MEETING DI RIMINI 2018. Comunione e Liberazione: dall’omoeresia all’omortodossia? – di Roberto Dal Bosco

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Le parole di Vittadini, dominus ciellino, parrebbero indicarci una svolta in CL, anche se è da anni che, come Pollicino, il Meeting lascia delle belle briciole. Parliamo delle recenti esternazioni riportate dal Corriere: «diciamo che le unioni civili sono un compromesso accettabile per chi desideri un altro tipo di famiglia». Un passo avanti verso la sodomia cattolica che pare accettato dalla base, tanto che Costanza Miriano – «la più amata dai cattoitaliani» – è stata crocifissa seduta stante su facebook per aver osato criticare l’imperatore-dio del Ciellistan in tempo di Meeting. Eppure, quello tra CL e l’omosessualità è un rapporto lungo, tetro, articolatissimo.

 

Sodoma alla corte del Gius.

Possiamo iniziare da Testori. Strana figura di letterato di famiglia industriale, già collaboratore di riviste dei Gruppi Universitari Fascisti, Testori nel dopoguerra non faceva mistero della sua condizione di invertito. La sua opera teatrale più nota, l’Arialda, scandalizzava già nel 1960 per le venature inequivocabilmente omoerotiche; scattò giustamente la censura, ma viste le proteste – tra cui spiccava il nome dell’altro grande artista sodomista del dopoguerra, Luchino Visconti – nel 1961 si riuscì a portarla in scena, per la regia dello stesso Visconti.

La storia racconta poi di come Testori incontrò CL, e da essa si sentì accettato «nonostante la condizione di omosessuale». Cioè, par di capire, che don Giussani e i suoi mai gli chiesero di cambiare strada. In un articolo di qualche anno fa sul Corriere della Sera, Sebastiano Grasso ricorda i lati problematici, distruttivi, del carattere di Testori: «il suo forte temperamento si manifestava anche nella vendetta. Quando scagliava i suoi anatemi contro qualcuno, c’era da tremare. (…) se i danni c’erano stati, e in maniera irreparabile, anche se seguiva sempre la fase del pentimento, non c’era più niente da fare (…) come quando, in collera con Luchino Visconti, colpevole di avere insidiato uno dei suoi amori, andò nella tipografia dove sui banconi erano disposte le pagine, composte a piombo, del suo libro dedicato al regista e a bracciate le rovesciò per terra, urlando: “Ti maledico, ti maledico”».

Eppure, di CL Testori divenne l’intellettuale di punta, tanto da raccontare la sua conversione in numerosi numeri della scomparsa rivista ciellina Il Sabato. Da buon milanese ricco, trovò il modo di aver spazio anche sul Corriere, dove il suo disordine pulsionale e filosofico usciva con ancor più possanza. Come quando recensendo lo scultore Giacometti, ritenne di mettere in esergo una frase di un altro nume tutelare dell’omosessualismo letterario, Jean Genet: «Non esiste, per la bellezza, altra origine che la ferita». Suona quasi come la parola, apodittica e imperativa, di don Giussani, invece è la lucida condanna, orrenda e disperatissima, della gaia esistenza e del gaio sentire tutto. Un sentire che diviene una ricerca dello schifo e dell’abiezione, sino a quella necrofilia che si trova nella pellicola Salò o le 120 giornate di Sodoma diretta da un altro mito di CL, Pier Paolo Pasolini.

 

La carcassa di Testori.

In codesta spirale mortale, non possiamo non ricordare le parole dello stesso Giussani scritte per Il Sabato il 22 agosto 1992, dove difendeva la bontà nascosta persino nella filosofia e nella letteratura anticristiana «foss’anche un sottilissimo filo dentro un enorme groviglio o la bianca dentatura della carcassa marcita di un cane». Immaginiamo che Giussani trovò nel perverso Testori questo sottilissimo filo. Che rimase tale. Anche negli ultimi anni, sulla natura e sulle attività extrareligiose di Testori scrisse parole inequivocabili Aldo Busi nel libro Sentire le Donne (1991). Ivi è raccontato l’incontro, ricercato fors’anche per motivi poco letterari indicati appena sotto, con la colonna ciellina.

Busi era al Meeting per conto dell’Espresso e racconta: «Giovanni Testori, drammaturgo, critico d’arte, noto pentito di essere nato, tutto un teatrino secolare di sangue, sperma e colpa poco originale, che ha avuto più apparizioni lui della Madonna che non tutte le carovane di marconiste che vanno a Medjugorje, e filosofo di appoggio del movimento in questione. Testori fa parte di quei maicontenti e atrofizzati sessuali alla Pasolini e alla Genet che andando a uomini non si accontentano di sentire il sangue circolare, hanno bisogno di vederlo sgorgare: in questa loro limitatezza emozionale, molto cattolica e molto stereotipata, sta forse il limite estetico della loro opera» (…) «Ma toh! Testori è lì a pochi metri da me, nella tribuna allestita in piazza Malatesta gremita di folla, solo, calvo e bellissimo, me l’aveva già descritto il mio amico gerontofilo che c’è stato assieme». (Segue parte blasfema che risparmiamo ai nostri lettori, ndr). Come si fa, secondo lei, a conciliare senso di colpa cattolico e omosessualità? Il tempo, dunque, non passa mai o solo per niente?Lui gira persino la testa dall’altra parte, come a chiedere aiuto, fissa lo sguardo sulla scenografia abbarbicata sulla rocca e fa parlando davanti a sé: “Non desidero rispondere alle sue domande”».

L’incontro lasciò il segno, ne parlarono altri giornali, perché pare che l’omosessuale bresciano all’omosessuale ciellino urlò altre sconcezze, diciamo degli inviti, personali. «Mi considero un povero sventurato che tenta di vivere nel modo meno schifoso possibile» disse Testori secondo la ricostruizione mandata allora in stampa da Repubblica.

Su quel «meno schifoso possibile» ci sarebbe molto da riflettere. Soprattutto dopo che, nel 1988, mandò in scena il suo testamento letterario e teatrale, In Exitu. Per chi non conoscesse la pièce, che all’epoca lasciò molti allibiti, si tratta del racconto delle ultime ore di un tossicodipendente omosessuale, che maledice il mondo prima di spirare. Fu presentato alla Stazione Centrale, proprio dove a quel tempo i tossici, anche non omosessuali ma all’omofilia mercenaria costretti, si vendevano per poche lire, sperando di racimolare quel che serviva per comperare una dose. Il protagonista divenne poi una sorta di attore feticcio di Testori, Franco Branciaroli, casualmente attore feticcio anche di Tinto Brass.

Testori, come del resto Formigoni, è principe dei siti gay, in ispecie quelli che allestiscono rassegne di opere a tema omosessista. Questo avviene perché gli spettacoli dello scrittore cielloide ancora oggi rappresentati contengono quel delirio violento che non manca in tanta letteratura e cinematografia gay: si pensi all’Erodiade testoriana, che termina con atti di cannibalismo.

 

Archeologia del poeta pedofilo.

Si è parlato giustamente di un idem sentire col Pier Paolo Pasolini di Salò. Non stupirà quindi sapere che un grande lavoro di recupero dello scrittore, regista e poeta furlano – colui che definiva la famiglia «un piccolo patto criminale» – fu fatto proprio dal ciellista Amicone, direttore del sito Tempi, che un tempo era settimanale (il titolo, pensiamo, è un omaggio alla rivista Times, che curiosamente si è scoperto di recente essere un’operazione della CIA, un po’ come si è detto di CL).

Recatosi nelle terre del poeta – ove nel primo dopoguerra, raccontano le carte del processo, molestò oscenamente alcuni bambini alla sagra di paese – Amicone scoperse alcune poesie inedite, che poi furono incluse nella raccolta edita da Garzanti titolata Bestemmia.

La bestemmia è un altro punto in comune con Testori, che diceva: «ma io credo che anche le ribellioni, le bestemmie – quelle con cui io stesso ho sconvolto la mia vita – quelle vere hanno al fondo uno strazio di dolcezza». E altrove poetava ancora più sconcio e blasfemo «T’ho amato con pietà / Con furia T’ho adorato / T’ho violato, sconciato / bestemmiato / Tutto puoi dire di me / Tranne che T’ho evitato». Gira che ti rigira, anche riguardo alla bestemmia, alla fin fine sempre lì si va a finire: «t’ho violato…». La violenza, la degradazione, la decadenza…

 

L’amicone del leopardo.

Ma le vicende che intrecciano Amicone e l’omosessualità sono anche meno risalenti, e più agrodolci. Nel lontano Meeting 2013, ll Fatto quotidiano scoprì che il sito Bussola Quotidiana e Tempi avevano allestito una raccolta firme per arginare l’allora minacciosissimo ddl Scalfarotto per l’introduzione del reato di omofobia in Italia. Davanti alla possibilità di uno scandalo per i benpensanti televisivi per i quali il Meeting è stato creato («CL omofoba!»), la direzione del Meetingone scaricò subito il duo, che venne abbandonato come si fa con i cani nell’autostrada lì adiacente. L’Amicone apparve instantaneamente su La7 per un mea culpa con coda fra le gambe: par di ricordare disse qualcosa come «CL non c’entra niente… e poi qui siamo tutti contro l’omofobia».

Di fatto, Amicone proprio omofobo non deve esserlo, se rammentiamo come al termine dello stesso anno, dopo averli difesi dalla magagna fiscale da un miliardo di euro in cui sono incappati, ha fornito ai re del Leopardato Dolce&Gabbana la possibilità di scrivere un Te deum per il fine anno di Tempi. Giova rimembrar come il Gabbana abbia plurime volte dichiarato di essere alla cerca di un utero da affittare. Per chi ha memoria visiva, son indimenticabili i loro cartelloni pubblicitari che rappresentavano stupri di gruppo, o anche quelle foto dove apparivan nudi sul letto con i tacchi a spillo. L’ingrato Gabbana, pochi mesi dopo intervistato a fine sfilata, ha detto che il celeberrimo Convegno alla Regione di Milano «Difendere la famiglia per difendere la comunità» (gennaio 2015)  – moderato ovviamente da Amicone – era una «pagliacciata».

 

Teoria/prassi: Mercedes verso l’abisso.

La cosa bella è che quel convegno si svolse nell’infinito grattacielo della Regione Lombardia, una sorta di Torre di Babele ciellina fatta ergere per l’appunto dal «Celeste» Formigoni, in un amplissimo spazio chiamato «Auditorium Testori». Gulp. Ironia della storia? Coincidenza significativa? Ancora più pregnante, in effetti, che in prima fila, a spellarsi le mani dagli applausi agli eroi della kermesse apparentemente antiomosessualista, vi fosse proprio don Inzoli, detto con simpatia «Don Mercedes». Don Inzoli, per chi non lo sapesse, è quel sacerdote, ora ridotto da Bergoglio allo stato laicale, entrato in carcere quest’anno per abusi su minori – cioè condannato per pedofilia. Secondo la Cassazione, tra il 2004 e il 2008 (e poi…?) egli ha abusato di 5 ragazzi, il più piccolo di 12 anni, il più grande di 16.

Ci fermiamo qui. Con una domanda: La mistica dell’esperienza, il sensismo predicato da Giussani, e abbracciato dai suoi seguaci, può portare all’abisso di decadenza che abbiamo visto? O più diretti: Testori e Inzoli sono la teoria e la pratica?

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

7 commenti su “MEETING DI RIMINI 2018. Comunione e Liberazione: dall’omoeresia all’omortodossia? – di Roberto Dal Bosco”

  1. Mi meraviglio che su “Riscossa cristiana” vengano accolti articoli così, semplicemente non cattolici e non rispondenti alla verità. Dove era il Sig. Dal Bosco quando don Giussani ridava vigore a un cattolicesimo appiattito ormai sul marxismo? Dove era quando CL ri-insegnava alla Chiesa che cos’è la Grazia, ad una chiesa sepoltasi dentro un cristianesimo post-illuminista, ridotto a moralismo di bassa lega? Mi attendo un intervento della direzione, non si può spalare fango per il gusto di sentirsi puri. Andate avanti così, e la Tradizione, quella vera, avrete contribuito ad ucciderla.

    1. Con le vostre frequentazioni del PD siete voi la nuova sinistra. A quando una convention congiunta con la Leopolda?

  2. Se la riscossa cristiana consiste in questo livore, in questa visione del movimento di don Giussani molto in linea con la nostra sinistra più becera, senza capacità di distinguere tra la debolezza di un peccatore e tanti gesti di carità e santità (comodamente evitati), viene da chiedersi che razza di idea di Chiesa avete. Sicuramente da farisei. Setta per setta, mi tengo CL!!!

    1. Caro amico, tolga pure il don d suo nickname, per fare politica non serve usare titoli religiosi. Purtroppo la “chiesa” dal 1958 in poi fa politica, eccome, e della peggior specie: anticattolica, anticristiana, appiattita su quanto di peggio c’è nel mondo, ispirata direttamente dal Nemico di Cristo e dell’umanità redenta. Assurdo parlar di Chiesa Cattolica riguardo all’odierno clero e agli odierni movimenti ecclesiali (neocatecumenali, RnS, Cl, Opus Dei, ecc). di cattolico non hanno più neanche l’ombra, rimaniamo nella diaspora, nel piccolo gregge, fino alla vittoria finale, al Trionfo del Cuore Immacolato di Maria SS.ma Con le sinistre anticristiche stateci voi, miei cari ciellini, invitateli tutti ai vostri meeting, sparlate pure di Salvini & C. , non la date più a bere a nessuno. Gli italiani si stanno svegliando, e sarà sempre più dura per voi, almeno così spero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Progetto Mondo piccolo

Vogliamo dimostrare che vivere guareschianamente è possibile, per questo collabora con i tanti mondi piccoli sparsi per tutta l’Italia: aziende agricole, produttori, artigiani e qualsiasi attività in linea con i principi di un mondo buono e a misura d’uomo, per promuoverne lo stile di vita e i prodotti. Scopri di più!

Emporio Mondo piccolo

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna su