Passeggiando con l’alieno – di Giovanni Lazzaretti

ufo

di Giovanni Lazzaretti

ufoIl nostro amico GIOVANNI LAZZARETTI ha avuto un altro interessante colloquio con l’extraterrestre, e gentilmente ce ne fa partecipi

L’alieno è molto simpatico, ma non riesco a dargli del “tu”. Continuo a dargli del “lei”.

–       Si offende se le dico una cosa?

–       Io non mi offendo mai.

–       Allora glielo dico: lei è davvero un cinico.

Sorride, e tace per un po’.

–       “Gesù” – disse don Camillo “[…] Scommettiamo che adesso Peppone sta dicendo a quelli della sua banda: ‘Capisci? Un mazzo di carte ha spaccato, così, zac zac, quel figlio d’un cane!’ E lo dice con intimo compiacimento! Vogliamo scommettere?” – “No” rispose il Cristo sospirando. “No. Perché Peppone sta appunto dicendo così.”

–       Perché mi cita Guareschi?

–       Perché tu mi chiami ‘cinico” così come Peppone chiamava don Camillo ‘quel figlio d’un cane’. Mi chiami cinico ‘con intimo compiacimento’.

–       E’ così, ma non so il perché. Forse perché ho stima di lei.

–       No, per un motivo molto più semplice. Perché un cinico che si appoggia alla realtà vale infinitamente di più di un uomo di buoni sentimenti che si appoggia alle sue fantasie. E poi io non sono cinico per natura, sono cinico per necessità.

–       Non capisco.

–       Insomma, l’avete visto a cosa si è ridotta la vostra Italia? Abortisce gli innocenti col denaro pubblico, tutela l’adulterio come fosse cosa buona, ha trasformato i figli in materiale da laboratorio, corrompe i ragazzini insegnando contraccezione, e mi fermo per carità di patria. E’ uno Stato che sta nel fango fino al collo e forse oltre…

–       …come tutti gli stati europei.

–       Come QUASI tutti gli stati europei. Ma perché volete imitare i modelli peggiori invece dei migliori? Comunque è uno Stato immerso nel fango col quale è impossibile parlare di etica. Può forse esistere un’etica dell’aborto o un’etica dell’adulterio? Così l’unica cosa che rimane è quella di calarci anche noi nel fango e dialogare con lo Stato all’unico livello che può ancora comprendere: il livello di un cinico esame socio – economico della realtà che avete creata.

–       Io non l’ho creata.

–       Anche tu l’hai creata. Non ti ho mai visto davanti all’ospedale di Reggio con un cartello antiabortista. Ma non te ne faccio una colpa. Dico solo che a questo livello di degrado vale più un po’ di cinismo coi piedi per terra che un’accozzaglia di buoni sentimenti campati per aria.

–       Per esempio?

–       Per esempio spezzare la maledetta cappa per cui i politici parlano delle “donne” come se fossero una categoria omogenea. Come se una ragazzina che si accoppia contro il muro di una discoteca fosse la stessa cosa di una sposa e madre che concepisce il quinto figlio.

–       Non capisco dove vuole arrivare.

–       Senti bene. La legge 194 prevede alcune motivazioni per l’aborto “serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”. L’aborto è un atto compiuto da medici e infermieri, ma non è una terapia. Non si capisce quindi perché questo atto debba essere gratuito.

–       Le direbbero subito che lei vuole rimandare le donne povere dalle mammane.

–       Non reagisco a questa critica. Per ora mi basta spezzare la categoria “donne” in tanti sottogruppi. Mi basta individuare una serie di gruppi per i quali il problema della “mammana” nemmeno si pone. Primo gruppo: ragazze o donne che concepiscono in seguito ad accoppiamenti casuali legati allo sballo del fine settimana. Gente, quindi, che ha disponibilità di soldi da spendere in beni non essenziali come è appunto la frequentazione di discoteche e assimilati. Poiché allevare un figlio costa alcune migliaia di euro all’anno, mentre abortirlo costa 1300 euro “una tantum”, certamente questa categoria non ha problemi ad abortire a pagamento in una clinica. Il peggio che può succedere è che debbano rinunciare per qualche mese allo sballo settimanale (cosa che non può fare che del bene).

–       Devo ammettere che…

–       Ma certo che devi ammettere! Gli aborti da stravizi bisogna pure che vengano pagati. Dalla donna e dal padre del concepito.

–       Se sanno chi è…

–       E se non lo sanno, peggio per loro. Una che ha soldi da spendere e che si accoppia con uno del quale nemmeno sa il nome e cognome merita un aborto gratuito? E poi c’è la categoria di quelle che abortiscono per motivazioni legate alla salute psichica (salute psichica autocertificata; nessuno verifica se questa è la realtà): queste ammettono loro stesse di non avere problemi economici, per cui niente di strano che anche a loro si applichi la solita equazione: costano meno 1300 euro una tantum per abortire il bambino piuttosto che migliaia di euro tutti gli anni per allevarlo.

–       Ha finito?

–       No di certo. Quelle che mi segnalano problemi economici bisogna pure che, come minimo, mi presentino l’ISEE. L’ISEE loro personale e quello del padre del concepito, se non è il marito. L’ISEE dei genitori se la donna è una persona a carico di altre. Per avere 50 euro di riduzione sulla retta dell’asilo nido ci vuole l’ISEE. E per abortire un bambino gratis mi fido di un’autocertificazione?

–       Cinismo allo stato puro. Sono un po’ disgustato…

–       Aspetta, che non ho ancora toccato il fondo. Poi ci sono quelle che segnalano anomalie o malformazioni del concepito. Se l’anomalia o malformazione è curabile, è ovvio che, se vogliono ugualmente abortire, l’aborto se lo devono pagare. E inoltre chiunque chieda l’aborto deve dimostrare di essere sotto contraccezione.

–       Questa poi è bella.

–       E’ la cosa più ovvia. Se una non è sotto contraccezione, mette in conto la possibilità di una gravidanza. Se, arrivata a una gravidanza, chiede l’aborto, significa che sta usando l’aborto come controllo delle nascite, cosa espressamente vietata dall’articolo 1 della legge 194.

–       Ma come si fa a dimostrare di essere sotto contraccezione?

–       Ricette, scontrini farmaceutici, ricevute fiscali di ginecologi col dettaglio delle prestazioni, e tutto ciò che può essere utile allo scopo.

–       Ma è ridicolo!

–       Non è affatto ridicolo. Per avere qualche euro di rimborso IRPEF sui medicinali non devi conservare ricette e scontrini con tanto di codice fiscale? Per 1300 euro di denaro pubblico spesi per un aborto si può fare uno sforzo analogo.

–       Basta, per favore.

–       Sì, basta. Tanto spero ormai che il concetto sia chiaro. Continua a riflettere per conto tuo e troverai molte altre categorie di donne per le quali non c’è alcun motivo di fornire un aborto gratis. Scartate queste categorie, vedrai apparire i pochi casi che sono davvero drammi: bambini con malformazioni gravi, famiglie con situazioni economiche disperate, qualche concepimento da violenza,…

–       E a questi si darà l’aborto gratis?

–       E a questi si proporrà la vita! Una volta indirizzate ad abortire a pagamento nelle cliniche private le persone che di fatto usano l’aborto come “controllo delle nascite”, lo Stato concentrerà le sue risorse per dare una possibilità di vita ai bambini concepiti in situazioni disperate.

–       Lo Stato che sta nel fango non farà mai questo.

–       Non lo farà, ma tu hai il dovere di proporglielo.

–       Diranno che tutto ciò è cinico, orribilmente cinico.

–       E allora continuate col vostro andazzo: i soldi dei poveri usati per consentire ai ricchi di abortire gratis. Questo sì che è cinismo allo stato puro!

–       Ma perché usa sempre quell’espressione “i soldi dei poveri”? Non sono semplicemente “i soldi di tutti”?

–       L’espressione l’ho imparata da un (cinico) assessore del modenese. A un prete che chiedeva aiuto per la sua comunità l’assessore rispose “I soldi dei poveri sono finiti”. Cinico e veritiero. Non è che manchino i soldi, è che i soldi vengono spesi secondo priorità; e poiché i poveri non generano consenso, i soldi per loro sono sempre “gli ultimi soldi”. Quando spendi malamente il denaro pubblico, stai spendendo “i soldi dei poveri”.

–       Lei è davvero cinico, eppure non riesco a darle torto. Com’è questa faccenda?

–       Basta che tu legga il dizionario e ti sarà tutto chiaro. Cinico = indifferente ai sentimenti e alla morale comune. Nella vostra Italia i sentimenti e la morale comune accettano senza battere ciglio la mattanza di 5.000.000 di bambini. Allora capisci bene che essere cinico diventa una vera necessità.

–       Quindi il cinismo come scelta, per contrastare i falsi sentimenti e la falsa morale comune.

–       Sì, hai detto bene.

–       Credo di aver capito. Però mi sento un po’ angosciato.

–       Stai tranquillo, è un’angoscia “sentimentale”, niente di serio: tra un’ora ti è già passata. Se tu avessi la vera angoscia per i bimbi abortiti, faresti come il beato vescovo Von Galen: ti butteresti anima e corpo nella battaglia. Chi non combatte è connivente.

–       Oggi lei è particolarmente duro.

–       Sì.

–       Mi promette di riparlarne in un’altra occasione?

–       Promesso, a Dio piacendo.

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