Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Recensioni  –  rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Il Ralliement di Leone XIII. Il fallimento di un progetto pastorale – di Roberto de Mattei – Il problema della pacificazione religiosa in Francia se l’era posto Leone XIII e volle cercare una strada di compromesso per affrontarlo, ma i risultati del disegno furono inefficaci, come spiega molto bene l’autore di questo libro, con documenti editi e inediti.

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zzzzl13rbrtNella terra che ha vissuto il Terrore giacobino repubblicano (1793-1794) è entrato ormai il Terrore islamico. È bene, infatti, ricordare che a Parigi, in nome della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità, si tagliavano, nella Place de la Concorde e non solo, le teste cristiane; tuttavia, mentre si condannano gli atti terroristici dell’Isis, non si fa altrettanto per ciò che avvenne sotto la ghigliottina rivoluzionaria o nella cattolica Vandea, quando venne realizzato il primo genocidio dell’era moderna. Il problema della pacificazione religiosa in Francia se l’era posto Leone XIII e volle cercare una strada di compromesso per affrontarlo, ma i risultati del disegno furono inefficaci come spiega molto bene, con documenti editi e inediti, lo storico Roberto de Mattei nel suo ultimo e corposo volume Il Ralliement di Leone XIII. Il fallimento di un progetto pastorale  (Le Lettere): «Leone XIII era convinto che se i cattolici, che nella loro maggioranza erano monarchici, avessero cessato di attaccare la repubblica, per sostenerla, la repubblica avrebbe a sua volta cessato di attaccare la Chiesa. Egli attribuiva la responsabilità dell’anticlericalismo della Terza Repubblica ai monarchici, che combattevano la repubblica in nome della loro fede cattolica».

Il Papa, dotto in lettere, si illuse che gli anticlericali avrebbero cessato di odiare i cattolici (perché di odio ideologico si trattava e si esternava sulla stampa come in campo legislativo e amministrativo) se questi ultimi avessero aderito al sistema repubblicano, ma adattarsi ad esso significava, in sostanza, perdere la propria identità. «Per disinnescare l’anticlericalismo dei repubblicani», pensava Leone XIII, «bisognava convincerli che la Chiesa non era avversa alla repubblica, ma solo al laicismo. E per convincerli, non c’era altro mezzo che un positivo appoggio dei cattolici alla repubblica. Si sarebbe quindi riannodato il legame tra la Santa Sede e la Francia che era stato sciolto dalla Rivoluzione francese». In realtà la Repubblica francese aveva attaccato la Chiesa prima che i monarchici attaccassero la Repubblica e molti cattolici avevano scelto la bandiera monarchica perché l’ideologia atea repubblicana francese si scontrava inesorabilmente con il loro credo.

L’autore del preciso ed esaustivo saggio riporta casi concreti a dimostrazione delle chiare dinamiche politico-religiose che si avviarono in Francia. Per esempio, il 13 agosto 1870, mentre si preparava la caduta di Napoleone III, Louis Veuillot, direttore dell’Univers religieux, organo del Cattolicesimo francese, si rivolse direttamente ai repubblicani: «[…] non chiediamo ai repubblicani di essere cattolici. Non tutti hanno le qualità per esserne all’altezza. Diciamo loro semplicemente: lasciateci essere cattolici e noi saremo repubblicani». Ma quella libertà, sorta dalla Rivoluzione ed esportata dalla Rivoluzione, non valeva per tutti e in Francia il clero e il Cattolicesimo vennero perseguitati; perciò, il 28 ottobre 1871, il cattolico Veuillot scrisse sulla testata del suo giornale: «Usi al diritto comune, noi ci pronunciamo per la monarchia legittima».

zzzzvcnzscrtL’espressione più significativa del Pontificato “politico” di Leone XIII non è stata, come la maggioranza pensa, la Rerum novarum, bensì il ralliement alla Terza Repubblica francese, decodificato nell’enciclica Au milieu des sollicitudes del 16 febbraio 1892. Pecci, fin dal suo ingresso al soglio pontificio, volle mettere in atto il progetto dell’adesione del cattolico alla Repubblica, progetto che si sviluppò soprattutto dopo la nomina del vescovo Mariano Rampolla del Tindaro a Segretario di Stato, carica che ricoprì dal 1887 al 1903. Il Pontefice voleva recuperare, attraverso manovre diplomatiche, la sovranità dello Stato Pontificio, persa con la Breccia di Porta Pia nel 1870: il primo scopo della sua politica era sempre stata la restaurazione del potere temporale, senza la quale, secondo il Papa, la Chiesa non avrebbe avuto voce in capitolo con i governi degli Stati, fallendo in tal modo la propria missione. Bisognava, dunque, riacquistare prestigio per farsi accettare ed essere così accolti ai tavoli dei lavori internazionali e la Francia, in tale azione diplomatica, era pedina essenziale. Ma la Francia repubblicana, cresciuta fra massoni e governi anticlericali, divenne spietata con la Chiesa, in un susseguirsi di leggi anticristiane: espulsione dei Gesuiti; divieto per i sacerdoti di insegnare religione nelle scuole pubbliche per arrivare poi alla soppressione totale dell’insegnamento religioso; obbligo del servizio militare per il clero e i religiosi… Nonostante tutto, il Papa auspicava un accordo fra la Santa Sede e i politici, ignorando che la pianificazione di scristianizzazione della Francia non era passeggera, ma la ragion d’essere del regime repubblicano francese stesso, a differenza della Repubblica federale degli Stati Uniti.

L’adesione alla Terza Repubblica rientrava nella volontà leonina di risolvere  la «questione romana», nella quale si ipotizzava la caduta della monarchia Savoia e la possibilità per lo Stato Pontificio di recuperare i propri territori… Un disegno surreale, nel quale si cercava una riconciliazione politica fra la Chiesa e coloro che si adoperavano per annientarla. L’enciclica di Leone XIII, anche se non chiedeva ai cattolici di diventare repubblicani, ma di accettare quella Repubblica, venne interpretata come una richiesta di obbedienza ad uno Stato che, nelle idee come nei fatti, opprimeva e sopprimeva la fede: ci fu una divisione tale fra i cattolici francesi da ricordare quella avvenuta durante la Rivoluzione fra preti giurati e preti refrattari.

Le conseguenze di quella politica fallimentare, spiega lucidamente e concretamente de Mattei, furono non solo l’isolamento internazionale della Santa Sede, ma molteplici decisioni vessatorie. Nel solo mese di ottobre del 1903, più di 10 mila scuole, gestite da congregazioni religiose, vengono chiuse. L’anno seguente è rimosso il crocefisso da scuole e tribunali, e vengono espulse le congregazioni religiose che si occupano di educazione. Il 29 luglio 1904 le relazioni diplomatiche fra la Francia e la Santa Sede sono interrotte.

Porta la data del 9 dicembre 1905 la legge di Émile Combes (presidente del partito repubblicano, radicale e radical-Socialista; presidente del gruppo parlamentare della sinistra democratica; primo Ministro dal 7 giugno 1902 al 24 gennaio 1905), che sanciva la definitiva separazione fra Stato e Chiesa, dando al primo un carattere laicista. La «legge Combes» ha definitivamente liquidato l’utopico ralliement. I finanziamenti statali a beneficio della Chiesa vennero interrotti e i beni ecclesiastici furono incamerati dallo Stato, mentre gli edifici religiosi furono affidati alle associations cultuelles democraticamente elette dai laici, senza approvazione ecclesiastica. Il Concordato del 1801, che per un secolo aveva regolato i rapporti fra la Francia e la Santa Sede e che Leone XIII aveva voluto conservare con fermezza, venne disintegrato.

L’approfondito studio di de Mattei permette di comprendere che lo spirito della Chiesa di aderire al mondo moderno ha radici antiche e che il ralliement, nelle «sue espressioni politiche e sociali, rimase per oltre un secolo la grande tentazione», una tentazione pastorale che fallì sotto il pontificato di Leone XIII e che «si realizzò con il Concilio Vaticano II».

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