Memorie di un’epoca – E Terence Hill decise per il golpe – di Luciano Garibaldi

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Memorie di un’epoca – rubrica mensile a cura di Luciano Garibaldi

biografie, eventi, grandi fatti, di quel periodo in cui storia e cronaca si toccano

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23 – lunedì 1° febbraio 2016

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E TERENCE HILL DECISE PER IL GOLPE

La “bufala” del cosiddetto “golpe Borghese”, che, la notte dell’Immacolata del dicembre 1970, avrebbe dovuto instaurare in Italia una feroce dittatura di estrema destra, costò anni di galera, di sofferenze e di umiliazioni a funzionari dello Stato e a militari che non avevano fatto assolutamente nulla. Un caso per tutti: il maggiore della Forestale Luciano Berti

di Luciano Garibaldi

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zzzzmgBertiDopo la mia “memoria d’epoca” dedicata al calvario subito dal generale Amos Spiazzi (clicca qui), coinvolto ingiustamente in inesistenti “golpe” militari e perseguitato per anni da magistrati inqualificabili, ho ricevuto parecchi suggerimenti ad approfondire questo aspetto, troppo a lungo ignorato, di ciò che non funziona nel nostro Paese. In particolare, un nostro affezionato lettore si è soffermato sulla celebre bufala del cosiddetto “golpe Borghese”, che avrebbe dovuto instaurare in Italia una dittatura militare. E la cui “punta di diamante” non era costituita da Divisioni corazzate, flotte di elicotteri, autocolonne militari, ma da alcune diecine di guardie forestali, comandate da un maggiore di nome Luciano Berti. Come se, in una puntata della fortunata serie televisiva “A un passo dal cielo”, il capo della Forestale in Alto Adige, Terence Hill, decidesse di marciare su Roma.

E’ chiaro che siamo alla follia e che nessun italiano normale di mezza età riuscirebbe ad immaginare, neppure lontanamente, che cosa dovemmo sorbirci, noi “vecchi”, in quegli ormai lontani Anni Settanta. La bufala del “golpe Borghese” prese l’avvio allorché, nel 1974, l’allora ministro della Difesa Giulio Andreotti consegnò alla magistratura un rapporto del SID (Servizio Informazioni Difesa) diretto dal generale Gianadelio Maletti, nel quale si ricostruivano gli eventi che si sarebbero verificati la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970. Tra questi, la “marcia su Roma” di 187 allievi cadetti del Corpo Forestale dello Stato, partiti da Cittàducale (sede della loro scuola) al comando – appunto – del maggiore Berti con l’ordine di occupare la sede della RAI di via Teulada in modo da consentire al principe Junio Valerio Borghese di leggere alla radio, la mattina dell’Immacolata,  il proclama agli italiani con cui sarebbe iniziata la messa fuori legge dei comunisti.

Ovviamente, i magistrati romani non esitarono ad emettere una serie di mandati di cattura per reati che andavano dalla “cospirazione politica mediante associazione” alla “insurrezione armata”. Tra gli arrestati, alti ufficiali come il colonnello Amos Spiazzi (di cui ho parlato il mese scorso) e, appunto, personaggi da serial televisivi come il maggiore Berti. Per i quali ebbe inizio un autentico calvario che si concluderà ben dieci anni dopo, ossia il 27 novembre 1984, con la piena assoluzione in appello di tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”. Sentenza confermata, il 24 marzo 1986, dalla Suprema Corte di Cassazione.

 Come cronista in campo, seguii a suo tempo molto da vicino le varie fasi dell’indagine sulla cosiddetta “notte dell’Immacolata” (detta anche “notte del Tora Tora” dalla parola d’ordine impiegata dai giapponesi durante l’assalto a Pearl Harbour del 1941, e che sarebbe stata comunicata agli insorti se il “golpe” fosse andato a segno, cosa che invece non accadde).

Secondo una prima ricostruzione effettuata dalla Procura di Roma, nella notte sull’8 dicembre più di mille fedelissimi di Borghese armati erano confluiti nella capitale, avevano occupato il ministero dell’Interno e si accingevano ad impadronirsi del ministero della Difesa e della Rai-TV, da dove il principe avrebbe lanciato il suo programma agl’italiani: fronte comune contro il comunismo, fuori legge tutti i gruppuscoli estremisti di sinistra. Senonché, alle due di notte era arrivato il contrordine: rompete le righe! tutti a casa! il “golpe” è rinviato a tempi migliori.

Vi furono episodi tragici ma anche comici. Uno dei congiurati, per l’emozione, morì sul colpo, stroncato da un infarto. Un altro, di nome Giuseppe Garibaldi, uno studente marchigiano, fece mestamente ritorno a casa: il suo nome sarebbe dovuto servire per sbandierarlo come erede dell’eroe dei Due Mondi. E ancora: sul più bello, arrivò La Morte. Sì, con la “L” maiuscola. Trattavasi infatti dell’onorevole Gaetano La Morte, inviato sul posto (la famosa palestra dell’Associazione nazionale paracadutisti) da Giorgio Almirante in persona, che aveva subodorato qualcosa e temeva vi fossero coinvolti uomini del suo partito. Venuto a conoscere le intenzioni dei “congiurati”, La Morte scappò mettendosi le mani nei capelli e corse dal segretario del MSI, il quale si affrettò a prendere le distanze da quella che si preannunciava come un’impresa disperata. Tutti questi fantasmagorici particolari erano contenuti nella requisitoria sul “golpe” scritta dalla Procura della Repubblica nell’ottobre ’75.

Le accuse formulate nel corso di quella requisitoria, come si è visto, fecero una misera fine, come sovente accade, specie nei processi politici, alle indagini della magistratura inquirente, che iniziano con retate di decine di persone ammanettate come assassini colti sul fatto, e si concludono, purtroppo anni e anni dopo, con l’assoluzione completa dei presunti colpevoli. I quali, nel frattempo, sono stati rovinati, sono morti di cancro, sono finiti in povertà, si sono suicidati, eccetera.

I 145 “congiurati” di Borghese incriminati per il “golpe dell’Immacolata” furono tutti assolti, come si è detto, il 27 novembre 1984 dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma con la motivazione “perché il fatto non sussiste”. Insomma, l’ “insurrezione armata contro i poteri dello Stato”, reato da ergastolo, era tutta una montatura dei magistrati romani e dei servizi segreti che avevano loro fornito tonnellate di materiale (intercettazioni telefoniche, registrazioni carpite con l’inganno, informative infarcite di menzogne e altre incredibili fanfaluche).

Purtroppo, molta gente si fece anni e anni di galera e dovette subire umiliazioni folli. Il maggiore Berti, ad esempio, fu portato in aula in barella perché stava malissimo (morirà molti anni dopo, il 2 febbraio 2012). E – come ho ricordato nella scorsa puntata delle mie memorie d’epoca – il generale dell’esercito Amos Spiazzi dovette subire 6 anni di carcere duro, madre e moglie stroncate da due infarti per il dolore e la vergogna, 18 processi, 18 assoluzioni, e infine una sentenza che gli riconobbe il diritto ad un risarcimento di 3 miliardi e mezzo di lire.

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12 commenti su “Memorie di un’epoca – E Terence Hill decise per il golpe – di Luciano Garibaldi”

  1. Ricordo bene quei tempi. Già allora ad un cervello normale, il fatto che si volesse fare un golpe con un battaglione di guardie forestali faceva scompisciare dalle risate. Eppure quanti miei colleghi che venivano in ufficio in “loden” di ordinanza; sciarpottina rossa pensoloni; occhialini da intellettuale; barbetta alla Lenin, copia dell’Unità in tasca rigorosamenta ripiegata in modo che si vedesse il tiolo: si bevevano quelle fanfaluche e davano a me dell’idiota fascista. Mamma mia quanto erano cretini! E quanto male hanno fatto! Eppure oggi non sentono alcun rimorso, anzi continuano a pontificare. Non c’è niente da fare. STUPIDI E IN MALA FEDE! Terzium non datur.Bravo Garibaldi. Articoli come questi sono utilissimi per ricordare gli scempi fatti in quell’ epoca di “rivoluzione culturale”. E soprattutto per restituire dignità alle vittime innocenti ed eroiche che hano subito tali infamie. Come Edgardo Sogno, ed altri meno noti ma non meno meritevoli.

    1. Mi permetto una precisazione. Il loden è arrivato con “grembiulino” Monti. A quei tempi era di moda l’eskimo. Inoltre, non si danno contestualmente tre cose:
      1. essere comunista
      2. essere intelligente
      3. essere in buona fede
      Delle possibili eventualità, mancandone necessariamente una, per premessa, mi preme attirare l’attenzione sulla seguente: se si è intelligenti ed in buonafede, non si può essere comunisti. Grazie

  2. Nessuna persona ragionevole e in buona fede – comunque – avrebbe potuto condannare moralmente un effettivo tentativo di colpo di stato idoneo a far cessare la Grande Sopraffazione Rossa vigente in quegli anni,

    • operata in àmbito studentesco dagli “extra-parlamentari di sinistra” e poi anche dalla FGCI, nei luoghi di lavoro dalla trimurti confederale, da entrambi i gruppi nelle piazze,

    • blandita dai media e permessa dai governanti.

  3. Fate caso alle date. Parliamo di avvenimenti degli inizi degli anni ’70/71 – Oggi, a quasi 45 anni di distanza, dobbiamo constatare che la nostra Magistratura non è cambiata di uno jota. La stessa arroganza, la stessa pervicace protervia di chi si sente investito di una missione messianica, lo stesso sovrano disprezzo delle regole che impongono cautela, tanto più doverose quanto più gravi sono le accuse, e su tutto un “allegro” tintinnare di manette. Tutto risolto, dopo oltre quindici anni, in una nuvola di nulla assoluto. Senza uno straccio di pentimento per le vite sfregiate e spezzate. Tutto ciò non potrà durare in eterno. Prima o poi, qualcuno avrà la forza di tagliare le unghie a chi, all’interno della casta, mette continuamente i piedi nel piatto della politica, rivendicando nel contempo, per sé, la più completa autonomia ed indipendenza.

    1. “Senza uno straccio di pentimento ….” “Prima o poi, qualcuno
      avrà la forza di tagliare le unghie a chi…”
      Io sono quasi inorridita a leggere l’articolo e i commenti!
      Sono anni e anni che i magistrati distruggono materialmente e
      psicologicamente la vita di tanti innocenti!!!
      Che condizionano la politica!!!!
      E quello che non riesco a capire assolutamente è che la DESTRA
      accetti supinamente queste carneficine.
      Dovrebbero pagare con la cacciata dall’Ordine e con sostanziosi
      rimborsi monetari.
      E invece la DESTRA fa qualche protestina del tutto inefficace.
      E i magistrati sono tutti diabolicamente ROSSI!!!!!
      Vi sarete certamente accorti che TUTTI i magistrati che entrano
      in politica entrano a sinistra!!!!!
      Non mi è mai riuscito capire e accettare questa succube situazione!!!!

      1. Cari Paola e Mario, è proprio così. La soluzione c’è, e si chiama “responsabilità civile dei giudici”. Ad oggi, siamo l’unico Stato del mondo libero in cui il magistrato che sbaglia nel suo giudizio – ossia quello che incarcera chi poi anni dopo viene scagionato con formula piena (insussistenza del fatto) – non paga né amministrativamente né penalmente il suo sbaglio. Qualunque altro professionista in qualunque altro campo dello scibile è responsabile delle sue azioni; il magistrato no.

    1. In fondo erano gli anni in cui noi di Destra avevamo la Spagna, il Portogallo e da pochi anni anche la Grecia dei colonnelli.
      Ricordo che uno slogan di noi giovani del Fronte della Gioventù era: “MADRID, ATENE, ADESSO ROMA VIENE!”.
      Poi uscì anche il film “VOGLIAMO I COLONNELLI” con Ugo Tognazzi nella parte di un deputato della Grande Destra che organizzava il golpe…era una parodia del golpe Borghese però si rivede sempre con piacere.

  4. siamo come la Turchia, con l’unica differenza che da noi i militari non fanno valere la loro influenza a livello politico (in Turchia, invece, comandano) mentre, fortunatamente, da noi ci sono tribunali che a volte e sebbene con ritardo, rendono giustizia a chi è accusato ingiustamente.

  5. Caro Iamoriciere; l’ eskimo, la barba incolta, i capelli arruffati, era la divisa della manovalanza, quelli della “chiave 22”, i “katanga”. I professorini, i dottorini, i “fini intellettuali”, erano in loden, sciarpa rossa etc. etc. Monti non ha inventato nulla: anche in questo è stato piuttosto dozzinale. Per tutto il resto, concordo con lei senza riserva alcuna.

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