L’Altra Italia di Berlusconi? L’abbiamo già vista e non ci piace – di Paolo Gulisano

“Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”, così cantava Lucio Battisti nel lontano 1976.  Berlusconi, l’incorreggibile, ci riprova. Vuole tentare l’ultimo assalto al Palazzo, dal quale non sopporta, visceralmente, di stare lontano, e così sta dando vita a un nuovo soggetto politico. Più che altro si tratta di un nuovo marchio commerciale, perché le idee sono le stesse di sempre, e perfino le persone. L’annuncio fatto nei giorni scorsi della nascita del nuovo brand, dal suggestivo (si fa per dire ) nome di “L’Altra Italia”, ha preso di sorpresa anche i più stretti collaboratori, dirigenti, capigruppo e portavoce. Tutto un ambaradan di giovani rampanti, di signorine sottratte ai salotti buoni e alle sfilate di moda, perfettamente inutili per la rivincita che Berlusconi sta disperatamente cercando dal 4 marzo, da quando Matteo Salvini gli ha inopinatamente sottratto la scena e i riflettori della politica, oltre che la leadership.

Per il suo ritorno e la relativa vendetta, il sovrano spodestato si affida ai vecchi generali di sempre: Gianni Letta, Adriano Galliani, Antonio Tajani. Davanti a queste scelte serpeggia già un certo malumore, soprattutto tra le Ladies: Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Anna Maria Bernini, non ci stanno a perdere visibilità. Il Capo, che alle donne non sa negarsi, troverà una soluzione. Si prevede pure una Consulta con personalità anche esterne, che si riunirà dopo l’estate per selezionare una nuova classe dirigente. Qualche intellettuale organico lo si rimedia sempre: negli House Organs non ne mancano.

L’obiettivo dichiarato è la riconquista del trono. Il Berlusca non ha dubbi: Salvini el düra minga, va dicendo a tutti con ostentata sicurezza, come il tifoso che ad agosto sotto l’ombrellone prevede lo scudetto sicuro per la propria squadra. E la metafora calcistica è la più appropriata. “Sono in campo e ci resterò», ha dichiarato. Almeno fino a quando non sarà passato il pericolo gravissimo, rappresentato da «dilettantismo, pauperismo, giustizialismo» del M5s.

Il nemico è sempre quello del 4 marzo, anche se ora Luigi Di Maio è alleato di governo con il leader leghista del centrodestra. Dopo il fallimento di questa alleanza populista e sovranista che per Berlusconi è inaccettabile, “L’Altra Italia” dovrà andare l potere. “Il nostro momento – assicura il leader azzurro – verrà molto presto, appena le ricette economiche dei grillini avranno rivelato la loro impraticabilità e la loro pericolosità”. E Salvini dovrà strisciare sottomesso e chiedere grazia al Sovrano, il quale gliela concederà a patto che riporti la Lega a quel ruolo subalterno, caricaturale, folkloristico che aveva con Bossi. Non a caso, per far capire alla Lega dove deve stare, un quotidiano come il “Foglio” ha dato una rubrica a Roberto Maroni, e il vecchio Bobo utilizza questo spazio per tirare le orecchie a Salvini, mandando inviti cortesi ma altrettanto espliciti di far ritorno alla base.

Il progetto non ci piace. Soprattutto non piace “l’altra Italia” che ha in mente Berlusconi, alternativa a quella di Salvini. E quale sarebbe? Lui dice “quella che lavora, produce, non vuole distruggere, ma costruire”. E il suo partito ne sarebbe l’espressione politica: un “polo aggregatore»” basato su “idee liberali, liberiste, garantiste”. Caratterizzato da “moderazione” e antidoto ai “populismi urlati che sembrano aver preso il sopravvento”, e dal chiaro profilo europeista, ben visto da Bruxelles. Insomma, un esercito in marcia nella direzione opposta a quella presa dall’attuale esecutivo identitario e sovranista.

Non è difficile capire che siamo di fronte alle solite ricette berlusconiane, già viste e riviste, e tutte indigeste.  Sappiamo bene che ci sono ancora molti buoni cattolici e buoni cittadini che credono che “Berlusconi ha fatto del bene all’Italia”. Sarebbe interessante che ci fossero fornite le eventuali prove. Altri rimarcano che nel 1994 “Ci-salvò-dai-Comunisti”. Anche qui bisognerebbe valutare i fatti, che ci dicono che Berlusconi non sfidò alle elezioni Togliatti o Pajetta, ma Martinazzoli e Occhetto. Berlusconi – e speriamo che sia l’ultima volta che si è costretti a ripeterlo – entrò in politica unicamente per garantire i propri interessi, quelli che aveva avviato negli Anni ’80, nella Milano da bere, grazie alla “benevolenza” della dirigenza del tempo del Partito Socialista Italiano.

Basta con la favola del bravo imprenditore che si mette al servizio del suo Paese. Non era vera nel 1994, non è vera oggi. Anzi oggi i “referenti” politici sono anche più pericolosi del Craxi di allora: sono a Bruxelles e a Strasburgo, in ovattati centri di potere finanziario. Inoltre, quell’”altra Italia” la conosciamo già fin troppo bene: quella che Berlusconi con la TV spazzatura, con le sue politiche fatte di indifferentismo morale, ha contribuito a creare. Più che “liberale e liberista”, il tycoon è stato sempre semplicemente libertino.

C’è un altro termine che nell’occasione della rifondazione azzurra è stato sgradevolmente riesumato: “moderazione”. Anche qui, non è inutile riaffermare ancora una volta che la categoria politica dei “moderati” è una delle più ambigue e pericolose. Inaccettabile per un cattolico, visto che nella Scrittura  è detto che il Signore i tiepidi (sinonimo di moderati) li vomiterà dalla propria bocca.

La parola moderatismo puzza lontano un miglio di compromesso, di concertazione al ribasso, di inciucio, di aumma aumma. Non è un caso che la prima mossa politica dopo l’annuncio della nascita dell’Altra Italia sia stato il patto d’acciaio con il PD per bloccare la nomina di Marcello Foa. E non è certo questa l’unica occasione di alleanza pratica tra gli Azzurri e la Sinistra: basti vedere quello che stanno facendo per impedire una revisione della Legge Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie, un esempio di statalismo duro che vuole imporre la propria volontà e il proprio interesse a quello delle famiglie. Altro che liberali…

Apparentemente potrebbe sembrare strano che Berlusconi, così attento alle mode e alle tendenze, continui ad utilizzare un termine come “moderati” che è palesemente obsoleto.  Moderati erano i lettori di Longanesi o di Montanelli, i distinti signori in giacca e cravatta sobri e di buon gusto che non ci sono più. Lo utilizza perché non ha altri aggettivi a disposizione, avendoli rifiutati da sempre. Uno di questi poteva essere “conservatore”, ma Berlusconi conservatore non lo è mai stato. In Italia nessuno ha mai voluto definirsi tale: tutti, ma proprio tutti, riformatori e rivoluzionari, da Mussolini ad Aldo Moro fino a Renzi e Berlusconi. In Italia quindi non c’è posto per i conservatori, figuriamoci per i tradizionalisti, gli identitari, i sovranisti: tutte categorie che il Grande Innovatore di Arcore aborre.  E così ci risiamo con il moderatismo.

Questa è dunque la bandiera sotto la quale Berlusconi scende in campo per battere i Cinque Stelle, ma soprattutto Salvini. In nome di un’”Altra Italia” che più brutta e laida è difficile immaginare. Possiamo stare certi che ricorrerà a tutto il suo mestiere, come i vecchi pugili imbolsiti che si aggrappano alle braccia dell’avversario e cercano il colpo basso. Cercherà di utilizzare le sue doti di imbonitore, ricorrerà a nani e ballerine. Cercherà di vincere con le buone o con le cattive, ed è questo che non può non suscitare preoccupazione.

Saranno decisivi i prossimi mesi, in cui il governo dovrà resistere a molteplici attacchi su tutti i fronti: avrà tutti contro, dal Berlusca al PD, dai giornali alla CEI. Se sopravviverà al lungo assedio, alla fine di maggio ci sarà lo scontro definitivo, una vera battaglia epocale, quella delle Elezioni Europee. Lì ognuno correrà per proprio conto, e si verificheranno le forze, la consistenza, il consenso. E vedremo se finalmente Silvio Berlusconi, come auspica l’altra Italia che non è la sua, uscirà per sempre di scena.

8 commenti su “L’Altra Italia di Berlusconi? L’abbiamo già vista e non ci piace – di Paolo Gulisano”

  1. cerchera’ soprattutto l’alleanza col colle piu’ alto. Da archeologo classico, i governi dell’ex cav. mi avevano deluso profondamente. I ministri dei beni culturali e dell’universita’ davano sempre posizioni apicali e potere ai baroni rossi, i quali, con ottimi stipendi e altre prebende, potevano perseguitare alla grande studiosi non allineati e che rifiutavano i dogmi marxisti, i quali spesso erano disoccupati, alla fame e non potevano difendersi. Questa storia deve esser detta e diventare di pubblico dominio.

  2. Mi voglio augurare che, almeno per una volta, gli italiani abbiano una buona memoria storica e lo silurino una volta per tutte.
    Purtroppo è una delle mie solite pie illusioni…….

    1. Stefano Mulliri

      Tranquilla Maria Teresa, lo abbiamo già fatto. Lo sparviero è già destinato al girarrosto della storia, che non ha pietà come è noto e anche se si affida ad arnesi da museo come quelli sopracitati, il succo non cambia, è già passato di moda!.

  3. Anch’io, come tanti italiani, all’epoca mi lasciai affascinare dal Berlusca, ora però, lo vedo solo ridicolo, uno che pur di non arrendersi al tempo che passa, preferisce presentarsi come una mummia o un manichino in vetrina, uno che non ammette possa esserci qualcuno che lo superi in consensi e gli tolga il primato della notorietà. Ridicolo e stizzito come in bambino capriccioso quando perde a ruba mazzo. Vuole tornare a galla buttandosi fra le braccia del Pd? Lo faccia. A Salvini non farà altro che bene. La prossima volta che si voterà, se il Padreterno non lo avrà già tolto di mezzo in altra maniera, scomparirà finalmente dalla scena politica.

  4. Cesaremaria Glori

    La parabola di Berlusconi è penosa. Le sue portavoce sembrano oche ammaestrate che ripetono a memoria la lezione, mentre i colonnelli ( altro che colonne, semmai stampelle!) pensano solo a salvare se stessi stretti al carro del vecchio Dulcamara e recitano male quel che gli ex avversari-alleati del PD riescono a fare ancora peggio. Se questa è l’opposizione del nuovo governo possiamo anche sperare in una non breve durata. Le uniche iniziative veramente buone e sensate sono pervenute dal trio Salvini-Giorgetti-Fontana, vero trio trainante e che con Tria formano un duo affidabile

  5. I populisti non sono i politici, ma quella massa di gente esasperata dalle tasse, dagli immigrati clandestini, dagli zingari, dalla teoria del gender, dai matrimoni gay e dalla santa chiesa allineata(dal papa all’ultimo prete di parrocchia che guai a non fare l’accoglienza)! Io sto coi populisti.

  6. Non condivido la corta memoria storica di Gulisano: Berlusconi nel 1994 disse che avrebbe votato Fini e non Rutelli. Non mi sembra proprio modo migliore per tutelare i propri interessi. Sfidare la sinistra all’ora fortissima e onnicomprensiva fu un atto di enorme corraggio che non deve essere disconoscimento all”ex leader del centrodestra. Poi ora la situazione è completamente diversa e condivido le opinioni di fondo espresse da Gulisano sul rifiuto del.del.moderatismo e sulla bontà della linea di Salvini. Che comunque va ricordato aveva giurato in campagna elettorale insieme a Berlusconi e a Giorgia Meloni che nessuno di loro avrebbe mai dato vita a un governo con diverse alleanze. . Poi va bene così. Ma a Gulisano ricordo che nemneno i 5 stelle non sono propriamente na garanzia di rispetto dei principi morali cattolici in politica. .

  7. Benedetto Cadeddu

    Articolo impregnato da becero Antiberlusconismo, vediamo cosa succederà quando non ci saranno più motivi per abbaiare e la marmaglia sanculotta avrà esaurito la spinta del comico.

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