Riflessioni sull’isegnamento della religione islamica

Di paolo Spinetti

MadrassaSpero che gli onorevoli Fini e D’Alema non abbiano a dispiacersi di essere chiamati ex: ex fascista il primo, che alcuni anni or sono definì Mussolini il più grande statista del novecento, per poi ricredersi, ed ex comunista il secondo, se non altro perché passato dal PCI al PDS e, tra ulivi e querce, ai DS e finalmente al PD; oggi, poi, sono ancora più ex, due volte ex, anzi ex al cubo: piazzati ex aequo l’uno a proporre e l’altro ad approvare l’ora di islam nella scuola statale, ex aequo nel dimostrare ignoranza o almeno oblivione delle leggi italiane, ex aequo (e in disdicevolmente numerosa compagnia) nel ritenere utili come percorsi di istruzione ed educazione le opzioni che l’offerta formativa di un sistema scolastico sempre più malato di marketing propone nel pacchetto a buon mercato dei diritti individuali ad una società sempre più malata di pirronismo inconsapevole, pronta a coltivare l’illusione di una scelta e, nello specifico, anche l’illusione di razionalità.

In effetti il fallace ragionamento è facile: nelle scuole c’è l’ora, opzionale, di religione cattolica; nella società italiana ci sono i cattolici (spesso opzionali anche quelli, ma è un altro discorso…), i mussulmani, gli ebrei, gli atei, gli agnostici, i protestanti, gli induisti etc.; ora, se i cattolici hanno il diritto all’ora di religione cattolica, perché i mussulmani non devono avere l’ora opzionale di Corano?

Ora, a parte il fatto che sulle stesse basi dovremmo proporre anche l’ora di ateismo, quella di agnosticismo, quella di ebraismo e così via, le cose non stanno affatto in questi termini né ad essi possono essere ricondotte e ridotte.

L’insegnamento della religione cattolica nella scuola italiana non risponde all’esigenza delle famiglie cattoliche in quanto tali, né primariamente si configura come un loro diritto: è invece, se la formulazione delle leggi vale qualcosa, il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come “parte del patrimonio storico del popolo italiano” in conseguenza del quale la Repubblica “continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado” del quale ognuno può, peraltro, rinunciare ad avvalersi. (Le parti in corsivo sono così come compaiono nella Legge n. 121 del 25 marzo 1985, Art. 9.2)

Ora, per quanti possano essere i mussulmani in Italia e anche italiani, che i principi dell’islam non facciano parte del patrimonio storico del popolo italiano è cosa tanto evidente da non aver bisogno di dimostrazione, salvo voler intendere, con ragionamento tortuoso ma storicamente ineccepibile, i principi di personaggi quali – tanto per fare un nome – Turghud Alì, più noto come Dragut, che pare apprezzasse i cattolici e soprattutto le cattoliche, prese prigioniere e fatte schiave… ma da qui in poi ci sarebbe il rischio di inserire tra i principi cattolici patrimonio storico del popolo italiano anche quelli che condussero alla battaglia di Lepanto e che nell’Italia degli ex sono cosa superata e riprovevole.

Comunque, per continuare la provocazione, se i principi del cattolicesimo sono un patrimonio storico degli italiani e l’insegnamento della religione cattolica è inserito nel quadro delle finalità della scuola, in discussione non dovrebbe essere tanto la possibilità – o il diritto – di optare per l’insegnamento del Corano da parte dei mussulmani, quanto possibilità di “non avvalersi” dell’insegnamento cattolico da parte di chiunque: con che cosa sostituire la conoscenza di quei principi, patrimonio storico della nostra società, tanto importanti da far parte delle finalità della scuola italiana eppure sottoposti a scelta individuale?

Ma anche il Vaticano dice sì alla proposta – ormai “bipartisan” – degli ex: così almeno titola “La Repubblica”, che ha intervistato sull’argomento il Card. Martino, il quale ritiene che l’ora islamica sia un “diritto” che, oltretutto, potrebbe tenere gli alunni lontani dalle scuole islamiche più radicali… Mio povero Cardinale, verrebbe da dire. Crede davvero che basti un provvedimento del genere perché i giovani “si inculturino” nel paese dove arrivano e per tenerli lontani dal fondamentalismo islamico? Crede davvero che esista un islam buono e uno un po’ meno buono e non una moltitudine di islam? Beata ingenuità. Perfino il mitissimo Card. Tonini non se la sente di accondiscendere. Quanto al primo, che rappresenti o meno il Vaticano, sembra proprio che a cultura giuridica stia come gli ex.

E arriviamo così alla verità (chiedo scusa, ad una verità delle tante…): se gli ex non sono né ignoranti né obliviosi, semplicemente non credono a quella legge, o credono che il patrimonio storico del cattolicesimo per gli italiani sia superato se non imbarazzante e in ogni caso equiparabile a quello di qualunque altra religione, nella fattispecie quella mussulmana, probabilmente in ossequio all’alto numero dei fedeli. O, ancora, dei patrimoni storici di chicchessia agli ex non importa un accidente: quello che importa è il diritto, anzi sono i diritti, cioè loro stessi, incuranti dei rovesci che possono provocare. Degli ex voto del patrimonio cattolico, agli ex, piace soprattutto la seconda parola, al plurale.

Paolo Spinetti è nato nel 1960 a Minucciano (Lucca, Apuane garfagnine, all’epoca diocesi di Apuania), dove la più salda tradizione cattolica e l’anarchismo variamente connotato di comunismo (o secondo i più faziosi il comunismo venato di anarchismo) hanno segnato la storia e le persone con scarse o nulle possibilità di mediazione. Genovese “moribus non natione” (del resto gli Apuani furono una delle più fiere tribus liguri), ha studiato medicina fino alla specializzazione in neuropsichiatria infantile, insegnando nelle scuole elementari per sbarcare il lunario e ha frequentato Don Gianni Baget Bozzo per un minimo di orientamento, probabilmente in virtù di quel quid di anarchico mai assimilato ma neanche perso psicologicamente di vista. Oggi prestato al sindacato in quel di Chiavari, coltiva la passione della teologia, della filosofia (purtroppo manca Don Gianni, ma c’è Piero Vassallo…) e della liturgia (quella di sempre) insieme a quella dei gatti che ha adottato.

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