Metamorfosi del Politeismo – di Piero Vassallo

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alain de benoist

Metamorfosi del Politeismo, la destra come ribellione impotente

Di Piero Vassallo

alain de benoist“Contro cosa ci si deve ribellare al giorno d’oggi?” All’ardua domanda Alain De Benoist risponde puntando il dito contro l’ideologia dell’Identico, “il cui motore è l’idea di Unico, che è ciò che non sopporta l’Altro, e intende ridurre tutto all’unità: Dio unico, civiltà unica, pensiero unico”.
Nella babele dei pensieri oggi in liberà il guru neodestro vede l’appiattimento su un pensiero unico. E ne denuncia la causa con chirurgica presunzione: “Essenza ed esistenza sono in questo modo separate, come lo sono anima e corpo, spirito e materia, e come lo sono anche i diritti (fondate sulle caratteristiche della natura umana) e i doveri (che si esercitano solo all’interno di una relazione sociale, quindi in un contesto ben preciso. L’esistenza concreta non sarebbe così che una maschera che impedirebbe di vedere l’essenziale”.
L’universo dei tuttologi non contempla l’obbligo di conoscere i princìpi della metafisica, infatti le scienze umane francesi hanno addirittura annientato la filosofia assimilandola. Ma parlare di essenza e di esistenza in un contesto di pure scienze umane è comunque azzardato.
Ora la distinzione e la confusione di esistenza ed essenza stanno al bivio in cui la filosofia moderna si separa – senza ragione – dalla metafisica di San Tommaso d’Aquino.
La filosofia classica afferma che, in Dio, l’essenza delle cose è distinta dall’esistenza. San Tommaso sostiene, ad esempio, che, in Dio, la pietra è Dio, ha l’essere di Dio e non un’autonoma esistenza di pietra.
La riflessione sui nostri pensieri ci presenta alcuni indizi fortemente favorevoli alla distinzione di essenza ed esistenza: noi possiamo, infatti, pensare essenze come l’unicorno e l’ippogrifo, ma finché l’unicorno e l’ippogrifo non escono dalla mente di coloro che li pensano ed entrano nel mondo in carne e ossa, le loro essenze hanno solo l’esistenza degli enti di ragione, cioè l’esistenza della mente che li pensa.
Esiste il pensante: il pensato ha l’esistenza del pensante. Tizio pensa l’ippogrifo, Tizio esiste e l’ippogrifo ha l’esistenza di Tizio.
La ragione che abolisce la distinzione di esistenza ed essenza si incammina nella direzione proibita dove abita l’illusione della totale identità di pensiero ed essere. Illusione che ha nome di politeismo mentale, cioè guerra del delirio contro il principio di non contraddizione.
Nel principio politeista “et.. et…”, e una cosa e il suo contrario sono la stessa cosa, la cultura della destra incontra la punta della slavina comunista, cioè il detto di Herbert Marcuse: l’affermazione del principio di identità e non contraddizione è la radice del fascismo orrido e immenso.
Se De Benoist avesse studiato la filosofia di cui parla avventurosamente saprebbe che la crisi della metafisica tradizionale inizia allorché la scolastica decadente (Suarez) s’illude di poter abolire la distinzione di essenza ed esistenza.
Rammento questo precedente perché nel saggio “Ribelli e ribellione”, De Benoist dichiara guerra a quel pensiero unico che dipende dalle filosofie, che hanno portato alle estreme conseguenze il rifiuto della distinzione di essenza ed esistenza.
La novità ribellistica, insistentemente rivendicata dai tracotanti pensatori neoterici radunati nel club “fare futuro”, ha appunto radice nella grottesca manipolazione delle fondamentali categorie della metafisica. La ribellione di De Benoist è una ridicola antimetafisica in cammino su una metafisica gamba di legno.

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