In memoria di federico viscidi (1915-1987) – di Paolo Maggiolo

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di Paolo Maggiolo

Domenica 16 maggio 2010 si sono svolte presso il Liceo “Tito Livio” di Padova le prove del «Concorso Federico Viscidi» riservato agli studenti dei licei classici e scientifici della città e della provincia.
Il Concorso patavino, giunto alla XXII edizione grazie alla passione e alla tenacia del suo ideatore e continuatore, il professor Giuliano Pisani, prevede un saggio di traduzione da un prosatore latino o, in alternativa, da un autore greco, e un breve commento a corredo della versione. La manifestazione viene organizzata annualmente dalla delegazione padovana dell’Associazione Italiana Cultura Classica che celebra in Federico Viscidi uno dei suoi più illustri e amati rappresentanti oltre che uno dei suoi primi presidenti. Si vuole mantenere viva, in questo modo, la memoria di una grande figura di educatore: un uomo che dedicò buona parte della sua vita alla scuola e che fu anche un profondo studioso della civiltà classica.
Federico Viscidi, la cui biografia è tracciata in un volumetto che uscì nel 2008 a Padova (Federico Viscidi. Scritti e ricordi nel ventesimo anniversario, a cura di Maria Viscidi, Padova, Grafiche Turato Edizioni), nacque a Cologna Veneta, in provincia di Verona, nel 1915. Frequentò dapprima il ginnasio “Cotta” di Legnago, quindi il liceo “Maffei” di Verona diplomandosi nel 1934. Iscritto alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova, si laureò a pieni voti al termine dei quattro anni regolari di frequenza. Nel periodo universitario egli entrò a far parte della FUCI, dimostrandosi un precoce e brillante conferenziere e parlando per la prima volta in pubblico a Schio, il 29 novembre 1936, sul Pericolo del comunismo. Della FUCI di Padova fu anche nominato presidente nel 1937.
Dopo aver fatto una breve esperienza come assistente universitario del prof. Carlo Tagliavini, eminente glottologo di fama europea, nel 1940 Federico Viscidi vinse il concorso di lingua e letteratura greca e latina nei licei classici ottenendo la cattedra presso il rinomato Liceo “Brocchi” di Bassano del Grappa. Qui insegnò fino al 1946, salvo una lunga parentesi che lo vide chiamato alle armi ed impegnato in alcune fasi del conflitto con il 24° Reggimento di Fanteria.
Nell’immediato dopoguerra egli diventò segretario della sezione bassanese della Democrazia Cristiana. Alle prime consultazioni amministrative a Bassano fu eletto consigliere comunale con ampio margine di voti. Pur impegnato in politica, il giovane professore continuò a prestare la sua opera di conferenziere tenendo lezioni su temi religiosi, sociali e culturali nell’ambito della Scuola Libera Popolare bassanese ricostituitasi in quel periodo grazie al suo autorevole apporto.
Nel 1947 Federico Viscidi lasciò Bassano del Grappa essendo stato trasferito come ordinario di lettere greche e latine al Liceo Tito Livio di Padova, scuola di grandi tradizioni. L’anno successivo fu eletto presidente della sezione padovana dell’Unione Cattolica Insegnanti Medi e nel 1950 fu nominato dal vescovo di Padova, mons. Girolamo Bortignon, presidente del gruppo padovano del Movimento Laureati Cattolici, un’organizzazione che operava nell’ambito della cultura e delle professioni.  Brillante e capace oratore, Federico Viscidi fu spesso chiamato a tenere discorsi e lezioni anche a Padova, soprattutto negli ambienti cattolici, alternando gli argomenti di contenuto morale alle questioni relative alle lettere e alla storia del pensiero nell’età classica. Come presidente del Movimento Laureati promosse anche una serie di conferenze sulla drammatica situazione della Chiesa cristiana nei paesi comunisti. Nel 1952 invitò a Padova il sacerdote e profugo rumeno don Panfilo Carnatin per parlare intorno alla Chiesa nei paesi d’oltrecortina; nel ’54 organizzò la conferenza del gesuita Bohumil Horacek sul tema La famiglia e la scuola nella Russia sovietica e quella del giornalista albanese Viktor Koliqi sulla Persecuzione religiosa in Albania.
Nel 1960 cedise di candidarsi alle elezioni comunali di Padova nelle liste della Democrazia Cristiana. Senza aver quasi fatto propaganda, egli risultò eletto consigliere comunale con un altissimo numero di consensi, venendo poi nominato assessore all’istruzione e alle manifestazioni artistiche e culturali. Rieletto anche negli anni successivi, egli resterà in carica fino al 1975 dedicandosi con straordinario impegno allo sviluppo dell’edilizia scolastica, ottenendo in questo settore dei risultati importantissimi, inaugurando nuove sedi o provvedendo a rinnovare o ad ampliare gli edifici scolastici più vecchi e fatiscenti. Di notevole qualità e di notevole spessore furono le sue iniziative di carattere culturale. In fatto di cultura il fiore all’occhiello del suo assessorato fu sicuramente la mostra “Da Giotto al Mantegna”, che venne allestita nel 1974 e che contribuì a far conoscere al grande pubblico un periodo di insuperabile splendore nella storia delle belle arti a Padova.
Ma di Federico Viscidi è opportuno ricordare anche l’attività di studio e di ricerca, da lui svolta con la massima serietà nei momenti liberi che era in grado di ritagliarsi in mezzo ai faticosi impegni assunti nella pubblica amministrazione, nel mondo della scuola e negli ambienti delle associazioni cattoliche. Egli riuscì, in diversi anni, a pubblicare un centinaio di titoli fra opere monografiche, articoli, riflessioni e contributi di varia natura. Un ottimo lavoro, a detta degli specialisti, fu il trattato su I prestiti latini nel greco antico e bizantino, edito dalla CEDAM nel 1944. Scientificamente ineccepibili furono, inoltre, il suo manualetto di Tranelli lessicali del latino, pubblicato nel 1961, e il Dizionarietto di sfasature lessicali fra latino e italiano, del 1962. Apprezzabile, infine, fu il suo rapporto di collaborazione con una serie di riviste italiane quali “La scuola e l’uomo”, “Coscienza”, “Tabor”, “Gymnasium”, “Scuola e vita”.
Un uomo di questo stampo, che nel lavoro e nelle attività sociali e culturali si era messo letteralmente al servizio del prossimo, venne – per usare un termine inelegante ma incisivo – “scaricato” dal Partito all’età di 60 anni ed escluso dalla rosa di candidati alle elezioni comunali padovane del 1975. Federico Viscidi accettò la decisione altrui con immensa amarezza, ma anche con grande dignità perché aveva sempre interpretato la vita dell’uomo come un dovere da compiere, e non come un accumulo di ambizioni e di diritti personali.
Nel 1980 fu costretto a lasciare la scuola per raggiunti limiti di età, ma nell’83 ebbe la soddisfazione di essere eletto presidente della delegazione padovana dell’Associazione Italiana Cultura Classica che aveva trovato sede in quello stesso Liceo “Tito Livio” dove egli aveva insegnato per più di trent’anni. Morì improvvisamente a Padova il 2 settembre 1987. Poche ore prima aveva tenuto, nello studio di casa, una lezione privata ad uno studente che doveva sostenere gli esami di riparazione.
La funzione di educatore, anche dopo la pensione, continuava ad essere per lui la professione più nobile e stimolante. Infatti Giuliano Pisani, che fu giovanissimo collega di Federico Viscidi al “Tito Livio”, così rammenta di avergli sentito dire un giorno: «Si ricordi che quando chiude la porta dell’aula, il mondo delle brutture resta fuori».

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