Memorie di un’epoca – Gli ebrei e i giornalisti – di Luciano Garibaldi

Memorie di un’epoca – rubrica mensile a cura di Luciano Garibaldi

biografie, eventi, grandi fatti, di quel periodo in cui storia e cronaca si toccano

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36 – lunedì 1° maggio 2017

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GLI EBREI E I GIORNALISTI

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Una pagina nera nella storia dell’informazione in Italia. I pennivendoli destinati a diventare campioni dell’antifascismo a fascismo morto, si erano spellate le mani per applaudire alle leggi razziali.

di Luciano Garibaldi

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Vogliamo leggere una pagina vergognosa della nostra storia? Eccola. Siamo nel 1938, l’anno in cui l’Italia precipita nell’infamia della legislazione antisemita per compiacere il nuovo e potente alleato Adolf Hitler. L’allineamento della stampa al razzismo antisemita di Stato, divenuto ufficiale alla fine di quel 1938, fu totalitario e quasi raccapricciante. Non soltanto vecchi arnesi del fascismo, ma anche giovani e brillanti giornalisti che avrebbero poi fatto carriere redditizie anche dopo il fascismo, scoprirono improvvisamente il «pericolo ebraico» e scatenarono il loro perverso talento. Solo alcuni esempi.

Il futuro regista Carlo Lizzani esaltò, sul settimanale «Roma fascista», il colosso cinematografico tedesco «L’ebreo Süss» di Veit Harlan, definendolo «un film ottimamente riuscito». Eugenio Scalfari, che costruirà la sua carriera, oltreché sulla sua capacità professionale, anche sull’antifascismo più intransigente, scrisse, sempre su «Roma fascista», il 24 settembre ’42: «Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello Stato nucleo alle altre genti».

Sul settimanale «Santa Milizia» dell’11 febbraio 1939, il cattolico Benigno Zaccagnini, futuro segretario della DC, scrisse un articolo intitolato «Problemi razziali: il meticciato», nel quale si leggeva tra l’altro: «La razza può considerarsi come un termine intermedio tra l’individuo e la specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi».

Il 1° novembre 1938 Guido Piovene recensì, sul «Corriere della Sera», il libro dell’antisemita Telesio Interlandi «Contra Judeos» con queste parole: «Si deve sentire d’istinto, e quasi per l’odore, quello che v’è di giudaico nella cultura. (…) Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L’enorme numero di posizioni eminenti occupate in Italia dagli ebrei è il risultato di una tenace battaglia». Il che non gl’impedirà di scrivere, sulla rivista «Il Saggiatore» n. 5, del 1961: «La persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del razzismo nel mondo, ma ne è stata l’espressione più orribile».

Paolo Monelli, inviato speciale in Polonia, così descrisse il ghetto di Varsavia sul «Corriere della Sera» dell’11 giugno 1939: «(Gli ebrei) appaiono tutti uguali, come i cinesi, come i negri, come i cavalli, adeguati dagli incroci consanguinei, dall’eguale vita, dagli uguali, squallidi orizzonti. Non si capisce la ragione di questo darsi d’attorno per tutta la giornata, di questo affaccendarsi senza tregua. Sono miserabili, tengono stretti i loro quattrinelli nella pezzuola o nel pugno. Sono un inesausto serbatoio, questi ghetti polacchi. Ogni anno di ebrei ne emigrano a decine di migliaia, invadono il mondo, eppure  son sempre più numerosi. Sono oggi quattro milioni, prolifici e straordinariamente resistenti nonostante le miserabili condizioni di vita. La Polonia paga oggi il fio d’una politica troppo accogliente per secoli».

Curzio Malaparte, in una corrispondenza dalla Cecoslovacchia per il «Corriere della Sera» del 5 luglio ’41: «Basta spingersi nei quartieri poveri (di Jassy) per rendersi conto del pericolo sociale che rappresenta la enorme massa del proletariato giudaico. E’ infatti dai miseri tuguri di quei quartieri che sono partite le prime fucilate contro i soldati».

«Questo odio degli ebrei contro il fascismo», scrisse Giorgio Bocca sul settimanale di Cuneo «La Provincia Grande» del 4 agosto 1942, «è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?».

Una curiosità è infine rappresentata da questo arzigogolato brano di Aldo Moro, pubblicato nel ’43: «La razza è l’elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l’individuazione del settore particolare dell’esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello Stato».

I giornali che maggiormente si distinsero nella propaganda antisemita furono «Il Tevere», quotidiano di Roma, il settimanale «La difesa della razza», le riviste «Diritto fascista» e «Legioni e falangi», infine il quotidiano di Cremona «Il Regime fascista».

Da parte delle “grandi testate”, soltanto assuefazione e tacita complicità. E tutto ciò a disdoro di una professione che, pure, dovrebbe essere tra le più oneste e coraggiose. Così, almeno, la consideravo, quando l’abbracciai.

6 commenti su “Memorie di un’epoca – Gli ebrei e i giornalisti – di Luciano Garibaldi”

  1. Stefano Mulliri

    Ogni razzismo è di per se un offesa prima di tutto a Dio. Quindi come credenti non possiamo pensare che il Padre eterno abbia sbagliato qualcosa, c’è da dire tuttavia che la lotta che che sussiste tra il mondo così detto cristiano e il mondo giudaico, non è una questione razziale caso mai è di ordine religioso, molti scambiano e confondono volutamente l’antisemitismo o più precisamente io credo l’antigiudaismo, con la opposizione doverosa che si deve avere nei confronti del iudaismo 1) come religione che non ha più ragion d’essere perché la sua fine è stata decretata da Dio stesso con l’inizio, della Nuova Alleanza nel sangue di Gesù Cristo. 2 ) Perché questa è diventata un ideologia tra le più pericolose, anzi la più pericolosa, poiché è intrinsecamente anticristiana. Se poi si ha la pazienza di andarsi a leggere gli scritti di mons. Jouin e mons. Delassus, si vede quale ruolo ha avuto il giudaismo negli ultimi secoli sopratutto in Europa.

    1. In effetti l’opera fondamentale di Mons. Delassus: «Il problema dell’ora presente – Antagonismo fra due civiltà», dovrebbe essere un “must” (eccezionalmente uso un anglismo) negli ambienti ed i “siti” antimodernisti, soprattutto il primo volume («Guerra alla civiltà cristiana»); ed invece noto la pressoché totale assenza di riferimenti a quest’opera magistrale che – scritta nel 1905 – sembra la “prefazione ” alla situazione che si presenta ai nostri occhi nella Chiesa e nel mondo. Molto, per capire “i perché ed i percome” di quello che sta succedendo ora (che generalmente vien fatto risalire al Concilio V. II, e dalla parte mondana al fatidico ’68, accennando in genere solo vagamente alle radici antiche dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese) è spiegato in modo chiarissimo nell’opera di Delassus. Forse il l’ostacolo per la lettura di quest’opera (ovviamente sempre negli ambienti “tradizionalisti”, interpretando correttamente il termine) consiste nella ponderosità dell’opera stessa, oggi che si preferisce, contrariamente ad un tempo, leggere testi brevi o…

  2. Vedere in questa lista di italica piaggeria il nome di due vestali della repubblica democratica ed antifascista, quali Bocca e Scalfaro, e’ una notizia che potrebbe essere commentata solo da Montanelli.

  3. Ho avuto la “fortuna” di dover leggere molti articoli dell’epoca per motivi di studio. Mi ricordo in particolare alcune rivendicazioni sfacciate dell’Italia nel 1946. Alcune testate, dopo la disfatta tedesca, tuonavano contro gli alleati nel vano tentativo di prendere parte alla spartizione della Germania (allora temporaneamente divisa in 4 parti)…… Impudenti voltagabbana, lesti a salire sul primo carro vincente che passa….

  4. Alla fine, siamo effettivamente diventati gli schiavi degli ebrei. I quali sono dietro a quasi tutto il marciume attuale (leggersi l’ultimo agghiacciante articolo di Maurizio Blondet sul culto satanico nel mondo dell’alta finanza). I nostri padri e nonni certamente sbagliarono nel promulgare questo apartheid, che oggi giustamente condanniamo. Ma siamo caduti nell’eccesso opposto e ora siamo solo goym senza valore.

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