MEMORIAE TRADERE. ERNESTO “CHE” GUEVARA. IL FULGIDO MITO, LA SQUALLIDA REALTA’ E LA TOPICA DI UN VESCOVO – di Pucci Cipriani

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MEMORIAE TRADERE. Rubrica del sabato, a cura di Pucci Cipriani

sabato 24 novembre 2012


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MEMORIAE TRADERE. ERNESTO “CHE” GUEVARA. IL FULGIDO MITO, LA SQUALLIDA REALTA’ E LA TOPICA DI UN VESCOVO

di Pucci Cipriani

 

Nella menzogna abituale di una storiografia al servizio dell’ideologia, pochi personaggi sono stati mitizzati come Ernesto “Che” Guevara, complice di Fidel Castro, e poi oppositore (ma non per questo mutò pelle). Un mito (quasi) inossidabile, che coinvolse anche diversi cattolici, come Mons. Franco Agostinelli, Vescovo di Prato, che nel 2003, quando era Vescovo di Grosseto,fece un “pellegrinaggio” in Bolivia, sui “luoghi del Che”, e durante un’omelia lo definì “martire”, come si può sentire in un istruttivo video, CLICCANDO QUI. La carità ci impone di pensare che S.E. ignorasse le fulgide imprese del “Che”. Ci limitiamo a ricordare che si definisce “martire” chi sacrifica la propria vita per testimoniare la Fede cattolica. E fermiamoci qui…

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Ormai i reduci sessantottini sono attempate persone con i reumatismi, con problemi di pressione, in lotta con il colesterolo e la protrombina; assaliti dal diabete, viaggiano con, in macchina, le siringhe di insulina(avete letto bene, insulina, non eroina che volevano distribuire liberamente in quegli anni che ancora rimpiangono mestamente)…l’eskimo ormai va stretto a causa dell’imbolsimento, rottami umani che non fanno più nemmeno rabbia, fanno tenerezza!!!

I loro figli e i loro nipotini sembrano fatti con lo stampino, hanno preso dai padri la poca dimestichezza con l’acqua e il sapone e, soprattutto, l’arroganza, l’ignoranza e l’insipienza…vissero la loro povera giovinezza nelle sale fumose delle Case del popolo e negli scantinati delle parrocchie dove molti preti diventarono i guru di quel periodo da dimenticare. I ragazzi di oggi, nostalgici del Sessantotto, hanno nei Licei e nelle Università uno “Spazio Istituzionale”, come ce l’hanno i genitori frustrati che ogni tanto indicono assemblee scolastiche, come ce l’hanno i comitati di extracomunitari, come ce l’hanno i nullafacenti che, ogni tanto, creano qualche comitato pro o contro qualcosa, come ce l’hanno gli animalisti che, in quella loro regressione antropologica, si sentono sempre più simili ai piccioni e alle cornacchie.

Se noi ci ricordiamo con nostalgia i bei Natali di una volta con le nostre famiglie che si riunivano con i piccolini che attendevano il regalo di Gesù Bambino, gli scampanii argentini delle nostre Pasque e il momento felice di poter stringere la mano della fanciulla amata, loro rimpiangono (uso le parole del bravo Marcello Veneziani che virgoletto)”…(il)Fumo di canne e allucinogeni per una generazione che fuggì dalla realtà attraverso la droga”(e lo stesso fanno ora i loro figli e nipoti ma con l’assenso e, anzi, la benedizione laica e laida delle istituzioni! n.p.c.)…Il 68 fu l’apoteosi del parricidio gioioso, il progetto di liberarsi dal padre per andare incontro ai ‘domani che cantano’…(il)68 non nacque comunista, marxista e proletario…ma libertario e radicale…Pannella…ingaggiò tante battaglie …che produssero una società più bastarda ed egoista, permissiva soprattutto con la morte, in forma di aborto, droga e suicidi, eutanasia, più contorno di orgoglio trans e omo…Tutti idealisti, in buona fede…tra questi spicca don Milani. Che per giunta era prete, praticava la carità, si dedicava ai ragazzi con tutto il cuore…ed è morto pure giovane. Lasciando a noi posteri i danni bestiali della sua sublime utopia…(bisognerebbe)dissacrare i dissacratori…E ricordare loro che se le generazioni successive hanno smesso di sognare…è anche perché la loro generazione ha incendiato i serbatoi di speranze…hanno bruciato il passato e il futuro, lasciando il carpe diem e après moi le déluge…’non siamo vecchi ma diversamente giovani’ sostiene a Viareggio un circolo di sessantottini sessantottenni: così il 68-adottando il politically correct-diventa rococò: torna in servizio la detestata ipocrisia per negare la cruda realtà di matusa in pensione”(Cfr. M.Veneziani  in “Rovesciare il 68, pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa” Ed. Mondadori).

Ma la vera icona del sessantotto, l’eroe di tutti i nostalgici guerriglieri figli di papà rimane il barbuto chiomuto “Che” Guevara che un rapporto della CIA ci conferma nella nostra impressione: “il Comandante spesso è sbeffeggiato dai suoi per la trascuratezza nella sua pulizia personale”…ma chi avrebbe mai immaginato che il suo volto ora, stampigliato su magliette cinesi e jeans janky,  campeggiasse sul davanti e sui fondoschiena di prosperose fanciulle o di efebici ragazzini in dieta permanente? Ecco, il “Che” è proprio il simbolo dei nostri attuali antagonisti e dei no global lui che, dice Paolo Granzotto: “Era un globalista fatto e sputato…a parte il fatto che il suo famoso basco era francese, le armi erano cecoslovacche, i soldi erano sovietici, gli anfibi erano americani e quella schifezza che beveva(l’hierba buena)era argentina”…il sapone, diciamo noi, era cubano, infatti in quel periodo a Cuba non se ne trovava.

I turisti sono portati a Cuba a visitare il Museo della Rivoluzione dove (udite)si può osservare (immagino meditandoci sopra) “il sigaro di Ernesto, i suoi gambali, la sua giacca, la stella rossa e la mitraglietta cecoslovacca con la quale ‘finiva’ gli avversari fucilati”.

Molte volte si ignora la verità storica(intanto non c’è la voglia di andarla a scoprire!)e così molti, non tutti certamente, sanno chi sia veramente il loro eroe. Non deve quindi sorprendere che molti dei moderni seguaci del “Che” Guevara, continuino a sognare, ad illudersi rincorrendo un mito…ad eccezione di quei ragazzi argentini che hanno coniato la frase :”Tiengo una remera del Che y no sé por qué”(Ho una maglietta del Che e non so perché).

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Ma chi fu in realtà Ernesto “Che” Guevara?

Un sanguinario e crudele guerrigliero rosso “robusto e asmatico, in giro con la sua pompetta di ossigeno; un fragile fanatico, perfetto per diventare attore di Hollywood e invece fu eletto santo da una generazione…confusa…si candidò a banchiere e divenne Presidente centrale della Banca di Cuba. Fatto di genialità comica, se non fosse che si prese sul serio…fu quindi responsabile dell’industria….un anno e Castro introdusse il razionamento”(Geminello Alvi in “Il Corriere della Sera” dell’undici novembre 2001).

Vorrebbe subito, nell’isola caribica, imporre la Rivoluzione comunista ma si scontra con gli altri comandanti democratici e anticomunisti che pur combattevano il regime di Battista. Una volta conseguita la vittoria gli viene affidato l’incarico di “procuratore” ed è quindi lui che decide sulle domande di grazia. Fu lui a dirigere la tristemente nota prigione della Cabana dove furono fucilate centinaia e centinaia di persone e che il poeta Armando Valladares, il Solgenitsin cubano, ha immortalato nel suo terrificante libro-verità “Nelle prigioni di Castro”(Sugarco)

Così il prete ( oggi spretato) don Javier Arzaga, vicino alle posizioni di Leonardo Boff e della “Teologia della Liberazione”,: “C’erano circa ottocento prigionieri in uno spazio adeguato a non più di trecento persone: membri dell’esercito e della polizia di Batista, qualche giornalista, uomini d’affari e commercianti. Il Tribunale Rivoluzionario era composto da guerriglieri, mentre il “Che” Guevara presiedeva la Corte d’Appello. Il Che non annullò mai alcuna sentenza…(lo)imploravo di usare clemenza…rammento in particolare il caso di Ariel Lima, un ragazzino. Il Che non cedette mai alle mie insistenze, così come Fidel, che ogni tanto visitavo. Rimasi talmente traumatizzato che verso la fine di maggio del 1959 mi venne ordinato di lasciare la parrocchia di Casa Blanca, dove si trovava la Cabana, andai in Messico per farmi curare”

In una lettera aperta inviata a “El Nuevo Herald” di Miami il 31 marzo del 2006,il grande musicista jazz Paquito D’Rivera ricorda: “Uno di quei cubani (a la Cabana n.pc.)era mio cugino Bebo, incarcerato per il solo motivo di essere un cristiano. Bebo mi ha raccontato con infinita amarezza che, alle prime luci dell’alba, dalla sua cella poteva sentire le esecuzioni, decise senza processo degno di questo nome, dei tanti che morivano gridando .’Viva Cristo Re'”

Descrizioni analoghe le fa Armando Valladares.

Guevara assunse la direzione del G-6,l’organo incaricato dell’indottrinamento ideologico delle forze armate, nel 1961; decine di migliaia di cubani vennero rastrellati e vi fu una nuova serie di esecuzioni. Guevara disse all’ambasciatore sovietico Sergej Kudrjavtsev che i controrivoluzionari :”non avrebbero mai più rialzato la testa”. Per rivoluzionario si intendeva chiunque non sottostesse ai dogmi dello stato totalitario e così si cercò di reprimere il dissenso con le esecuzioni di massa e i campi di concentramento.

Guevara era sempre presente durante le esecuzioni e amava “finire” i “controrivoluzionari” con la sua mitraglietta di fabbricazione cecoslovacca.

Il “Che” fu dunque un politico fallimentare e un uomo sanguinario che, come tutti i rivoluzionari, imbevuto di odio e di giacobinismo, voleva creare, in contrapposizione all’uomo cristiano, l'”uomo nuovo” forgiato dalla Rivoluzione per cui esortava: “l’odio sia un elemento di lotta…tanto da spingere l’essere umano a diventare una efficace, violenta e fredda macchina di morte”(Cfr.F.Romero Moreno in “La Capital”, quotidiano argentino del 4-10-’67).

Nei processi celebrati nell’isola caraibica che portarono allo stermino di migliaia di persone :”S’imponeva Guevara con il suo basco nero e la sua pipa…Non perdiamo tempo(esclamava)cercando i motivi, questa è una rivoluzione. Non ci interessano i metodi legali borghesi…le esecuzioni avevano luogo all’alba. Non appena la sentenza era pronunziata si levavano i pianti dei familiari e dei morituri…Il passo successivo era la così detta “camera ardente”…poi la fucilazione…un poliziotto chiedeva al condannato se avesse bisogno di orinare. Solo raramente veniva concessa la presenza di un sacerdote…Davanti al muraglione bucato dai proiettili, restavano ancora, legati al palo, i corpi pieni di sangue e immobilizzati in posizioni incredibili: mani contratte, smorfie di dolore, mascelle fracassate, buchi neri dove prima erano gli occhi. Alcuni cadaveri avevano il cranio fracassato e il cervello sparso tutto intorno in seguito al colpo di grazia…fra il lunedì e il sabato il “Che” faceva fucilare…”(Cfr.Jose’ Villasuso, già combattente agli ordini del “Che” e aiutante nelle fucilazioni nella fortezza de La Cabana nel libro: “Biografia del Che”).

Racconta Armando Villadares di quando dalla sua cella sotto il piombo assassino i Martiri della Fede(colpevoli di essere controrivoluzionari e di ostacolare la rivoluzione perché cristiani)cadevano al grido di “Viva Cristo Re” e il cruccio di tanti, in attesa della morte, non era  quello di por fine ai loro tristi giorni ma di sapere che altri cristiani, specie nelle gerarchie ecclesiastiche, avevano tradito e erano passati nelle file nemiche.

“Dogmatico, freddo, intollerante”, Guevara cerca di diffondere nel mondo la rivoluzione fedele al motto: “Creare due, tre…mille Vietnam”(1967)…Dopo la rottura con Castro il Che va in Bolivia dove vorrebbe applicare la strategia del foco (focolaio di lotta armata),ma i boliviani sanno bene cosa sia la Rivoluzione che ha portato Cuba al totalitarismo: Organizza un gruppo itinerante di combattimento ma non trova aiuto e appoggio nella popolazione, anzi…Catturato viene giustiziato il 9 ottobre 1967.

 

GALLERIA DI IMMAGINI

(archivio Pucci Cipriani – clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

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“Sentivo le mie narici dilatarsi nell’assaporare l’odore acre della polvere da sparo e il sangue del nemico”  (Ernesto Che Guevara)

“Per quanto Guevara fosse innamorato della propria morte, amava molto di più quella degli altri” (Alvaro Vargas Llosa)

 

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Una sequenza terribile di foto inedite che documentano chi, davvero, fosse Ernesto Che Guevara. Nella foto n.2 si vede un” tribunale” che si accinge a giudicare un prigioniero politico(il “processo” non poteva durare più di cinque minuti e naturalmente l’accusato non aveva diritto alla difesa).Al centro della prima foto, con la barba e gli occhiali, mentre legge un foglio, si nota Fidel Castro. Alle sue spalle, in basso a destra e con la pipa in bocca, Ernesto Che Guevara.

Nella foto n.3 i momenti che precedono l’esecuzione: Raoul Castro benda il condannato mentre Ernesto Che Guevara, sempre con la pipa in bocca, lo lega a un albero. Nella foto 4, l’istante della fucilazione.

 

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Prima dei boat people del Vietnam, ci sono stati i balseros di Cuba. Furono decine di migliaia a tentare di lasciare l’isola su imbarcazioni fabbricate con materiali di recupero. La maggior parte, e furono migliaia e migliaia, perirono in mare pur di non restare nel “Paradiso castrista”.

 

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Il Generale Ochoa, vecchio comandante in capo della spedizione cubana in Angola, caduto in disgrazia, viene accusato di aver complottato contro il regime. Naturalmente viene condannato a morte e giustiziato con l’accusa di traffico di droga (un’accusa a cui i servizi speciali del regime ricorrono da molti anni).

 

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La caduta del regime di Batista, nel quale Castro non è che uno degli attori, ha aperto un grande spiraglio di speranza fra i cubani. Molto presto, però, la monopolizzazione del potere da parte di Castro e del “Che” suscita opposizioni…molti rimpiangeranno il vecchio regime, sempre meglio del “Terrore” instaurato dai castristi. Intanto nei campi di concentramento e nella famigerata “La Cabana” vengono uccise migliaia di persone, molte delle quali(e forse anche loro meriterebbero se non una Messa almeno un De Profundis da parte del vescovo di Prato Mons. Agostinelli)martirizzate in odio alla Fede cattolica. Nella foto 7 Pedro Luis Boitel, morto prigioniero nel 1972 in seguito a sciopero della fame(che evidentemente non era come quelli dei radicali). Foto 8: Umberto Sori Marin, fucilato dopo aver tentato di organizzare la lotta armata contro il suo vecchio compagno Castro. Foto 9: il poeta cattolico Jorge Valls, condannato a vent’anni di carcere e liberato negli anni Novanta.

 

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Il regime castrista ha imbavagliato la società cubana civile con gli stessi mezzi con cui oggi si tenta di imbavagliare la società italiana, dove l’occhio rapace del fisco ovunque ti segue. Subito dopo la rivoluzione città e campagne vennero suddivise in “zone”; complemento indispensabile di questi organi di spionaggio domestico e di denuncia erano i tribunali popolari (oggi molte assemblee scolastiche sia di genitori che di alunni sono diventate anche da noi una sorta di tribunali giacobini del popolo), che si riunivano molto frequentemente per denunziare i “controrivoluzionari”.  Al resto ci pensava la mitraglietta cecoslovacca del  “Martire della Fede” Ernesto Che Guevara, esaltato in Bolivia dal vescovo di Prato Mons. Agostinelli.

 


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