Cattolici senza compromessi: contro il normalismo politico ed ecclesiastico

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Questo è il titolo dell’incontro della Fedelissima Civitella del Tronto. Pucci Cipriani e Fabrizio Di Stefano ci parlano di fedeltà alla Tradizione, di coraggio e di fede, per costruire oggi la società e poter guardare al domani.

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clicca sull’immagine per ascoltare l’Inno della VandeaPino Tosca, compositore dell’Inno, fu sempre presente, fino all’anno della sua morte, ai raduni di Civitella. Per il programma completo dell’incontro, che si terrà nei giorni 7, 8 e 9 marzo, CLICCA QUI

Riguardando le fotografie dei Convegni di Civitella del Tronto si apre un sipario sugli ultimi quarantacinque anni  trascorsi e rivedo, con nostalgia e rimpianto, le sequenze della mia vita che si intrecciano con quella di tante altre persone, di tanti uomini della Tradizione che, con la loro presenza a Civitella, hanno avuto come una sorta di “battesimo”, hanno fatto il loro giuramento agli ideali eterni della Tradizione: “Tradidi quod et accepi”.

Quando, negli anni bui della contestazione sessantottarda, nei sanguinosi Anni di Piombo, quando la nostra vita di “anonimi servitori” poteva essere falciata da un minuto all’altro, quando – da tutti respinti – decidemmo di salire a questa Rocca di gloria lo facemmo non per mera nostalgia di un Regno, quello del Sud, a noi pur caro, ma lo facemmo per un naturale bisogno di trarre forza e ispirazione da quel pugno di soldati e sudditi fedeli che, quando sembrava follia perfino sperare, issarono su quella Fortezza la bianca Bandiera Gigliata della Monarchia pronti a dare la loro vita per non venir meno al loro giuramento a Re Francesco.

E la forza di quei soldati veniva dai loro cuori grazie anche al cappellano, l’eroico frate francescano Zilli che, ogni mattina, celebrava per loro la Santa Messa, come la celebrarono i sacerdoti a Lepanto, alle porte di Vienna, a Gerusalemme,  a Loreto, a Mentana, sul Volturno, a Gaeta e a Messina, a Roma, prima dell’ultima battaglia in difesa della Civiltà Cristiana contro l’invasione massonica, quella Messa cattolica, nel rito romano antico della Chiesa, quella “nostra” Messa, la Messa di sempre e di tutti, quella Santa Messa, terrore dei rivoluzionari, che, ogni mattina, alle cinque, celebrava per Juan d’Austria, il fratello “bastardo” di Filippo II,  quell’umile e piccolo frate, per cui il Principe d’Austria, “il ragazzo che vinse a Lepanto” vedeva in quell’Altare : “…la sorgente della sua potenza. Quivi attingeva la sua forza, come una volta faceva Anteo toccando sua madre, la Terra. Juan si accorse di essere capace di pensare a cose cui prima non aveva mai pensato.  Anteo, il titano della leggenda greca, era invincibile finché col suo corpo fosse stato in contatto con quello della madre. Il Cristiano era invincibile finché fosse stato unito a Cristo, il Verbo fatto Carne, il Dio fatto Uomo, e del cui Corpo vivente poteva partecipare nell’Ostia”. (Louis de Wol)

Un Generale francese rivoluzionario, catturato dagl’insorti vandeani, disse a Monsieur Charette, uno dei leggendari capi della Vandea: “Ho visto i vostri soldati combattere come leoni…siete degli eroi e vi ammiro…ma a che vale la vostra Resistenza…tanto sapete che la Repubblica, prima o poi, vi sconfiggerà… e allora che farete? “ Rispose impassibile Monsieur Charette: “Moriremo combattendo”.

Allora come ieri, consci della schiacciante superiorità del nemico  – ora che anche il Comunismo è finito   rimangono incrostazioni vetero staliniste soltanto in gruppuscoli armati e in alcuni cardinali in Vaticano come Maradiaga e Braz de Avril, nostalgici della Teologia della Liberazione e della Lotta Armata… sono i “Poteri Forti” dell’Europa , della Nato, dell’Onu, vere e proprie organizzazioni antiumane e anticristiane che ormai stanno trasformando l’individuo in un robot telecomandato –  riuniti in questo luogo dove un giorno si combatté per la Libertà noi ci riuniremo anche quest’anno per rinnovare il nostro giuramento ideale controrivoluzionario, senza compromessi, senza tentennamenti, senza cedimenti alle sirene dei difensori dell’”Ordine napoleonico”, dei tanti Quisling di casa nostra. Non ci sarà mai tregua tra la Chiesa di Cristo e la Rivoluzione che, in campo ecclesiastico e politico, si ispira alla triade infernale della Rivoluzione francese : Liberté (“La libertà religiosa”) Egualité (“la Collegialità”) e Fraternité (“ l’Ecumenismo massonico”).

Qui, davanti ai vivi e ai nostri morti, rinnoveremo il nostro giuramento di non arrenderci: “per essere uomini ancora. Uomini che la violenza e l’illusione non li piega e che servono la fedeltà, l’onore, la bandiera e la Monarchia, perché son padroni di sé e servitori di Dio.”

Pucci Cipriani – Direttore di “Controrivoluzione”, Organo ufficiale dell’Anti 89.

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Conosco Civitella del Tronto da oltre venti anni . Fu grazie al Movimento Anti 89 che capii i segreti profondi custoditi nella Fortezza abruzzese . Fino ad allora, per me, quello era solamente un bel luogo, forse neanche ben conservato : uno dei tanti gioielli dell’identità culturale regionale cui certa politica riservava un sostanziale disinteresse.

Con la frequentazione, invece, dei coraggiosi animatori del pensiero non conforme ho scoperto per la seconda volta Civitella e ho imparato a leggere la storia con occhi diversi. La storia che nessun professore mi aveva insegnato ma che in cuor mio intuivo con forza. La storia nella versione dei vinti , di coloro che non scrivono i testi scolastici, degli “esuli in Patria”. La storia che, però, tanta parte ha avuto nelle vicende che hanno attraversato non solo l’Abruzzo ma l’Italia intera e anche buona parte dell’Europa. Quella storia che tanto mi fa amare oggi la Fortezza, come luogo fisico e ideale. Torno tutti gli anni a Civitella, in occasione delle celebrazioni delle insorgenze borboniche, perché ogni volta trovo in quel posto i motivi della mia militanza politica e rinnovo il giuramento di Fede che tanti valorosi prima di noi fecero, ribellandosi alle facili tentazioni del della modernità e del laicismo.

Mi aiutano molto la riflessione, la meditazione, la preghiera, il raccoglimento che si respira a Civitella : un silenzio che vale più di mille dibattiti, discorsi o comizi. E che porta nel vento la voce dei martiri controrivoluzionari che solo i cuori puri riescono a sentire. Una voce che, che con gli amici di sempre venuti da tutte le parti d’Italia, proviamo a riascoltare. Per farla nostra. Per condividerla. Per rinnovarla. Per capire dove sta andando questo mondo secolarizzato e senza ideali, senza volto e senza passioni. Questa locomotiva senza guidatore che, di giorno in giorno, accelera il suo ritiro. Questo immenso transatlantico su cui si danno feste di gala, con signori eleganti e dame ingioiellate incuranti del fatto che, all’orizzonte, un iceberg già mostra minaccioso il suo profilo.

Un mondo in cui pochi, disperati ma felici, sono ancora in grado di rivolgere lo sguardo al sole e di tenere – con il volto sorridente – ancora alta la bandiera immortale della Tradizione.

On. Fabrizio Di Stefano

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1 commento su “Cattolici senza compromessi: contro il normalismo politico ed ecclesiastico”

  1. A proposito di cattolici senza compromessi, ecco le parole di Uno che è “ in grado di rivolgere lo sguardo al sole e di tenere – con il volto sorridente – ancora alta la bandiera immortale della Tradizione “:
    «Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal Creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione».

    Benedetto XVI nel suo discorso alla curia romana per gli auguri di Natale del 2008 ben sapeva che il Papa deve tuonare alto e proclamare senza paura la Verità di sempre. Ben lo sapeva e non teneva, Benedetto, a farsi amico il mondo. Non temeva, nella sua forza da gigante, di farsi agnello in mezzo ai lupi.
    (Il discorso è riportato da “Tempi” 5 marzo 2014)

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