LA BIBLIOTECA DI RISCOSSA CRISTIANA. Omaggio a padre Pio – di Paolo Gulisano

Padre Pio santo eremita. L’incontro con Dio sulle orme dei Padri del deserto

di Alessandro Gnocchi e Serafino Tognetti

 Ed. Fede &Cultura 2017

Cinquant’anni fa, il 23 settembre 1968, Padre Pio da Pietrelcina lasciava questo mondo ed entrava nella Vita Eterna. Pochi religiosi hanno segnato, come lui, il XX Secolo. Nel tempo in cui è iniziata la grande crisi della Chiesa, il frate di san Giovanni Rotondo è stato un vero faro di luce, una testimonianza costante di Fedeltà a Cristo. Era nato nel 1887, e durante la sua giovinezza si era fatto largo il Modernismo, la terribile eresia che papa Pio X sanzionò con l’enciclica Pascendi, del 1907, quando Francesco Forgione muoveva i primi passi della sua vocazione religiosa. Alle sirene delle eresie- antiche e nuove- il frate fu sempre assolutamente refrattario, e il suo operato lo confermò sempre.

Padre Pio non fu un intellettuale, un teologo: il suo magistero ebbe modo di esercitarsi nel confessionale, nella guida delle anime, nell’animare i gruppi di preghiera, nella celebrazione della Santa Messa che per lui fu sempre- fino all’ultima, drammatica, struggente Messa, quella di sempre. Non uno spettacolo di cabaret, ma la celebrazione della Passione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore.

Su Padre Pio è stato scritto molto, moltissimo, forse troppo. Molte pubblicazioni si sono focalizzate sugli aspetti taumaturgici del santo frate: i suoi miracoli, oppure le sue stimmate, quelle che ricevette il 20 settembre del 1918, in seguito ad una visione. Quelle stimmate che erano state anche di san Francesco, e che tutte le descrizioni oleografiche ed ecologistiche del santo di Assisi dimenticano di citare, perché il Cristianesimo non è solo zuccheroso “accompagnamento” dei periferici esistenziali, ma è anche dolore, Croce.

Questo libro restituisce la piena dimensione di Padre Pio, un uomo di profonda Fede, un mistico, un ascetico, un maestro spirituale. Gli autori mostrano come il santo stigmatizzato si trovi perfettamente a suo agio tra i monaci e gli eremiti che hanno fatto fiorire il deserto dei primi secoli. La sua genealogia spirituale ha origine fra gli antichi Padri che hanno inseguito la solitudine e una vita di penitenza per incontrare Dio, pregando, combattendo il demonio e preoccupandosi solo della salvezza delle anime. Ciò che attirava le folle fra le montagne scheletriche di Scete, di Nitria o di Tebaide fra il IV e il VI secolo è la stessa forza che le chiamava a San Giovanni Rotondo, sulle alture del Gargano, ai tempi dei viaggi nello spazio: la sete di Dio e la certezza di trovare una santità che la lenisce nei corpi e nelle anime di uomini votati alla rinuncia guerreggiante al mondo, al lavoro manuale, al silenzio, al digiuno, al canto dei salmi, all’orazione, alla contemplazione, al sacrificio del proprio ego incenerito sull’altare del Signore.

 

Questo libro fa capire con chiarezza perché  Padre Pio fu perseguitato dal Vaticano e dagli esponenti di punta della “conciliazione” col mondo. Cominciò  fin dal 1920 padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e consulente della Santa Sede, che fu  incaricato di visitare Padre Pio ed eseguire “un esame clinico delle ferite”. Padre Gemelli espresse quindi la diagnosi: “isterico e psicopatico”.

Nonostante tutto, col passare degli anni la fama di santità del cappuccino continuò a crescere, e il giudizio del Vaticano che sosteneva che non ci fosse nulla di soprannaturale in lui venne demolito dall’evidenza dei fatti. Padre Pio aveva continuato imperterrito una vita di preghiera, di digiuno, di espiazione, di sacrificio per le anime, come ben dimostra il libro di Gnocchi e Tognetti. “Distacchiamoci dal mondo in cui tutto è follia e vanità” aveva detto un giorno, e il distacco fu quello che visse e insegnò: distacco dai beni materiali, distacco per il peccato. Nei confronti del peccato era durissimo: con il male non si viene a compromessi, si combatte con tutte le proprie forze.  Certo, il Signore è misericordioso, perdona, ma il perdono è subordinato al pentimento, al ravvedimento, alla conversione.  Altro che certo buonismo ecclesiastico contemporaneo.

Ebbe a dire un giorno ai suoi figli spirituali: “Perché il male nel mondo? Sta bene a sentire… C’è una mamma che sta ricamando. Il suo figliuolo, seduto su uno sgabelletto basso, vede il lavoro di lei; ma alla rovescia. Vede i nodi del ricamo, i fili confusi… E dice: “Mamma si può sapere che fai? È così poco chiaro il tuo lavoro?”! Allora la mamma abbassa il telaio, e mostra la parte buona del lavoro. Ogni colore è al suo posto e la varietà dei fili si compone nell’armonia del disegno. Ecco, noi vediamo il rovescio del ricamo. Siamo seduti sullo sgabello basso”.

Bisogna essere grati agli Autori di questo libro che ci hanno restituito una immagine autentica e allo stesso tempo inedita di Padre Pio, erede dei grandi Padri del Deserto, e allo stesso tempi così vicino alle figure di santi della Tradizione Orientale. Si può davvero affermare che il frate di san Giovanni Rotondo sia stato il più grande Starets dell’Occidente. Autori che a loro volta sono immersi in una spiritualità intensa: padre Serafino Tognetti, della Comunità dei Figli di Dio, successore di Divo Barsotti, e Alessandro Gnocchi, giornalista che ha messo da anni la sua brillante penna al servizio della Difesa della Fede.

 

 

4 commenti su “LA BIBLIOTECA DI RISCOSSA CRISTIANA. Omaggio a padre Pio – di Paolo Gulisano”

  1. Luciano Pranzetti

    Sono particolarmente devoto di San Pio da Pietrelcina perché in due momenti di grave pericolo mi ha tratto in salvo. Del primo non dico perché troppo personale ma sufficiente essendo sapere che, assolta una pia pratica da lui consigliatami – siamo nel 1959 – fui liberato da una sottile patologìa. Del secondo: aprile 1967, per un intervento chirurgico di 11 ore per neoplasìa intestinale, dopo due giorni comincio a svegliarmi dall’anestesìa. Nella bruma della narcosi vedo mia madre accanto al letto. Le domando chi sia quella figura, un uomo, con in testa un cappuccio, vicino a lei. Mi risponde: “Riposa, non c’è nessuno”. Più tardi mi dirà che, in quel momento in cui le chiesi chi ci fosse con lei, mi rivelò che stava recitando il rosario chiedendo, per me, l’intercessione di Padre Pio, il frate cappuccino stigmatizzato. Oggi, a distanza di 51 anni, ne rendo testimonianza.

  2. Cesaremaria Glori

    San Pio ebbe un rapporto con la Chiesa per lo più sofferto e contrastato. Forse era il presagio che avrebbe poi colpito la Chiesa stessa di soffrire per le piaghe apportate dai suoi ministri e dalla moltitudine di apostati. La sua esistenza fu una profezia di quel che sarebbe accaduto alla Chiesa per la quale visse e soffrì. Fu lui una copia umana del Cristo e fu scelto proprio per questo prima che l’apostasia avvenisse e fu obbediente sino al sacrificio di se stesso, emulando il Maestro come a pochissimi altri fu concesso.

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