L’Ave Maria (o almeno la sua seconda parte) compie 450 anni. Auguri! – di Léon Bertoletti

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Buon compleanno, Ave Maria. Quattrocentocinquant’anni sono un traguardo devozionale che non merita di passare nell’indifferenza. L’anniversario riguarda, nello specifico, la seconda metà della deliziosa preghiera alla Vergine, alla Benedetta fra le donne, alla Madre, che ingioiella i grani del Rosario e arricchisce ogni momento liturgico, ogni attimo di fede individuale o comunitario.

Proprio una bella data da celebrare. Ci ricorda l’immutabilità, la durata, la costanza, la perdurabilità storica delle espressioni eterne mentre sempre rispuntano, a più riprese, proposte di modifica a questa o a quell’orazione, a questo o a quel vocabolo, ad esempio nel Padre Nostro.

Dunque, come si sa, la prima parte (una lode) dell’Ave Maria è formata dal saluto dell’angelo Gabriele nel giorno dell’Annunciazione e dalle parole di santa Elisabetta nel giorno della Visitazione.

Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus.

Le due proposizioni registrate dal Vangelo (Luca 1,28 e 1,42), raggruppate insieme, con l’aggiunta del nome di Maria ma non ancora di quello di Gesù, si trovano già, quale Offertorium della Quarta Domenica di Avvento, nell’Antifonario di san Gregorio (morto nel 604). Probabilmente, però (attingiamo le informazioni dal volume Maria nel culto cattolico del Campana e da un vecchio articolo del Roschini sulla rivista Marianum) l’uso di ripetere alla Madonna le due formule unite risale ad almeno un secolo prima, perché si reperisce nella più antica liturgia antiochena, quella di san Giacomo. Lo Iesus compare in Oriente nel VII secolo e in Occidente nel XII. Mentre la venerazione mariana si amplierà progressivamente su impulso dei santi Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura da Bagnoregio, Alberto Magno, Domenico di Guzman.

«Tutti cantavan: “Benedicta tue / ne le figlie d’Adamo, e benedette / sieno in etterno le bellezze tue!”» annota Dante su una processione del Purgatorio. Nel Paradiso, l’anima di Piccarda Donati svanisce cantando l’Ave (il Sommo Poeta conosceva l’alchimia verbale che ne fa il rovescio del nome Eva) e l’angelo innamorato volteggia intorno alla rosa-regina: «Cantando “Ave, Maria, gratia plena” / dinanzi a lei le sue ali distese. / Rispuose a la divina cantilena / da tutte le parti la beata corte».

«Ripetendo a Maria il saluto dell’Arcangelo, intrecciato con le benedizioni di santa Elisabetta, noi intendiamo rallegrarci con lei dei singolari privilegi e doni che Iddio le ha concesso a preferenza di tutte le creature, e benediciamo insieme e ringraziamo Dio di averci dato Gesù Cristo per mezzo di Maria» s’insegnava quando vigeva il Catechismo tridentino. Ora, sembra, non s’usa più.

Ma veniamo alla seconda parte (un’invocazione), quella che c’interessa propriamente.

Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen.

A quanto è dato conoscere, si deve al primo periodo francescano l’uso di aggiungere, alle parole dell’Offertorium gregoriano, una richiesta di aiuto alla Mamma divina. Esistono tante varianti, più o meno lunghe, di umili, tenere, affettuose invocazioni a Lei. Piuttosto conosciuta (e sfruttata musicalmente più volte anche dal Palestrina) questa: Sancta Maria, Regina coeli, dulcis et pia. O Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, ut cum electis te videamus.

La versione recitata normalmente e definitivamente si riscontra qua e là verso la metà del XV secolo. Viene comunque adottata ufficialmente da Papa Pio V nella sua edizione del Breviario. Corre l’anno 1568. Da allora è diventata di uso generale, abituale.

«Con la seconda parte dell’Ave Maria domandiamo alla Madonna la sua materna intercessione per noi nel corso di questa vita e specialmente nell’ora della nostra morte» predicavano solidamente i parroci indottrinati dai decreti del Concilio di Trento. Legata alla prima, la si dice perciò ininterrottamente – nella forma che conosciamo, utilizziamo, preghiamo – da quattro secoli e mezzo. E non è che il significato, il valore, la preziosità abbiano potuto cedere, nel tempo, alle folate dei cambiamenti.

 

 

 

 

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5 commenti su “L’Ave Maria (o almeno la sua seconda parte) compie 450 anni. Auguri! – di Léon Bertoletti”

  1. associazione maria madonna della gioia

    gioisci maria splendore di pura bellezza,il signore è con te,tu sei la prediletta tra le donne e divino è il figlio tuo gesù.santa maria madre di dio abbi cura di noi ora e sempre.cosi sia.associazione maria madonna della gioia

  2. O Maria, sine labe originali concepta, ora pro nobis ! Madre di NSGC e, per grazia Sua, anche Madre nostra, Debellatrice di ogni eresia, Fortezza inespugnabile, Vergine potente contro il male, Regina delle Vittorie (de Maria numquam satis…) vieni presto a liberraci dalla morsa dei nemici del Tuo Divin Figlio, specialmente quelli che occupano la Santa Chiesa Cattolica, i più pericolosi, subdoli, ingannatori, assassini delle anime. Amen

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