MEETING DI RIMINI 2018. Comunione e liberazione: il Paradiso può attendere – di Roberto Pecchioli

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A fine agosto è il tempo dell’incontro annuale di Comunione e Liberazione. Lo chiamano meeting, e già questo non ci piace, convinti che una delle ragioni della decadenza nazionale sia la colonizzazione culturale cui si è assoggettata. Chi scrive è ancora credente per due ragioni: la grazia immeritata della fede, dono gratuito dell’Altissimo e la lontananza da ogni movimento e associazione religiosa. Cresciuto nel culto di don Bosco, i cui salesiani dettero un’educazione e un mestiere al proprio padre, l’estensore di queste note conobbe CL verso i vent’anni, all’università, senza aver mai neppure udito il nome di don Giussani. Militante di destra con tutte le difficoltà e i drammi dell’epoca, era naturale la simpatia per quelle ragazze (erano in maggioranza donne) che sfidavano l’egemonia – e la violenza – delle legioni rosse. Leggemmo poi i libri di don Gius e quello che ci piacque fu soprattutto il fatto di considerare l’incarnazione come un “evento”, Dio che irrompe nella storia, ne cambia il corso, restituisce all’uomo il suo destino eterno. Gesù, nel messaggio di Giussani, era vero Dio pur rimanendo uomo, con i limiti, le sofferenze, perfino le arrabbiature dei mortali.

Tanta acqua è passata sotto i ponti, adesso non riusciamo più a simpatizzare per i ciellini. Grande il fondatore, splendida la loro creatura editoriale, “Il Sabato”, che dette voce per anni a chi voce non aveva, nel coro assordante. Nel tempo, ci pare che siano accadute due pessime cose; ne parliamo sussurrando. Da un lato, la burocratizzazione, il potere, la persistenza degli aggregati, la struttura che si rafforza, diventa armatura e si fa fine a se stessa. Un fenomeno comune, ma assai grave laddove l’ispirazione è quella di agire a gloria di Dio. La Compagnia delle Opere, le aziende, le cooperative, l’entrata a vele spiegate nella sanità e in mille altri affari, cioè nel profitto, qualche scivolone pesante di uomini di vertice come Formigoni.

L’altro difetto, forse siamo gli unici a rammaricarcene, ci pare quello di avere sposato in toto la linea che viene chiamata scelta antropologica. Si vive con e per gli uomini, si devono compiere le buone opere, ma si finisce col perdere di vista l’essenziale, ovvero la fede in Dio e nel destino finale della creatura uomo. Simon Pietro rispose a Gesù che lo interrogava in un momento di difficoltà della piccola comunità dei Dodici: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.” (Giovanni, 6,68). Ecco, ci pare che anche CL abbia ceduto a una religiosità blanda, umanistica, che lascia sullo sfondo il destino delle anime.

Da giovani non ci piaceva il nome dell’associazione, lo ritenevamo una delle tante declinazioni della modernità, specie quel sostantivo, liberazione, equivoco e abusato. Oggi siamo interdetti dinanzi al potere, alla struttura, alla vera e propria occupazione di spazi, dentro e fuori la Chiesa, che sarebbe meritoria se il protagonista fosse Dio, anziché l’uomo, le ambizioni, gli affari. Tante vocazioni, fortunatamente, ha suscitato CL, ma la sensazione è che troppi abbiano utilizzato l’organizzazione come ascensore per carriere nella gerarchia, nella politica, nell’economia. Ripetiamo: è un giudizio sommario, molto dal di fuori, l’apparenza può ingannare, ma non del tutto.

Ci riferiscono che dove mette piede, CL tende a dividere il mondo tra “loro” e “gli altri” e occupare spietatamente ogni spazio. Lo spirito settario non è nuovo, né è prerogativa ciellina, naturalmente, e si può capire un certo spirito da primi della classe. Siamo uomini e abbiamo tutti limiti e vanità. Ciò che turba è vedere in controluce nelle organizzazioni di fede lo stesso spirito, gli stessi difetti, i medesimi obiettivi di tutti gli altri. Gli apostoli seguirono Gesù perché aveva parole di vita eterna, non perché promettesse carriere e successo mondano.

Don B. è il prevosto della cattedrale di una diocesi piccola ma importante nella storia di CL. Antico consigliere nella giunta di un mai rimpianto sindaco ciellino, nella prima messa festiva dopo la tragedia del ponte di Genova ci ha tremendamente deluso. Nella sua omelia ha ricordato le tante volte che è transitato sul viadotto, riflettendo sul fatto che egli è salvo, a differenza di tanti sventurati, e ha concluso affermando che la ragione è una: deve continuare “a fare del bene”. Non dubitiamo delle sue intenzioni, ma ci è sembrata un po’ povera come meditazione spirituale e più ancora come vocazione religiosa. Continuiamo a ritenere che il ruolo dei consacrati sia diffondere la fede e, come si diceva una volta, portare le anime a Dio. Il bene si deve compiere, a partire delle opere di misericordia corporale, ma nel nome di Dio. Si chiama carità e non esaurisce la vita.

CL fu magnifica per anni, contendendo concretamente lo spazio palmo a palmo, nella scuola, nella società, nel lavoro, all’ateismo liberale e collettivista. Ci pare che adesso sia diventata un’organizzazione come le altre: una struttura autoreferenziale, interessata al potere, ondivaga nelle alleanze. A Rimini sono approdati in molti negli anni, ma non tutte le anime cattoliche, politiche e culturali presenti in Italia vi hanno trovato cittadinanza. Privilegiato una volta l’asse con Forza Italia, un’altra con Prodi, poi con la novità Renzi, ma di anno in anno più lontani dal cuore ferito del popolo italiano.

Abbiamo letto i messaggi di augurio delle autorità. Quello di Jorge Mario Bergoglio non stupisce né interessa: il consueto invito a costruire ponti e abbattere muri, da girare alla famiglia Benetton e alla sue campagne “united colors”. Uno sbadiglio in più. Colpisce l’invito del cattolico “democratico” Mattarella, di scuola gesuita e rappresentate di quei poteri forti che al tempo del “Sabato” erano nel mirino di CL: “Affermare la propria identità non consiste nell’innalzare le barriere del pregiudizio e della contrapposizione irriducibile”. In attesa di far conoscere in che cosa consista l’identità, a partire da quella religiosa che dovrebbe stargli a cuore, cucina la solita minestra da refettorio contro razzismo e xenofobia, uno stanco pistolotto politicamente e cattolicamente corretto per dovere d’ufficio. Non ci pare che don Giussani gradisse essere alla moda o compiacere il mondo.

Poi c’è la consueta diatriba sulla frase guida del Meeting. A volte provocatoria, talora arcana o urticante, stavolta ci sembra davvero fuorviante. “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice.” Confessiamo la nostra ignoranza, ma non capiamo. Al di là del richiamo alla felicità, più vicino alla costituzione americana che al messaggio religioso (la felicità è di questo mondo?), tra le forze che muovono la storia dominano la violenza, il denaro, la sete di dominio, il consumo, i gruppi di potere, tutti unanimemente anticristiani, nessuno interessato alla felicità umana, se non nella forma ingannatrice dell’Anticristo.

Occorre mantenere la fiducia, l’uomo di fede deve diffondere speranza, ma il tema di Rimini ci pare un po’ troppo facilone, un ottimismo sciocco, la preoccupazione di essere fedeli alla linea dei poteri dominanti. In fondo, non è che la normalità, da quando la Chiesa e le sue organizzazioni parallele si sono distanziate da Dio, quest’idea indigesta e poco moderna. Il merito di CL, per anni, fu di insistere, dall’interno del mondo, della storia, sull’evento prodigioso di un Dio che si fa uomo. Temiamo che a Rimini abbiano tirato i remi in barca, edificando templi all’uomo che si fa Dio, nel nome di un’equivoca felicità. Speriamo di avere torto. Per il resto, affari: business, as usual.

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10 commenti su “MEETING DI RIMINI 2018. Comunione e liberazione: il Paradiso può attendere – di Roberto Pecchioli”

  1. bravo. commento fondato, direi. intuivo qualcosina di buono nel Giussani. ovvero l’incontro personale col Cristo. se poi era capace di pregare con le parole di Leopardi, beato lui. tuttavia, il suo discorso ridiventa un mantra trito e ritrito contro la consuetudine. ti ci voglio, o paladino dello stupore e dell’incontro personalissimo, a celebrare e a seguire con attenzione in una funzione da campo del 1918, in mezzo ai cadaveri che emergono dagli smottamenti del terreno. se non hai la consuetudine, ovvero l’abitudine come aiuto alla tua povera umanità, crolli

  2. che dramma, però! le parrocchie in mano ai ciellini e ai santegidini. ora capisco come mai convivano così bene. le rettorie non parrocchiali in forte crisi, perchè non ci sono più persone in grado di reggerle (i decessi dei sacerdoti degli anni ’20 e ’30 stanno falcidiando qualsiasi opposizione di nerbo)

  3. Personalmente capisco più Padre Aldo Trento che Giussani, di cui era allievo. E vi invito a leggere i suoi libri, per una fede semplice e viva.
    Una svolta “politica” quella di CL. Politica, non partitica, cioè per chi è più pragmatico e meno ideologico. (Ma comunque i problemi sollevati da Salvino sono realissimi). Svolta avvenuta con Vittadini e l’amichetto Lupi. Che in cambio dei soldi alle imprese hanno appoggiato la legge Cirinna’.
    Sentirete il “non potevo saperlo” di Lupi quando arriveranno le sentenze creative della magistratura per le adozioni gay. Mi dispiace molto perché se dell’opportunismo di Lupi si sapeva, io ammirato moltissimo Vittadini. Ma in lui urgenze come natalità e difesa della famiglia sono totalmente assenti. È l’andazzo di tutta la Chiesa di oggi: viviamo da cristiani in modo privato e tra due generazioni gli atei non ci saranno più.

  4. Con tutto il rispetto per un sacerdote di grande fede quale fu don Giussani, credo che se nelle “scuole di comunità” , anziché leggere i suoi libri da cui si prende spunto per esporre le esperienze della propria vita, si leggesse il Vangelo, forse si entrerebbe meglio in quel reale che continuamente si sbandiera, ma che spesso supera le esigenze cristiane per incartarsi in una realtà umana che risulta non di rado priva del Vero Bene. E non ci si può dichiarare cristiani solo perché ci si esalta vicendevolmente al suono di frasi e parole straripetute, senza che si conosca almeno l’essenziale di questa Santa Religione. Perché anche questo, e non di rado, si verifica in CL.
    Un movimento che dicesi di ispirazione cristiana dovrebbe occuparsi molto più dell’anima e assai meno dei corpi.

    1. Complimenti vivissimi per la sua costanza, cara Tonietta, nel tener duro 12 anni con la recita delle orazioni di Santa Brigida; Se avrà visto, ho cercato di dare un parere sulla vexata questio del passo “…e per la Diaspora”. Un caro saluto, in corde Jesu et Mariae.

      1. Mille grazie caro Catholicus del chiarimento sulla diaspora. Le orazioni, se Dio vuole, le concluderò a novembre. Spero di averle recitate come si deve anche se spesso presa dalle distrazioni, ma il Buon Dio che comprende la nostra fragilità, guarderà di sicuro nel profondo del mio cuore.
        Un caro saluto anche a lei e che il Signore la protegga sempre.

  5. Parole misurate e vere. Pure essendo un’entità non del tutto trasparente, un tempo CL dava l’impressione di essere un alleato (e un alleato energico) nella buona battaglia contro i deliri del mondo. Oggi al contrario appare totalmente allineata.

  6. Grazie per l’articolo ache per i commenti.Tonietta è stata super.Ho ammirato e ammiro persone genuine in cl,ma ora siamo allo sfacio.
    Ma bisogna far parte perforza di qualche movimento o associaziaoni per essere cattolici?
    io spero si riformino paesi e paesino,borghi rioni villaggi etc..con la Chiesa al centro ,la piazza e le case intorno.Pare che fuori da una “compagnia-movimento” non c’è salvezza!!!
    basta co ste menate da
    “DITTATURA DEMOCRATICA-ECUMENICA”

  7. “si leggesse il Vangelo, forse si entrerebbe meglio in quel reale che continuamente si sbandiera” Gent.ma Sig.ra Tonietta, non me ne voglia, vegliamo sul linguaggio non usiamo l’espressione ‘leggere il Vangelo’, né leggiamolo! I cattolici dovrebbero leggere il Catechismo (rigorosamente pre-conciliare), e continuamente approfondirlo con letture di sana Dottrina e salda Morale. Dietro alla lettura del Vangelo (quale Vangelo? quello tradotto e ritradotto in mille modi e in mille lingue vernacolari e che ognuno interpreta a modo proprio per fargli dire ciò che più gli aggrada e trovare giustificazione per ogni nefandezza, prima di tutto teologica?) c’è il ’sola scriptura’ degli eretici, che anche oggi lo ‘impugnano’ e lo ’sventolano’ come il libretto rosso di Mao. Sono forse latinisti provetti ed esegeti ispirati da Dio come i Padri (preferibilmente latini) e S. Girolamo… Noi no.

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