Gli ebrei salvati da Pio XII

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Di Antonio Gaspari

Nel corso di più di dieci anni di ricerche ho potuto constatare toccando con mano quanto la moderna pubblicistica sia pregiudizialmente influenzata da un punto di vista ideologico e come questo muro ideologico non si incrini nemmeno di fronte alle verità più evidenti.
Esempio lampante è quello di John Cornwell. Nonostante che il suo lavoro su Pio XII il papa di Hitler[1]fosse viziato da imprecisioni, notizie false, citazioni arbitrarie di documenti, stralcio delle argomentazioni di fonte ebraica favorevoli a Pio XII, e seppure le sue tesi non godessero di un articolato sostegno delle fonti, ha raggiunto le prime pagine di tutti i giornali del mondo.
Invece David Dalin, rabbino ebreo di New York, che ha scritto articoli e libri in cui ha chiesto che Pio XII venga riconosciuto come “Giusto tra le Nazioni” è stato quasi ignorato dalla stessa stampa nazionale ed internazionale. Eppure David Dalin è una personalità di spicco del mondo ebraico statunitense e le argomentazioni contenute nei suoi libri sono solide e verificabili. Uno dei suoi libri Religion and State in the American Jewish Experience[2] è stato indicato come uno dei migliori lavori accademici del 1998.
Dalin sostiene a ragione che molti dei libri pubblicati recentemente rivelano una scarsa comprensione di come Pio XII fosse un oppositore del nazismo e di quanto si adoperò per salvare gli ebrei dall’olocausto.
A fronte di questa situazione in cui si conferma quanto “certe correnti ideologiche” contrarie alla Chiesa cattolica influenzino negativamente la ricerca storica, bisogna tener conto dei tantissimi valenti ed onesti professori, ricercatori, storici che invece stanno indicando delle linee di ricerca decisamente interessanti. Si tratta di persone che conducono un lavoro oscuro e rigoroso, non vengono presentati dalle prime pagine dei giornali, ma la loro indagine è decisamente più consona alla ricerca della verità.
Una considerazione da fare riguarda “la cultura dominante” la quale manifesta un approccio estremamente riduzionista nei confronti della ricerca storica che riguarda in particolare Papa Pacelli. Per esempio, come ho fatto notare nel mio libro Gli ebrei salvati da Pio XII[3], si tiene in pochissimo conto la qualità e la quantità delle testimonianze di fonte ebraica. Eppure si tratta di testimonianze dirette, spontanee, manifestate in tempi non sospetti, cioè proprio quando la Chiesa si oppose alla persecuzione nazista. Un’analisi serena di queste testimonianze potrebbe aiutare a capire molto più profondamente quale fu la strategia della Santa Sede per salvare i perseguitati. In questo modo le ricorrenti polemiche sui “presunti silenzi” di Pio XII potrebbero essere definitivamente chiarite.
A questo proposito basta ricordare che Papa Pacelli fu uno dei personaggi più critici del nazismo e nei mesi in cui Roma fu occupata dai nazisti, Pio XII istruì il clero a salvare gli ebrei con tutti i mezzi. Il cardinale Pietro Boetto di Genova da solo ne salvò almeno ottocento. Il Vescovo di Assisi trecento. Quando al cardinale Pietro Palazzini fu consegnata la medaglia dei “Giusti tra le Nazioni” per aver salvato gli ebrei nel Seminario Romano, egli affermò: «Il merito è interamente di Pio XII che ordinò di fare ogni cosa nelle nostre possibilità per salvare gli ebrei dalla persecuzione»[4]. L’opera di assistenza di Papa Pacelli era così nota che nel 1955 quando l’Italia celebrò il decimo anniversario della Liberazione, l’Unione delle Comunità Israelitiche proclamò il 17 aprile “Giorno della gratitudine” per l’assistenza fornita dal Papa durante il periodo della guerra.
Il rabbino David Dalin ha affermato: «contrariamente a quanto scritto da John Cornwell secondo cui Pio XII fu il papa di Hitler, credo che papa Pacelli fu il più grande sostenitore degli ebrei»[5].
Inoltre, pochi sanno che già dal 1939, subito dopo la scoppio della seconda guerra mondiale, Pio XII aveva annesso alla sezione tedesca dell’Ufficio Informazioni del Vaticano un reparto speciale per gli ebrei. Circa 36.877 pratiche vennero risolte in favore di ebrei. Di questo lavoro se ne trova traccia anche in pubblicazioni israelitiche come il “Canadian Jewish Chronicle”, che riporta i ringraziamenti nei confronti della Chiesa cattolica di Jacob Freedman, un sarto di Boston, il quale non avendo notizia dei suoi parenti in Germania si rivolse al Dipartimento di Stato ed alla Croce Rossa senza avere nessuna risposta. Disperato, scrisse alla Santa Sede e, dopo alcuni mesi, ricevette una lettera del Cardinale Maglione in cui si diceva che la sua famiglia era viva e che si trovava a Varsavia. Secondo il giornale ebraico Freedman espresse profonda gratitudine nei confronti della Santa Sede[6].
Nella sola città di Roma, la Comunità ebraica ha attestato che la Chiesa ha salvato 4.447 ebrei dalla persecuzione nazista. In una iscrizione che si trova nel Museo Storico della Liberazione di Roma, c’è scritto: «Il Congresso dei delegati delle comunità israelitiche italiane, tenutosi a Roma per la prima volta dopo la liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra, ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni e quando la loro vita fu posta in pericolo dalla barbarie nazifascista. […]»[7]. Gideon Hausner, procuratore Generale israeliano nel processo contro Eichmann, il 18 ottobre 1961, asserì: «Il clero italiano aiutò numerosi israeliti e li nascose nei monasteri e il Papa intervenne personalmente a favore di quelli arrestati dai nazisti»[8].
Suor Ferdinanda (Maria Corsetti) premiata nel 1999 dal governo israeliano come “Giusta tra le Nazioni” ha conservato una lettera inviata da Pio XII alla madre superiora in cui si parla degli ebrei come “figli diletti”. Insieme alla rete di assistenza che la Chiesa organizzò in difesa degli ebrei, Pio XII intervenne più volte a titolo personale, attraverso la Segreteria di Stato o suoi intermediari per salvare gli israeliti. In alcuni casi come per i mille ebrei tedeschi che riuscì a far emigrare in Brasile, il Pontefice pagò di tasca sua gli 800 dollari a testa che servirono per il viaggio.
La seconda osservazione che emerge dalla mia ricerca riguarda l’origine dell’antisemitismo e le teorie razziste che stavano alla base del regime nazista. Come ha giustamente sottolineato Michael Tagliacozzo, uno degli storici più accurati sulla Shoah in Italia, «per capire l’essenza dell’antisemitismo bisogna riflettere su una frase che Hitler pronunciò durante le conversazioni a tavola: “Odio gli ebrei perché hanno dato al mondo quell’uomo Gesù”»[9]. Secondo il filosofo Vittorio Possenti: «Il giudizio di Hitler apre un orizzonte inedito per la comprensione dell’essenza spirituale dell’antisemitismo. La dichiarazione di Hitler scompiglia tanti canoni interpretativi cui si è ricorsi per comprendere Auschwitz e pone un interrogativo inaggirabile agli ebrei e ai cristiani. Tanto più significativo è il fatto che fu all’inizio uno scrittore ebreo, Maurice Samuel, a cogliere con la massima lucidità nel 1940 ciò che era implicato nell’odio antigiudaico»[10].
Nel volume The Great Hatred (Il grande odio)[11], Maurice Samuel ha scritto: «Non comprenderemo mai l’immensa e folle portata dell’antisemitismo se non a condizione di trasporne i termini. È del Cristo che i nazifascisti hanno paura; è nella sua onnipotenza che essi credono; è Lui che essi sono follemente decisi ad annientare. Ma le parole stesse Cristo e Cristianesimo sono troppo schiaccianti e l’abitudine di rispettarle troppo profondamente radicata da secoli. Bisogna, dunque, che spostino il loro attacco su coloro che sono responsabili della nascita e dell’espansione del cristianesimo»[12]. Qualche anno prima di Samuel, Jacques Maritain aveva colto il carattere spirituale dell’antisemitismo nell’odio verso l’elezione soprannaturale di Israele e la sua passione di assoluto, concludendo: «Odiare gli Ebrei e odiare i cristiani viene dallo stesso fondo»[13]. È sintomatico da questo punto di vista che il filosofo russo Vladimir Soloviev concluda il suo Breve racconto sull’Anticristo[14] con la sconfitta delle forze del male da parte di un’alleanza tra ebrei e cristiani. Questa considerazione è legittima se si pensa alla natura pagana ed antiscristiana di Hitler.
Oggi, i detrattori di Pio XII, da Rolf Hochhuth a John Cornwell sostengono che la Chiesa cattolica ed in particolare Pio XII fossero nel profondo antisemiti. Pochi sanno che la Chiesa cattolica già nel 1928 denunciò per prima l’antisemitismo[15]. Ben prima che i nazisti lanciassero la campagna discriminatoria contro gli ebrei la Santa Sede aveva denunciato l’antisemitismo.
Il 25 marzo 1928, dopo avere ottenuta l’approvazione di Pio XI il Sant’Uffizio decretava la soppressione dell’“Opus Sacerdotale Amici di Israel”, un’associazione che aveva il compito di convertire gli ebrei, con una dichiarazione in cui è scritto: «La Chiesa cattolica ha sempre avuto la consuetudine di pregare per il popolo ebraico che fu il depositario delle promesse divine fino a Gesù Cristo […] Con quale spirito di carità la Sede Apostolica ha sempre protetto questo popolo contro le ingiuste vessazioni! Poiché è contraria a ogni odio e animosità fra i popoli, la Sede Apostolicacondanna nel modo più deciso l’odio contro il popolo un tempo eletto da Dio, un odio che oggi si è soliti designare con nome di “antisemitismo”»[16].
Il 13 aprile del 1938 Pio XI fece indirizzare dalla Sacra Congregazione per i Seminari e le Università, una lettera ai rettori e i decani di facoltà in cui si ingiungeva a tutti i professori di teologia di confutare, con il metodo proprio di ogni disciplina, le pseudo verità scientifiche con le quali in nazismo giustificava la sua ideologia razzista. Il 28 luglio del 1938, in un discorso ai membri del collegio di Propaganda Fide, Pio XI aggiunse: «Cattolico vuol dire universale, non razzista, non nazionalista, nell’eccezione separatista di questi due attributi […] Non vogliamo portare alcuna separazione nella famiglia umana […] L’espressione “genere umano” denota, appunto, la razza umana. Si deve dire che gli uomini sono innanzi tutto un grande e solo genere, una grande ed unica famiglia di viventi […] Esiste un’unica razza umana universale […] e con essa e in essa, delle diverse variazioni. Ecco la risposta della Chiesa»[17]. Il 6 settembre del 1938 Pio XI affermò: «l’antisemitismo non è ammissibile. Spiritualmente noi siamo semiti»[18].
Sebbene in condizioni in cui era più difficile portare avanti certe denunce, Pio XII riprese molte delle idee che facevano parte del patrimonio culturale di papa Ratti. Nel radiomessaggio di Natale del 1942, Papa Pacelli affermò che tra i postulati erronei dei positivismo giuridico «è da annoverare una concezione la quale rivendica a particolari nazioni o stirpi o classi l’istinto giuridico quale ultimo imperativo e inappellabile norma»[19]. Il Papa rivolse quindi un vibrante appello per un nuovo e migliore ordine sociale: «Questo voto, l’umanità lo deve alle centinaia di migliaia di persone, che, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o al progressivo deperimento»[20].
Non c’è dubbio che tra la Chiesa cattolica e comunità ebraica ci siano stati problemi; si può parlare di sentimenti antigiudaici, ma questo non ha nulla a che fare con l’antisemitismo di natura nazista. Anche perché, soprattutto negli ultimi duecento anni, la critica sollevata da una certa parte del mondo cattolico, vedi per esempio gli articoli de “La Civiltà Cattolica” contro Adriano Lemmi e Ernesto Nathan, era per il loro essere violentemente anticattolici e massoni, piuttosto che per essere ebrei.

1. Il razzismo antisemita ed anticristiano

Dal momento in cui Hitler prese il potere, il 30 gennaio 1933, l’interpretazione del fenomeno nazista è stato oggetto di dispute violente, la letteratura al riguardo è immensa e nonostante gli studi approfonditi dedicati a questo periodo di storia le conclusioni restano estremamente controverse. Su una cosa si è comunque certi, il Terzo Reich fu il primo stato nella storia universale ad adottare il razzismo come politica di Stato. Le ideologie e le teorie razziali non sono una scoperta esclusivamente tedesca; in Germania però queste tesi ebbero la maggiore diffusione e la più alta valenza politica al punto che le varie utopie razziali acquistarono valore normativo. Scopo principale della politica sociale del regime hitleriano fu la creazione di un nuovo ordine gerarchico basato sulla razza, tutto il resto rimase in subordine, politica estera e guerra comprese. In maniera barbara e violenta Hitler ha fuso le teorie di darwinismo sociale, igiene razziale e antisemitismo in un movimento politico che è poi diventato feroce dittatura.
Le teorie da cui nasce il suo pensiero non sono originali, erano largamente diffuse in Germania, ma anche in Gran Bretagna, in Norvegia, Danimarca, Svezia e negli Stati Uniti. Un’Associazione Antisemitica Americana a cui aderivano autorevoli e prestigiosi personaggi esisteva negli Stati Uniti già nel 1896. Si trattava di fanatici che credevano nella superiorità della razza teutonica e che si battevano contro l’immigrazione degli ebrei. Questa associazione diffondeva volantini e lettere in cui era scritto che «L’immigrazione degli ebrei è un pericolo sociale e morale per la comunità americana. […] la storia di più di 2000 anni ha dimostrato che gli ebrei non sono mai stato un esempio di assimilazione con le altre nazioni e la presenza di queste persone sta creando seri disturbi in ogni luogo»[21]. Aberranti pregiudizi e discriminazione degli ebrei, così come degli italiani, degli slavi e dei neri, trovavano in quel periodo il pieno sostegno delle autorevoli Società Eugenetiche che cercavano di fornire al bieco sentimento razzista una base scientifica.
Hitler non fece altro che utilizzare queste teorie per organizzare un movimento politico e fare in modo che un’intera nazione con le sue strutture legislative, giuridiche e poliziesche praticasse la politica della razza. Secondo il suo pensiero il popolo tedesco era superiore a tutti gli altri popoli. Tale superiorità era minacciata da un’altra razza, quella ebraica. Per Hitler gli ebrei erano l’incarnazione del male, erano i campioni del marxismo e della “dittatura del proletariato” ma anche i ricchi banchieri di Londra e Wall Street che controllavano le finanze mondiali. Hitler sosteneva che gli ebrei erano i corruttori della morale, che gestivano la pornografia e la prostituzione e che erano la maggiore minaccia per le donne tedesche e per la purezza della razza ariana. Durante il nazismo furono diffusi opuscoli e proiettati film in cui il solo incrociarsi con lo sguardo tra un ebreo ed una donna tedesca portava quest’ultima alla corruzione. Gli ebrei non furono accusati solo di voler soggiogare politicamente e finanziariamente la nazione tedesca ma anche di insidiarne sistematicamente la “purezza razziale”. I provvedimenti di igiene razziale si sarebbero quindi rivelati efficaci solo dopo aver risolto la “questione ebraica” attraverso la “soluzione finale”.
Ed è evidente come la concezione pagana e bestiale del nazismo si scontrò immediatamente con la religione cristiana da cui era divisa per almeno due motivi fondamentali: il primo era che il nazismo adorava una religione pagana che identificava nel Führer il proprio Dio e il secondo che la concezione razzista sulle cui base venne organizzato lo Stato si contrapponeva in maniera radicale alla morale cristiana.

2. Il contesto storico in cui vennero diffuse le teorie razziali

Le teorie razziali che ispirarono Hitler, nascono dal filone malthusiano-darwinista-eugenetico. Una corrente ideologica che negli anni Venti e Trenta influenzò moltissimo gran parte del mondo avanzato. La stessa teoria “ariana” non è originale del nazismo, ma nasce culturalmente in alcuni circoli anglosassoni, convinti della superiorità della razza teutonica.
Fin dall’inizio la Chiesa ed in particolare Pio XI e Pacelli si opposero a queste teorie razziste che cercavano nell’eugenetica la conferma scientifica dei loro pregiudizi. Le Società eugenetiche degli anni Venti e Trenta svilupparono ulteriormente questo filone. Hitler non fece altro che realizzare una Stato funzionale a queste teorie, applicando in maniera “teutonica” le politiche di sterilizzazione, di eutanasia e poi di sterminio delle razze inferiori.
È paradossale che oggi la pubblicistica storica sia particolarmente impegnata a cercare la pagliuzza e non si accorge della trave che gli impedisce di allargare lo sguardo al fenomeno dell’antisemitismo. Pagine e pagine scritte se una frase o una parte di una frase di Pacelli potrebbe avere una valenza antisemita, mentre si dimentica completamente che gran parte del mondo civile negli anni Venti e Trenta aveva un atteggiamento antiebraico.
Nel settembre 1918, per esempio, il Governo americano pubblicò dei documenti con il titolo The German Bolshevick Conspiracy (La cospirazione tedesco bolscevica) in cui si sosteneva che esisteva una cospirazione internazionale di ebrei contro l’America. Henry Ford rimane affascinato da queste tesi e nel novembre del 1918 acquistò il settimanale “Dearborn Indipendent” il 22 maggio pubblicò il primo articolo contro lo strapotere degli ebrei. Da allora fu un crescendo. Il giornale di Ford accusava gli ebrei di essere guidati da un segretissimo comitato mondiale, per imporre il loro potere sull’intero pianeta.
Il “Dearborn” tirava 300.000 copie, i venditori di auto Ford servivano da catena per la raccolta degli abbonamenti. Gli articoli antiebraici del settimanale vennero raccolti in un volume The International Jew (L’ebreo internazionale). La tiratura del libro raggiunse il mezzo milione di copie ed il volume fu tradotto in 16 lingue. Più avanti nel tempo un’edizione abbreviata venne sistematicamente diffusa dalla propaganda nazista; Il Libro di Ford viene ancora oggi utilizzato dai gruppi di estremisti neonazisti. Del resto Hitler conservava una foto di Ford sul suo tavolo. Ford ingaggiò detectives per scoprire il comitato segreto dei Savi di Sion, e mandò anche un emigrato russo in Mongolia in cerca dell’originale ebraico dei Protocolli. Solo nel 1928, dopo che Ford viene superato dalla General Motors, decise di ritrattare le accuse e di ritirare tutte le copie in circolazione del libro. Nel 1921 nel frattempo venne varata la legge restrittiva sull’immigrazione il cui scopo era anche quello di arginare l’immigrazione ebraica negli USA.
Ma oggi, nessuno solleva questo problema.
Pregiudizi contro gli ebrei anche nella Russia comunista. Stalin sosteneva che i menscevichi erano una fazione ebraica e i bolscevichi russi i rivoluzionari puri. Per questo non sarebbe stato male organizzare pogrom nel partito. Fu Stalin ad eliminare tanti ebrei, Trotskji (Lev davidovic Bronstein) per primo dalla direzione e dalle file del partito bolscevico al potere.
E poi se veramente Hitler ed il nazismo era la minaccia che tutti temevano perché nel 1936 le Olimpiadi furono tenute a Berlino? Perché il mondo civile fornì a Hitler questa grande occasione di propaganda? E perché il “Time magazine” nel gennaio del 1939 mise Hitler in copertina come uomo dell’anno?
Quando l’8 maggio del 1938 Hitler venne in visita ufficiale a Roma, Pio XI si ritirò a Castelgandolfo e fece chiudere i musei vaticani per impedire che i nazisti mettessero piede in Vaticano. Papa Ratti fece sapere di «essere rattristato nel vedere inalberata a Roma una croce che non è quella di Cristo»[22].

3. Una politica antirazzista alla base del dialogo ebraico-cristiano

Il Rabbino Mordecai Waxman, nel suo discorso di benvenuto al Papa Giovanni Paolo II a Miami, definì la Shoah come il «trionfo del male. Il trionfo di una ideologia di nazionalismo e razzismo, la soppressione della coscienza umana, e la deificazione dello Stato, concetti che sono profondamente anti cristiani ed anti ebraici»[23].
In quella stessa occasione Giovanni Paolo II affermò chiaramente che: «l’antisemitismo è un peccato contro Dio e contro l’umanità, la terribile conseguenza nata dal rifiuto di Dio e dal disprezzo per l’uomo. Un’orribile manifestazione dell’odio razziale e del genocidio, la creazione di una cultura della morte, la violazione e il rifiuto, la negazione dei diritti umani e della santità della vita, la costruzione di una insana ideologia che muove al disprezzo reciproco ed all’odio gli esseri umani, dell’uomo contro l’uomo, […] un nuovo paganesimo, la deificazione di una nazione»[24].
Ed il Pontefice XVI nel corso della recente visita in Sinagoga ha sottolineato che siano “sanate per sempre” le ferite provocate da “tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo”. Dopo aver ricordato l’opera di assistenza agli ebrei Benedetto XVI ha esortato a far sì che la memoria dell’Olocausto, lungi dal dividere ebrei e cristiani, li spinga a “rafforzare i legami che ci uniscono perché crescano sempre di più la comprensione, il rispetto e l’accoglienza”.
E dopo aver sottolineato che “I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità e, in fondo, con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno”, ha auspicato che la visita alla Sinagoga di Roma serva a “rendere più saldi i legami che ci uniscono” e a “continuare a percorrere la strada della riconciliazione e della fraternità”.

[1] Hitler’s Pope. The secret History of Pius XII, Viking, New York 1999 (trad. it. Il papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII, Garzanti, Milano 2000).

[2] Davia DALIN Religion and State in the American Jewish Experience Notre Dame University Press 1998.

[3] Logos, Roma 2001. Sullo stesso argomento cfr. anche il mio precedente lavoro: Nascosti in convento, Ancora, Milano 1999.

[4] La dichiarazione di Palalzzini venne rilasciata in occasione della consegna della medaglia dei Giusti al memoriale di Yad Vashem nel 1985 e riportata da David DALIN Pius XII and the Jews The Weekly Standard magazine vol. 6 numero 23, 26 febbraio 2001

[5] David DALIN Pius XII and the Jews The Weekly Standard magazine vol. 6 numero 23, 26 febbraio 2001.

[6] Cfr. A. Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, p. 119.

[7] Mozione approvata nel Terzo Congresso delle Comunità Israelitiche Italiane tenutosi nel marzo 1946. Iscrizione che si trova nel Museo Storico della Liberazione di Roma, via Tasso, 145. Cfr. A. Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, p. 44.

[8] Antonio GASPARI Ghetto di Roma: Salvati dal Papa Avvenire 11 ottobre 2000.

[9] Testimonianza rip. in: A. Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, p. 72.

[10] Espressione rip. in “Avvenire” (20.10.2000) e in A. Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, pp. 72-73.

[11] Vittorio Possenti Ebrei e cristiani, i veri nemici di Hitler Avvenire 20 ottobre 2000.

[12] Rip. in: A. Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, p. 73.

[13] Rip. in: A. Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, p. 73.

[14] Marietti, Genova 1966.

[15] Decreto del Sant’Uffizio per la soppressione dell’Opus sacerdotale:Amici Israel riportato per intero in latino da La Nouvelle Revue thèologique luglio 1928, pp.533-535.

[16] La dichiarazione del Sant’Uffizio viene riportata per intera in: George PASSELECQ, Bernard SUCHECKY, «L’Enciclica nascosta di Pio XI»Editrice Corbaccio, Milano 1997, p. 100.

[17] Intervento pubblicato da L’Osservatore Romano , 30 luglio 1938.

[18] Dichiarazione di Pio XI 6 settembre 1938, riportata anche da George PASSELECQ, Bernard SUCHECKY, «L’Enciclica nascosta di Pio XI»Editrice Corbaccio, Milano 1997, p. 155.

[19] Radiomessaggio di Natale 1942, AAS, XXV, (1943), 14; 23.

[20] Ibid.

[21] «Protest against the Jewish immigration» risoluzione votata nell’incontro mensile dell’American Antisemitic Association (Amerikanische Antisemitische Association) il 16 aprile 1896 nella sede di Brooklyn New York. La risoluzione è riportata interamente nel libro di Allan CHASE, «The legacy of Malthus. The social costs of the new scientific racism», University of Illinois Press, Illini Book Edition, Chicago (USA)1980, p. 141.

[22] Cfr. Giancarlo ZIZOLA, «I Papi del XX secolo», Newton Compton Editori , Roma 1995, p.42.

[23] Antonio GASPARI, «They will be judged by God», Inside the Vatican , Novembre 1997, p.17.

[24] ibid;

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2 commenti su “Gli ebrei salvati da Pio XII”

  1. Normanno Malaguti

    Pio XII !
    Quanto sia difficile vincere i pregiudizi, anche i più infondati e contrari alla ragione, anche i più contrcontestabili da un’imponente testimonianza storica, dovrebbe essere la prova della derformazione sistematicamente posta in atto per demolire per demolire la fede cattolica. Gli ebrei stessi, da quasi venti secoli hanno sparato a zero sulla nostra Fede, anche adottando il Talmud come libro sacro, senza rendersi conto che l’ebraismo, visti da molti storici e pensatori agnostici come l’origine dell’odiata ‘genia’ dei seguci di Cristo, avrebbero finito per essere coinvolti dalla loro stolta campagna, dall’odio che animava ed anima, coloro che sognano la fine del cattolicesimo. Stalin odiava gli ebrei perché, la cosiddetta rivoluzione democratica del Marzo del ’17, che portò alla destituzione dello Kzar Nicola II, minacciava di togliere forza rivoluzionaria al leninismo era formato soprattutto da ebrei, tanto che, nel primo governo Kernsky composto da 31 membri: 1 russo 1 lituano e 29…

  2. L’odio di quella parte di ebrei che ha alimentato la leggenda nera contro Pio XII risale anche a quell’avversione del sionismo contro il cattolicesimo a partire dal giusto rifiuto “non possumus” di Pio X a Hetz, co-fondatore del movimento, che sei mesi prima di morire fu ricevuto dal Pontefice pretendendo l’appoggio della Chiesa ai piani di riconquista sionisti.
    Lo stesso Hertz racconta, con arroganza ed insulti verso il pontefice, tale incontro, di cui si trova traccia anche su internet.
    Papa Francesco é andato in visita alla sua tomba durante il viaggio del 2014 in Israele “dimenticandosi” di queste sue meschinità nel quadro di un rapporto diverso dal passato ……

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