ISLAM. CULTURA E LEGGE – di Patrizia Stella (seconda e ultima parte)

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di Patrizia Stella

 

seconda e ultima parte – per leggere la prima parte di questo articolo, clicca qui

 

AVVILIMENTO DELLA DONNA. Da qui si può capire a quale grande avvilimento sia sottoposta la donna nella società islamica. Queste giovani donne, una volta invecchiate, considerate solo oggettoislam di piacere o strumenti per la procreazione, esposte al pericolo di essere ripudiate o private dei figli da un momento all’altro, oppure tenute prigioniere in un harem dove non potranno mai sperimentare quelle gioie che può offrire la vita: la bellezza della natura, lo studio, il lavoro professionale, i viaggi, lo sport, le relazioni, il vero amore del cuore e non quello imposto per contratto ecc. tutte cose ovvie per noi occidentali, queste donne private di tutto, come vivono, e che fine faranno?” Tralasciamo per brevità la questione giuridica secondo cui la testimonianza della donna vale la metà di quella dell’uomo, come pure l’eredità ecc. dove è sempre il maschio a prevalere, per ricordare invece il fenomeno della infibulazione e i numerosi casi di lapidazione delle donne di cui si parla molto poco, tranne per qualche episodio sporadico di cronaca. L’usanza barbara della infibulazione esisteva già da tempi antichi, ma essendo stata approvata da Maometto, tutto l’Islam si guarda bene dall’abolirla.  Questa mutilazione che, oltre a procurare atroci sofferenze comporta anche la perdita del piacere sessuale, piacere che è riservato solo all’uomo, ben si confà alla visione islamica della donna come puro oggetto passivo da comprare o affittare.

Una suora missionaria fuggita da un paese islamico lasciò ad un settimanale una testimonianza terribile che forse l’Occidente non sa o finge di non sapere: nell’islamismo si lapida non solo la moglie adultera, ma anche la ragazza che rimane incinta, anche per violenza. Questa ha una sorte terribile perché sa di dover morire la notte stessa dopo il parto per mano dei suoi famigliari, spesso i genitori, perché così vuole la legge islamica.  E queste ragazze sono molte perché l’uomo musulmano facilmente si unisce a ragazze che non rientrano fra le mogli e le concubine del suo harem (ha la legge dalla parte sua, legge tremendamente maschilista) e se queste hanno la disgrazia di restare incinte, sanno benissimo a quale sorte vanno incontro: dopo il parto, spariscono per sempre. Questa suora assieme ad altre aveva nascosto e salvato dalla morte decine e decine di ragazze in pochi anni e narra che i nemici più terribili di queste povere sventurate sono proprio i loro famigliari, il padre, la madre, i fratelli, i quali si sentono in dovere di infierire contro queste loro figlie “impure” perché questo è il comando del Corano e se scappano, le cercano finchè non le hanno trovate, per metterle a morte.

Amnesty international afferma che sono migliaia ogni anno le pene capitali nei paesi musulmani, e anche se con i dovuti “distinguo” da paese a paese, il denominatore comune è sempre la violenza soprattutto contro le donne, in nome della legge. Queste cosiddette “adultere” o “impure” vengono incappucciate e infilate in una fossa fino al collo e la testa maciullata sotto un diluvio di pietre. Spesso vengono estratte perché credute morte e poi rimesse dentro per “finirle” sul serio. Altri colpevoli, talvolta solo di aver rubato una mela vengono sottoposti a condanne terribili: o si taglia loro la mano ma lentamente, senza spezzare le ossa, come farebbe un macellaio con una costata da disossare (scusate la brutalità); o si infila la testa in un cappio e si frustano con brutalità fino a farli crollare, spesso sul loro stesso cappio che li finisce per soffocamento…. Poco si conosce di queste terribili esecuzioni compiute in nome di una religione che nulla ha di religioso, ma è difficile intervenire perché si andrebbe contro l’inflessibile “Shari’ah”.

In una recente trasmissione televisiva, una ragazzina 17enne figlia di un italiano e di una iraniana cristiana denunciava, piangendo con singhiozzi pietosi, lo stato delle sue coetanee nel paese di sua madre dicendo: “Capite che le uccidono? Hanno ucciso una mia amica che aveva la mia età con la lapidazione! Fate qualcosa per favore!” Una testimonianza da brividi perché si tocca con mano la nostra impotenza davanti al dilagare di una “cultura” che molti occidentali stanno guardando con troppa superficialità se non addirittura con inspiegabile simpatia, a iniziare da certe donne del nostro occidente laico e opulento che forse solo per vanità vogliono indossare il “chador” perché è di moda girare nude con veli provocanti che scendono dalla testa.  Queste nostre donne occidentali non si rendono conto della fortuna che hanno di vivere in un paese cristiano e di quanto siano meschine quando si prestano ad essere strumentalizzate da una moda spudorata che le considera solo oggetto di piacere per appagare voglie malsane.

1400 ANNI DI STORIA: INSPIEGABILE DIFFUSIONE DELL’ISLAM

Com’è possibile che una struttura così lesiva dei diritti umani possa essersi diffusa tanto rapidamente?  La risposta non è semplice perché sono coinvolti molti elementi di carattere sociale, politico ed economico che hanno prevalso, ora l’uno ora l’altro, in questi 1400 anni di storia dell’Islam.  Sta di fatto, però, che due sono gli elementi fondamentali di questa espansione: la conquista del mondo all’Islam attraverso la violenza, e il cedimento dell’Occidente che ha abbandonato tutto un patrimonio di valori, fondamento della sua potenza, cultura e civiltà cristiana per annaspare in una fantomatica cultura cosiddetta “laica”.

Le guerre iniziarono con Maometto il quale sottomise, dopo mille anni di convivenza pacifica in Arabia, sia i “popoli idolatri”, sia il “popolo del libro”, cioè Cristiani ed Ebrei presenti sul suolo arabo. Infatti l’espansione islamica acquistò sin dagli inizi una caratterizzazione anti-cristiana.[1] A soli vent’anni dalla morte del Profeta gli arabi musulmani, condotti dal califfo Caleb, conquistarono la Palestina, tutta l’Africa cristiana mediterranea, sconfissero l’impero persiano e minacciarono Bisanzio. Quindi dal Marocco passarono in Spagna, cacciarono i Visigoti e da lì avrebbero invaso l’Europa se non fossero stati fermati a Poitiers da Carlo Martello (732).  Quegli arabi musulmani rimasti in Spagna dopo la sconfitta di Poitiers costituirono una forte comunità, sempre più insidiosa e aggressiva per il resto d’Europa.  Dopo ben sette secoli, con San Ferdinando III° di Castiglia nel 1240, e poi con il Re Ferdinando d’Aragona nel 1481, gli arabi furono cacciati.  Il contatto comunque con la civiltà greco-bizantina e romano-cristiana plasmò per qualche secolo la durezza di quei guerrieri che seppero dare il meglio di sé come filosofi e scienziati.  Tuttavia dal secolo XV° la cultura islamica cominciò un inesorabile declino. L’indole bellicosa dell’Islam arabo, resa ancor più terribile dalla presenza massiccia dei Turchi musulmani, riemergeva prepotente minacciando seriamente tutta la civiltà cristiana. In questo spirito di difesa della cultura occidentale i cristiani combatterono e vinsero a Lepanto (1571), a Vienna (1683), a Belgrado (1717) impedendo l’avanzata mussulmana in Europa[2]

La rivista Mashrek International rendeva pubbliche le risoluzioni prese dal Consiglio Islamico tenuto a Lahore (Pakistan) nel 1980, le quali stabilivano che “la regione mediorientale deve essere tutta islamica entro il 2000. I gruppi popolari che non appartengono al credo islamico devono essere distrutti”.  Così è realmente avvenuto.   Commenta a tale proposito l’islamista Onorato Bucci che dal Libano, in quindici anni di guerra civile, senza contare il numero dei morti trucidati, si è avuto un drammatico esodo di oltre due milioni di cristiani, maroniti e di altre confessioni, verso l’Europa e le Americhe. Non meno drammatica, continua Bucci, la situazione nelle altre Nazioni mediorientali: Egitto, Turchia, Siria e, più recentemente, Sierra Leone, Sudan, Nigeria, isole Molucche, isola di Timor e quasi tutta l’Indonesia che hanno subito eccidi incalcolabili e la cui popolazione, prima in maggioranza cristiana, è ora per forza quasi tutta mussulmana.  Anche nelle Filippine, lo Stato più cattolico e più mansueto di tutta l’Asia, è entrato un gran numero di musulmani che vogliono creare uno Stato musulmano a suon di guerre.  Ci sono molte ragioni per credere che anche in Italia e in Europa potrebbe accadere la stessa cosa!”

Pensiamo alla profanazione di tanti luoghi sacri al cristianesimo compiuta nei secoli: Santa Sofia a Costantinopoli, tanti Santuari della Palestina, tantissime chiese e comunità cristiane dell’Asia Minore e del Nord Africa spazzate via e cancellate; pensiamo alla persecuzione violenta contro i cristiani tuttora in atto in molte regioni del mondo. Il tributo di sangue dei cristiani uccisi nel mondo, in prevalenza dove vige la shari’ah islamica, è di circa 160.000 vittime all’anno, documenta Antonio Socci.[3]

Ormai è nota a tutti la dichiarazione che Mons. Bernardini, da oltre 40 anni Arcivescovo di Smirne in Turchia, ha rilasciato a fonti pubbliche: “Durante un incontro sul dialogo islamo-cattolico, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. E aggiunge che c’è proprio da crederci perché il “dominio” è già cominciato con i petroldollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee nei paesi cristiani attraverso l’immigrazione continua”.[4] Com’è possibile che questi timori non sorgano mai nella mente dei nostri politici e delle nostre autorità religiose così ottusamente aperte solo al “dialogo” come se fosse la bacchetta magica per qualunque problema? E’ quanto va urlando con forza e passione la coraggiosa Oriana Fallaci che ha denunciato in più libri l’assurda utopia di una convivenza pacifica con l’Islam perché bellicoso di sua natura.[5]

ISLAM FANATICO E ISLAM MODERATO Davanti ad un clima di insicurezza da nevrosi perché costretti a vivere con la tensione di chi si sente continuamente minacciato da terribili attentati, c’è chi continua a dichiarare (forse perché sorretto dalla forza della disperazione) che non tutti i musulmani sono così fanatici, che esiste un Islam moderato, che dopo anni di vita e di lavoro negli ambienti europei si sono amalgamati a tal punto da ritenersi quasi occidentali ecc.  Nulla di più falso!  Il recente sondaggio sui musulmani in Europa del PEW (www.pexglobal.org) citato da Timothy Garton Ash su La Repubblica” dell’11 agosto e da Magdi Allam sul “Corriere” del 15, conferma queste preoccupazioni.   In Gran Bretagna, afferma Allam, l’81% dei musulmani si considera innanzitutto detentore di una identità islamica e solo il 7% dichiara di sentirsi britannico. Lo stesso per quanto riguarda la Francia, continua Magdi Allam, dove tutti gli immigrati (per lo più musulmani) hanno iniziato gravi sommosse nell’intento di voler instaurare la legge islamica.  Interi paesi della Francia che fino a pochi anni fa avevano ospitato pacificamente la più diversa manodopera straniera proveniente dall’europea, sono stati letteralmente distrutti dagli extracomunitari islamici.  E stanno avanzando progressivamente e inesorabilmente…

Cosa può aspettarsi l’Italia? Che dopo cinque anni di permanenza sul suolo italiano, costoro si “convertano” alle nostre leggi e costumi di democrazia e di libertà e ci rispettino?  Non c’è da stupirsi che certa classe politica che ha calpestato proprio il Cristianesimo, fonte di libertà e di democrazia, si tiri addosso come un boomerang proprio quella violenza che molti si illudono di neutralizzare attraverso assurde concessioni. Il guaio è che, purtroppo, ne pagheremo tutti le conseguenze e non saranno certo quelle di vivere pacificamente in uno Stato “laico”, cioè libero da tutte le religioni o tradizioni, come vorrebbero farci intendere certi esponenti della politica e della cultura laica-massonica, ma finiremo inevitabilmente schiavi di uno Stato teocratico, che sarà la tirannia peggiore di tutte quelle forme di totalitarismo che hanno sconquassato l’Europa, soprattutto dell’Est, in questo secolo appena passato.

COSA POSSIAMO FARE DAVANTI A QUESTO IMMINENTE PERICOLO?

  • Innanzitutto dobbiamo cominciare a renderci conto dei gravi problemi che la presenza massiccia dell’Islam pone nell’Unione Europea e non aprire superficialmente le porte alla Turchia, sia perché non centra affatto con i confini europei, sia perché questo può comportare un gravissimo pericolo perchè la Turchia potrebbe farsi garante della protezione di tutti i popoli musulmani dell’Unione europea, e così ci vedremmo già divisi in due “mondi inconciliabili” in casa nostra, “l’un contro l’altro armato”.
  • Secondariamente dovremmo farci un serio esame di coscienza su noi stessi e sulla nostra incoerenza di cristiani che, pur discendendo da intere generazioni di santi, di martiri e di confessori della fede, da anni stiamo tradendo questa nostra meravigliosa identità, garanzia di libertà e di progresso.
  • A nulla servono i nostri armamenti, le nostre navi da guerra, le nostre strategie belliche perché i musulmani non sanno creare industrie ma sono terribili guerrieri che non temono la morte e, ad un solo cenno dall’alto, si fanno esplodere in qualunque luogo o zona essi si trovino con incalcolabili danni.
  • Ancora meno serve il cosiddetto dialogo pacificatore perché l’Islam se ne ride, neppure conosce il significato di dialogo, così caro alla mentalità occidentale e al nuovo ecumenismo.[6]

Il dialogo è certamente valido per tante altre situazioni o popoli, ma con l’Islam no!. Davanti alla mentalità islamica che abbiamo cercato di descrivere nel suo più crudo realismo, avvallata da avvenimenti terribili che si stanno verificando in tutto il mondo, che significato possono avere parole come “dialogo” o “pace”?  Significano forse un atteggiamento rinunciatario come il massimo bene da raggiungere, grazie al quale si può avere salva la vita perdendo la propria identità e libertà? E come si vivrà dopo? E’ evidente che una simile concezione di pace non significa solo rifiuto della guerra ma diventa una dottrina, uno stile di vita, un mito irenico e relativistico secondo il quale non esiste alcuna verità da difendere.  Questa pace falsa in nome della quale vengono sepolte non solo le armi ma anche i princìpi, i valori, la fede, l’onore, la cultura… di tutto un popolo, non fa altro che modellare una povera umanità-fantoccio in balìa dei prepotenti.

Nessuno vuole la guerra, certamente, però è allucinante anche vivere nel terrore di continui attentati, di incertezze, di paure, di un qualcosa che ti deve piombare sulla testa da un momento all’altro!.  Qualcosa dovrà pur accadere e non sappiamo cosa, come e quando, però cominciamo a percepirlo epidermicamente. “Nella storia dei popoli, come nella vita degli uomini, vi sono momenti in cui si delinea la possibilità di drammatiche catastrofi a cui si può rispondere solo con un’immensa fiducia nell’aiuto di Dio”.[7] Purtroppo viviamo in una società così scristianizzata a tutti i livelli che nemmeno da parte delle autorità ecclesiastiche si sentono più queste incitazioni di fiducia in Dio davanti al pericolo che avanza e che può essere rappresentato anche dallo straniero che ci vuole sottomettere o uccidere, sia come individui che come popolo.

Forse questa è la punizione che noi cristiani dobbiamo pagare per aver troppo facilmente annacquato il cristianesimo in un qualunquismo religioso senza identità, non esitando a cedere chiese cattoliche ai musulmani in segno di solidarietà, a togliere i crocifissi dai luoghi pubblici in segno di tolleranza, a considerare Allah e altre divinità sullo stesso livello del Dio cristiano, cristiani colpevoli di aver legalizzato l’aborto e perfino comportamenti sessuali contro natura, da premiare perfino con l’adozione di poveri bambini innocenti e strumentalizzati per l’insipienza dei grandi. Anne Graham, è stata assai esplicativa riguardo ai molti mali della nostra società: “Io credo che Dio sia profondamente rattristato dalla tragedie del crollo delle due Torri, come lo siamo noi, ma per anni gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, dal nostro governo, dalle nostre vite.  Ed essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che Egli giustamente si sia fatto da parte. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia la sua benedizione e protezione se gli chiediamo: “Lasciaci soli, per favore?”.

Nonostante questa visione terribilmente realistica della situazione odierna, si può comunque affermare con sicurezza che un rimedio c’è contro l’avanzata musulmana e dobbiamo cercarlo nell’esempio di coloro che sono riusciti ad allontanare l’Islam nei secoli scorsi.

  • Il principe carolingio Carlo Martello che sconfisse i musulmani a Poitiers nel 732 attribuì alla Madonna la sua memorabile vittoria conseguita un sabato di ottobre e come ringraziamento fondò gli Ordini cavallereschi consacrati alla Madonna;
  • i sovrani di Spagna nel 1240 e nel 1481 riuscirono nella difficilissima impresa di allontanare i “Mori” dall’Europa solo perché si appellarono alla Madonna assieme a tutto il popolo;
  • a Lepanto nel 1571 le potentissime flotte turche furono vinte dalle poche navi cristiane male equipaggiate, solo grazie al Santo Rosario che Papa San Pio V aveva chiesto di pregare a tutti i cristiani in quella circostanza;
  • Ai confini di Vienna nel 1683 i turchi erano pronti per l’avanzata decisiva sulla città. Papa Innocenzo XI prescrisse a tutti i conventi e le chiese di supplicare Maria Vergine perché si trovasse il comandante giusto per far fronte a questa disastrosa avanzata. In quella stessa circostanza Giovanni III Sobiesky, re della Polonia si sentì ispirato ad andare a Vienna deciso a guidare la battaglia. Partecipò come umile chierichetto alla S. Messa celebrata dal beato padre Marco D’Aviano implorando l’aiuto di Cristo per intercessione della Madonna. La vittoria fu rapida e strepitosa;
  • a Belgrado il 15 agosto 1717 Eugenio di Savoia fermò l’avanzata turca dopo essersi consacrato alla Madonna e averle offerto le sofferenze di tutte le sue truppe.

Possiamo imitare il coraggio e la fede di coloro che sono riusciti a fermare l’avanzata dell’Islam nei secoli precedenti, innanzitutto irrobustendo la nostra fede con la preghiera e con buone letture che, oltre a vincere l’ignoranza religiosa, ci possano caricare di entusiasmo e di gioia: “L’ignoranza è il peggior nemico della fede; sul vuoto creato dall’ignoranza proliferano gli errori, i pregiudizi, le superstizioni, le presunzioni[8] e poi dobbiamo essere disposti anche alla guerra per legittima difesa e al martirio, se inevitabile.

Una cosa comunque è certa: l’Occidente intero, cioè la bimillenaria cultura cristiana, la nostra civiltà, il patrimonio artistico, religioso, storico, legale, giuridico, la Chiesa stessa… non vincerà in forza delle armi, o delle navi da guerra, o dei comandanti, o delle strategie belliche o diplomatiche o tolleranti ma, facendo leva anche su questi strumenti se fosse necessario, ne uscirà vincitore solo grazie alla Croce di Cristo e alla Vergine Maria, che ha schiacciato la testa al serpente e che tiene sotto il suo piede la mezzaluna.

Qui infatti non si tratta di una guerra tra comuni mortali, bensì tra il potere delle tenebre e quello della Luce. Solo per mezzo di questa Donna eccelsa, Madre di Dio e Madre nostra, invocata con la preghiera del Santo Rosario tornerà la pace, l’Islam si convertirà, Gesù Cristo regnerà sul mondo per il bene e la felicità di tutto il genere umano e finalmente, si potrà realizzare quanto disse la Madonna a Fatima “Alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà”.



NOTE

[1] S. Nitoglia, op. cit.

[2] R. Guolo, Il partito di Dio. L’Islam radicale contro l’Occidente, Guerrini e Associati, Milano, 1994

[3] Antonio Socci, I cristiani perseguitati, ed. Mondadori

[4] A. Carosa, G.Vignelli, L’invasione silenziosa, Ed. Minotauro, 2002

[5] Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, ed. Rizzoli 2001    –   “La forza della ragione” Ed. Rizzoli, 2004

[6] F. Cardini, Noi e l’Islam. Un incontro possibile? Laterza, Roma-Bari 1994.

[7] R. de Mattei, Guerra giusta, guerra santa, Ed. Piemme, Casale Monferrato, 2001

[8] F. Rancan, Il senso del vivere, Uomo, tempo, eternità, Ed. Ares, 2000

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