La lungimirante opposizione di Pio XII al relativismo

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Di Piero Vassallo

Rifiuto dogmatico della verità, il relativismo traduce nel linguaggio della cattiva filosofia la tarantella mentale, che è scatenata dalle perpetue fantasie della superstizione pagana, da sempre in guerra contro il senso comune.
La principale attrazione del relativismo, infatti, è l’offerta di un sistema capace di risolvere la dialettica del vero e del falso in un brodo tranquillante e pacioso.
In realtà il relativismo è un’illusione amministrata da poteri oscuri e vaneggianti, incapaci di vedere che la negazione della verità non elimina la dialettica del vero e del falso ma la trasforma in feroce conflitto tra indifferenti e fanatici per reazione.
La scena che oggi contempliamo attoniti rappresenta, in modo perfetto, l’insorgenza di fanatismi arcaici e profondi, che rispondono con il delirio e con il terrore alle offerte di pace lanciate dal relativismo.
Disgraziatamente l’errore relativista ha diminuito l’autorità della Chiesa cattolico, stordendo e facendo deragliare i teologi che si erano lanciati all’inseguimento dei miraggi evocati dalla passione per la tranquillità e l’armonia ad ogni costo.
Di qui la disattenzione alle verità cattoliche, le sole che in grado di replicare alla minaccia costituita dai contrapposti errori del relativismo pseudo-pacifico e del fanatismo terroristico.
Tempestivamente Pio XII aveva indicato la fonte dei miraggi che, dall’interno, hanno logorato la credibilità cattolica: nell’enciclica Humani generis, infatti, lamentava che alcuni teologi “infuocati da un imprudente irenismo, sembrano ritenere un ostacolo al ristabilimento dell’unità fraterna, quanto si fonda sulle leggi e sui princìpi stessi dati da Cristo e sulle istituzioni da Lui fondate, o quanto costituisce la difesa e il sostegno dell’integrità della fede, crollate le quali, tutto viene sì unificato ma soltanto nella comune rovina”.
L’eroico pontefice lamentava che “i più audaci ritengono non assurdo, ma del tutto necessario che la teologia …, sostituisca nuovi concetti agli antichi, cosicché in modi diversi, e sotto certi aspetti anche opposti, ma – come essi dicono – equivalenti esponga al mondo umano le medesime verità divine. … Da quanto abbiamo detto è chiaro che queste tendenze non solo conducono al relativismo dogmatico ma di fatto già lo contengono”.
Più avanti, Pio XII precisava che i nuovi teologi, mentre disprezzano la filosofia di San Tommaso, “sembrano insinuare che tutte le filosofie o opinioni … si possono conciliare con il dogma cattolico. Ma nessun cattolico può mettere in dubbio quanto tutto ciò sia falso, specialmente quando si tratti di sistemi come l’immanentismo, l’idealismo, il materialismo, sia storico che dialettico, o anche come l’esistenzialismo, quando esso professa l’ateismo o quando nega il valore del ragionamento nel campo della metafisica”.
Parole profetiche, ma rimaste inascoltate. Un discepolo di Heidegger, il gesuita Karl Rahner, infatti, sarà attore principale di una disgraziata stagione della cultura cattolica.
Nella stagione intitolata al fumo di satana nella Chiesa di Dio, Rahner darà corpo ai timori di Pio XII, affermando una rovinosa novità, la teoria che contempla i cristiani anonimi, contestata e puntualmente confutata da Cornelio Fabro e da Giovanni Cavalcoli.
Secondo il paradossale insegnamento rahneriano, Gesù Cristo si è incarnato in ogni uomo, dunque ogni uomo (cosciente o incosciente, volente o nolente) è cristiano.
Inevitabile conseguenza di una così sconcertante premessa è che i qualunque pensieri del qualunque uomo sono intrinsecamente cristiani. E finalmente le assurde premesse esigono che ogni pensiero sia vero, ogni filosofia sia vera. Gli errori svaniscono nell’abisso di un errore, il relativismo, che li contiene e li giustifica tutti.
Con fatica e non senza subire ingiustificate e odiose contestazioni, Benedetto XVI sta operando per costruire una via d’uscita dai paradossi del relativismo “battezzato” da una teologia, che ha illuso e umiliato una vasta area della Cristianità.
Una stagione nuova e migliore della precedente si annuncia. Ora è evidente che la libertà dal relativismo, il vero obiettivo della cultura cattolica che si rinnova, dipende anche dalla riconquista del senso comune, e ultimamente dalla riabilitazione dei pontefici oscurati dai banditori dell’immaginario spirito del concilio: San Pio X e il venerabile Pio XII, gli eroici difensori della vera fede.

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