Neo-scuola & neo-chiesa unite nell’ora di ri-educazione spirituale – di Elisabetta Frezza

I miei figli sono esonerati dall’ora di religione. Confesso che un po’ mi dispiace perché, privandomi delle loro cronache di vita vissuta, ho interrotto un inesauribile flusso di approvvigionamento di materiale fantascientifico di qualità tale che, a far conto sulla fantasia (sempre soccombente rispetto alla realtà), mai e poi mai potrà essere eguagliata.

Sarebbe stato bello raccogliere un bestiario IRC (Insegnamento Religione Cattolica, incredibilmente si chiama ancora così). Ma da quando mia figlia, con strilli scimmieschi della tenutaria della cattedra, è stata ripetutamente apostrofata come “eretica” perché refrattaria a professare il dogma darwinista (almeno per se stessa, non per la strillatrice, la cui contiguità coi primati non era in effetti da escludere a priori), ho capito che la mia passione rischiava di tradursi in crudeltà verso le mie, incolpevoli, fonti.

Dopotutto, sono finiti i tempi davvero creativi del virtuosismo a-cattolico, para-cattolico, simil-cattolico, anti-cattolico, tempi in cui ogni tenutario di IRC poteva offrire al pubblico il meglio di sé; con l’avvento del regime sudamericano, i protocolli dettati dalle diocesi, e a queste dalla centrale romana, esigono esecutori ligi e devoti, e c’è poco da scherzare.

Gli ordini diramati dall’alto non consentono variazioni sul tema, ma solo una (eventuale) modulazione di zelo. Menu fisso: migranti/accoglienza/sant’egidio; evoluzionismo/antispecismo/panteismo; omosessualità e dintorni come nuovi valori cristiani; Lutero santo subito; don Milani già sugli altari.

Dunque, si sa cosa si perde. E si guadagna un’ora alla vita. Epperò uno che creda, con l’esonero, di scampare alla somministrazione della paccottiglia ecumenica ed equosolidale in agenda, poi si accorge che tutto quello che aveva buttato fuori dalla porta gli rientra, con gli interessi, dalle finestre della “buona” scuola, spalancate a tutti i bei venti di novità purché non portino con sé qualche polline culturale, sia mai.

Il principio della fine è sempre lo stesso: quando una istituzione dismette la propria funzione, finisce per diventare una struttura circense in cui solo l’esibizionismo paga. Paga verso l’impresario di turno, novello piazzista munito di elmetto ideologico dalla casa madre; paga anche verso la clientela, perché gli avventori apprezzano gli show, li applaudono e, alla fine, li premiano alzando l’indice di gradimento, unico vero idolo nei tempi del totalitarismo democratico (o democrazia totalitaria, che è più o meno lo stesso). Nella sbornia del carnevale perenne, del senso della istituzione – cioè del suo compito e della sua vocazione – nessuno più si ricorda. Venghino signori venghino.

Per le chiese è successo esattamente così, ridotte a palcoscenici da avanspettacolo di avanguardia, dove anche il pubblico è invitato a recitare, con le parole e con i gesti, e più il copione è demenziale più biglietti si vendono perché la gente si diverte e quello è l’obiettivo, intrattenersi in compagnia. Per le scuole (buone), lo stesso: più l’offerta (“formativa”) è rimpinzata di numeri stravaganti, affidati a “esperti” animatori/imbonitori, maggiore sarà la corsa all’iscrizione.

È una questione di marketing. L’utente, che ha sempre ragione, non deve annoiarsi, non deve fare sforzi eccessivi, deve ricrearsi ben oltre gli spazi angusti della vecchia ricreazione, in una parola deve “stare bene” a scuola. Per converso, ha il diritto (di-rit-to) al successo formativo, a prescindere. Ecco che chiese e scuole, in base al medesimo principio, si fanno manicomio. E lo sono.

Peraltro stiamo assistendo a una omogenizzazione pilotata dei valori di riferimento, nel calderone della nuova religione unica universale pseudo-umanitaria, trionfo del sincretismo trasversale. Il ciarpame vacuo e beota – che spazia dall’accoglienza, al benessere gruppale (esiste, sì, ne abbiamo prova documentale), alla condivisione, al lavoro di squadra: le chiamano soft skills in lingua barbara – condensato nei pacchetti pedagogici pre-confezionati in sede sovranazionale si compenetra perfettamente con i cascami del cristianesimo contraffatto, che ha invaso gli spazi sacri mettendo alla porta il Padrone di casa. Al bravo cristiano due-punto-zero sono richieste le stesse “competenze” del bravo scolaro due-punto-zero.

Tutto questo armamentario oggi penetra nella scuola (buona) non soltanto come criterio-guida moraleggiante di carattere generale, ma in groppa a progetti con velleità di ri-educazione “spirituale”. Casi recenti, sempre meno isolati, dimostrano che, in qualche modo, si punta a polverizzare e spazzare via ogni residuo culturale legato alle nostre radici cristiane, ovvero ai fondamenti della nostra civiltà.

Una terna di esempi.

Solo perché qualche sparuto genitore ha osato sollevare qualche timida obiezione, è salita all’onore delle cronache la vicenda della strega Romilda. Una simpatica signora, al secolo Ramona Parenzan che, invitata da dirigente e insegnanti di una scuola elementare lombarda, all’insaputa delle famiglie ha intrattenuto i bambini con rudimenti di stregoneria, ha invocato gli spiriti e distribuito presunte pozioni magiche e amuleti raccomandando ai piccoli di tacere la cosa ai genitori, altrimenti il sortilegio non sarebbe andato a buon fine.

L’intraprendente signora pare bazzichi da tempo nelle scuole padane proponendo le sue prestazioni sotto l’etichetta di “laboratorio di intercultura”. Per inciso, gli stravaganti che hanno sollevato il caso, avendo avuto i figli coinvolti nelle pratiche della fattucchiera, sono stati accusati di ottusa intolleranza e, nello specifico, di anacronistica caccia alle streghe. Posto che la scuola è un contenitore di carnevalate, anche la “strega sincretica multiculturale” merita il suo spazio, perché no.

Denigrazione a mezzo stampa anche per il papà veneto che, in solitaria, ha protestato per il progetto interculturale (rieccolo) realizzato nella scuola elementare del figlio da una cooperativa che si occupa dell’accoglienza di migranti: mascheroni, danze africane, riti tribali per mettersi in contatto con gli spiriti dei defunti, tutto normale? Pare di sì. Anzi, tutto molto bello.

La difesa d’ufficio dell’insegnamento alternativo somministrato ai bambini di otto anni proviene, ovviamente, da un prete, tale don Giuseppe Mirandola. Questi, dopo un predicozzo sul pari valore di tutte le culture: «nessuna cultura ha il patentino per definirsi migliore dell’altra» – con buona pace dei missionari che, insieme al cristianesimo, hanno portato la civiltà dove si pratica(va)no sacrifici umani – conclude con parole illuminanti che vale la pena di riportare per esteso: «Per noi lo stregone è chi fa i riti e le magie. Ma quell’immagine non corrisponde alla realtà. Sono curatori che conciliano l’uso di erbe e medicina con la conoscenza del contesto sociale delle persone di cui si prendono cura. A volte la malattia è legata alla fatica del lavoro, alle visioni del mondo, perché non siamo solo corpo. Gli stregoni hanno una visione completa olistica della persona».

Se Dio non è cattolico, come insegna il suo “vicario”, è del tutto logico che il prete si genufletta allo stregone. Non fa una grinza e non poteva essere più chiaro di così, lui e il suo olismo. Dieci più.

Il terzo esempio andrebbe approfondito – lo faremo – perché è una storia vecchia che fa parte di un piano ben strutturato, cui Gentiloni ha recentemente contribuito firmando un memorandum a suggello di un incontro bilaterale col suo omologo indiano Narendra Modi, per la felicità di costui (e chissà in cambio di cosa): sull’insegnamento dello yoga nelle ore di educazione fisica.

Ecco il corso di yoga a pagamento (10 euro ad alunno) nelle ore curricolari di educazione fisica, al liceo classico. Al posto dell’insegnante, pagata dal contribuente, è reclutata una ministra del culto con annessa chierichetta, che inscena una sorta di rito pagano con tanto di incenso, candele, lettura di massime del santone, davanti a un altarino di pietre e ortaggi per entrare in sintonia con la madre terra. Va bene a tutti. I pochissimi dissidenti che non spasimano per sintonizzarsi con un finocchio vengono considerati come portatori di qualche problema, da approfondire con questionari, molto tolleranti, molto rilassanti, che investono le praterie sconfinate dell’antispecismo, dell’animalismo, del vegetarianismo e di altri -ismi praticati dalle belle persone molto eque e altrettanto solidali. Attenzione a come si risponde, potrebbe costare un meno in “educazione alla cittadinanza (globale)” o, in alternativa, una seduta dallo psicologo del centro di ascolto deputato al problem solving dei disadattati, attuali o potenziali.

Anche questo è uno spaccato di buona scuola. È tutto vero. E non si tratta di eccezioni. Uno si può chiedere come sia possibile. Se lo può chiedere, ma mettendo in conto che ciò lo rende ipso facto un soggetto un po’ strano, eccentrico, retrogrado anche, sicuramente meschino. Nel caso in cui poi azzardi una critica esplicita, beh, allora deve essere pronto a tutto.

Benvenuti nella “buona scuola”, la scuola dove è obbligatorio mangiare il becchime multiculturale in dotazione all’allevamento di ominidi globalizzati. Con lancio di coriandoli e di stelle filanti – panem et circenses -mischiati a riti pagani, pozioni, mantra e tante altre belle trovate buone per rinfrancar lo spirito.

Provate voi a far recitare un’Ave Maria…

Sancte Michael Arcangele, defende nos in proelio.

10 commenti su “Neo-scuola & neo-chiesa unite nell’ora di ri-educazione spirituale – di Elisabetta Frezza”

  1. Mi sa che il “povero” San Michele da solo non ce la fa.
    Satana starà sdraiato al sole con un drink in mano, tanto oramai ci pensano gli uomini,magari cattolici, magari preti o vescovi a fare il lavoro sporco. Non deve nemmeno più scomodarsi.
    EXURGE DOMINE!
    Antonio

  2. Temo proprio che la maggior parte dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e anche dei genitori sia gia’ “bollita” a puntino (come la famosa rana…).
    Signore, abbi pietà dei nostri piccoli!

    1. Lo stato anticristico ha generato una scuola anticristica.

      Tutto è ammesso e promosso tranne il cattolicesimo che oramai non è piu tollerato.

      La democrazia è matura e questi ne sono i frutti.

  3. Ai tempi del liceo io e il mio vicino di banco eravamo gli unici due in una classe di 20 persone a non avvalerci dell’ora di religione. Sarà un caso, ma a distanza di una decina d’anni dalla maturità di quelle venti persone siamo gli unici due cattolici.

  4. scenario delirante,tragicomico.Se non fosse per l’assoluta autorevolezza e serieta’ della scrivente,verrebbe da prescrivere con immediatezza a questi sciagurati il manicomio coatto sino a passaggio a miglior(?) vita….Societa’,scuola,Chiesa sono sull’orlo del baratro,ma le carnevalate demenziali sembrano incontenibili..
    Deus in adiutorium meum intende,Domine ad adiuvandum me festina! Un grazie sconfinato a Elisabetta che pur rimestando continuamente in tale letamaio,persevera puntigliosa nella denuncia sistematica delle aberrazioni cattomoderniste… Giampiero

  5. La cosiddetta ora di religione è un vuoto contenitore nel quale metter dentro di tutto.
    La mia prole, sinora, è stata molto fortunata. Quest’anno, UDITE UDITE, la giovane maestra di religione ha detto chiaramente ai bambini che l’uomo NON discende dalla scimmia, che quella di Darwin è una teoria vecchia e superata, buona per le favole e che la scienza di oggi ha smontato definitivamente… Credo che le farò un monumento, perché un soggetto così va incoraggiato. Prima che qualcuno, dalla diocesi, la richiami per rieducarla.
    Prendetelo come un segno di speranza! Non tutto è perduto. Mi incoraggia pensare alla giovane età della suddetta, men che trentenne: so bene che gli insegnanti dai 35 in su, invece, recitano esattamente come descritto nell’articolo, tremendo e vero.
    Forse (e sottolineo forse) qualcosa si muove. I giovani intelligenti ci sono. Il brutto è che i vecchi li censurano, a scuola, nella neochiesa, ovunque…

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