MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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Milva la rossa

“L’uomo ha due patrie, una è la sua casa, e l’altra è il mondo, e tutti siam fratelli. Vogliamo un mondo in cui chi ruba va in galera, anche se ruba in nome del Signore. ”.

 

Risultati immagini per MilvaQuando si parla, a ragione, di egemonia culturale della sinistra in Italia basterebbero queste poche strofe cantate da Milva  la rossa, appellata così non solo per il colore dei suoi capelli ma per l’appartenenza politica dichiarata dalla stessa cantante ferrarese. Un cattolico, nel pensare alle due patrie, richiamerebbe immediatamente la patria celeste alla quale tutti noi siamo chiamati dal Padre Creatore (per questo motivo innanzitutto siamo tutti fratelli). Al contrario, nella 25 aprile 1945, si ode ancora: “Vogliamo un mondo senza più crociate contro chi vive come più gli piace” a suggellare un’ideologia atea o agnostica che prelude al relativismo etico. Nell’album Canti della libertà del 1965, la soprannominata “Pantera di Goro” (dal paesino che la vide nascere nel 1939) inneggiava alla marsigliese e nel brano Lungo la strada prorompeva: “Vado cantando fino a che avrò fiato in cuore ed il compagno che mi ascolta canti, canti con me la libertà”. Anche nella celebre La filanda del 1971, Maria Ilva Biolcati (così Milva all’anagrafe) non dismetteva i panni della risoluta rivendicatrice di diritti contro la classe dei padroni: “Cos’è che fa andare la filanda, è chiara la faccenda son quelli come me (operaia) … questa vita fatta ad esse tu giri col calesse ed io non ce l’ho. Ormai lo so, tutto il mondo è una filanda, c’è sempre chi comanda e chi ubbidirà”. Di questa ostentata fede politica, reiterata in parecchie esternazioni, ne ha ricordato l’impegno Enzo Jannacci, dedicandole una canzone dal titolo emblematico: “La rossa”. Rinomata per la grintosa voce (per il regista Sandro Bolchi la voce di Milva evocava il tuono) e per la carica interpretativa che l’hanno pure fatta calcare numerosi palcoscenici teatrali di tutto il mondo, Milva debuttò al Festival di Sanremo nel 1961 con il brano: “Il mare nel cassetto”: “Vieni a vedere il mio mare che tengo in un cassetto. Una conchiglia, due stelle, tre gocce di mare blu…Questo è il mio mare, il mio mondo che di sogni vive; è il più bel mare del mondo”. Dieci anni più tardi, dopo essersi avvicinata con successo alla recitazione, soprattutto per merito di Giorgio Strehler e il Piccolo Teatro di Milano, Milva si specializzava nel repertorio di Bertolt Brecht (1898-1956), drammaturgo e poeta tedesco di ispirazione marxista, a cui dedicò addirittura due album: “Milva canta Brecht” del 1971 e “Milva Brecht” del 1975 e innumerevoli interpretazioni teatrali, come ad esempio l’allestimento dell’ Opera da tre soldi. Osannata e riconosciuta con onorificenze in tante parti del mondo, Milva ha interpretato grandi cantanti straniere come la celeberrima cantautrice francese Edith Piaf (1915-1963) e la portoghese Amalia Rodrigues (1920-1999). Franco Battiato ha scritto per lei tante canzoni, tra cui la famosa Alexander Platz, dedicata al gelido clima nella Germania Est precedente il crollo del muro di Berlino del 1989: “Alexander Platz c’era la neve, faccio quattro passi a piedi fino alla frontiera”. Persino il famoso musicista e compositore argentino Astor Piazzolla (1921-1992) ha collaborato con Milva, tanto che nel 1985 venne inciso l’album: “Milva e Astor Piazzolla live”. L’impegno musical-politico di Milva arriva fino ad appostarsi, parafrasando il titolo dell’album del 2007, In territorio nemico ed a far sì che lo spettacolo rivoluzionario-dissacratorio vada sempre avanti, come nella canzone scritta per lei da Giorgio Faletti e presentata al Festival di Sanremo: “Gli artisti falliti sono fuori dal gioco…sembrano durare in eterno quando han preso la scala per salire al successo ed invece sono scesi all’inferno”.

 

 

 

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2 commenti su “MA CHE MUSICA MAESTRO – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Tutto questo perché la maggioranza, non di sinistra, è divisa e litigiosa, grazie alla non-chiesa degli ultimi sessant’anni.
    Negli altri paesi un homo di fede fa il bene del suo paese, qui è da eretici essere per gli italiani.

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