MEMORIAE TRADERE. 26 OTTOBRE 1956: INIZIA LA RIVOLTA UNGHERESE – di Pucci Cipriani

MEMORIAE TRADERE. Rubrica del sabato, a cura di Pucci Cipriani

sabato 27 ottobre 2012

 

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MEMORIAE TRADERE. 26 OTTOBRE 1956: INIZIA LA RIVOLTA UNGHERESE

Il giornalista comunista Giorgio Napolitano scrisse sull’Unità che l’Unione Sovietica, sparando con i carri armati sulla folla e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a riportare la pace nel mondo.


di Pucci Cipriani

 

Il 26 ottobre 1956 un gruppo di intellettuali del circolo letterario Petovi si recò in piazza per portare una corona di fiori al monumento del generale polacco Bel che combatté nel 1848 al fianco degli ungheresi .E’ chiaro che l’iniziativa aveva un significato politico :la solidarietà ai polacchi che avevano rovesciato la vecchia guardia stalinista…ma “prima ancora di arrivare sul posto-scriveva Indro Montanelli nel 1976,ventesimo anniversario della Rivolta-quella sparuta pattuglia di dimostranti si accorse di essere diventata una folla di trecentomila persone…evidentemente tutta Budapest era chissà da quanto tempo alla finestra in attesa di un pretesto per scendere in strada”, arrivati davanti al monumento che Stalin aveva fatto innalzare a se stesso centinaia di giovani, con corde, picconi, seghe e martelli, iniziarono a demolirlo: “Divellere quel gigantesco Stalin in bronzo-scriveva ancora Indro Montanelli-sembrava un’impresa impossibile, una scena da illustrazione di Gulliver. Eppure ci riuscirono”.

Divampò in tutta Ungheria la rivolta :studenti, operai, contadini, assalirono le sedi comuniste, le caserme della polizia politica, i comandi sovietici…tutto ciò che sapeva di comunismo, tutto ciò che ricordava il comunismo veniva distrutto :”Il 30 settembre -scrive don Luigi Stefani in “Sradicati” -riapparve nuovamente sui giornali il nome del cardinal Mindszenty. Il mondo occidentale seppe che era stato liberato in una stanzetta del municipio di Felsopeteny, dove era sorvegliato da quattordici sbirri della AVR, la polizia politica. Attorno a lui si coagula tutto il popolo”, tutti ricordavano l’eroico cardinale, “il cardinale di acciaio” che gli aguzzini comunisti avevano ridotto a “rottame d’uomo”; dalla fine della guerra al giorno del suo arresto Mindszenty  diventò il difensore dei diritti della Chiesa e del popolo, il simbolo della Resistenza del popolo magiaro all’oppressione, quando gl’insorti lo liberarono la gente gridava: “Noi siamo il popolo di Mindszenty”. Era lo stesso cardinale che si oppose fieramente alla tirannide comunista e che fu imprigionato nel dicembre del 1944, poco prima della fine della guerra, dai nazisti che occupavano l’Ungheria e che lo deportarono in un campo di concentramento, perché aveva protestato contro le ingiustizie perpetrate nei confronti dei cittadini e salvato, seguendo in questo l’esempio di Pio XII, il “Pastor Angelicus”, molti ebrei dalla deportazione.

Mindszenty, liberato, farà appello all’Occidente per sostenere politicamente ed economicamente l’Ungheria, ma…Interrogati mortui (Occidente) non responderunt…

I carrarmati sovietici schiacciarono sotto i loro cingoli ogni anelito di libertà: “Popoli civili del mondo-fu l’ultimo appello lanciato all’Occidente codardo e vigliacco da una radio clandestina-le ultime fiamme cominciano a spegnersi sull’altare della millenaria Ungheria. L’esercito sovietico sta cercando di infrangere i nostri cuori afflitti. I loro carrarmati e i loro cannoni stanno invadendo il suolo ungherese. Popoli civili del mondo, in nome della libertà e della solidarietà, noi vi chiediamo aiuto. La nostra nave sta affondando e la luce si spegne mentre le ombre si fanno sempre più scure di ora in ora. Ascoltate il nostro pianto, cominciate a muovervi. Dateci la vostra mano fraterna. Popoli del  mondo, salvateci! S.O.S., aiuto, aiuto, aiuto! Che Dio sia con noi e con voi!”…Vox clamantis in deserto!

Anche in Italia i caporioni comunisti brindarono quando l’ordine dei cimiteri regnò su Budapest e il Cardinal Joseph Mindszenty fu costretto a rifugiarsi in una stanza dell’ambasciata americana per quindici anni, silente e tremendo testimone della viltà dell’Occidente cristiano(?);”All’indomani dell’invasione dei carrarmati sovietici a Budapest-scrive Storia Libera(storialibera.it)-mentre “L’Unità” definisce ‘teppisti’ gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulla folla e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a riportare la pace nel mondo.”

Il Cardinal Mindszenty, passato alla storia, per la sua Fede e la sua fermezza, dopo quindici anni di prigionia  volontaria nella sede dell’Ambasciata  Americana, per opera della “ostpolitik vaticana” della nuova chiesa conciliare, sarà costretto a lasciare la sua terra e andare in esilio in Austria…si tentò, dopo aver fatto infami accordi con il regime comunista alle sue spalle, di fargli firmare l’accettazione della rinunzia ai suoi diritti sulla Corona di Santo Stefano; il Cardinal Mindszenty si rifiutò fermamente di firmare…

“La gloria del Cardinal Mindszenty-scrisse l’Accademico di Francia Jean d’Ormesson nella sua prefazione alla edizione francese delle “Memorie” -è nei suoi scacchi, spesso il successo manca. Condannato, torturato, esiliato, abbandonato, abbassato, il Cardinal Mindszenty, in un tempo di divisione, incarnò tutto ciò che vi è di indomabile nella convinzione e nella Fede”.

Partecipò al Conclave, alla morte di Paolo VI, e tutta Roma fu sommersa da manifesti con il Leone di San Marco e con la scritta: “Signori Cardinali, in questo Conclave sarà presente il Cardinal Joseph Mindszenty, testimone della Chiesa del silenzio e vittima del silenzio della Chiesa”.

 

GALLERIA DI IMMAGINI

(archivio Pucci Cipriani)

Clicca sulle immagini per ingrandirle

 

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In senso orario: Gli insorti sfilano in corteo per le vie di Budapest.  –  Il Cardinal Mindszenty appena liberato dagli insorti e fotografato davanti all’edificio dove era stato tenuto prigioniero.  –  Giovani ungheresi per le vie della capitale sfogano la loro ira con il tiro di sassi.  –  La “colonna infame” dei carri armati sovietici invade Budapest.

 

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Gli insorti si impadroniscono di un carro armato issandovi sopra la bandiera nazionale magiara.

 

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L’insurrezione è stata domata. In terra il cadavere di un giovanissimo combattente: Sandor, aveva diciassette anni, frequentava il liceo a Budapest.

Cittadini uccisi durante la rivolta. In Italia i caporioni del PCI brindarono alla sconfitta della “Controrivoluzione”. Addirittura secondo l’allora giovane Giorgio Napolitano l’Unione Sovietica, sparando con i carri armati sulla folla e facendo fucilare i rivoltosi, avrebbe contribuito a riportare la pace nel mondo.

 

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Nel 1974 esce a Firenze il libro “Sradicati” di don Luigi Stefani, due appassionanti biografie sul Cardinal Mindszenty e su Alexander Solgenitzin, con in copertina l’immagine dei due personaggi , opera di Angela Cecchi Tanturli. A destra, la dedica di don Luigi Stefani a Pucci Cipriani: “No pasaran!”

 

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Dicembre 1974, Pucci Cipriani presenta il libro di don Luigi Stefani “Sradicati” presso l’Unione Monarchica Italiana (UMI)di Firenze.

 

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L’On. Giuseppe Costamagna, parlamentare democristiano “controcorrente” e Pucci Cipriani presentano il libro a Torino. Gravi scontri ,con cariche della polizia ,davanti al teatro dove la sinistra extraparlamentare contesta l’iniziativa e in particolare l’Onorevole Costamagna che, dopo un anno e mezzo, a Roma ,verrà assalito nel suo studio dalle brigate rosse. Fu trovato ,all’indomani, legato mani e piedi… come “primo avvertimento”

 

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Nel 1975 appare in libreria il libro “Memorie” di Joseph Mindszenty.

 

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Il Conte Neri Capponi e Pietro Grilli di Cortona presentano le “Memorie” di Mindszenty a Firenze.

 

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Firenze 23 ottobre 1976. A Palazzo dei Congressi commemorazione del ventesimo anniversario della gloriosa insurrezione magiara. Da sinistra: Pucci Cipriani, il Conte Neri Capponi, e il Procuratore Generale di Lodi, Francesco Novello.

 

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Una grande folla di fiorentini assiste commossa alla rievocazione dell’Insurrezione magiara. Verranno proiettati anche alcuni filmati dove gli studenti assaltano i carri armati sovietici, sequenze sottolineate dagli applausi del pubblico. Prima della manifestazione, alle ore 2O ,il ritrovo in piazza Santa Maria Novella, dove nella basilica venne recitato il Santo Rosario, quindi una processione di cinquecento persone con fiaccole, guidata dal padre domenicano Tito S.Centi, si diresse verso il Palazzo dei Congressi.


 



 


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