Perchè un nuovo referendum abrogativo della L.194

feto

Di Pietro Guerini

FetoIl 18-7-2009 pubblicai su www.ladestrabergamo.it un intervento intitolato significativamente “ Una proposta di iniziativa concreta a favore della vita “ , con la quale intendevo farmi promotore di un nuovo referendum abrogativo della L. 194/78 in materia di aborto .
Da tale intervento nacque il 28-9-2009 il sito www.no194.org , il primo sorto con quello specifico obiettivo , nel quale fu riportato il giorno stesso l’originale manifesto dell’iniziativa a firma del sottoscritto. (in calce, il file originale).
Ora, tale iniziativa partiva da un presupposto di fondo , esplicitato in quell’intervento ed in quel manifesto : che lo Stato moderno (e comunque, lo Stato italiano) venisse meno alla propria funzione fondamentale.
Funzione rappresentata dalla tutela dei soggetti più deboli , vale a dire dei concepiti .
I concepiti non guadagnano , non comprano , non occupano , non scioperano , non protestano , non ricoprono incarichi di potere e , soprattutto , non votano .
La tutela statale , in realtà , è rivolta prioritariamente agli elettori , vale a dire a coloro che nominano i componenti del Parlamento , dal cui consenso i parlamentari dipendono .
Ma quando gli interessi di comodo dell’elettore contrastano con quelli di coloro che elettori non sono e che sono oggettivamente più deboli , chi provvede alla loro tutela ?
Una soluzione tecnico-giuridica potrebbe essere rappresentata dal riconoscere costituzionalmente i loro diritti , a partire dal diritto alla nascita , il che avrebbe già legittimato nel 1978 l’adozione di pronunce di incostituzionalità della 194 in quanto lesiva di quel diritto da parte della Consulta .
Un diritto prodromico di per sé ad ogni altro e che , in particolare , avrebbe dovuto essere ricondotto espressamente dai costituenti tra quelli inviolabili riconosciuti dall’art. 2 della carta .
Ed un diritto da comprimere solo in caso di pericolo di vita della potenziale madre , come prevede la legislazione irlandese .
Un’altra soluzione , a mio avviso , è individuabile nell’attribuire al Presidente della Repubblica un diritto di veto su quelle leggi con le quali il Parlamento leda i diritti dei non elettori .
Purtroppo , l’art. 74 Cost. si è limitato a riconoscere al Capo dello Stato una semplice facoltà di rinvio alle Camere con richiesta di nuova deliberazione , facoltà non ripetibile e non vincolante per le stesse .
In assenza di tali strumenti è stata possibile l’entrata in vigore della L. 194 e l’unica via a disposizione per contrastare ( se non , come opportuno , per abrogare ) l’attuale normativa è quella referendaria , tanto più per il pericolo di impopolarità che nuovi interventi legislativi in qualsiasi modo restrittivi rivestono in tale materia , alla luce degli interessi di comodo sopra menzionati .
Una via che va intrapresa senza lasciarsi suggestionare dal risultato di consultazioni analoghe passate , ormai trentennali , svoltesi in un’epoca profondamente diversa sul piano culturale e olitico .
Una via , ancora , che presuppone il superamento delle divisioni tra aree politiche ed interne alle stesse , mediante organismi apartitici che operino facendo esclusivo riferimento al tema abortivo e con quel solo fine abrogativo .
Ed una via che deve essere percorsa con passione e spirito missionario , con l’orgoglio , l’ambizione e l’operosità di chi vuole davvero affermare e difendere un’Idea forte nella quale crede profondamente .

TESTO DELL’INTERVENTO DEL 18/7/2009, citato a inizio articolo

UNA PROPOSTA DI INIZIATIVA CONCRETA A FAVORE DELLA VITA

La funzione fondamentale dello Stato ( di qualunque tipo o forma ) è quella di provvedere alla difesa dei soggetti più deboli .
In assenza dello Stato , una comunità è destinata ad essere soggiogata dalla ricchezza , della forza , dalla violenza , dal potere e da coloro che usufruiscono di tali prerogative , vale a dire i più ricchi , i più forti , i più violenti e i detentori delle posizioni di privilegio .
Il Cristianesimo per primo , a fronte di tale realtà oppressiva , ha sostenuto la centralità dell’Uomo e degli ideali di eguaglianza dei diritti ( che gli ateniesi limitavano ai liberi , escludendo gli schiavi ) , di fratellanza degli uomini ( riferita anche a coloro che aderivano a diverse confessioni ) , fatto salvo il libero arbitrio , categoria soprattutto cattolica , vale a dire la libertà di ciascuno di far le proprie scelte e di osservare o meno i precetti che quel grande ( quanto meno e di fatto sul piano del coinvolgimento popolare ) movimento religioso ha suggerito ed affermato .
Appare , quindi , a dir poco incredibile che il Presidente della Camera del nostro paese abbia nei mesi scorsi contrapposto ideali illuministici ( a suo dire forieri della dea laicità ) e religiosi ( visti come indici di arretratezza oscurantista ) , in quanto i tre princìpi fondamentali dell’illuminismo e della rivoluzione francese ( con tutte le sue storture ) erano già stati proclamati dal Cristianesimo quasi due millenni prima della nascita di quel movimento culturale .
Ora , chi è l’Uomo , da considerarsi oggetto della tutela statale e destinatario degli ideali di eguaglianza , fratellanza e libertà ?
E’ pacifico che ciascuno di noi esiste a seguito della ricorrenza di due condizioni : il concepimento e l’assenza di eventi letali , tra i quali deve annoverarsi , anzitutto ed oggettivamente , l’aborto non spontaneo , vale a dire la volontaria interruzione della gravidanza .
Ed è pacifico , dunque , che un concepito , da un lato , va considerato a tutti gli effetti alla stregua di un essere umano e , dall’altro , che è il più debole tra gli esseri umani .
Un concepito non guadagna , non compra , non occupa , non sciopera , non protesta , non ricopre incarichi di potere .
Ciò premesso , non si riesce a comprendere come uno Stato possa ritenersi civile contravvenendo alla sua funzione fondamentale sopra indicata ( la tutela dei soggetti più deboli ) e , pertanto , alla tutela di un concepito .
L’aborto viene oggi considerato come un evento fisiologico , quasi ineluttabile .
Esso, in realtà , è un fenomeno di carattere strettamente culturale .
In Irlanda ( paese di solida ed orgogliosa tradizione cattolica , sottoposto a forti pressioni laiciste da parte dell’UE ) è ammessa l’interruzione volontaria di gravidanza solo allorché sia in pericolo la vita della madre .
E’ vero che 4 000 donne irlandesi ogni anno si recano in Inghilterra per abortire , ma è anche vero che nell’isola verde ( alla faccia dell’aborto clandestino ) vi è un tasso di natalità 4 volte superiore a quello che si registra in Francia , secondo paese dell’unione europea in questa graduatoria e che risente positivamente al riguardo della massiccia presenza di immigrati di fede e cultura mussulmana , oltreché di una seria politica assistenziale a sostegno della maternità .
In Italia il numero di aborti annui in proporzione al numero di abitanti è quadruplo rispetto a quello irlandese , nei paesi dell’Est europeo vi sono più aborti che nascite .
E’ evidente , dunque , che la nostra area politica , che affonda le proprie radici ideologiche nella ferma adesione ai valori della tradizione cattolica ( un’adesione con inevitabili connotazioni di carattere comunitario , se è vero che capitale del Cattolicesimo e del nostro paese di fatto coincidono, tanto che il Papa è Vescovo di Roma ) , se vuole avere un significato , deve combattere per la loro difesa , al fine di evitare l’imbarbarimento derivante dal duplice attacco che la nostra civiltà sta subendo , rappresentato , da un lato , dal relativismo-laicista di matrice liberal-radical-comunista e , dall’altro , dall’invasione di altre culture , non sempre fondate sulla tolleranza e sul rispetto dell’Uomo ( e della donna , in particolare , a proposito di soggetti deboli ) .
Vogliamo una società che consenta alle donne ( ed agli uomini ) di nascere e di sopravvivere ( Fini sul caso Englaro : “ Rispettiamo la volontà del padre “ ! ) senza attribuire ai genitori o ad uno di essi un diritto di soppressione , diritto che in Italia viene esercitato verso i nascituri del tutto liberamente soprattutto nei primi 90 giorni di concepimento ( ex art. 4 L. 194/78 ) a discrezione di un genitore , e che non permetta che le donne ( e gli uomini ) vengano considerati come oggetti o ridotti in schiavitù .
Sono d’accordo sulla necessità di affrontare la piaga abortiva sul piano culturale ( spiegando nelle scuole che forse sopprimere un feto non costituisce un atto di emancipazione femminile o una conquista della nostra era ) e sul piano assistenziale ( garantendo un assegno statale alla madre già dai primi mesi di gravidanza , come proposto da un leader di un partito della nostra area ) .
Però , da pragmatico uomo di legge , auspico una concreta iniziativa del nostro partito e di tale area ( iniziativa aperta a coloro che si dichiarano cattolici moderati e che ritengono che sul terreno della moderazione si possano affermare valori , purtroppo , travolti in questi decenni senza alcuna effettiva efficace resistenza ) diretta alla raccolta di firme per la promozione di un referendum abrogativo delle norme più significative della legge 194 , che avrebbe ben maggiori possibilità di raggiungere il “ quorum “ di votanti di quante non ne avessero già in partenza tutti gli inutili referendum promossi negli ultimi anni .
Un passo necessario per contrastare il genocidio di nostre e nostri connazionali ( nel numero di 5 milioni ad oggi, in 30 anni dall’entrata di vigore di tale osannata legge ) innocenti ed inermi , a fronte di un immutato numero di aborti clandestini ( 50 000 all’anno ) , e per intervenire restrittivamente sulla disciplina regolante e legittimante tale piaga .
Che le leggi non possano contribuire a modificare i fenomeni sociali lo trovo assai dubbio , ricordo per tutti il calo significativo di fumatori successivo all’entrata in vigore della normativa introdotta dal Ministro Sirchia , che ha inciso su una condotta che produce addirittura assuefazione .
In ogni caso , nella peggiore delle ipotesi , non avremmo il rimpianto di aver “girato la testa dall’altra parte“ per usare parole già sentite , ma potremmo affermare di aver sollevato un dibattito sulla revisione di una legge non attaccata neppure da Ferrara , un dibattito a livello pubblico morto e sepolto da un trentennio , dando un senso alla nostra appartenenza culturale ed ideale , con l’illusione o la speranza di aver salvato qualche vita , per aver alimentato qualche riflessione individuale in più sul tema oggettivamente principale per l’umanità : la vita, per l’appunto .
Affinché un soggetto possa beneficiare di un incremento retributivo mensile di qualche centinaio di euro o detrarre fiscalmente qualche migliaio di euro in più all’anno ( questioni sulle quali i politici si azzuffano quotidianamente ) gli si deve anzitutto consentire di nascere .

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