i punti di vista: crescita della disoccupazione, rapporto debito/PIL, aumento del debito (una vera impennata) e del deficit, crollo della produzione industriale, morìa di imprese (e di imprenditori) senza precedenti.

Va be’, ormai è acqua passata, perché continuare a rivangare quei tristi momenti?

Perché il passato a volte ritorna, specie quando non se n’è mai andato. Qualche sera fa l’abbiamo visto mentre faceva la lezioncina in una trasmissione televisiva tra vari lacchè, alquanto infastidito per la presenza di Mario Giordano che in collegamento esterno ricordava a tutti, tramite dei cartelli, la sciagura del suo governo. Bisogna comprenderlo, la sua abitudine al dissenso ragionato è più o meno pari a quella verso la volontà popolare: entrambi intollerabili.

Sarà un’impressione, ma anche la Fornero sta ricominciando a fare capolino in tivù.

E poi i giornali, che forti della contrarietà alla manovra finanziaria pentaleghista appena varata, hanno ricominciato con la litania cara al monofisismo euroschiavista. Domenica 30 settembre, per dire, tra Corriere, Repubblica, Stampa, Avvenire, (persino il Giornale, diventato d’un tratto europeista), non si contavano gli editoriali conformi al pensiero economicamente corretto.

Non vale la pena soffermarsi sull’Azzardo populista denunciato da nonno Scalfari, sui pericoli dell’ideologia sovranista e populista di cui parla Aldo Grasso senza accorgersi che sono solo naturali reazioni a quelle ben peggiori del mercatismo e dell’eurobancocentrismo; o Lucrezia Reichlin, Michele Ainis, Marco Tarquinio.

Per la serie “Non ci stupiamo più di nulla”, troviamo su Avvenire, oltre al sempre diligente direttore, un diligentissimo Staino che senza tanti giri di matita arruola il suo Jesus tra i camerieri del debito pubblico, raffigurato mentre striglia il fumetto di Di Maio, quello sprecone, colpevole di aver portato il rapporto deficit/pil al 2,4 percento. Come si vede tutti uniti, tutti compatti, in uno squallore indicibile.

Ma lasciamo perdere costoro, perché ciò che più di tutto continua a rimanere indigesto è il modo con cui il rovinoso premier del 2011-2012, di cui abbiamo ricordato pocanzi i risultati, ha ripreso negli ultimi tempi a farci la lezioncina dal Corriere.

Se la cosa non ci riguardasse e non ci fosse da piangere, sarebbero una serie di battute divertentissime:

La manovra è maldestra.[2]

Lo dice il premier di un governo che ha varato la legge Fornero, quel decreto sulle pensioni che si era dimenticato dei cosiddetti esodati, un numero di persone che non si è mai capito a quanto ammontasse, ma a seconda dei casi variava tra i 65 mila (stima governo) e i 390 mila (stima INPS).[3]

[E’ maldestra perché] sceglie con orgoglio una strategia plulriennale di significativo disavanzo pubblico, sfidando gli articoli 81 e 97 della Costituzione e le regole convenute con l’Unione Europea.

Non sono un fan della Carta, ma si dà il caso che in Costituzione, molto prima degli articoli menzionati da Monti che riguardano i conti pubblici (che monotonia) si parli di diritto al lavoro, sovranità, democrazia, solidarietà, dignità sociale e tanti altri aspetti interessanti che a lui non paiono interessare granché.

Presenta un’Italia refrattaria al buon senso. Il nostro paese spicca infatti per l’alto disavanzo e debito pubblico e per bassa crescita, dovuta anche a uno Stato-provvidenza e frenatore del mercato.

Se uno credesse ancora alla buona fede di certi economisti potrebbe osservare che dieci anni di “crisi” sono trascorsi invano. Invece no: anche loro, come tutti, hanno osservato che il free-market ammazza i popoli e le economie, però, contrariamente alla gente comune, proprio per questo ne auspicano dosi sempre più massicce. Evidentemente i sopravvissuti sono ancora troppi. Avanti col buon senso.

Il “governo del cambiamento” [ha attuato un’] inversione del percorso attuato dagli ultimi quattro governi per rimuovere alcuni ostacoli alla crescita.

Buona anche questa, vediamo: Monti, Letta, Renzi e Gentiloni avevano rimosso alcuni ostacoli alla crescita? Come? Con la sanguinaria repressione fiscale instaurata da Monti? Col suo piccolo erede rigorista dalle altrettante numerose frequentazioni di consessi banco-mondialisti? Con la mancia elettorale di 80 euro elargita da Renzi? Col decreto salva banche di Gentiloni?

La manovra è effettivamente azzardata. [Si prevede] un probabile accumulo di oltre cento miliardi di euro aggiuntivi di debito pubblico nei prossimi tre anni.

Dopo aver ricordato di nuovo che il debito pubblico è cresciuto anche e soprattutto con Monti, faccio presente che:

  • Se non dovessimo pagare interessi sul debito il bilancio dello stato sarebbe in attivo, e quei cento miliardi di euro li recupereremmo in un anno, non tre.
  • Il debito pubblico è cresciuto mostruosamente dopo il 1981, con il famoso divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, ovvero da quando sono state attuate le politiche monetarie liberal-privatiste care agli amici di Monti che ci hanno intrappolato in questo sistema usurario.
  • Il debito pubblico si può considerare quindi una colossale truffa ai danni dello Stato inteso come comunità di cittadini, a beneficio dei banchieri privati e dei mercati speculativi.
  • Il debito pubblico (o la parte di esso considerata illegittima, a seconda di quanto si volesse spingere), potrebbe essere cancellato con un click. In alternativa ci sarebbero diversi modi più “soft” studiati e documentati per porvi un limite[4], senza ricorrere a cose inutili come “la lotta agli sprechi”, “il recupero dell’evasione”, e simili vuoti ritornelli.

[Sarebbe] come se a ciascun occupato nel Paese facesse capo un mutuo-casa da pagare ogni mese, senza però che questi abbia la casa.

A questa situazione ci siamo arrivati non certo per colpa di Salvini, Di Maio, o Conte, ma piuttosto, come detto sopra, dei compagni di merende di banchieri, finanza ed eurocrazia: Andreatta, Ciampi, Prodi, Napolitano, Draghi…

La prospettiva potrebbe aggravarsi ulteriormente se i mercati finanziari reagissero con nervosismo alla manovra italiana.

A noi i mercati finanziari non interessano, professor Monti, come possiamo farglielo capire? Lei continua ad agitare questi mercati perché è a loro che risponde, ma la gente comune pensa che essi dovrebbero tuttalpiù essere al servizio dei cittadini, non il contrario. Se dopo la manovra si innervosiranno, daremo loro un Valium, cosa sarà mai.

Venerdì lo spread Btp-Bund aveva toccato i 282 punti […]

Andiamo a vedere: durante il governo Monti lo spread è stato, nel suo punto più basso a 278 (marzo 2012), ma ha superato diverse volte quota 500 (552 a novembre 2011, 515 a dicembre, 537 a luglio dell’anno successivo).[5] Ma non è questo il punto. Il punto è che a noi dello spread, così come dei mercati, e lo dirò con eufemismo, non ce ne frega nulla. Non vorremmo più sentirne parlare, perché non hanno e non devono avere nulla a che fare con la vita reale delle persone.

La Commissione e l’Eurogruppo […] dovranno prendere in considerazione una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo […]. Ciò sottoporrebbe le scelte del governo a vincoli più stretti. Un governo nazionalista e sovranista finirebbe così per provocare una riduzione della sovranità effettiva della Nazione.

Gentile professore, non le dico l’utilizzo che il governo dovrebbe fare di quella eventuale procedura di infrazione, ma penso sia abbastanza evidente. Lei continua a dare per scontato che, qualunque cosa succeda, dovremmo rimanere in questa gabbia contro i popoli chiamata Unione Europea con tutti i pazzeschi vincoli che ne conseguono. Non riesce nemmeno ad immaginarsi (forse non l’hanno programmata per farlo) che con la forza dei cittadini e di alcuni governi uniti, questi vincoli si potrebbero pure cambiare, o se proprio non è possibile, se ne potrebbe persino uscire?

Non è nemmeno concepibile per lei che il debito pubblico possa essere gestito anziché servito, che il nostro paese possa disfarsi di questa schiavitù di bilancio e della colossale truffa bancaria rappresentata dal debito.

Diciamolo pure [questa manovra] è irresponsabile. Però questo è vero solo dal punto di vista del bene del paese, dell’interesse della nazione, del popolo e della sovranità, che verranno tutti danneggiati.

Un attimo che finisco di ridere.

L’interesse della nazione? Ma quando mai se ne è preoccupato professore, mi consenta? Adesso ci vorrebbe far credere che è interessato alla sovranità del popolo? Scusate, sono piegato in due.

Mi riprendo e le ricordo una sua celebre ammissione:

Non dobbiamo stupirci che l’Europa abbia bisogno di crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni, solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile, conclamata. […].

Abbiamo bisogno delle crisi come il G20, come gli altri consessi internazionali per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce, rimane un sedimento, perché si sono messe in opera istituzioni, leggi, eccetera, per cui non è pienamente reversibile.[6]

Per favore, un minimo di rispetto per l’intelligenza del lettore medio, che non sarà certo pari alla sua, ma almeno ne fa uso. Sappiamo che a lei interessa che venga ceduta la sovranità degli stati, perciò non  ha nulla di cui preoccuparsi; se è vero quello che afferma sul Corriere, con manovra o senza manovra la sovranità viene danneggiata comunque. In ogni caso vince lei, vincete voi banksters.

Tralasciamo il resto, e andiamo al gran finale:

Durante la campagna elettorale avevo osservato che, siccome ogni promessa è debito e le promesse dei partiti erano di una generosità senza precedenti, noi cittadini alla fine saremmo stati gravati da pesanti debiti, per disobbligare i partiti verso gli elettori […].

Gentile professore, quel “noi cittadini” è credibile come se Jeff Bezos avesse detto “noi poveri dipendenti sfruttati di Amazon inc.”, o come se Maurizio Zanfanti, in arte Zanza, poco prima di spirare avesse pronunciato “noi uomini casti, illibati e continenti”.

Non condivido né conosco in pieno la manovra, ma se ha l’opposizione di tutti i giornali, le eurocrazie e gli emissari di banca, sono certo che stiamo andando nella direzione giusta.

In virtù di questo, a chi ha detto “Me ne frego dell’Europa” va tutta la mia stima. Era da un po’ che lo aspettavo.

 

 


[1]https://scenarieconomici.it/il-bilancio-del-governo-monti-valutazione-finale-il-peggior-governo-della-2-repubblica-valutazione-analitica-delle-performance-dellitalia-rispetto-alla-ue-di-tutti-i-governi-2/

[2]Serie di citazioni dall’articolo “La perfetta manovra maldestra” di Mario Monti sul Corriere della Sera del 30 settembre 2018.

[3]http://www.lastampa.it/2012/06/12/cultura/chi-e-quanti-sono-gli-esodati-xS5a05fgYDvMj8tTtYYnTM/pagina.html

[4]Ad esempio quelli proposti da Moneta Positiva http://monetapositiva.blogspot.com/

[5]http://finanzanostop.finanza.com/2012/12/12/uccide-piu-lignoranza-che-lo-spread-le-menzogne-su-monti-salvatore-della-patria/

[6]https://www.youtube.com/watch?v=UIswp3Eg9wE

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6 commenti su “Monti, ancora tu? Cosa non si scrive per i padroni – di Marco Manfredini”

  1. Quello che mi stupisce di più non sono tanto i disastri che costui ha provocato ma il fatto che abbia potuto insegnare per tanti anni all’Università.
    A prescindere da quello che dice, quando spiega qualcosa non si capisce nulla! Mi sembra che un professore universitario dovrebbe, per prima cosa, saper insegnare.

  2. A differenza dei tempi antichi, quando ai traditori della Patria era riservato il peggior disprezzo (Dante li mette all’inferno conficcati nel ghiaccio eterno), nel tempo del progresso e della modernità, noi, non soddisfatti delle rovine che costoro ci hanno già procurato, continuiamo a mandarli senza catene in giro a spargere nuove perle di saggezza.
    Quando non si riconoscono più neanche i danni patiti, mala tempora currunt…

    1. Persone di questa fatta, cara signora, tradiscono la Patria perché servono la Matria, cioè la Pseudo-chiesa, cioè la Massoneria.
      Le note distintive della Massoneria sono:
      1- lo stile “docente”: “Io parlo- voi, esseri inferiori, ascoltate”;
      2- l’occupazione di ogni spazio (tranne quelli di lavoro oscuro, lontano dai riflettori) come cosca: “tu sei un professionista del giornalismo, tu della politica, tu dei Tribunali, tu della Finanza… tutti siamo FRATELLI”.
      Il 2011 era il Centocinquantenario dell’ “impresa di Cavour”.
      Ci furono ampie e insistite dichiarazioni d’intenti: “Faremo qualcosa di grande”. E ci fu anche -per la prima volta nella dimensione pubblica (exoterica)- la rivendicazione storica, del tutto fondata: “Quello che è successo 150 anni fa, lo abbiamo fatto Noi”.

  3. Condivido quanto esposto con sardonica puntualità (necessaria e gradita) in questo articolo. Su una Cosa pero’ mi permetto di esprimere la mia opinione: la lotta all’evasione fiscale è stato un vuoto ritornello degli ultimi governi che si sono avvicendati e rimarrà tale fino a quando se non si attueranno delle politiche fiscali per cui sul serio chi evade paghi (tutto e subito come in Svizzera, dove per una semplice contravvenzione i mastini ti accompagnano al più vicino sportello bancomat per sborsare fino all’utlimo franco) e ciascun contribuente sia in ciò eticamente responsabilizzato; in parallelo diminuendo la pressione fiscale e investendo su infrastrutture e servizi (in una parola FLAT TAX – paghiam meno paghiam tutti… Non sono laureato in economia come i signori di cui sopra, mi assumo le responsailità di eventuali castronerie partorite dalla mia pia illusione di scrivere con semplicità e buon (?) senso…

  4. Perché Monti Mario sarà stato prescelto dal ‘Gotha’ filoUE come liquidatore fallimentare del Belpaese?
    Forse solo per le rime che il nome suscita:
    cessionario / commissario / finanziario / miliardario / ordinario / sequestratario / settuagenario / economic-sanguinario / totalitario / vittimario / utilitario / tributario / tempario / tariffario / sicario / intermediario / funzionario / frigidario / erario / commissionario / annonario / arbitrario / deficitario / depressionario / emissario / interbancario / mandatario / numerario / usurario / valutario / tabulario / mercenario / confusionario / calvario / budgetario …..

    In tal caso la colpa è solo del vocabolario.
    Senza scordare il tramator d’insidie nonagenario.

    Conosco una persona che frequentò il liceo al Leone XIII di Milano negli anni di Monti. Dice che questi, già a 15 anni, aveva la puzzetta al naso e teneva a distanza i compagni che non fossero dello stretto giro. Rivistisi qualche anno fa al Leone XIII, Monti premier snobbò tutti gli ex compagni, peraltro affermati professionisti. Sai com’è…

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