Il buon cattolico liberista (prima parte) – di Marco Manfredini

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Per essere anticomunisti bisogna per forza essere capitalisti? Il socialismo si può avversare solo col liberismo? La risposta è semplice: no. Alla luce del Magistero (ma anche di semplici osservazioni della realtà) rigettiamo entrambe le ideologie. Ai nostri giorni, è tuttavia necessario prendere le distanze soprattutto dal dio mercato, che come tutti i falsi dei richiede schiavi, vittime e sacrifici umani. Nel mondo cattolico, come non mancavano ieri i seguaci illusi dal collettivismo quando ancora si poteva far finta di non vedere, non mancano oggi i liberomercatisti per i quali i confini nazionali rappresentano uno spiacevole ostacolo alla circolazione di capitali e merci e per i quali la supremazia di banche e imprese sugli stati non rappresenta un problema. L’articolo che segue analizza criticamente con argomentazioni divulgative il pensiero in materia economica di uno tra i più noti esponenti di questo cattolicesimo che sarà pure conservatore, ma forse un po’ troppo “austriaco”, nel senso di “scuola austriaca”, quel movimento da cui ha tratto origine il pensiero neoliberista.

La prima volta che ho sentito dal vivo Ettore Gotti Tedeschi sono rimasto un po’ spiazzato: non credevo esistessero anche banchieri con il senso dell’umorismo a questo mondo. Nonostante l’aspetto a prima vista austero e la grisaglia tipici del mestiere, la persona è gradevole e persino simpatica. “Vedi che miracoli può fare il cattolicesimo”, mi sono detto.

Lo stesso cattolicesimo che probabilmente, manifestatosi nel banchiere in quantità anomala rispetto a ciò che in Vaticano erano in grado di sopportare, lo portò ad essere sfiduciato dal consiglio di sovrintendenza dello IOR nel 2012, dopo nemmeno tre anni di presidenza. Il precedente, Angelo Caloia, rimase in carica per vent’anni; prima di lui il famigerato Arcivescovo Paul Casimir Marcinkus comandò per diciott’anni. Non ho notizie di prima mano, ma mi sono fatto l’idea che se è stato defenestrato dalle alte sfere vaticane in quattro e quattr’otto qualcosa di giusto deve perlomeno aver tentato di farlo.

Non parto quindi prevenuto sulla persona, nonostante “vanti” un corposo curriculum in attività che non mi entusiasmano: stratega finanziario, banchiere d’affari, consigliere d’amministrazione in diverse aziende e banche, docente di strategia finanziaria ed etica della finanza, editorialista de l’Osservatore Romano e del Sole 24 Ore, vicino a Opus Dei e Alleanza Cattolica. Non voglio qui parlare della sua attività professionale o privata, ma del suo pensiero, di ciò che va diffondendo nella sua seconda vita di apologeta e divulgatore di una visione (a suo dire) cristiana dell’economia e della finanza.

Da questo punto di vista un po’ perplessi lascia il fatto che nel 2007 sia stato tra i primi firmatari del manifesto iper-privatista e ultra-liberista di decidere.net, l’embrione di quello che sarebbe dovuto diventare il partito di Capezzone, all’epoca appena liberatosi dall’abbraccio mortale di Pannella1. Tra gli altri firmatari da segnalare Andrea Romano, finito poi con Monti e successivamente nel PD, Filippo Facci, giornalista liberal-radicale oggi ad inquinare la destra con Libero. Per fortuna non se ne fece nulla.

Questa gliela vorremmo abbuonare perché nel 2017 la sua firma è meritoriamente apparsa in calce alla correzione filiale dei 62, in cui con ampie e inconfutabili prove si accusava papa Francesco di propagare nella Chiesa proposizioni false ed eretiche: sette, per la precisione. Gliela vorremmo abbuonare, ma non possiamo perché dopo aver lanciato il benemerito sasso ha ritratto l’audace mano.

Io non do dell’eretico al Papa, non lo penso neanche lontanamente. Sarei stupido se lo facessi, non sono un teologo.2

Veramente non c’era bisogno di un teologo, come non ci sarebbe stato bisogno di un matematico per denunciare che se A≠B allora non può essere che A=B. Fa niente, procediamo.

Come va dicendo da anni e ribadisce a ogni articolo, a ogni intervista, Gotti Tedeschi (d’ora in poi EGT) conosce la vera ragione dei nostri guai e ha la soluzione per risolvere tutti i problemi del nostro malandato paese: abbiamo sbagliato a smettere di “fare figli”, bisogna riprendere. Ce lo chiede il PIL. L’idea, nella sua semplicità, ha qualcosa di geniale se confrontata con le idiozie che sentiamo ogni sera nei salotti televisivi (in particolare di domenica su Raiuno) e con i provvedimenti dei politici (di sinistra, centro e finta destra) e dei sedicenti tecnici da cui abbiamo avuto il dispiacere di essere governati fino all’altro ieri. Perciò in linea di massima ci dichiariamo d’accordo, salvo che…

[…] se la popolazione non cresce, soprattutto in un mondo economicamente “maturo”, come l’occidente, come fa a crescere il PIL?3

Bella domanda, che si potrebbe anche ribaltare. Se il PIL non cresce, come fa a crescere la popolazione? Voglio dire, se la ricchezza non aumenta (o forse è il caso di dire: se la povertà non diminuisce), come possono le famiglie dei ceti medi e bassi essere propense ad allargarsi? Certo, ci vuole fiducia nel futuro, nella Provvidenza per chi crede, ma poi ce li mantiene lei gentile dottor EGT tutti ‘sti ragazzini se il padre viene licenziato perché la sua azienda non riesce a competere con i concorrenti cinesi non avendo un’ottimale produttività (alta tecnologia+bassi stipendi)? E se la madre non riesce a tornare al lavoro perché non sa a chi lasciare l’infante, e la sua attività domestica non viene riconosciuta dallo stato come socialmente indispensabile e degna di riconoscimento economico?

Altro contro-quesito che vorrei porgli: perché il PIL deve a tutti i costi crescere? È questo il fine di una buona economia? Far crescere il PIL? Siamo sicuri dell’equazione più PIL uguale più benessere per tutti? Non è che c’è qualche altra variabile nascosta?

Il PIL rappresenta il fatturato di una nazione, non dice nulla su cosa venga prodotto: se cose utili o cose dannose, se cibo o armi di distruzione di massa, se vestiario o anticoncezionali, se oratori o discoteche, se breviari in rito antico o libri di Enzo Bianchi. E soprattutto è silente su come questa ricchezza venga distribuita tra i cittadini. Nessuno impedisce che ci sia un PIL in crescita e al contempo un aumento della povertà nelle fasce deboli della popolazione.

Non si vuole demonizzare l’indice in sé, ma l’uso che in certi ambienti se ne fa. Occorre sempre ribadire che l’economia e i suoi indicatori devono essere al servizio dell’uomo, non viceversa. Altrimenti si rimane nel demente paradosso tecno-europeista per cui abbiamo fatto sacrifici per entrare nell’euro, ci hanno dimezzato il potere d’acquisto appena entrati, e da oltre tre lustri stiamo facendo sacrifici per rimanervi. A quale scopo? I benefici dove sono? Non so voi, ma io non conosco nessuno che sia riuscito a “lavorare un giorno di meno per guadagnare come un giorno di più”. Al massimo vedo gente che lavora un giorno in meno per guadagnare come due giorni in meno, o altri che lavorano un giorno in più guadagnando se va bene come prima, ma senza sapere se potranno lavorare anche la prossima settimana. Dopo quasi vent’anni, se ci fosse stato qualche vantaggio avremmo dovuto vederlo, credo.

È certamente preferibile un PIL con segno più rispetto al contrario, ma questa è più una conseguenza a lungo termine dell’aver amministrato bene che non un obiettivo ultimo. Se dopo aver conseguito una piena occupazione (salvo una piccola percentuale fisiologica), e garantito a ogni famiglia di arrivare dignitosamente a fine mese, scopro che il PIL è aumentato, tanto meglio. Se, al contrario, il PIL va a gonfie vele, ma la ricchezza prodotta finisce tutta nelle tasche di pochi funzionari delle istituzioni ed oligarchi della finanza non ce ne facciamo un granché.

Sarà pure preferibile un rapporto deficit/PIL contenuto, ma sperimentiamo da anni che questo obiettivo nella nostra situazione si trova in netto contrasto con un aumento dell’occupazione, il benessere della popolazione, e perfino la competitività delle imprese.

Lo stato, per far funzionare tutte queste cose DEVE spendere, e potrebbe spendere molto di più per aiutare i propri cittadini e le proprie imprese (le proprie banche, quelle, no) se non avesse un insopportabile fardello rappresentato dagli ormai inaccettabili interessi sul debito. Senza quegli interessi non ci sarebbe nemmeno un rapporto deficit/PIL, perché la frazione sarebbe utile/PIL.

Le famiglie devono essere messe nelle condizioni culturali, ma anche economiche, per poter procreare tranquille in base alla loro naturale vocazione. Adesso è tutto contro: la cultura materialista in cui siamo immersi, e su questo siamo d’accordo, ma il sistema socio-economico dettatoci dal turbocapitalismo finanziario è quanto di più deterrente vi possa essere allo scopo: lavori sempre più precari e che richiedono di non avere radici sul territorio, bensì disponibilità a spostarsi insieme ai capitali. Ma l’uomo, la famiglia non si può spostare con un click come i capitali dei banchieri.

Anche la Chiesa, con gli attuali pastori, che ha abbracciato l’immigrazionismo e il generico pauperismo sembra non aver capito nulla di ciò che sta accadendo e a tentoni, tra le coltri di fumo che l’hanno avvolta, fiancheggia più o meno consapevolmente il globalismo di popoli e finanza.

Questo sistema, EGT lo mette in discussione solo per metà, anzi un terzo, quel terzo che non tocca il sistema banco-liberista. Il banchiere ha ragione da vendere quando denuncia le folli politiche neomalthusiane, il Club di Roma, e compagnia:

Nell’intento stupido-egoistico di stare meglio riducendo il numero di persone nel pianeta (cominciando con le nazioni ricche) non solo si è impoverito il mondo ex ricco, si è squilibrato quello ex povero ora neo ricco.4

Lo schema che propone, anche nelle sue conferenze, è sinteticamente questo:

  1. Crollo delle nascite.

  2. Crollo della domanda (meno acquirenti).

  3. Induzione a maggiori consumi individuali per sostenere la domanda.

  4. Calo dei prezzi, delocalizzazione e deindustrializzazione, sempre per favorire la domanda.

  5. Erosione dei risparmi, impoverimento, indebitamento per poter acquistare.

  6. Disoccupazione e ulteriore impoverimento causati dalla deindustrializzazione.

  7. Aumento spesa dello stato sociale per assistenza (disoccupati) e pensioni (popolazione sempre più vecchia).

  8. Aumento debito pubblico.

  9. Aumento tasse.

  10. Ulteriore impoverimento del tessuto sociale.

  11. Di nuovo dall’inizio: crollo delle nascite…

Il circolo appare effettivamente vizioso, egli propone quindi di incentivare le nascite in modo da interromperlo e generarne uno virtuoso di crescita: demografica, di consumi, di PIL. Non vede però nel prossimo futuro spiragli di miglioramento, perché:

  • L’immigrazione contribuirà all’impoverimento generale.

  • C’è un enorme debito pubblico che assorbe risorse. Debito che è stato generato per tenere in piedi la riduzione delle nascite come da precedente elenco.

  • Il nostro welfare non è più sostenibile.

  • L’occupazione è ferma.

Le tesi che se ne deducono, e che contestiamo, sono le seguenti:

  1. L’unico modo per ridurre il debito pubblico è avere più figli.

  2. Il debito è un dato di fatto, e va servito.

  3. Il nostro welfare non è più sostenibile.

    Lunico modo per ridurre il debito pubblico è avere più figli

Già, ma come incentiviamo le nascite se ci viene proibito di aggravare il debito? Ricetta da tecnocrate sadico che non ha dimestichezza con le urne: alzando le tasse, tanto si sa che “sono bellissime”. Ricetta da politico (di sinistra) in campagna elettorale: recuperando l’evasione e tagliando gli sprechi.

Saranno pure bellissime le tasse, ma è noto che oltre una certa soglia più si alzano e meno vengono pagate, e siccome già si trovano a livelli parossistici, un ulteriore aumento rappresenterebbe un criminoso incentivo ad evaderle. Solo l’ottusità o la malafede del tecnocrate può ritenere questa una soluzione ancora applicabile.

Per quanto riguarda il “recupero dell’evasione” e i “tagli agli sprechi”, alzi la mano chi non si è stancato di sentire questi due insulsi slogan da quando era in fasce; slogan sempre proclamati, e quelle poche volte che sono stati applicati hanno provocato danni peggiori di quelli che volevano risolvere. Il primo ha significato spesso persecuzione fiscale, “escapismo aziendale” e scoraggiamento della libera imprenditoria privata, quindi meno lavoro, meno tasse, più debito. Il secondo ha portato ad un peggioramento dello stato sociale, del funzionamento statale, quindi delle condizioni di vita del cittadino. Solo l’idiozia o la malafede del politico (di sinistra, ma non solo) può ritenere questa una soluzione.

Insomma, in questo modo non se ne esce. Impossibile fare politiche che non siano delle mancette da una parte per “fregarteli” dall’altra se non si va oltre…

N.B.: Vorrei far notare inoltre che, considerando l’insaziabilità del capitalismo liberista derivante dalla ben nota cupidigia umana, anche facendo scomparire i punti 1. Crollo nascite e 2. Crollo domanda dalla prima scaletta, la parte restante del circolo vizioso rimane tranquillamente in piedi da sola. Ci sarà sempre da parte dei produttori la spinta ad indurre maggiori consumi individuali e a ridurre il più possibile i costi di produzione. È quella che con fastidiosa enfasi chiamano “produttività”, e va bene, ma fino a un certo punto: dopo diventa sfruttamento delle risorse, umane e non.

         Il debito è un dato di fatto, e va servito

Potrà sembrare una disquisizione su “se sia nato prima l’uovo o la gallina”, ma io preferisco la frase rovesciata: per incentivare le nascite, occorre ridurre il debito pubblico. Dove con “ridurre” non intendo “servire”, come fanno la maggior parte dei camerieri, pardon, politici, economisti e giornalisti; intendo casomai abbattere, aggredire, distruggere, colpire, destrutturare… Ridurre sì, ma con tutt’altri metodi rispetto a quelli intesi fino ad oggi: metodi che nascono dalla concezione che il debito non è una divinità, ma un numero; è un’invenzione contabile dell’uomo che in molti casi è utile, ma quando diventa una minaccia per la vita di una nazione va quantomeno ridiscusso.

Della tradizione ebraica veterotestamentaria, sappiamo degli anni sabbatici (uno ogni sette) in cui venivano rimessi i debiti; ogni sette anni sabbatici era prescritto un giubileo, in cui venivano restituiti anche case e terreni, e liberato chi fosse finito schiavo per debiti o altro.5 Visto che a lungo andare un sistema che prevede interessi sul debito diventa insostenibile, che non convenga rileggersi qualche pagina del Levitico e cercare di trarne qualche insegnamento pratico? Ad esempio, che l’economia è per l’uomo, e non viceversa; se l’economia crea “schiavi”, l’idea di fare un reset non è poi del tutto peregrina.

Va valutata qualsiasi idea che sia alternativa all’odierno sistema di servitù dei popoli agli stati e di questi ai mercati. Va certamente ripensato il sistema di emissione che da debitorio, ovvero usurario, deve diventare creditorio, a “moneta sovrana”.

Tutto l’aspetto di politica monetaria libera dall’usurocrazia è assente nel pur benintenzionato discorso di EGT. Può un banchiere cattolico ignorare o tralasciare nel suo discorso pubblico questo aspetto fondamentale?

Così come mi pare si dia per assodata l’inviolabilità delle leggi di libero mercato. Ma ognuno a casa sua mette regole, magari non esplicitandole se non necessario, su chi possa o non possa entrare/uscire, su cosa si possa o non si possa vendere/acquistare. Per il bene suo proprio ma soprattutto dei propri familiari, le persone che gli sono affidate.

         Il nostro welfare non è più sostenibile

È la conseguenza logica del ritenere il debito e il mercato entità assolute e sempre buone. Si dice “Siamo economicamente deboli e indebitati, dobbiamo diminuire le pretese di benessere sociale”, o quell’altra odiosissima formula per cui “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. In fondo è l’accettazione del sistema così com’è, e pensare che basti solo qualche correttivo per rimetterlo in carreggiata.

Ma non crediamo che sia così. Viviamo in un paese meraviglioso che cade a pezzi. C’è un’enorme forza lavoro con le mani in mano; c’è un’immensa quantità di lavoro da fare per rimettere in sesto il paese. Manca solo una cosa: ciò che permette alla forza lavoro immobile di diventare operosa. Manca quello strumento che, diventato per alcuni fine, è sparito dalla circolazione! Ma non stiamo parlando di oro o pietre preziose, che esistono in natura in quantità limitata e non si possono riprodurre in laboratorio; Stiamo parlando di convenzioni: moneta (senza valore intrinseco), di carta (ancora meno), oggi addirittura di click su un computer!

Ci sono giovani famiglie che potrebbero avere più figli: non è di certo un bonus bebé che fa la differenza, ma la farebbe un lavoro certo con stipendi dignitosi, possibili con un “cuneo fiscale” drasticamente abbattuto, la farebbe la possibilità della donna di dedicarsi alla famiglia magari percependo una retribuzione per l’utilità sociale della sua attività, la farebbe la possibilità di andare in pensione qualche anno prima di finire al camposanto, la farebbero un sacco di altre belle cose impossibili da realizzare per il pesante impatto che avrebbero secondo il PUEC (Pensiero Unico Economicamente Corretto) sul debito pubblico e l’indipendenza bancaria.

Dicevo che manca solo una cosa per la rinascita: a Draghi per averla basta un clic; dopodiché ondate di soldi invadono i mercati finanziari, e pochissimi arrivano a chi ne ha realmente bisogno. Ma noi non vogliamo neanche quei pochi, se arrivano da Draghi; vogliamo che sia lo stato o al massimo una banca da esso controllata a fare quel clic, e che i soldi creati non rappresentino più un debito.

Il motivo per cui non facciamo tutto ciò non può essere l’inflazione, ce la stanno raccontando da troppo tempo questa fake. Se non ho soldi non m’importa dell’inflazione, tanto non posso comprare nulla! Meglio qualche soldo, e un po’ d’inflazione, se lorsignori permettono. Ammesso e non concesso che l’equazione +soldi = +inflazione sia veritiera.

https://www.lastampa.it/2017/09/24/vaticaninsider/il-banchiere-gotti-tedeschi-accusa-il-papa-di-eresie-64n88dQWl2k6uOlCJpjpHK/pagina.html
https://www.ilnuovoarengario.it/un-xxi-secolo-senza-famiglia-e-senza-un-euro/
https://www.ilnuovoarengario.it/un-xxi-secolo-senza-famiglia-e-senza-un-euro/
Si veda L’idolatria finanziaria, o del culto di Mammona, di Luigi Copertino, Edizioni Radio Spada (2016).
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8 commenti su “Il buon cattolico liberista (prima parte) – di Marco Manfredini”

  1. EGT a Verona nel 2013 sostenne che il cattivo era Bertone, i buoni invece Ratzinger (alla cui enciclica caritas in veritate egli aveva collaborato) e Bagnasco. In privato, davanti alla mia osservazione che il card. di Genova aveva porto l’ostia santa al noto trasgressivo Wladimir Luxuria, il Gotti Tedeschi non esitò a difenderlo (“se avesse rifiutato si sarebbe scatenato il finimondo”). Ad un secondo mio rilievo che il problema vero era la perdita della sovranità monetaria, l’ex banchiere non seppe dir altro che “non è questo il problema; qualcuno deve batter moneta, che lo faccia un ente od un altro è lo stesso”.
    Si può capire come dia oena vedere proliferare la sua firma in giornali e siti della tradizione per poi ripetere sempre il suo ritornello così ben riportato nell’articolo.
    Un sentito grazie quindi a Marco Manfredini per la sua puntuale confutazione del Gotti pensiero e per il coraggio dimostrato.

  2. Intanto il paese andrebbe disintossicato da tutte le corbellerie che entrano nella testa di ognuno di noi ogni singolo giorno.
    I figli non si fanno, si accettano quando Dio li manda, per poi crescerli ed educarli come Dio appunto comanda. Esistono un numero incredibile di coppie che non hanno figli e non è per sterilità, è perchè hanno vissuto la loro vita, pur matrimoniale, all’ombra degli anticoncezionali. I viaggetti, le cenette, i pranzetti, la cura estetica di se stessi hanno assorbito tutte o quasi le loro risorse economiche. Una mentalità egocentrica diffusa e coltivata nei decenni ha portato a questi risultati. Come il pretendere che tutti potessimo diventare geni in scienze o nelle materie umanistiche. Queste sono solo alcune delle illusioni con cui si è addormentato un popolo insieme alle droghe, al sesso facile, al non controllo dei soldi, paghette a fiumi a bambini delle elementari. A mio parere c’è da restaurare una mentalità di vuotaggini di cui sono piene le teste di noi tutti in una maniera o nell’altra. La chiesa è allo stesso livello di dissoluzione della…

  3. Come può esserci un’economia sana se tutti i valori sono malati? E tutte le persone sono malate? Qual’è l’esempio che lasciano questi ultimi cinquanta anni? Quali i valori? Solo quelli che passano i mass-media, che passano ad arte valori drogati. Questa incapacità di pensare con la propria testa. La delocalizzazione per esempio, è stata una colonizzazione chiamata diversamente che ha tolto lavoro a chi era capace di farlo da maestro. Credo nella stupidità degli uomini. Non capisco per quale ragione non diano fiducia alla loro capacità di connettere semplici verità con semplici verità; e invece si aggregano al primo arruffapopoli ben vestito, che parla con sussiego e non ha mai lavorato con le sue auguste mani, neanche per annodarsi le stringhe delle scarpe. Personalmente sono stanca delle teorie, degli anglismi, del mercato, di tutte le trovate dell’ultim’ora. Stiamo prendendoci per i fondelli gli uni con gli altri. Evidentemente questo gioco globale piace a tutti ricchi e poveri.

  4. antonio corso

    una domanda che ha poco a che fare col tema dibattuto in questa sede. Se Battisti ha avuto due ergastoli per aver ammazzato – o ordinato di ammazzare – 4 persone, la Bonino, con tutti i bimbi innocenti che ha sterminato nel grembo materno, quanti ergastoli deve avere?

  5. Naturalmente pochi capiscono che è proprio il consumismo -diffondendo il materialismo pratico – all’origine della denatalità. E pure della secolarizzazione delle masse, anche se non ne è l’unica causa ma una delle più importanti. E’ assurdo chiedere di fare figli per aumentare i consumi quando è proprio l’ipertrofia del consumo che ha fatto cadere la natalità in tutti i Paesi economicamente avanzati.
    Altro grave errore del Gotti Tedeschi è di sostenere – come ho sentito con le mie orecchie – che il “capitalismo” è un mezzo che può essere utilizzato bene e o male. Errato. Il capitalismo è proprio quel sistema economico che trasforma i mezzi – il denaro, il mercato – in fini. E’ quindi una deviazione della corretta economia in “crematistica”, arte di arricchirsi, cioè idolatria.

  6. La denatalità è diretta conseguenza del divorzio e dell’aborto.
    Legge italiana sul divorzio, anno 1971
    Legge italiana sull’aborto, 1978.
    Sin dal 1860 e fino al 1969 nascevano in italia oltre un milione di bambini l’anno (Uniche eccezioni 1 e 2 guerra mondiale).
    Nel 1978 in pieno boom economico erano già calati a 650.000
    Nel 2017 sono stati 458.000
    Nel 2018 siamo sotto i 440.000.
    Nel 1862 gli italiani erano meno di 22. milioni oggi sono oltre 60 milioni. La polazione è quasi triplicata
    mentre le nascite sono diventate meno della metà e il crollo lo potete vedere su questo grafico:
    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a2/Nascite_e_morti_in_Italia%2C_1862_-_2016.png/660px-Nascite_e_morti_in_Italia%2C_1862_-_2016.png
    In rosso i morti in azzurro le nascite.
    Nel dopoguerra con la fame nascevano figli, poi coi soldi ed il benessere è arrivata la “liberazione della donna”
    e la conseguente strage. Altro che analisi econometriche… quà bisogna sconfiggere la “violenza e discriminazione” delle donne, così andiamo direttamente ad estinzione.

  7. Vorrei aggiungere un’altra considerazione sempre basata sui dati che nel loro consistere sono inquivocabili.
    In italia nel 1860 il tasso di fecondità delle donne era oltre 5. Tra le due guerre mondiali era oltre 3, nel dopoguerra anni 50 dopo il crollo bellico era tornato a circa 3. Poi sono iniziati i favolosi anni sessanta culminati col 68 e con le splendide conquiste di divorzio e aborto e da 3 del 1946 siamo passati a 1,7 del 1979 (gli effetti combinati divorzio-aborto erano ormai a regime).
    L’Italia era in boom economico la strage di bambini diventava tragedia. Siamo il paese occidentale
    a più bassa natalità del mondo, il tasso di fecondità delle italiane è sotto 1,3 e nascono meno bambini oggi che durante
    la seconda o la prima guerra mondiale. E’ evidente che il denaro c’entra poco (Grecia 2017: tasso di fecondità: 1,38)
    Il tasso di fecondità delle donne italiane è maggiore al sud (1,27) che al nord (1,26) al netto degli stranieri.
    La verità tragica è che le “emancipate” donne italiane non vogliono figli tra i piedi.

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