Le giornate “alpine” a Nikolajewka e a Rossosch il 14 e il 15 settembre – di Giovanni Lugaresi

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Nel cinquantesimo della battaglia di Nikolajewka, un dono significativo ai nemici di allora: l’Asilo Sorriso a Rossosch, sede del comando del Corpo d’Armata Alpino nella campagna di Russia. Adesso, nel 75esimo di quell’evento, un ponte sul fiume Valuj in quel di Livenka-Nikolajewka, richiesto a suo tempo dal sindaco della cittadina, per sostituirlo a quello sgangherato, se non pericoloso, fatiscente, e non più in grado di servire alla popolazione.

Così, gli Alpini, che non si smentiscono mai quando ricevono richieste di aiuto, hanno provveduto, ancora una volta aiutando i vivi “per onorare la memoria dei morti”, i loro morti, mai dimenticati, sempre onorati, appunto.

Ecco, allora, un manufatto in acciaio della Cimolai di San Quirino di Pordenone, lungo dodici metri, largo sei, ad un’altezza di quattro metri. Il “Ponte degli Alpini per l’Amicizia” rappresenta un fatto, un segno, importante all’insegna della solidarietà e della memoria, appunto: degli Alpini, e familiare.

L’ingegner Armando Cimolai, novantenne, infatti, ha donato il materiale in ricordo del fratello Giovanni, morto a novantacinque anni nel 2016, già reduce del fronte greco-albanese e di quello russo.

Storia e memoria si uniscono, si fondono, in questo 75esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka: la Tridentina col generale Luigi Reverberi e il cappellano don Carlo Gnocchi, oggi beato, e le Penne Nere delle generazioni successive alla guerra, consapevoli e generose.

Un viaggio-pellegrinaggio, allora, di nuovo, su quei luoghi dove tanti restarono per sempre: uccisi dal fuoco nemico o dal gelo, ma non dimenticati dalle nuove generazioni, per l’appunto, di Alpini.

A guidare questo ritorno sarà il presidente nazionale dell’Ana ingegner Sebastiano Favero, che venticinque anni or sono fu tra i protagonisti, a livello progettistico, dell’Operazione Sorriso, con il fratello architetto Davide e lo zio geometra Bortolo Busnardo, figura storica della sezione Montegrappa, e non soltanto di quella sezione.

L’Ana non si smentisce mai: fatti, non parole. Con quale spirito? –  abbiamo chiesto al presidente Favero.

“Per gli Alpini, il ricordo è stato, è, e sarà sempre cosa irrinunciabile; è con questo spirito, appunto, che abbiamo compiuto un quarto di secolo fa l’Operazione Sorriso, e adesso la consegna a Livenka-Nikolajewka del Ponte degli Alpini per l’Amicizia”.

Nel 1992-1993, tantissime furono le difficoltà (soprattutto burocratiche) per realizzare l’asilo-scuola materna funzionale e bellissimo dal punto di vista architettonico. In questa nuova circostanza avete incontrato problemi?

“Agire all’estero presenta sempre delle difficoltà, a volte anche pesanti, soprattutto oggi, ma dobbiamo ringraziare la grande disponibilità ed amicizia delle autorità locali e delle due ambasciate, russa e italiana, che ci ha consentito di arrivare al traguardo”.

Il vostro operato è nella, e per la, memoria dei Caduti, e più in generale, di quelli che “sono andati avanti”. In questo caso, il titolare della Cimolai ha voluto ricordare il fratello alpino tornato a baita…

“Per le vecchie generazioni la memoria, l’attaccamento alla famiglia e la gratitudine sono valori irrinunciabili e credo sia stato con queste motivazioni che Armando Cimolai ha voluto donare il ponte a ricordo del fratello”.

A proposito di veci, c’è un russo, uno storico di Rossosch, il professor Alim Morozov, che, bambino di dieci anni, fu testimone della presenza delle Penne Nere nella sua patria: invasori sì, ma umani…

“Morozov è per noi testimone e amico, che ha avuto la possibilità di conoscere gli alpini dell’Armir, ma anche quelli dell’Operazione Sorriso ed apprezzarne la grande umanità. Ad Alim abbiamo voluto conferire la massima onorificenza dell’associazione inserendolo nell’albo dei ‘Benemeriti dell’Ana’”.

Forti, generosi, e… pure delicati nella loro gentilezza, vien da osservare, questi alpini, dal momento che è stata idea di Lino Chies, penna nera “doc” di Conegliano (idea condivisa dall’ex sindaco Floriano Zambon, capitano degli alpini), un’opera in ceramica donata da quel Comune, gemellato con Rossosch, installata sulla facciata dell’asilo…

“Per il venticinquesimo dell’Operazione Sorriso, non era possibile non lasciare un segno e a questo ha pensato, appunto, il Comune di Conegliano, gemellato con Rossosch, su indicazione e fattivo interessamento di un alpino in prima fila nella costruzione di quell’asilo, e mi riferisco ovviamente a Lino Chies”.

L’opera artistica è frutto del lavoro della Scuola di ceramica di Scomigo e raffigura due elementi della favolistica: Pinocchio (Italia), Ricciolo d’oro e i tre orsetti (Russia), all’insegna di una sorta di motto indicato dallo stesso Chies: “Il Sorriso delle fiabe”.

Giovanni Lugaresi

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