Perché il chiarimento di CitizenGO non chiarisce – di Elisabetta Frezza e Roberto Dal Bosco

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Ringraziamo Filippo Savarese, direttore delle Campagne di CitizenGO Italia, per le delucidazioni che ha voluto offrirci in merito all’operato della Fondazione CitizenGO.

Dobbiamo tuttavia subito lamentare come falsa la supposta (da parte nostra) «scarsità pressoché totale di conoscenza di che cosa faccia CitizenGO e di come lo faccia». Magari fosse vero. In realtà per tempo immemorabile abbiamo ricevuto valanghe di messaggi promozionali, di cui conserviamo gelosamente i testi (uno tra la miriade lo alleghiamo in effige), per arginare i quali ci siamo visti costretti, a malincuore, a ricorrere alla minaccia di rivolgerci alla polizia postale. Solo a quel punto la valanga si è fermata.

Ci si perdonerà dunque se non ce la sentiamo proprio, ora, di risvegliare la valanga che dorme.

 

CONNECTION ITALO-SPAGNOLA Filippo Savarese afferma di aver ricevuto il testimone della gestione di CitizenGO dal signor Matteo Cattaneo (il quale sarebbe, per Savarese, un semplice “dipendente” dell’ufficio spagnolo) nel corso del 2017. Nel 2017, cioè, CitizenGO – dice Savarese – è stata oggetto di una ri-strutturazione giuridica e gestionale, con l’apertura di un nuovo ufficio in Italia e solo allora l’attività sarebbe stata ufficialmente “importata” in Italia. Prima – ci informa – CitizenGO era un semplice portale on line di proprietà spagnola.

Savarese afferma altresì che l’ex onorevole Luca Volonté sarebbe estraneo a CitizenGO, se non quale semplice cliente del servizio-petizioni spagnolo agli albori della sua attività, tramite la fondazione Novae Terrae (quella finita nel pasticciaccio delle accuse di corruzione e riciclaggio internazionale).

Epperò noi, che siamo italiani, di fatto eravamo sommersi di richieste di firme e di oboli da ben prima del 2017, a essere precisi dal lontano 2013. Siamo dunque grati a Savarese di averci comunicato la palingenesi di CitizenGO avvenuta – forse non senza un perché – nel 2017, ma che CitizenGO ci si materializzasse sul nostro schermo sotto le spoglie di Matteo Cattaneo anziché di Filippo Savarese, o di chi per loro, onestamente non ci cambia granché. La valanga di petizioni è invariata, il suo contenuto lo stesso, l’impostazione identica, il format immutato. Della struttura giuridica dell’ente, dell’autonomia amministrativa di cui godono le sue filiali, dell’organigramma dei dipendenti – deve capirci – poco importa a noi sventurati destinatari della valanga.

Che il passaggio del testimone sia avvenuto nel segno della continuità lo dimostra del resto l’intervista al “dipendente” Matteo Cattaneo, presentato qui come Campaigns Manager di CitizenGO, nella quale appaiono, guardacaso, gli stessi motivi letterari poi ripresi da Filippo Savarese.

Dall’intervista apprendiamo però anche degli altri dettagli interessanti, che Savarese chissà perché omette, e cioè: che il signor Matteo Cattaneo non è stato solo Campaigns Manager di CitizenGO, ma anche coordinatore della fondazione Novae Terrae; e che Luca Volonté, padre-padrone della fondazione Novae Terrae, è qualcosa più che un semplice cliente della piattaforma spagnola affamata di firme e di danaro. Al riguardo passiamo il microfono direttamente a Cattaneo: «il direttivo della Fondazione CitizenGO è presieduto da Ignacio Arsuaga, uno dei creatori del nostro “fratello maggiore” HazteOir.org, ed è composto da personalità come Brian Brown, cofondatore dell’organizzazione americana National Organisation for Marriage, e Luca Volonté, già deputato e presidente del gruppo parlamentare del PPE all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e ora direttore generale della Fondazione “Novae Terrae”».

Quindi: Cattaneo, l’autore delle mail italiane per CitizenGO dal 2013 al 2017, è uno strettissimo collaboratore di Volonté. E Volonté è membro del direttivo di CitizenGO a cui è intimamente legata la fondazione Novae Terrae, come lo stesso Volonté afferma in questo video al minuto 3:07 https://youtu.be/4Va6LlvNa50?t=187 dove si vede HazteOir (“fratello maggiore” di CitizenGo) premiare Volontè come «paradigma del politico cattolico»: «questo premio – proclama il Volontè – segna una tappa della mia vita e della nostra amicizia, ma segna anche il punto di nuovo inizio per la mia vita pubblica, con la Fondazione Nuove Terre, l’Istituto per la Dignità Umana e la nostra forte collaborazione in CitizenGO».

Infatti i due, Volonté e Cattaneo, nel dicembre 2013 si sono recati, in rappresentanza di CitizenGO, in udienza papale per ringraziare Bergoglio per la sua chiarezza nella difesa della vita e consegnargli il libro #VivaFrancesco, confezionato in omaggio alla suddetta chiarezza.

Raccontano gli spagnoli entusiasti: «All’evento eccezionale davanti al Pontefice hanno partecipato i nostri rappresentanti Luca Volonté, membro del Board di CitizenGO e Premio HazteOir 2013, che vediamo nell’immagine sopra pronunciare il suo discorso davanti al Pontefice, e Matteo Cattaneo, direttore delle campagne in italiano della nostra piattaforma globale in difesa della vita, della famiglia e della libertà».

Il sito impagina pure una foto di Volontè che posa a Piazza San Pietro con un opuscolo di CitizenGO.

Sembra dunque che Volonté fosse qualcosa di più e di diverso da un semplice “utilizzatore finale” della piattaforma CitizenGO. Definirlo così riduttivamente è un atto piuttosto temerario da parte di Savarese.

Ma forse la verità sui vari ruoli ricoperti nelle varie scatolette cinesi sfuggiva a Savarese mentre era impegnato a fondare La Manif Pour Tous Italia – Generazione Famiglia «con gli amici del quartiere e della parrocchia», naturalmente anch’esse a prescindere dalla volontà di Volonté. Creature che Savarese dice di avere abbandonato nel 2017 per passare a dirigere il ramo italiano di CitizenGO.

A uno verrebbe quasi da ipotizzare che il cambio della guardia nella gestione di CitizenGO abbia avuto un suo perché: forse che, nel 2017, vi fosse l’esigenza di risciacquare un po’ i panni e i loro indossatori, specie dopo le grane giudiziarie che hanno travolto Luca Volonté, con quella speciosa accusa di aver intascato milioni dal dittatore di Baku persecutore dei cristiani armeni?

IL MISTERO DELLA GALLINA DALLE UOVA D’ORO Il fatto è che Volontè, in quella ardita operazione negoziale organizzata in seno del Consiglio d’Europa, non era mica solo. Il Partido Popular de Espana – ideologicamente e pragmaticamente sovrapponibile alla nostra Democrazia Cristiana – votò compatto con Volontè contro quel Rapporto Strasser che accusava l’Azerbaijan (memento: il Paese da cui parte la TAP con i suoi miliardi di metri cubi di gas) di aver violato i diritti umani nel trattamento riservato ai prigionieri politici.

C’è ad esempio il clamoroso caso di Augustin Conde, senatore del PPE e sodale di Volontè, accusato di «agire a favore dell’Azerbaigian dentro al caso chiamato “caviar diplomacy”», che è stato espulso a vita dal Consiglio d’Europa per essersi rifiutato di testimoniare sulle tangenti azere. Stando alla stampa spagnola, ben più ricca di informazioni degli omertosi media italiani, la “radiazione” a vita dal Consiglio d’Europa riguarda anche Volonté. «La Commissione per il regolamento dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato la proibizione di accesso a vita in qualsiasi sede dell’organizzazione per l’ex segretario della difesa ed ex senatore del Partido Popular Agustin Conde. Il veto si estende a tredici ex parlamentari per “violazione del codice di condotta” del Consiglio, secondo l’Agenzia giornalistica EFE. La Commissione ha richiamato la relazione sulle accuse di corruzione. Il politico italiano Luca Volontè, i belgi Alain Destexhe e Stef Goris, il polacco Tadeusz Iwinski, i tedeschi Eduard Lintner e Karin Strenz e la norvegese Karin Woldseth sono anche ugualmente penalizzati, con la sanzione che è entrata in vigore questo mercoledì e a cui non si può ricorrere».

Ma non solo. Dalla rete emergono foto interessanti, come quella che ritrae il Volontè con il senatore del partito popolare spagnolo Pedro Agramunt, membro di spicco del Partito Popular e del Partito Popolare Europeo, Presidente (2016-1017) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, un pezzo da novanta del centrodestra continentale intimamente legato alla famiglia presidenziale azera. Nel 2013, il think tank European Stability Initiative arrivò a chiedere ad Agramunt di dimettersi dalla sua posizione di relatore all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa per avere coperto le sistematiche violazioni dei diritti umani del governo azero.

Il lettore noti il documento che il duo Volonté-Agramunt esibisce con passione: c’è il logo di CitizenGO, c’è il logo di Novae Terrae. «Un vero aiuto per i cristiani perseguitati, 204.652 firme».

Verrebbe da ridere, se non fosse che il paese a favore del quale la coppia si prodigava e dal quale riceveva “donazioni”, l’Azerbaijan, è dedito proprio alla sistematica persecuzione dei cristiani.

Ma, sempre per rimanere in Spagna, diamo ora volentieri la parola al capo di Savarese, quell’Ignacio Arsuaga che con Volontè condivide una poltrona nel direttivo di CitizenGO.

Il madrileno Arsuaga non è, diciamo così, estraneo al Partido Popular. Egli ritiene infatti che «la via politica più ovvia è il Partito Popolare, non una nuova piattaforma».

La stampa spagnola, come abbiamo già osservato, è molto più prodiga di notizie rispetto a quella italiana sullo strano caso dei popolari – alias: i democristiani – finiti in mezzo alle tangenti del petrostato caucasico. E il principale quotidiano spagnolo, El Paìs, scrive una storia che è leggermente diversa da quella che ci viene raccontata dal dipendente di Arsuaga Filippo Savarese.

Dice El Paìs – attenzione! – riportando il virgolettato dello stesso Arsuaga: «C’è un’altra tessera curiosa nei link di Hazte Oír con Volontè. Il direttore della raccolta fondi di Hazte Oír, Matteo Cattaneo, è stato nel 2013 il coordinatore di Novae Terrae: “quando Luca Volontè fu accusato di un crimine, era già in Consiglio di Amministrazione – dice Arsuaga – credo nella presunzione di innocenza. Ricevere denaro dall’Azerbaigian non è un crimine, non c’è una sentenza che lo condanni a nulla, penso che sia innocente, e se no, lo riconsidererò, non conosco i dettagli della sua fondazione. Luca mi ha fatto conoscere Matteo [Cattaneo, ndr], che lavorava alla sua fondazione. A un certo punto è passato a lavorare per CitizenGO. Io della Novae Terrae Foundation conosco solo quello che è stato pubblicato, ma non ho chiesto neanche i dettagli, Matteo mi diceva che Luca Volontè aveva grandi donatori, ma neanche lui sapeva esattamente da dove provenissero i soldi».

Proprio così: «Matteo me decía que Luca Volontè tenía grandes donantes». Grandi donatori.

Di questi bizzarri e munifici paperoni parlò a suo tempo una mini-inchiesta del sito Fanpage.

Fanpage rivelò di aver trovato i bilanci di CitizenGO online (che adesso, viceversa, sembrano introvabili: qualcuno li ha tolti?). Ne uscì questo grafico, del 2016.

Il lettore può notare come le “donazioni regolari” (quelle dei poveri “polli” stremati da diecine e diecine di questue elettroniche che elemosinavano modicamente dai 35 euro in su) siano appena l’11%, mentre le donazioni dei misteriosi “grandes donantes” arrivino quasi al 90%.

«CitizenGO Italia […] nel 2016 ha presentato un bilancio (consultabile sul sito) di 1.853.950 euro, di questi 209.233 provengono dai “donatori regolari”, ovvero da chi ha sottoscritto un accordo per la donazione diretta e mensile di una piccola somma, ma la ben più sostanziosa cifra di 1.644.726 euro è arrivata da non meglio altrimenti specificati “donatori”. Una cifra notevole per una fondazione tutto sommato misconosciuta».

Fanpage non ha la malizia di chiedersi se quegli incredibili, inspiegati € 1.644.726 siano in qualche modo legati alla caviar diplomacy. Noi un po’ ce lo domandiamo, in attesa che Savarese magari ci dia una risposta: c’è la pollicoltura, con i poveri “polli” che rendono un decimo del budget, poi c’è la gallina da los huevos de oro.

Savarese nella sua lettera, elencando le presunte prodezze di CitizenGO, ci dice trionfante che «tutto ciò è stato reso possibile solo grazie ai fondi generosamente messi a disposizione dai nostri donatori». Viene spontaneo chiedersi a quali donatori davvero si riferisca: ai grandes donantes?

Anzi, ci domandiamo soprattutto: quando Volontè, intervistato da Report, dichiarava che quei soldi arrivati da Baku «li abbiamo spesi dal 2014, dal dicembre 2014 a oggi per sopravvivere, fare petizioni, lanciare iniziative», parlando di “petizioni” non è che alludesse proprio a CitizenGO?

DEMOCRISTIANITAS TRANSNAZIONALE Altro capitolo interessante, che dimostra come parecchio sfugga a Savarese delle vicende legate al suo datore di lavoro, riguarda il disegno neodemocristiano in eterna ricostituzione. Gli ricordiamo al proposito un articolo che secondo noi conosce: prima delle elezioni europee – quelle dove il Volontè tentò, fallendo miseramente, di creare una cabina di regia transnazionale – uscì il manifesto (di cui abbiamo ampiamente parlato nei nostri precedenti articoli) tra i cui firmatari – come annotava lo strano sito Formiche, dove il Volontè talvolta pure scrive – figurano: «la Fondazione “Novae Terrae”, CitizenGO, l’Associazione Luci sull’Est, il Comitato “Sì Alla Famiglia”, il Dignitatis Humanae Institute, Generazione Voglio Vivere, Giuristi per la Vita e La Manif Pour Tous Italia, solo per citarne alcune, [che] stanno proponendo a tutti i candidati al voto del 25 maggio di sottoscrivere una carta di valori da rispettare e tutelare nel caso in cui vengano eletti». L’alfa e l’omega del listino sono Volontè e la sua Manif, ma pensa.

L’articolo si chiudeva con una bella lista di politicanti pronti a siglare il fallimentare manifesto: «tra i candidati italiani che lo hanno firmato, si notano sia esponenti della lista NCD-UDC come Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa e Matteo Forte, che di Forza Italia come Lara Comi e Luciano Ciocchetti [ex UDC pure lui, ndr]». Come si può notare, di democristiani nemmeno l’ombra.

Ma la democristianitas di CitizenGO, e di tutta la grande e ricca galassia di cattosigle limitrofe, al di là dei personaggi che vi gravitano dentro e attorno, risiede soprattutto nei contenuti tossici che si propagano attraverso le petizioni. L’uragano di messaggi scaraventato su di una quantità smisurata di utenti intrappolati nella rete (come abbiamo ampiamente spiegato nei nostri articoli precedenti) ha esattamente la funzione di normalizzare la protesta fuorviando i destinatari dai veri obiettivi della battaglia per riportarli su posizioni inoffensive. Basta scorrere i testi martellanti delle mail per rendersi conto della linea cavalcata, all’insegna del moderatismo e della connivenza, del dialogo e del pluralismo: le masse potenzialmente reattive devono essere mantenute in uno stato di omeostasi in cui il dissenso venga riassorbito e digerito. Firmando, mentre ci si mette a posto la coscienza, si interiorizzano argomenti fallaci, spuntati, fasulli. Il modello di comunicazione è, letteralmente, “fatti sentire” (HatzeOir in spagnolo, per l’appunto), una specie di megafono distorsivo. E una enorme banca dati.

Per esempio, il diluvio delle mail che, secondo Savarese, impensierì la Fedeli ebbe come effetto questa foto (Uffici del MIUR, 31 luglio 2017: Savarese è il secondo da sinistra).

Del resto, egli ci aveva abituato fotograficamente bene, per esempio posando sorridente con Ivan Scalfarotto: quel signore che si è tanto speso per il “matrimonio” sodomita e pure per l’eutanasia, col nobile intento di aiutare il vecchio padre a morire “con dignità”.

TANTI INTERROGATIVI Vorremmo ora fare qualche domanda a Filippo Savarese.

Davvero crede che CitizenGo abbia liberato Asia Bibi, fatto perdere il sonno a George Soros, sollevato le sorti del Venezuela, ottenuto una qualsiasi delle vittorie sbandierate? Davvero crede che un sito lascia in home page delle campagne come «Charlie Gard merita di continuare a vivere… e sperare» possa avere un qualche impatto sociale se non sullo stipendio di chi ci lavora?

Ma ci preme chiedere anche:

– È possibile vedere i bilanci di CitizenGo? Sono per caso stati rimossi dal sito? È possibile risalire ai grandes donantes di cui parla lo stesso capo Arsuaga?

– Cosa pensa dell’increscioso caso delle “donazioni” azere a Volontè? Perché non si è mai espresso sull’argomento?

– Il marchio Manif Pour Tous, è quello originale francese? Come l’ha ottenuto? Volonté non c’entra nulla?

– È possibile sapere chi ha pagato, per esempio, i gran gala di CitizenGo?

– Sa per caso se Novae Terrae abbia “donato” al Family Day ed eventualmente in quale misura?

Nient’altro da dire: il ballo azero del tip TAP ha davvero scombiccherato tanti destini. Associazioni, fondazioni, partiti, organismi internazionali, nazioni intere.

Un gioco decisamente grande, più grande anche del campaign director di CitizenGo.

Ci sembra bizzarro che in Italia, a parte l’inchiesta di Report e qualche uscita estemporanea sui giornali, gli unici a rompere lo strano velo di silenzio trasversale e a fare un lavoro di ricostruzione di uno scandalo internazionale che ha magnitudine e  implicazioni geopolitiche di così tanto rilievo, siamo stati noi di Riscossa Cristiana.

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21 commenti su “Perché il chiarimento di CitizenGO non chiarisce – di Elisabetta Frezza e Roberto Dal Bosco”

  1. In nome del diritto democratico di esprimere voti, opinioni, petizioni e raccolte firme, io lancerei una iniziativa
    ancora più forte ed incisiva … che ne dite di una bella fiaccolata con sventolamento di bandierine ???

    ahahahaha

    ….eddai finiamola no?

    1. Finiamola… cosa?

      Ma ha letto anche solo lontanamente l’articolo? Sa di cosa si tratta?
      Secondo lei l’argomento dell’articolo è CitizenGo con le sue finte campagne acchiappapolli o l’ammasso di malaffare azerbaigiano che ci potrebbe essere sotto?

      Signor Matteo lei è per caso il Matteo Cattaneo di cui parla l’articolo?

      Nel caso, almeno lei, dichiari il conflitto di interessi

  2. Oswald Penguin Cobblepot

    L’aspetto più complesso consiste in un’apparente schizofrenia operativa di CitizenGo. Da un lato contribuisce a salvare Asia Bibi, blocca iniziative progender nella scuola, danneggia Starbucks e la porcilaia pornografica. Dall’altro ci sono donazioni per la cifra (gustosa) di € 1,5 mld, per cui vi è una sostanziale opacità nella provenienza. Non se ne viene a capo di nulla. Da Gotham, il Pinguino.

    1. Condivido la lucidità dei commenti del Pinguino. Ai duri e puri (antistorici) del Concilio di Trento, alcune piccole considerazioni.
      a) Nessuno è perfetto. CitizenGo e altri si battono per valori ‘non negoziabili’ e lo fanno in contesto ostile, perciò meritano rispetto. Se ci sono responsabilità penali, sono personali. Le inchieste di Report non sono il massimo dell’affidabilità;
      b) Se uno è troppo puro, troverà sempre qualcuno che lo epura. Criticare ostentando ‘illibatezza’ è un po’ maoista. E poi, l’Aventino – soprattutto in Italia – non ha mai portato da nessuna parte.
      c)Per favore, basta ‘fuoco amico’. Siamo pochi, dividersi è un lusso. Gli avversari sono i mondialisti, i materialisti globalisti, la lobby pro-gender i relativisti, e i ‘talebani’ islamici, indù e di ogni risma. I Cristiani non possono dividersi su ciò che non è negoziabile. Per un bene superiore, un male minore è accettabile. Montini e Bartali fecero migliaia di documenti falsi per salvare gli Ebrei dalla morte. Se si è pagato un giudice per liberare Asia Bibi, ben venga. Il Sabato è per l’uomo,…

  3. Giratela come vi pare, tanto il fatto è che mentre qualcuno, grazie a Dio, si dà da fare per ottenere qualcosa per il bene comune, mettendoci oltre alla faccia, il tempo tolto alla famiglia e il proprio denaro, altri sono solo capaci di starsene comodamente seduti dietro ad un computer a criticare. Sarà invidia…..?

    1. Oswald Penguin Cobblepot

      Le rispondo a titolo esclusivamente personale. (a) Che gli “altri” se ne stiano comodamente seduti davanti (dietro, si combina poco) ad un PC, è tutto da dimostrare. (b) Il denaro impiegato non è (almeno del tutto) il loro, poichè loro stessi riconoscono di essersi appellati alla solidarietà in rete. (c) Qui il problema è un altro: sembra esserci un’evidente dissociazione operativa in CitizenGo, poiché con una mano paga le spese legali per Asia Bibi, con l’altra intasca 1,5 mld € da un regime azero che ha qualche problema coi diritti religiosi dei cristiani (ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/persecuzioni_cristiani_religione_islam_papa_francesco_rapporto_liberta-3475134.html). Certamente un po’ di sano cinismo serve (chi non corromperebbe giudici e sbirri pur di salvare la pelle di un cristiano perseguitato?), e quando si tratta di salvaguardare l’incolumità dei nostri confratelli, non è il caso di farsi troppi problemi (pecunia non olet), ma non è (quantomeno) stravagante una simile condotta? Da Gotham, il Pinguino.

    2. “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.”
      (Albert Einstein)

      Ovviamente non vale solo per l’ineffabile Matteo che apre questi commenti ma anche per la sottoscritta e per chiunque.

    3. Vi consiglio di leggere l’articolo, o di farvelo leggere, prima di commentarlo. Se non altro, leggendolo, non avreste tirato fuori “il PROPRIO denaro”.

    4. Mi sa che Stefano non ha letto l’articolo… Il fatto che ci hanno messo la faccia è pericoloso per loro stessi perché dietro ci possono essere 2 MILIONI DI TANGENTI DALL’AZERBAIGIAN… E quello che fanno… è far finta di far qualcosa con petisioni inutili…

  4. Buonasera, io scrivo perché ho seguito la signora Frezza in varie conferenze che ha fatto in Nord Italia in questi anni, in particolare sul gender a scuola. Ha una famiglia numerosa alla quale immagino questa cosa ha preso tempo. Le conferenze non credo fossero pagate, anzi ci avrà messo i soldi lei, come i tanti che fanno piccole conferenze senza sponsor politici o sponsor internazionali (corruttori?) come i signori di cui si parla.

    Il commentatore qui sopra quindi si sciacqui la bocca prima di dire simili sciocchezze!

  5. ferdinando ripa

    A me sembravano solo ridicoli, con quei messaggi illeggibili. Invece dietro le loro etichette e un esibizionismo patologico probabilmente c’è un giro di malaffare enorme e radicato. Che schifezza. Solo i “cattolici” possono arrivare a tanto.

  6. Io ricordo ad una manifestazione pro vita a Roma, vari gruppi,tra cui citzengo,uno di questi esponenti urlare al megafono,..:”noi siamo democratici,noi non avremmo mai abortito una Cirinnà o Scalfarotto,perché noi siamo per la vita e non odiamo nessuno…e blablabla!”
    Al che io che ero con il rosario mio figlio in cioccio e la bandiera vandeana,mi accosto a lui e gli dico che democratico sarai tu! e vado via a pregare lontano da quella marmaglia che tanto somigliava alle messe yeye!
    Non una preghiera ma solo parole vuote e democristiane.
    Altro che non voler rifondare la democrazia cristiana,sono uguali e peggio perché intrisi di un giovannipaolismo ii che fa paura.
    Mai più avranno la mia presenza!

  7. Michele Giordano

    Salve non commento mai ma ma stavolta devo farlo
    A me non interessa se i soldi di CitizenGO ce li mette l’Azerbaijan, che e’ anticristiano. Mi porta che qualcosa di operativo venga fatto nel nostro settore.
    Quindi, benvengano le tangenti del dittatore azerbaigiano se servono a fare le raccolte di firme giuste.
    Penso di non essere da solo a pensarla cosi’
    Viva i corrotti, se i corrotti danno i soldi anche a delle cause buone come quella del yender a scuola

    1. Mi scusi Michele, ma lo sa che non è mai lecito commettere un peccato per un buon fine? Che religione professa? Vorrebbe fare del bene con i soldi del demonio?
      E purtroppo non è il solo a pensarla così, e poi andate pure a comunicarvi ogni domenica. …

  8. ferdinando ripa

    Volonté è stato radiato dal consiglio europeo e Savarese sta ancora a leccarlo?!?!?!? dice che lo stima e apprezza il suo impegno? Ma si rende conto? Ma di che cosa stiamo parlando?

  9. Vergognatevi!

    Lasciate che Citizen faccia il suo lavoro….. con i soldi di chi non mi interessa….. mica hanno ammazzato qualcuno…. . e se gli azerbagiani anno ammazzato qualcuno non lo hanno fatto in Italia……

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