A settanta anni dalla “Summi Pontificatus”

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Pio XII

La nobile testimonianza di Pio XII

Di Piero Vassallo

Pio XIIIl 20 ottobre del 1939, Pio XII pubblicava la Summi Pontificatus, enciclica programmatica in cui è formulata la risposta cattolica agli errori che stavano sollevando i tragici venti di guerra.
Chi legge la prima enciclica di papa Pacelli senza cedere alle suggestioni diffuse dagli atei militanti sotto i labari della calunnia, deve riconoscere che il documento contiene un imparziale giudizio sulle fonti delle guerre rivoluzionarie in scena nel secolo sterminato.
Pio XII, infatti, condanna le suggestioni del positivismo giuridico fonte del paradossale assolutismo democratico circolante nella cultura liberale come in quella socialista e in quella decisionista: “Staccare il diritto delle genti dall’àncora del diritto divino, per fondarlo sulla volontà autonoma degli Stati, significa detronizzare quello stesso diritto e togliergli i titoli più nobili e più validi, abbandonandoli all’infausta dinamica dell’interesse privato e dell’egoismo collettivo tutto intento a far valere i propri diritti e a disconoscere quelli degli altri”.
Profetiche sono le parole che il papa rivolgeva a quanti nutrivano l’illusione di poter nascondere l’ingiustizia dietro la figura del successo pratico: ”È ben vero che il potere basato sopra fondamenti così deboli e vacillanti può raggiungere talvolta, per circostanze contingenti, successi materiali da destar meraviglia ad osservatori meno profondi; ma viene il momento, nel quale trionfa l’ineluttabile legge che colpisce tutto quanto è stato costruito sopra una latente o aperta sproporzione tra la grandezza del successo materiale ed esterno e la debolezza del valore interno e del suo fondamento morale”.
Non meno tagliente è il giudizio di Pio XII sulla “dimenticanza della legge di umana solidarietà e carità che viene dettata e imposta sia dalla comunanza di origine e dalla eguaglianza della natura razionale in tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengono”.
La condanna accomuna le dottrine razziste diffuse nella prima metà del XX secolo alle teorie classiste discendenti dal prestigio attribuito ai ricchi dalla teologia protestante e dalla dottrina marxiana sulla superiorità del proletariato.
Mentre condanna le diverse espressioni del razzismo, Pio XII riafferma il rispetto e dichiara il sostegno della Chiesa a “tutte quelle direttive e cure che servono ad un saggio ordinato svolgimento di forze e tendenze particolari, le quali hanno radici nei più riposti penetrali d’ogni stirpe, purché non si oppongano ai doveri derivanti all’umanità dall’unità d’origine e comune destinazione”. È così segnato il confine che separa la fede cattolica dalle ideologie ugualitarie, parodie dell’ecumenismo intese all’annullamento delle differenze generate dalla storia, dalla cultura e dal lavoro, al fine di appiattire e massificare l’identità dei popoli.
La semplice lettura dell’enciclica, infine, suona a secca smentita della leggenda nera, coniata da pubblicisti cialtroni e impuniti, secondo cui l’imparzialità del diplomatico avrebbe impedito a Pio XII di condannare l’aggressione nazista alla Polonia. La Summi Pontificatus leva infatti un lamento assai poco diplomatico sopra “Il sangue di innumerevoli esseri umani, anche non combattenti, eleva uno straziante lamento specialmente sopra una diletta Nazione, quale è la Polonia, che per la sua fedeltà verso la Chiesa, per i suoi meriti nella difesa della civiltà cristiana, scritti a caratteri indelebili nei fasti della storia, ha diritto alla simpatia umana e fraterna del mondo e attende, fiduciosa nella potente intercessione di Maria Auxilium Christianorum, l’ora di una risurrezione corrispondente ai princìpi della giustizia e della vera pace””

Piero Vassallo è nato a Genova nel 1933. Laureato in filosofia è stato docente nella sede genovese della Facoltà teologica del Nord Italia. Giovanissimo ha iniziato l’attività di pubblicista sotto la guida di Giano Accame, è entrato nella redazione della rivista Lo Stato diretta da Baget Bozzo. Di seguito ha collaborato con Guido Gonnella (Il Centro), con Nino Radano (Il Quotidiano), con Antonio Livi (Studi Cattolici), Silvano Vitale (L’Alfiere) e nuovamente con Baget Bozzo (Renovatio). Negli anni Settanta ha fatto parte dell’associazione dei giusnaturalisti cattolici (fondata da Francisco Elias de Tejada) ed ha collaborato con la Fondazione Gioacchino Volpe. Tra il 1997 ed il 2003 è stato editorialista del quotidiano romano Il Tempo. Fra le sue opere “Pietro Mignosi e la Tradizione” (Palermo 1989), “Introduzione allo studio di Vico” (Palermo 1992), “La filosofia del regresso” (Napoli 1996), “La restaurazione della metafisica” (Genova 2006),“La cultura della libertà” (Genova 2007) e “Memoria e Progresso” (Verona 2009)

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