La massoneria contro la chiesa – di Padre Giovanni Cavalcoli

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massoneria

Pubblichiamo la terza e ultima parte parte dell’articolo di Padre Giovanni Cavalcoli, “La Massoneria contro la Chiesa”, estratto dal num. 1/2008 della Rivista “VivereIn”.

Ringraziamo vivamente la Direzione della Rivista VivereIn, che Vi invitiamo a conoscere cliccando qui.

Potete leggere il primo articolo cliccando qui e il secondo articolo cliccando qui.

di Padre Giovanni Cavalcoli

Fasi di un crollo prederminato

massoneriaLa Trinità non sono tre “persone”, giacché la persona è autocoscienza. Non ci sono dunque in Dio tre autocoscienze, perché così dovrebbero esistere tre dèi. La “persona” divina è un modo di sussistenza distinto dell’unico Dio.
Nell’interpretazione della Scrittura l’autorità degli esegeti è superiore a quella del Magistero della Chiesa. Il concetto dogmatico non è immutabile, ma è un’espressione storico-relativa dell’esperienza atematica di fede.
I miracoli e le profezie non sono segni soprannaturali di credibilità del Vangelo, ma ritrovati propagandistici inventati o fatti parapsicologici, che quindi ostacolano la fede più che aiutarla.
La persona umana deve imitare la Persona divina che è “relazione” sussistente. Quindi anche la persona umana non è sostanza, ma relazione-agli-altri. La natura umana non è qualcosa di fisso ed universale, ma è mutevole e relativa alle varie culture. Non esiste quindi una legge morale naturale oggettiva, universale ed immutabile. Ognuno deve decidere liberamente della propria esistenza e della propria essenza.
La carità non si basa sull’accettazione di proposizioni dogmatiche (“fede”), ma è un’opzione fondamentale atematica per Dio, per la quale Cristo ci salva. Le scelte categoriali particolari, anche se sono “peccati”, non compromettono quella scelta fondamentale per Dio, che è strutturale all’esistenza di ogni uomo, almeno implicitamente (cristianesimo anonimo).
La distinzione anima-corpo non è biblica, ma riflette il dualismo greco. Per la Bibbia l’uomo è spirito che si manifesta come corpo ed è corpo che si trascende nello spirito.
La grazia non è dono di un Dio trascendente, ma non è altro che il termine finale dell’autotrascendenza umana; la grazia è Dio stesso; non un qualcosa di creato, che si aggiunge alla natura umana e che può esserci come non esserci, ma è struttura apriorica e necessaria di ogni essere umano, il quale, pertanto, è già salvo e divinizzato: deve solo prenderne coscienza e agire di conseguenza da “figlio di Dio”. Senza la grazia l’uomo non sarebbe uomo.
Nell’Eucaristia non c’è la “transustanziazione” (maldestro uso della categoria greca di “sostanza”), ma c’è la transignificazione. La Messa non è sacrificio ma convito.
La Madonna non è vergine nel parto, ma ha partorito come tutte le altre donne. Il culto mariano non è necessario alla salvezza. Nelle attività ecumeniche è meglio accantonare i dogmi mariani.

Il nuovo antropologismo

Il cristiano, quindi , non è qualcosa in più dell’uomo; il cristiano è semplicemente l’uomo salvo e maturo. La consacrazione religiosa non è superiore alla scelta laicale, e il sacerdozio non aggiunge nulla al semplice battezzato, ma esplicita ciò che c’è già nel battezzato. Quindi anche la donna può essere sacerdote. Qualunque laico, etero od omosessuale, può dir Messa.
Il peccato non è assenza o rifiuto o perdita della grazia, ma è la persuasione che esista un Dio trascendente punitore, è la mancanza di fede nel fatto di essere salvati. Invece Dio è misericordioso, tutti perdona e tutti salva. Il diavolo non è una persona malvagia e tentatrice, ma è il simbolo del male, male che peraltro è stato vinto da Cristo, per cui il male è solo un’apparenza ed esiste solo per le persone che non confidano nella misericordia di Dio. Non sappiamo se all’inferno c’è o non c’è qualcuno. È più probabile che non ci sia nessuno.
Tutti sono buoni, tutti sono in grazia, tutti sono in buona fede, nessuno pecca intenzionalmente ma solo senza volere. Tutti si salvano. Le eresie quindi, se ci sono, non vanno condannate, perché sono espressione dell’altrui buona fede. Del resto ognuno sa da sé come difendersi dall’errore. La verità di fede non è concettuale ma atematica. Non c’è bisogno di “difendere la verità”, perché è lei che difende noi. I concetti si contraddicono fra loro: con essi non si può raggiungere una verità univoca, certa, oggettiva, immutabile, assoluta ed universale.
Tutto in realtà è bene così com’è, tutto è salvo, tutto è divino. Èl”‘Uno-Tutto”. Dio è Tutto in tutti. Non c’è nulla fuori di Dio, ma tutto è in Dio. Non c’è una beatitudine dopo la morte: Dio è qui adesso in tutti e non c’è da cercare mitologiche sopravvivenze beate nell’ ol tretomba. Non c’è un “altro mondo” oltre questo: questo è l’unico mondo.

A raffica di demolizioni

Non si dà “anima separata” dopo la morte: muore tutto l’uomo e immediatamente dopo tutto risorge. La Parusia di Cristo non è da vedere in un mitologico “futuro”; la Parusia avviene per ciascuno nel momento della morte. Anzi la morte stessa è il momento della suprema libertà.
Dire che Cristo è “risorto” non significa che sia stato fisicamente “visto” o “toccato” dai discepoli vivo dopo la morte, ma significa in modo simbolico e immaginoso la fede che Cristo vive presso Dio. Il peccato originale è la rappresentazione mitologica della malvagità dell’uomo. L’uomo tuttavia, essendo aprioricamente divino, ha in sé la forza divina per liberarsi dal male. Questa forza divina è Cristo.
La Chiesa non è stata fondata da Cristo, ma è una realtà storicoumana sorta come interpretazione storico-categoriale dell’opera e l’evento di Cristo, i quali hanno prodotto nei discepoli un’ esperienza atematica, che successivamente essi hanno tradotto in concetti ed istituzioni umani. La Chiesa quindi non è sorta “dall’ alto”, ma sorge dal basso, dal popolo di Dio, che non aspira a visioni metafisiche o trascendenti, ma semplicemente alla pace e alla giustizia. Per questo la Chiesa non trasmette verità immutabili e non è infallibile nel trasmettere l’insegnamento di Cristo.
Gli errori della Chiesa devono pertanto essere corretti da indagini storiche più accurate. Non è infallibile nel canonizzare i santi: anzi spesso ha canonizzato, per interessi politici, persone indegne inventando menzogne o esagerazioni, che vengono smascherate dalla moderna critica storica. Il Papa si presenta come pastore della Chiesa non perché abbia il diritto di esserlo, ma per sete di dominio universale.
La fede non è adesione intellettuale a delle proposizioni concettuali ritenute vere e rivelate da Dio, ma è un’esperienza o intuizione esistenziale, vissuta, atematica e preconcettuale del Mistero ineffabile, esperienza che vien bensì successivamente espressa o interpretata in concetti, ma sempre mutevoli e relativi.
Dio è Mistero assoluto, e Tutt’altro dall’uomo: non può parlarci con concetti umani, ma lo sperimentiamo solo nell’esperienza trascendentale ed atematica. Non possiamo parlarne come Essere, ma come Nulla. Qui S. Tommaso sbaglia ed ha ragione il Buddha. Esodo 3,14 non si riferisce all’ “Essere sussistente”, ma significa che Dio è presente ed operante.
Nell’attività ecumenica, onde ottenere l’unità, non si devono mettere in evidenza “errori” nei noncattolici, perché si deve rispettare la coscienza altrui; ed inoltre è bene che i cattolici relativizzino i dogmi che non condividono con i non cattolici, rinunciando quindi a chieder loro di accoglierli .
Il vero cristianesimo non è quello che abbraccia tutti i dogmi imposti dal Papa, ma è il cristianesimo ecumenico, che si limita alle verità comuni a tutti i cristiani, cattolici e non cattolici. Se il Papa insiste nel presentarsi infallibile interprete della Scrittura, ostacola l’ecumenismo. Il cristianesimo non è la religione superiore alle altre, ma solo una tra le altre. Ci si può salvare anche fuori della Chiesa. La religione completa è l’insieme di tutte le reli gioni.
Cattolicesimo e luteranesimo non si oppongono come verità ed eresia, ma sono due legittimi modi di vivere il cristianesimo, sicché ognuno è libero di scegliere quello che preferisce.
Il Concilio Vaticano Il ha presentato una sintesi completa del cristianesimo per il nostro tempo. L’insegnamento precedente della Chiesa, pertanto, è da considerarsi
o corretto dal Vaticano Il o superato o privo d’interesse per l’oggi.
I pastori non devono mai usare la severità o fare condanne, ma devono solo dialogare ed usar misericordia. Non è bene definire ulteriori dogmi, perché non si risolverebbe il problema della loro interpretazione. Non esiste una verità universale che domini il pluralismo teologico. È impossibile distinguere con certezza il dogma dall’eresia.
Il Magistero della Chiesa postconciliare ha a volte interpretato il Concilio con una mentalità preconciliare. Dovere dei teologi e dei buoni pastori è quello allora di dare la giusta interpretazione, ignorando o correggendo le interpretazioni del Magistero (“magistero parallelo”, come lo chiamò Paolo VI).

La “barca” e la tempesta

Una crisi di fede come quella odierna, così grave e così diffusa in tutti gli ambienti e a tutti i livelli, senza che vengano presi significativi interventi da parte dell’autorità ecclesiastica, non si è mai verificata nella Chiesa. E la cosa stupefacente è la perfetta incoscienza se non addirittura baldanza con la quale si continua a vivere in una situazione del genere, la quale, non presentando effettivamente conflitti o scandali eclatanti, come ai tempi delle guerre di religione, è vista tutto sommato come situazione tranquilla, anche perché, come ho detto, tante strutture, istituzioni e comportamenti esterni continuano a funzionare come se tutto fosse regolare, anzi, secondo alcuni, ci siamo incamminati verso “le magnifiche sorti e progressive”.
Che ci fanno i “profeti di sventura”? Non sono dei seccatori e degli attardati (invidiosi dei progressisti), che non hanno mai letto il discorso di apertura del Concilio di Papa Giovanni (il Papa “buono”, forse perché l’unico Papa buono)?
Solo pochi o pochissimi si rendono conto della situazione: owiamente lo stesso Magistero della Chiesa e tutti i buoni pastori fedeli al Papa e con essi tutti i buoni teologi e i buoni fedeli. Ma quanti sono?
E che potere hanno di influire sull’opinione pubblica frastornata o lusingata dalle menzogne dei modernisti-massoni? Quasi nullo. In genere si preferisce la congiura del silenzio, quando non vengono attaccati i cattolici più in vista, il Papa, certi teologi , certi pastori, certi laici coraggiosi.
L’ipocrisia dei modernisti-massoni raggiunge il culmine quando accusano l’autorità ecclesiastica di autoritarismo, mentre, se c’è oggi un difetto in essa, è proprio l’eccessiva indulgenza, la debolezza, la timidezza, la latitanza.
La via della verità, per chi vuoI percorrerla, esiste ed è alla portata di tutti: il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ciò che turba molti però è il fatto che i pastori lasciano fare anche i falsi maestri che insegnano il contrario. Il dubbio che allora può venire è che, sì, va bene il Catechismo, ma se preferisco, posso scegliere anche le dottrine moderniste, ché nessuno mi dice nulla. Anche perché sono più comode. L’idea che si sta diffondendo in molti è che non sono in gioco verità assolute ed universalmente vincolanti, ma si tratta di legittimo “pluralismo”. Si sta assottigliando il numero dei credenti? Da certi fatti sembrerebbe di si (chiese che si svuotano, diminuzione della pratica dei sacramenti, crisi degli Ordini antichi, diminuzione delle vocazioni, defezioni, imbarbarimento dei costumi, corruzzione della gioventù, aumento della criminalità e dell’egoismo).

La cosa principale da fare è la fedeltà coraggiosa alla verità.

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