PATTI LATERANENSI. LE RETICENZE SUL TRATTATO TRA LA SANTA SEDE E L'ITALIA E IL COROLLARIO DI AVVENIMENTI DIMENTICATI DALLA STORIA – di Marino Solfanelli

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di Marino Solfanelli


fonte: AbruzzoPress


concordato


I “Patti Lateranensi”, ovvero il Trattato (Concordato) fra la Santa Sede e l’Italia, sottoscritto l’11 febbraio 1929, è stato celebrato nei giorni scorsi con manifestazioni ufficiali cui hanno preso parte alte personalità dello Stato del Vaticano e della Repubblica Italiana. Con il Trattato, pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis n. 6 del 7 giugno 1929, si pose finalmente termine ad un annoso conflitto tra Stato a Chiesi, stabilito i confini del territorio dello Stato della Città del Vaticano, e definito l’elenco e la pianta degli immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazioni e da tributi, e quant’altro.

Il Crocifisso tornò nelle aule scolastiche e la Religione cattolica fu materia di insegnamento scolastico.

Ma chi furono gli artefici del Concordato, ovvero i personaggi che vollero, realizzarono e sottoscrissero i Patti Lateranensi? Durante le rievocazioni dei giorni scorsi nessuno lo ha detto. Ebbene lo diciamo noi: Il documento fu redatto e sottoscritto dal Cardinale Pietro Gasparri e dal Primo ministro italiano Cav. Benito Mussolini, Capo del Governo e Duce del Fascismo, che il Papa Pio XI definì “L’uomo inviato dalla Provvidenza”.

Per quel concordato, come fu rivelato dal settimanale “La Rivolta del Popolo” negli anni ’70, fu emessa una sentenza di condanna a morte contro Benito Mussolini dalla Massoneria inglese. Condanna che sarebbe stata regolarmente eseguita nel 1945, sempre secondo le rivelazioni di quel settimanale, da Eugenio Cefis e Italo Pietra, che rientrarono in Italia attraverso la Svizzera, con un finanziamento di 50 mila sterline.

Sull’avvenimento si intrecciano altre importanti e curiose circostanze:

Eugenio Cefis fu presidente dell’Eni, Italo Pietra fu direttore de Il Giorno, quotidiano dell’Eni, il Colonnello “Valerio”, ovvero il rag. Walter Audisio, che si assunse la responsabilità dell’uccisione di Mussolini, fu dipendente dell’Eni. Lo stesso Comandante partigiano Pedro, Pier Luigi Bellini delle Stelle che catturò Mussolini, fu messo al vertice della Sarom Progetti, che ebbe una sede anche a Chieti Scalo, la organizzazione deputata alla conservazione della struttura tecnica del patrimonio Eni.

Il cadavere di Mussolini fu recato a Piazzale Loreto, ove fu impiccato per i piedi alla stazione di benzina, da un furgoncino targato CDV (Città del Vaticano), rituale simbolico che lo ricollegava al Concordato.

Il settimanale “La rivolta del Popolo”, artefice delle rivelazioni, ebbe vita breve poiché tutte le agenzie giornalistiche si rifiutarono di distribuirlo. L’ultimo numero, di 50 mila copie, fu distribuito gratuitamente per le vie di Roma da studenti universitari della Facoltà di Giurisprudenza della Università degli Studi della Capitale.

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