Cornelio Fabro, l’intelligenza al servizio della religione – di Piero Vassallo

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Libro fabro

di Piero Vassallo

Libro fabroDal cardinale Siri ho imparato che conviene parlare di sé solamente per confessare i propri difetti e per lodare l’ingente numero dei benefici ricevuti dagli altri, i doni che, molte volte, gettiamo al vento della frivolezza.  
Dalla vita, invece, ho imparato che questo doveroso atteggiamento è difficilmente attuabile per la  presenza ostinata del vecchio Adamo, insorgente per suggerire al nostro labile giudizio la diminuzione della statura di quanti ci sovrastano.
Ma davanti al ricordo della modestia e dell’imperturbabile distacco con cui padre Cornelio Fabro viveva la sua grandezza, cadono le difese alzate dalla stupidità e dall’orgoglio, mentre il ricordo del  debito affiora felicemente.
Diventato cristiano attraverso la lettura delle opere di Kierkegaard magnificamente commentate da Fabro, nutrivo per il maestro un’ammirazione riconoscente. Se non che un amico, dotto teologo, ma non in linea con il tomismo restaurato da Fabro, mi convinse a cercare punti deboli negli scritti del maestro.
La logica dell’avventizio suggeritore mi pareva stringente. E quando Fabro, correva l’anno 1967, venne a Genova per una conferenza organizzata da Giovannino Cerreti  (generoso e coltissimo sacerdote) preparai una domanda che ritenevo capace di imbarazzarlo.
Presumevo di aver scoperto un orizzonte filosofico antagonista, mentre recitavo un’obiezione pedestre sotto un punto interrogativo fatale. Fabro ascoltò pazientemente poi fece cadere su di me uno sguardo divertito. E io temetti che stesse per ridicolizzarmi. Invece rispose amabilmente, come se la mia obiezione esigesse una seria e meditata confutazione. Quando la conferenza finì, Fabro si avvicinò a me chiedendomi se avevo piacere di pranzare con lui e con don Cerreti.  
Leggendo il magnifico appassionante lavoro di Suor Rosa Goglia, la fedele e sagace collaboratrice di Fabro, trovo la conferma della sensazione che ebbi allora dell’indissolubile rapporto, che correva tra l’intelligenza straordinaria del padre stimmatino e la sua profonda, esemplare modestia di vita.  
La spiritualità di Fabro e il suo pensiero fanno parte di un’unica prodigiosa storia cristiana. Nel testo di Rosa Goglia, infatti, la vita e la filosofia di Fabro rivelano una perfetta, rara solidarietà.
Opportunamente l’autrice rammenta le fasi un progresso spirituale-intellettuale accompagnato dai segni luminosi e prodigiosi della Provvidenza.
Singolare è l’episodio del sogno speculativo, l’illuminazione che aprì a Fabro la strada alla scoperta del tomismo essenziale: “Verso la metà di febbraio [del 1934] feci un sogno speculativo a questo modo: la formula radicale del principio di causa deve (poter) esprimere la dipendenza reale prima radicale cioè la creazione. Subito mi alzai di scatto e ancora in pigiama mi misi al tavolo, aprii la Summa Theologica, q. 44,1. …  Era il testo che faceva per me”.
La fede propriamente teologale di Fabro traspare nella rievocazione di un drammatico episodio, accaduto nel 1949. Un velivolo delle Aerolineas Argentinas prese fuoco durante il volo tra Dakar e Porto Natal. Fabro descrive con semplicità la sua tranquillità nel pericolo: “Fui risvegliato improvviso da Ugo Spirito che mi sedeva accanto, con tono concitato: Fabro, l’aereo brucia! Infatti l’aereo era avvolto dal fumo. … Il sottoscritto, risvegliatosi non fece altro che tracciare un segno di croce, recitare tre Ave Maria alla Vergine e rimettersi placidamente a dormire”. Per un caso fortunato il pilota, intuita l’origine del fumo, scese nel vano dei comandi aprendosi la strada con un’accetta e riuscì a spegnere l’incendio.
Nella biografia di Fabro il “caso” ricorre con impressionante frequenza. Per “caso”, egli conobbe l’opera di Kierkegaard, l’autore che orientò i suoi studi su Hegel: “[l’opera di Kierkegaard] era come un grido di battaglia contro ciò che già nel mio animo oscuramente avversavo: il mito della scienza, l’immanentismo, il materialismo, lo squallore del mondo moderno che trovava barlumi di trascendenza in sé e basta: proprio come un serpente affamato che avesse trovato, unico cibo, la propria coda”.
Nel 1944, a Roma, conobbe, sempre per caso, un ufficiale francese che mise a sua disposizione una copia dell’opus magnum di Sarte, L’^etre et le néant. Grazie a quella lettura resa possibile dal caso Fabro formulò un diagnosi sullo stato della filosofia, che previde, con molti anni d’anticipo, la caduta della parabola laicista. “Da una parte questa filosofia del nulla mi sembrò (e mi sembra tutt’ora) l’inevitabile punto d’arrivo dell’immanentismo moderno; d’altra parte al fondo del cogito-volo moderno stava un’istanza di libertà radicale che mi affascinava e che vedevo frustrata dalle forme più diffuse del pensiero contemporaneo”.
Di qui la ferma opposizione di Fabro a quella teologia progressista, che stava avvelenando la vita della Chiesa cattolica. Nel 1974 Fabro pubblicò due volumi polemici scritti per denunciare gli errori di Karl Rahner e il delirio dei suoi seguaci: “L’avventura della teologia progressista” e “La svolta antopologica di Karl Rahner”. Per chiarire il significato di queste opere, l’autrice cita la puntuale recensione di don Dario Composta: “La teologia degli anni 1940-60 si caratterizzava per un doppio sviluppo di falso progresso (da Fabro detto perciò avventura): da premesse di rifiuto del tomismo e perciò dell’adesione incondizionata alla filosofia idealista, esistenzialista e ermeneutica di carattere speculativo, si ha il passaggio verso considerazioni vitalistiche della prassi morale. Senonché, dopo la celebrazione del Concilio Vaticano II e cioè verso gli anni 1965 la teologia cattolica, in particolare, nelle sue forme più spericolate, tentò di imporre alla sana tradizione morale gli stessi princìpi moderni sopra enunciati, provocando in alcuni casi la caduta verso aperte affermazioni lassiste così compromettenti da suscitare in padre Fabro l’indignazione”.
L’inventario delle spaventose devastazioni causate dall’ingresso in teologia dell’ultramoderno “vietato vietare”, dimostra (se ancora ce ne fosse la necessità) quanto fu lungimirante il pensiero di Fabro. E quanto è importante questo saggio, frutto della sapiente fatica di suor Rosa Goglia, custode e interprete sapiente dell’eredità di Fabro.  

Rosa Goglia, “Cornelio Fabro Profilo Biografico, Cronologico Tematico di inediti, note di archivio, testimonianze”, presentazione di padre Andrea Meschi, Edivi, Segni 2010, pagg. 300 euro 18, per ordinazioni info@edivi.com

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